giovedì 30 aprile 2009

Il Corvo di Salaparuta


Un’antica leggenda Siciliana, nata per spiegare il nome del famoso vino ‘Corvo di Salaparuta’, racconta che in tempi remoti, gli abitanti del paese non riuscivano a dormire per l’insistente gracchiare di un Corvo.

Contadini armati andavano di giorno a caccia del malaugurato uccello, ma senza scovarlo finché, presi dal terrore superstizioso, si rivolsero ad un eremita chiedendogli un esorcismo. Il sant’uomo consegnò loro alcuni maglioli (talee corte di vite) e appena questi furono piantati, il Corvo scomparve. Il suo nome restò legato al vino superbo, prodotto dai grappoli delle nuove viti.

Fu all’inizio dell’Ottocento che il principe Giuseppe Alliata duca di Salaparuta e di Villafranca, decise di impiegare al meglio le uve delle proprie tenute per trarne vini di prestigio. Il figlio del principe, Edoardo, e poi il nipote Enrico (era un filosofo), costruirono il primo baglio (ovvero cantina) nella contrada Corvo di Casteldaccia (PA), facendo arrivare i torchi e addirittura un enologo dalla Francia.
Dopo pochi anni iniziarono ad imbottigliare la famosa serie di vini: il Corvo Bianco, il Corvo Rosato e il Corvo Rosso, i quali hanno avuto nel tempo, tante medaglie, diplomi e riconoscimenti, sia in Italia sia all’estero.


Ho letto in un vecchio libro di mio nonno che con il Corvo Bianco si può preparare un ottimo afrodisiaco, facendo macerare, in un litro di vino, della vaniglia in bastoncini, ginseng, rabarbaro e cannella (30 gr. d’ogni ingrediente). Per 15 giorni la mistura va dolcemente mescolata una volta ogni 24 ore, poi filtrata e completata da 5 gr. di tintura d’ambra (mi sembra difficile adesso trovare alcuni ingredienti).

La dose è di un bicchierino da bersi prima di un incontro galante. Per gli innamorati di una certa età, due…...o tre!

lunedì 27 aprile 2009

LOMBARDIA, Terra dei Laghi



La Lombardia, secondo me, è uno dei tanti angoli più belli d’Italia perché è custode, dal punto di vista turistico, di un vasto patrimonio lacustre. Spostandosi verso nord/est o verso nord/ovest, si giunge alla famosa ‘’Regione dei Laghi’’ dove regnano panorami rilassanti e atmosfere mediterranee.

Alcuni laghi prealpini appartengono interamente alla Lombardia: il Lago di Como (Lario), il Lago d’Iseo (Sebino), il Lago d’Idro (Eridio), il Lago d’Endine (Spinone). Altri, invece, sono parzialmente compresi nel limite della Regione: il Lago Maggiore (Verbano), il Lago di Garda (Benaco), il più vasto dei laghi italiani, il Lago di Lugano (Ceresio), il più tortuoso dei laghi lombardi. Altri laghi, più piccoli, ma altrettanto affascinanti e anch’essi d’origine glaciale, occupano alcune conche fra le colline moreniche.
Da ricordare: i laghi di Varese, di Monate, di Comabbio, di Ganna e di Ghirla (colline Ticinesi). I laghi d’Annone, di Pusiano, d’Alserio e di Montorfano (colline Briantei).
La Terra dei Laghi rappresenta una fascia ambientale unica, ricca d’arte e di storia, disseminata di ville, giardini, chiese, castelli, preziose testimonianze architettoniche e culturali.



Da una lettera di Plinio il Giovane a Cecilio Macrino: ‘’…i laghi lombardi offrono pesci, boschi di cui i laghi sono cinti, selvaggina; la profonda, appartata quiete dei luoghi dà, in abbondanza, occasione di riflessione e studi…’’

Goethe e Stendhal definivano invece i Laghi lombardi ‘’le più belle immagini d’acqua, e più bei posti del mondo’’.

E’ un vero sogno da scoprire per chi non li ha visti, e da ricordare per chi li ha già visitati. Vale la pena trascorrere un week end.

sabato 25 aprile 2009

Anniversario della Liberazione

25 Aprile 2009.Anniversario della Resistenza Italiana e della Liberazione


''SEMPLICI CONVERSAZIONI''


Augura a tutti pace, giustizia e libertà

giovedì 23 aprile 2009

Il Volontario: Questo sconosciuto!

