mercoledì 1 aprile 2009

Una sera a Villa Necchi (Proprietà FAI)

Lunedì sera, essendo un volontario FAI, sono andato a Milanoa Villa Necchi Campiglio (costruita nel 1932 dal'arch. P.Portaluppi), perchè c'è stata una manifestazione, organizzata da alcuni enti privati. La mia solita postazione è accanto alla statua dell'Amante Morta, regalata al FAI dalla sig.ra Claudia Gian Ferrari, una delle sculture più significative di Arturo Martini.

L'opera, realizzata nel 1921 in gesso policromo, rappresenta una donna malinconica abbandonata dall'amante, seduta, con le mani in grembo e lo sguardo rivolto al cielo. Lo specchio ed il libro aperto con due fiori tra le pagine, a cui la donna non presta più attenzione, rappresentano la morte non fisica, ma interiore.
Questa figura misteriosa ha ispirato a Lucia Borromeo, storico dell'arte del FAI, una romantica favola che quì riporto:


C’era una volta una scultura bellissima, ma anche molto triste: si chiamava l’Amante morta e raffigurava una giovane donna abbandonata dall’amato.La statua era così bella che Claudia, la proprietaria, dopo aver vissuto fianco a fianco con l’opera per tanti anni, decise non fosse giusto fosse solo lei a godere di una visione così emozionante e decise di regalarla al FAI perché la esponesse a Villa Necchi a Milano, in modo che tutti avessero la possibilità di vederla.La statua arrivò quindi alla sua nuova dimora e pochi giorni fa il custode trovò ai piedi della scultura una lettera indirizzata a Claudia.

Diceva così:“Cara Claudia, devo confessarti che quando hanno aperto la cassa in cui ero riposta e mi sono trovata nella lussuosa dimora di via Mozart ho provato una certa tristezza: dopo tanti anni passati con te nel tuo salotto, mi sono ritrovata in una casa immensa e sconosciuta, apparentemente isolata dal mondo e lontana da te, la mia sola amica per tanti anni. Ti ho vista piangere, Claudia, quando mi hai salutata per l’ultima volta prima di tornare a casa e ho pianto anch’io, in silenzio, nella solitudine di un luogo che non mi apparteneva e con un passato di dolore alle spalle.Poi una sera è successa una cosa straordinaria: un serpente, sì, il serpente dello stucco della Sala da pranzo - te lo ricordi? -, è sceso dal soffitto ed è strisciato fino ai miei piedi, presentandosi, gentilmente e amichevolmente. Quando mi ha visto così triste, ha detto che non c’era motivo che io soffrissi: la casa era bella, molto bella e abitata da gente simpatica e di tutti i tipi. E così, girando con il mio accompagnatore per le sale della villa, ho scoperto tante cose che non sapevo, cara Claudia. Per esempio ho imparato che questa casa offre riparo ad animali di ogni specie: sui soffitti vivono tori, aironi e scorpioni, tra i mobili si muove una quantità di gatti di tutti i tipi: gatti in argento e in porcellana, gatti seduti e accovacciati, che vigilano nelle camere delle loro padrone o ammiccano ai cani e alle scimmiette ritratti nei quadri!Non ti dico cos’è di notte la casa: un concerto di chiacchiere in ogni lingua animale! E poi ho anche scoperto che l’architetto della villa non era affatto un cuore freddo: si è divertito a disegnare labirinti, si è sbizzarrito con decorazioni di mobili che sembrano destinate al palazzo di un mandarino cinese invece che alla seriosa Milano e ha perfino ideato dei divertenti ombrellini al posto dei lampadari del Salone!Poi con il mio amico sibilante ho sfogliato gli album fotografici della famiglia e così ho scoperto che le sorelle Necchi non erano affatto due zitellone, ma due disinvolte signore che hanno attraversato (senza mai togliersi la pelliccia) mezzo mondo, dall’Egitto all’India, in un’epoca in cui a malapena ci si spingeva fino alle capitali europee! Un bel coraggio le Gigine, altro ché, guarda che villa fuori dal comune si erano fatte fare! Insomma, in questa casa ora mi trovo bene e c’è anche un’altra cosa che quasi non oso confessarti. Sì, è vero che la vanità del mondo non mi interessa più, l’hai visto, no?, come ho girato lo specchio verso il pavimento. Però, lo ammetto, quando i visitatori ammutoliscono nel vedermi, quando salgono in silenzio lo scalone per girarmi tutt’intorno (che nemmeno il David del Michelangelo può vantare una posizione simile!) e ammirare anche dall’alto il mio viso rivolto al cielo e sento che il loro cuore si stringe, davanti alla mia sofferenza, beh, in quei momenti Claudia, cosa ti devo dire, sarà una debolezza, sarà leggerezza, ma per un momento sento un po’ meno straziante il mio profondo dolore.Ecco, cara Claudia, volevo dirti di non essere in pena per me, sto bene, ti penso e ti accolgo sempre con grande gioia quando vieni a trovarmi.Ora però ti devo salutare: gli abitanti della casa hanno organizzato una serata in piscina e io vorrei partecipare, da lontano, naturalmente, e in silenzio, ma mi farà piacere vederli tutti insieme al fresco della sera. Ho posto solo una condizione per la mia presenza: che i ragazzi di Marussig si mettano almeno un costume da bagno: sai, mi sembra rispettoso verso Gigina e Nedda, che, ne sono certa, dall’alto ci guarderanno…sorridendo”.


Se per caso vi trovate a Milano, andate a visitare la Villa Necchi Campiglio del FAI, in via Mozart, 14 (in Centro di Milano- C.so Venezia).

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