mercoledì 17 aprile 2019

Buona Pasqua a tutti

 
Oggi parto per le Vacanze Pasquali. 
 
Essendo ormai iniziata la Settimana Santa, 
 
invio a tutti gli amici Bloggers un augurio di
 

BUONA PASQUA 
 
 

martedì 9 aprile 2019

La stanza di Filippo De Pisis

Inaugurata il 3 aprile e si chiude il 15 settembre, la mostra di Villa Necchi Campiglio a Milano è dedicata a Filippo De Pisis.
Una stanza colma di arredi e oggetti preziosi, con quadri alle pareti, quasi tutti di un unico pittore, 25 opere: la stanza di Filippo de Pisis a Roma. La collezione è l’effetto di un sodalizio virtuoso tra i pittori che dipingono e Vittorio Fossati Bellani che ne è l’animatore.

La Tinca 
Questa stanza è tornata a rivivere per questa mostra del FAI, come un’incredibile Wunderkammer, un’insolita ricostruzione che getterà nuova luce sulla figura di Vittorio Fossati Bellani, intellettuale, bibliofilo, scrittore d’arte e mecenate, presentato proprio  attraverso la sua collezione.
La mostra espone opere fondamentali dell’attività artistica di Filippo de Pisis e rievoca il fermento intellettuale di Roma e Milano negli anni trenta.

La stanza di De Pisis a Roma (ricostruzione)
Proveniente da un’agiata famiglia di industriali del tessile, Luigi Vittorio Fossati Bellani, dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria in Germania, torna in Italia e prende parte alla Prima Guerra Mondiale. Al termine del conflitto si trasferisce a Venezia e poi a Firenze, dove stringe amicizia con Marino Moretti, letterato, poeta e scrittore che probabilmente lo introduce a Filippo de Pisis: fin da subito i dipinti dell’artista ferrarese lo appassionano e ne diviene collezionista. Approdato a Roma, si stabilisce in un grande appartamento all’interno di Palazzo Tittoni in via Rasella: la via dell’attentato partigiano contro le forze d’occupazione tedesche che porterà all’eccidio delle Fosse Ardeatine (1944). Questo evento drammatico segna per sempre il destino di Luigi Vittorio Fossati Bellani: coinvolto nei rastrellamenti tedeschi, viene rilasciato, ma dopo alcuni giorni, il 3 aprile 1944, muore.


Il Bacchino
Filippo de Pisis, pseudonimo di Filippo Tibertelli, nasce a Ferrara dove inizia adolescente a scrivere poesie, dedicandosi allo stesso tempo allo studio della pittura sotto la guida del maestro Orlando Domenichini. Nel 1915 incontra de Chirico e il fratello Alberto Savinio a Ferrara per il servizio militare e nel 1917 Carlo Carrà. Conosce e si entusiasma del loro modo di concepire la pittura e, inizialmente, ne condivide lo stile metafisico per poi aprirsi, agli inizi degli anni venti, a nuovi  orizzonti pittorici in seguito a brevi soggiorni a Roma e a Parigi. Inizia a rielaborare un suo stile fatto di suggestioni e soggetti del tutto originali, dove il ''tratto pittorico diventa spezzato quasi sincopato,'' definito da Eugenio Montale "pittura a zampa di mosca". Il 2 aprile 1956 muore a Brugherio.
Fiori con pappagallo
L’esposizione si inserisce nel programma di approfondimento storico e artistico che il FAI ha intrapreso dal 2012: mostre di rigoroso approccio scientifico che hanno l’intento di studiare e valorizzare l’attività di pittori e scultori già presenti a Villa Necchi con una o più opere, partendo da queste per elaborare nuovi percorsi di approfondimento, sempre nel solco dello “spirito del luogo”.
Dopo Alfredo Ravasco, Arturo Martini e Timo Bortolotti l’attenzione è ora posta su Filippo de Pisis, di cui sono esposte permanentemente in villa sei opere: La tinca (1928), La scarpetta rossa (1930), Tre ostriche sull’impiantito (1932), Natura morta con lepre (1942) – donate da Claudia Gian Ferrari – un acquarello, Fiori (1947) appartenuto a Nedda Necchi e Ritratto di giovane (1929) da una donazione privata.
 