In questi giorni, purtroppo a causa del terremoto d’Abruzzo, si parla di Volontari e Volontariato.
Ma chi sono queste persone sconosciute che, al momento dell’emergenza, si organizzano disinteressati, e corrono nei luoghi, sia in Italia sia all'Estero, dove c’è più bisogno di loro?
In genere sono delle persone buone, coraggiose ed altruiste. Ognuno di noi può decidere di fare il Volontario della Croce Rossa, della Protezione Civile, della Caritas, dell’Ambiente, dell’Arte e via dicendo (in Italia ci sono migliaia di Associazioni di Volontariato).

Per esempio, io, amante dell’arte, ho scelto di fare il Volontario del FAI, (Fondo per l’Ambiente Italiano), il quale protegge, senza scopi di lucro, l’Ambiente e tanti Patrimoni d’Arte, che col tempo sicuramente andrebbero persi.
Per me è stato sempre una realtà di riferimento. Ero iscritto al FAI da molti anni, ed ora che ho più tempo, mi sono detto: ‘Perché non dare una mano e contribuire in qualche modo a preservare l’ambiente ed un patrimonio storico molto importante?’
Così da circa tre anni sono anch’io uno dei tanti volontari sconosciuti!
Personalmente ho notato che per fare ciò, ci vuole soprattutto semplicità, entusiasmo e spirito di adattamento. Sono stato in diversi luoghi tra la Lombardia e il Piemonte. Vado dove c’è bisogno e mi sistemo, per esempio, all’entrata oppure a regolare i gruppi di visitatori o seguirli assieme alle guide, o addirittura fare io stesso da guida.
Per il mio carattere aperto, non faccio fatica ad entrare in contatto con le persone, cercando di capire chi sono e come hanno conosciuto le proprietà del FAI.



Con l’arrivo della Primavera, non sono poche le Ville o i Castelli del FAI che si animano per iniziative culturali, artistiche ed anche culinarie.
Chi accoglierà i Visitatori saranno proprio i tanti Volontari come me!

Per qualsiasi informazione basta andare nel sito web del FAI: www.fondoambiente.it
Oppure telefonare all’Ufficio Stampa FAI di Milano: 02.46761519

domenica 19 aprile 2009

Evento FAI: 'LA MANO DELL'ARCHITETTO'

IL FAI presenta l’iniziativa LA MANO DELL'ARCHITETTO

400 schizzi e disegni autografi di 110 architetti di fama internazionale
in omaggio a Piero Portaluppi da una idea e con il coordinamento di alterstudio partners s.r.l.

Milano, 18 aprile – 10 maggio 2009

Villa Necchi Campiglio, via Mozart 14

Triennale Bovisa, via Lambruschini 31
Sede “Abitare”, via Ventura 5

In concomitanza con il Salone del Mobile di Milano, quando la città si trasforma in una vetrina internazionale di arte, design e architettura, apre al pubblico sabato 18 aprile “La mano dell’architetto” l’evento organizzato dal FAI - Fondo Ambiente Italiano che vedrà l’esposizione di quattrocento disegni e schizzi autografi dei più autorevoli architetti al mondo, donati al FAI in omaggio a Piero Portaluppi.
Sedi delle mostre saranno Villa Necchi Campiglio, proprietà della Fondazione nel cuore di Milano, la Triennale Bovisa e la sede della rivista Abitare.

I disegni esposti saranno poi la base di un’asta di raccolta fondi a favore del FAI da destinare a Villa Necchi Campiglio, organizzata in collaborazione con Sotheby’s al termine della mostra.

L’iniziativa, ideata e curata da Francesca Serrazanetti e Matteo Schubert di alterstudio partners, è stata lanciata pubblicamente in occasione dell’apertura alla città di Villa Necchi nell’estate del 2008 come progetto di raccolta fondi a favore del FAI: è stato richiesto a importanti architetti italiani e stranieri di donare alla Fondazione alcuni schizzi autografi in omaggio a Piero Portaluppi, l’architetto milanese che ha firmato nel 1932 il progetto di Villa Necchi Campiglio.