martedì 26 marzo 2019

La Tosa Impudica di Milano

Al Castello Sforzesco di Milano è possibile ammirare un bassorilievo molto particolare scolpito nella pietra. Definito osceno da molti, il bassorilievo rappresenta una giovane donna nell'atto di depilarsi la zona inguinale.
La figura femminile è raffigurata di fronte, in posizione eretta e con le gambe divaricate, con la mano destra solleva la parte anteriore della veste, mentre con la mano sinistra compie l'atto di radersi il pube con una lama.

tosaimpudica

La scultura è stata realizzata durante il medioevo, nel XII secolo e fino al 1848 si trovava nella attuale zona di Porta Vittoria, che a quei tempi era uno degli ingressi principali della città di Milano.
In passato, invece, in quei pressi vi era un’altra porta che fino al 1861 fu chiamata porta Tosa e a seguito dell’unificazione d’Italia fu ribattezzata con il nome di porta Vittoria.
Ad ogni modo, la porta primitiva doveva il nome “Tosa” proprio al bassorilievo, poiché rappresenta una ragazza che in dialetto si dice ''tosa''.
La scultura reca anche un’effigie che purtroppo non è più ben leggibile, ma lascia intravedere le scritte EST PORTA T e CTONSE.
Oggi porta Tosa, la porta orientale delle mura spagnole di Milano, è scomparsa ed è possibile ammirare al suo posto, in piazza Cinque Giornate, l’obelisco celebrativo di Giuseppe Grandi inaugurato nel 1865.

L'obelisco  di Piazza 5 giornate (fonte Web)
La raffigurazione “oscena” cui è stato affibbiato il nome di Tosa Impudica (o Donna impudica), è di difficile interpretazione.
Perché si è scelto di mostrare un'abitudine femminile così intima e personale?
Chi è la donna che lo compie?
Le fonti e gli esperti che hanno studiato il reperto si dividono, poiché non è chiaro il significato di questa scultura.
La depilazione del pube era una pena che era inflitta, nel passato, alle donne tacciate di adulterio e di prostituzione.
 
C'è chi sostiene che la ragazza sia in realtà la moglie di Federico Barbarossa, Beatrice di Borgogna.
La scelta di raffigurarla in questa posa oscena è dettata dall'intento di offenderne il marito, il quale era responsabile di aver fatto radere al suolo Milano.
Altre fonti ritengono che si tratti di Leobissa (imperatrice di Costantinopoli o consorte di Leone, Imperatore romano d'Oriente).
Anche in questo caso, come nel precedente, l'intento era offensivo nei confronti però della donna stessa. Leobissa avrebbe negato ai cittadini milanesi che si erano recati da lei a Costantinopoli, l'aiuto per ricostruire la città distrutta dal Barbarossa, con il quale era imparentata (come moglie o parente?).
 
C’è chi dice che sia un'immagine celtica con funzioni scaramantiche, poiché i Celti erano soliti raffigurare donne che esibivano le parti intime.
Invece c’è chi dice che la statua raffiguri una giovane milanese che all’arrivo delle truppe nemiche del Barbarossa (nel 1162), si sia alzata le vesti scoprendo le zone intime con lo scopo di distrarre i soldati che stavano per invadere la città.

Il Castello Sforzesco
Ad ogni modo la scultura è stata asportata dal luogo di origine per ordine del cardinale Carlo Borromeo, il “castissimo”, come sarà chiamato nel processo di beatificazione ed è collocata stabilmente in una delle sale del Museo del Castello Sforzesco.

lunedì 18 marzo 2019

Le Giornate Fai di Primavera 2019

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 si svolgerà la ventisettesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, la più grande festa di piazza italiana dedicata alla cultura e all'ambiente.
Il FAI invita tutti a partecipare alle Giornate di Primavera per guardare l’Italia come non abbiamo mai fatto prima.

Logo FAI 2019
La manifestazione si è trasformata in una grandiosa festa mobile per un pubblico vastissimo, che attende ogni anno di partecipare a questa straordinaria cerimonia collettiva, appuntamento irripetibile del nostro panorama culturale che a partire dal 1993 ha appassionato quasi 11 milioni di visitatori.
Anno dopo anno le Giornate FAI di Primavera superano se stesse: questa edizione vedrà protagonisti 1.100 luoghi aperti in 430 località in tutte le regioni, grazie alla spinta organizzativa dei 325 gruppi di delegati sparsi in tutte le regioni – Delegazioni regionali, provinciali e Gruppi Giovani - e grazie ai Volontari e ai 40.000 Apprendisti Ciceroni.


Alcuni Volontari a Varese -Villa Panza
Centinaia di siti e migliaia di persone che l’anima del FAI accende, prendendo per mano tutti e accompagnando gli Italiani a specchiarsi nella stupefacente varietà del Paese più bello, aprendo luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend, durante il quale è possibile sostenere la Fondazione con un contributo facoltativo o con l’iscrizione.

Per il 2019, la novità della più grande festa di piazza dedicata ai beni culturali del nostro Paese sarà FAI ponte tra culture, il progetto del FAI che si propone di amplificare e raccontare le diverse influenze culturali straniere disseminate nei beni aperti in tutta Italia. Molti di questi luoghi testimoniano la ricchezza derivata dall'incontro e dalla fusione tra la nostra tradizione e quella dei paesi europei, asiatici, americani e africani.
Ecco perché in alcuni di questi siti e in alcuni Beni FAI le visite saranno curate da oltre un centinaio di Volontari di origine straniera che racconteranno gli aspetti storici, artistici e architettonici tipici della loro cultura di provenienza che, a contatto con la nostra, ha contribuito a dar vita al nostro patrimonio.
Napoli - Palazzo donn'Anna
Ne sono un esempio la Biblioteca Carlo Viganò dell’Università Cattolica a Brescia, un “viaggio” tra le lingue latina, greca, araba e volgare attraverso manoscritti, cinquecentine e opere a stampa che documentano lo sviluppo dell’algebra, dell’astronomia, della fisica e di altre scienze; oppure Piazza Sett’Angeli a Palermo, un libro aperto dove leggere la storia millenaria della città; o ancora il Gabinetto Cinese di Palazzo Reale a Torino, rivestito con pannelli di lacche provenienti dalla Cina; per arrivare fino a Venezia, con la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone, che ancora oggi mantiene vivo il legame spirituale e culturale tra i Dalmati e Venezia.       Ecc. ecc. ecc...

Milano - Villa Necchi Campiglio
L'Elenco completo dei luoghi aperti sono su:
www.giornatefai.it  o contattando il numero 02/467615399


Gli iscritti alla Fondazione, e chi si iscriverà al FAI in occasione della manifestazione, potranno godere di ingressi dedicati e accessi prioritari.

mercoledì 13 marzo 2019

Verga e Capuana: Scrittori e Fotografi veristi

Domenica scorsa ho visitato una mostra fotografica particolare alla Biblioteca Civica di Castellanza (VA), dal titolo: ''Scritture di Luce - Letteratura e Fotografia nella Sicilia di Ieri e di Oggi''.
Sono fotografie più che descrizioni, e con il Verismo di Giovanni Verga e Luigi Capuana capita spesso che la scrittura abbia fotografato la realtà. Nuda, cruda, luminosa o cupa che fosse.
Prendi don Pietro il Gobbo de ''Le paesane'': avido, sbilenco e ripugnante.
A Capuana basta un clic per descriverlo: ''La gobba l'aveva nel cuore''.

Libro della Mostra

Ignoravo che Capuana e Verga fossero anche bravi fotografi!