110 architetti da tutto il mondo hanno risposto positivamente all’appello, donando al FAI quasi 400 disegni e schizzi autografi di propri progetti di architettura. Tutti i materiali ricevuti raccontano un gesto che per sua natura non è mai uguale a se stesso e scaturisce quasi sempre da uno spunto creativo. Si tratta di disegni realizzati su supporti e in formati differenti, con tecniche diverse tra loro, a colori o in bianco e nero, ma sempre carichi di fascino per la loro insita componente artistica.

Tra gli studi di architettura che hanno partecipato (in allegato elenco completo): Renzo Piano, Tadao Ando, Bolles+Wilson, Alessandro Mendini, Mario Botta, Alvaro Siza, David Chipperfield, Guillermo Vasquez Consuegra, Massimiliano Fuksas, Richard Meier, Boris Podrecca, Vittorio Gregotti, Aimaro Isola, Antonio Citterio, Pei Cobb Freed & Partners, Zaha Hadid, Emilio Ambasz, Italo Rota, Michele De Lucchi, Alessandro Anselmi, Mario Bellini, Gae Aulenti, Andrea Bruno, Jo Coenen, Guido Canali, Juan Navarro Baldeweg, Riccardo Dalisi, De Pas D’Urbino Lomazzi, EMBT, Michael Graves, Kengo Kuma, Gustav Peichl, Domenique Perrault, Paul Chemetov, Paolo Portoghesi, Umberto Riva, Moshe Safdie, UNStudio, Eduardo Souto de Moura, Cino Zucchi, Bob Wilson...

La totale libertà lasciata ai singoli professionisti nella scelta dei materiali da inviare ha consentito di raccogliere documentazione estremamente eterogenea, sintesi eccellente di quel linguaggio universale che è il disegno: progetti costruiti o solo immaginati; enormi rappresentazioni grafiche, singoli schizzi o addirittura interi sketchbooks, ma anche collage e bassorilievi in carta; schizzi rapidi e nervosi, macchie di colore o rappresentazioni tecniche; materiali di concorso e tavole di progetto; segni tracciati per raccontare un’idea, annotazioni prese durante un incontro, chiavi di lettura del territorio e sguardi sulla realtà.

L’iniziativa offre dunque la possibilità di fare il punto su un atto del processo progettuale di fondamentale importanza che, nonostante il sopravvento negli ultimi due decenni di nuove tecnologie e una progressiva informatizzazione delle modalità di rappresentazione, sopravvive ancora riuscendo a comunicare con pochi essenziali segni la poesia ideativa dell’architetto.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo realizzato da Moleskine, in collaborazione con Abitare-Segesta, nel nuovo, ampio formato A4. 272 pagine in cui vengono presentate tutte le opere, la genesi del progetto e alcuni importanti contributi che contribuiscono a fare il punto sul fondamentale rapporto fra creatività, progetto e disegno. Il catalogo è completato da un “cahiers” Moleskine: pagine bianche in attesa di nuovi disegni, schizzi e progetti.

“La mano dell’architetto” è una iniziativa FAI da un’idea e con il coordinamento di alterstudio partners, con la collaborazione di La Triennale di Milano, Galleria Antonia Jannone e Sotheby’s. L’iniziativa gode del patrocinio della Fondazione Portaluppi e del sostegno di Cosmit, Fondazione Cosmit Eventi. Con il contributo di Pirelli Re. Media partner: Abitare.

La mostra è gratuita.

Per informazioni:
o FAI - Villa Necchi Campiglio - Tel. 02 76340121 www.fondoambiente.it
o Triennale Bovisa – tel. 02 36577801 www.triennalebovisa.it
o Abitare – tel. 02 210581 www.abitare.it
o Moleskine – tel. 02 4344981 www.moleskine.com

Milano, gennaio 2009

Ufficio Stampa FAI
Simonetta Biagioni – stampa – tel. 02 46761519 s.biagioni@fondoambiente.it
Novella Mirri – radio e televisione – tel. 06 32652596 ufficiostampa@novellamirri.it

mercoledì 15 aprile 2009

Riflessioni sulla difficile arte della conversazione

L'altra sera sono andato a visitare dei miei vecchi amici. Quando sono arrivato a casa loro, ho trovato altri conoscenti. Dopo i convenevoli di rito, abbiamo conversato in salotto fino a tarda sera, affrontando vari argomenti spontanei e piacevoli. In verità, riflettendo, era da tanto tempo che non m'immergevo in una buona e tranquilla conversazione.

La conversazione, ovvero il linguaggio parlato, serve per scambiare idee con amici vecchi e nuovi, ed è la linfa vitale dell'umanità. L'uomo ama la compagnia, ama chiacchierare e ascoltare chiacchiere. Ama sedersi ad un tavolo e immergersi nella conversazione, fino a perdere la cognizione del tempo.

Oggi, nell'era d'Internet e dei cellulari, pare che abbiamo perduto quest'arte, anche perché la gente loda l'energia e i successi, e tende a prestare attenzione più al risultato finale, piuttosto che al processo che vi conduce. A mio parere, oltre alla mancanza del tempo libero, le cause principali della perdita della conversazione, paradossalmente sono: La diffusione del riscaldamento centrale nelle case e la televisione.

Una volta la conversazione, anche in famiglia, avveniva la sera attorno al ceppo del focolare o del camino. Il camino acceso era una pura delizia ed uno dei piaceri della conversazione. Il suo ruolo di punto focale del salotto o della cucina è stato preso ormai dalla televisione, la quale non favorisce certo una tranquilla conversazione. Una vera conversazione la possiamo intraprendere soltanto quando incontriamo i nostri amici, anche virtuali. Al cuore della conversazione c'è la condivisione delle idee, divertimento e storie.

In che cosa consiste una buona conversazione? Certo non nell'urlare più degli altri oppure parlare e non ascoltare. La buona conversazione è un sintomo di generosità d'animo. E' anche un intermezzo, un'attività cui ci dedichiamo quando le faccende importanti della giornata si sono concluse. Incontrando la sera i nostri amici, li sviluppiamo insieme e conversiamo con moderazione.

Effettivamente per saper conversare ci vuole anche un pò d'inventiva, acume, timbro vocale e una giusta dose d'ironia. Con queste qualità e con un allenamento appropriato, penso che si possa diventare un ricercato intrattenitore. Chissà che i Blog non aiutino la conversazione a tornare in mezzo a noi per farci felici. Io lo spero.

Provateci! Parola di Stefano.

martedì 14 aprile 2009

Finalmente ho scoperto cosa fosse quella strana scultura

Ieri sono tornato nuovamente in centro a Milano, non più in auto ma in metropolitana. Finalmente ho scoperto cosa fosse quella strana piastrella che avevo segnalato. Vi ricordate?


E’ un antico ‘citofono’ di marmo posto in un edificio del primo Novecento in via Serbelloni, angolo via Mozart, strada di fronte al Palazzo dell’Automobile Club di corsoVenezia.
Il citofono mette in comunicazione la portineria con l’esterno ed è mascherato da un gigantesco orecchio umano, ricostruito in tutti i suoi particolari anatomici (timpani, staffe e martelletto) dallo scultore Adolfo Wildt.

Nonostante il nome straniero, Wildt nacque a Milano nel 1868 e vi morì nel 1931.Nelle sue sculture le forme sembrano smaterializzarsi e risolversi in un linearismo che richiama tanto sia il liberty che il gotico del nord. Allievo di G.Grandi, sviluppò moltissime opere tra cui: Il Puro Folle (1930) statua in bronzo che si trova a Villa Necchi Campiglio, la fontana di Villa Reale a Milano (1912), il ritratto di Toscanini (1923) a Roma nella Galleria d’Arte Moderna, alcuni Monumenti funebri al Cimitero Monumentale di Milano ed i busti di C. Battisti, D. Chiesa e F. Filzi (1927) nel Monumento alla Vittoria a Bolzano. Moltissime altre sue sculture si trovano infine in case e ville private.

Con questa inattesa e sorprendente scoperta, posso dire che certe volte, i maggiori monumenti di Milano come il Duomo, la Galleria, il Castello, S.Ambrogio, ecc., portano spesso a dimenticare quant’altro di bello, di interessante e curioso la città è in grado di offrire. Basta solo saper guardare con attenzione e senza premura per scoprire aspetti misconosciuti e particolari simpatici meno evidenti, come stava per succedere a me.