La mostra racconta perché i due Veristi fossero così abili con la penna a immortalare attimi, sguardi, atteggiamenti.
Semplicemente perché amarono davvero la fotografia e la loro Sicilia fu fonte inesauribile di ispirazione per i personaggi e le inquadrature.
In un percorso a ingresso libero, la mostra fotografica di Capuana e Verga, ai quali sono accostati gli scatti di Claudio Argentiero, da oltre 20 anni impegnato nella documentazione del territorio e dei suoi mutamenti. Due scrittori e un fotografo: per i primi la fotografia restò un hobby.

Contadini

''Certamente quello spirito di osservazione acuto e penetrante servì loro dietro alla macchina fotografica, come davanti ai taccuini'', spiegano i curatori.
L'esposizione realizzata da Roberto Mutti con la collaborazione dell'Archivio fotografico italiano, Casa museo Luigi Capuana di Mineo, fondazione 3M, Famiglia Meneghina-Società del Giardino, fondazione Verga e della Statale di Milano, è un viaggio nella letteratura siciliana di fine Ottocento. A dialogare con gli scatti di Argentiero sono alcune celebri foto degli stessi Capuana e Verga.

Mineo, paese di Capuana 
In questa mostra si possono osservare lettere autografe e manoscritti, edizioni rare delle opere dei due romanzieri.
Verga e Capuana si scrivevano e parlavano anche di fotografia: così si scopre che fu proprio Capuana ad avviare Verga alla passione per i clic. Questi ci sapeva fare: dal ritratto al paesaggio, amava sperimentare e vedeva la fotografia come strumento scientifico.
''No, non sono sfuggito al contagio fotografico e vi confesso che questo della camera nera è una mia segreta mania'', si legge in una lettera di Verga per il quale l'obiettivo era puntare sulla dimensione del quotidiano. ''Bisogna che tu faccia o mi procuri gli schizzi e le fotografie di paesaggio e di costumi per il mio volume di Novelle Siciliane'', chiede Verga al «collega» Capuana.


Vizzini, paese di Verga
Accanto ai documenti di allora, ecco la Sicilia di oggi, vista da Argentiero che rilegge i medesimi luoghi ripresi dai Malavoglia o dai Roccaverdina, grazie ai commenti della scrittrice Silvana Grasso che ha curato un volume su questo dialogo per immagini attraverso il tempo.

Questa mostra documentaria, molto interessante, domenica prossima chiuderà i battenti.

giovedì 7 marzo 2019

Il Carnevale Ambrosiano

Il Carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione Cristiana e in particolare in quelli di rito Romano. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi.
In particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del Carnevale è l'uso del Mascheramento.


Maschere

La parola 'Carnevale' deriverebbe dal latino carnem levare ("eliminare la carne") oppure da carnualia  ("giochi campagnoli"), poiché indicava il banchetto, dopo i giochi mascherati, che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno (Mercoledì delle Ceneri) con l'inizio  della Quaresima.

Il Rito Ambrosiano, osservato nella maggior parte delle chiese dell'Arcidiocesi di Milano e in alcune delle Diocesi vicine, inizia il periodo Quaresimale con la prima domenica di Quaresima. Praticamente l'ultimo giorno di Carnevale è il sabato, quattro giorni dopo rispetto al Martedì grasso in cui termina il Carnevale, dove si osserva il rito Romano.

Si narra che all'origine di questa usanza ci sia stata una richiesta specifica di Sant'Ambrogio, che in pellegrinaggio a Roma, quindi lontano da Milano, abbia chiesto alla popolazione di attendere il proprio rientro per poter dare inizio alle celebrazioni della Quaresima in città.
La popolazione meneghina lo aspettò prolungando il Carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri, che nell'Arcidiocesi Milanese si svolge la prima domenica di Quaresima.

Carnevale Ambrosiano (fonte Web)
Verosimilmente potrebbe essere dettata dal prolungarsi di guerre o carestie o pestilenze o dalla transizione dal Calendario Giuliano al Calendario Gregoriano avvenuta solo nel 1582.
La verità risiede nel computo dei giorni, dovuti alla differenziazione fra i termini penitenza e digiuno in senso stretto. Questo era il computo originale della primitiva Quaresima in tutti i riti.