mercoledì 8 aprile 2009

Golf - Riflessione di un dilettante

Il gioco del golf è uno sport fantastico! L'ho scoperto da pochissimi anni.
Si pratica all'aria aperta su prati verdi ben curati e circondati da una ricca vegetazione, in luoghi protetti dal caos della città. Non solo educa al rispetto della natura, ma sviluppa le capacità fisiche e mentali di chi lo pratica.
Il golf può essere un valido test per il proprio corpo e per il carattere. Ho notato che per riuscire a tirare la palla ad oltre 200 metri e farla volare ad una velocità di circa 150 km/h, c'è bisogno di un costante allenamento nei campi pratica, di una muscolatura flessibile e di una gran capacità di concentrazione.
Sfatando quindi un luogo comune che caratterizza soprattutto il pensiero di coloro che lo considerano d'elite, il golf è uno sport per tutti, che ha il vantaggio di poter essere praticato anche fino a 90 anni. Conosco tanti ultra ottantenni che continuano a giocare e camminare sui campi, portandosi da soli la sacca, senza il 'caddie' o i 'trolleys', senza enormi sforzi.
Il golf è il compagno ideale per tutta la vita, fa socializzare e dà la possibilità di conoscere nuovi amici. (oltre 60 milioni sono i giocatori di golf nel mondo).
C'è da ricordare inoltre che le quote associative dei tantissimi Golf Club Italiani sono alla portata di tutti, e non é necessario, come nel passato, acquistare parte delle azioni. Consiglio di prendere qualche lezione dai Maestri per l'impostazione, frequentare il Circolo che si è scelto, sostenere gli esami delle Regole e dell'Etichetta, fino al raggiungimento del 'vantaggio di colpi’ sul campo, in altre parole, il così detto 'Handicap'.

Forse conviene provare, parola di un neofito e dilettante!

lunedì 6 aprile 2009

Il Santuario dei Miracoli a Saronno

Ogni volta che mi capita di andare a Saronno mi accorgo che, in prossimità di una strada importante, ma non esposta alla vista dei passanti e ben lontano dal centro, s’intravede una grande Chiesa con una meravigliosa cupola e l’annesso campanile.
Chiedo subito notizie al mio amico Michele, il quale abitando a Saronno, mi spiega che è il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, una delle espressioni più alte di fede e d’arte della Lombardia. Chiedo di andare insieme a visitarlo.

La maestosa struttura architettonica del cinquecento, attribuita ad A.G.Amadeo, costituisce un complesso armonico di squisita fattura, dal leggiadro tiburio della cupola (stile bramantesco), alla maestosa facciata con le cariatidi ed all’elegante campanile tardo-rinascimentale.
All’interno sono racchiusi tesori d’inestimabile valore artistico. L’affresco della cupola Concerto d'Angeli di Gaudenzio Ferrari, l’affresco Sposalizio della Vergine di Bernardino Luini e le statue lignee Cenacolo e Deposizione d’Andrea da Milano.La storia di questo Santuario è controversa.
Si racconta che fu eretto nel 1498 dal popolo di Saronno, per accogliere il simulacro della Madonna del Miracolo, e fu meta di pellegrini, che arrivavano da molto lontano ed erano ospitati nella Hostaria dell’Angelo (oggi Teatro e Biblioteca), dove c’erano anche i più bisognosi.

La Madonna è una statua (alta m.1,30) realizzata con la creta da un artista sconosciuto, a metà del ‘300, posta allora in una ‘edicola’ sulla vecchia strada di transito dei pellegrini, e ritenuta dispensatrice di miracolose guarigioni.Al Santuario sono state concesse nel tempo, da vari Papi, indulgenze e privilegi, e la Chiesa fu elevata a Basilica Minore Romana, soprattutto dietro lo stimolo e la guida del grande vescovo di Milano: San Carlo Borromeo.

Nel 1796 Napoleone Bonaparte confiscava tutti i beni della chiesa per trasferirli alla costituenda Repubblica Cisalpina e successivamente, nel 1817, il governo Austriaco, succeduto a quello francese, toglieva ai Saronnesi il privilegio di gestire la vita del Santuario. Inizia così un periodo di degrado.Nel ‘900 c’e stato un recupero da parte dei sacerdoti e laici di buona volontà, e si costata che oggi, la fama del Santuario si è molto diffusa nel mondo.Numerosi sono i pellegrini che arrivano ancora, non soltanto per ammirare i valori artistici ed architettonici del Santuario, ma soprattutto per penitenza e per chiedere alla Madonna una grazia.

Forse questo mio casuale pellegrinaggio, meraviglioso ed emozionante, è stato un grande e portentoso miracolo. Consiglio a tutti di visitarlo!

domenica 5 aprile 2009

Biscotti al Limone

Ho trovato per caso una vecchia e semplice ricetta dei biscotti al limone che, prima la nonna e poi mia madre, mi preparavano alla vigilia di Natale per appenderli all’Albero.Perché quest’anno non proviamo a addobbare l’Albero di Natale con dei biscotti come allora?

Gli INGREDIENTI per 20 biscotti sono: 500 g. di farina, 250 g. di burro, 250 g. di zucchero, 3 uova, scorza grattugiata di un limone, confettini di zucchero, 5 cucchiai di latte, sale.

PREPARAZIONE: Lavorare bene il burro morbido con lo zucchero, aggiungere le uova, la farina, la scorza del limone e un pizzico di sale.Impastare a lungo fino ad ottenere una pasta omogenea. Fare riposare per 30 minuti in frigo. Stendere la pasta aiutandosi con la farina.Lo spessore deve essere di circa 3 cm.
Con degli stampini ricavare le forme a piacere.Fare dei forellini in cima alla forma.Sistemare i biscotti su una placca (teglia bassa), sopra un foglio di carta da forno. Spennellarli con del latte, decorarli con confetti o con ciò che desiderate.
Mettere nel forno già caldo a 200° C per 10 minuti circa.Dopo averli fatti raffreddare, prendete un nastrino rosso o dorato ed appendeteli all’Albero di Natale, oppure provate a mangiarli di mattina per la prima colazione.

sabato 4 aprile 2009

I Cannoli Siciliani

I dolci tipici di Carnevale, in ogni Regione d’Italia, sono le chiacchiere, le bugie, le frappe, i tortelli, gli struffoli o altri, fatte di pasta fritta o cotte al forno, spolverizzate di zucchero a velo o coperte anche di miele. Con la sola eccezione della Sicilia.
Alcuni secoli fa per questa festa, sono nati i Cannoli che poi, col passare del tempo, sono diventati dolci di tutti i giorni e che si trovano ormai in tutte le pasticcerie.Si racconta che le vecchie e brave massaie siciliane, quando erano invitate assieme alla famiglia dagli amici o parenti, per tradizione e cortesia, preparavano in casa 12 cannoli, perché presentarsi con quelli di pasticceria era considerata una cosa disdicevole.
Da un’antica ricetta riporto un modo molto semplice e facile per prepararli (per 6 persone).L’ingrediente principe come si sa è la ricotta, possibilmente di pecora (non facile da trovare).

Per le Cialde, (consiglio di cercarle già pronte negli Ipermercati) gli ingredienti sono:150g.di farina 00, zucchero, cacao, caffè, marsala, brandy, sale, strutto, uova, olio.Procedimento: Setacciate la farina con un cucchiaio di zucchero. Impastatela con un albume, un cucchiaio di cacao, uno di caffè, uno di marsala, uno di brandy, un pizzico di sale e un cucchiaio di strutto, fino ad ottenere un composto sodo. Fate riposare per 2 ore e poi stendete una sfoglia di 3 mm. Ritagliate dei dischi di 10 cm. di diametro e avvolgeteli intorno ai cannelli (stampi) unti d’olio, sigillando il punto d’unione con albume sbattuto. Friggeteli in abbondante olio di semi, scolateli, fateli raffreddare e sfilate gli stampi.

Per il Ripieno, gli ingredienti sono: 250g di ricotta, 125g di zucchero, 20g di cioccolato amaro, 10g d’arancia o cedro canditi, cannella, ciliegine candite o pistacchi tritati. Procedimento: Setacciate la ricotta e aggiungete zucchero, arancia e cedro canditi, cannella, cioccolato amaro spezzettato, e poi mettete tutto in frigo. Farcite le cialde all’ultimo momento quando dovrete servire, con una tasca da pasticciere con bocchetta di plastica o con un cucchiaino.

All’estremità, mettete le ciliegine o i pistacchi tritati e cospargete le cialde con zucchero a velo.

Il vino che consiglio per i cannoli è il Marsala Vecchio o il Moscato Passito di Pantelleria.

Facile, no? A Carnevale, quindi, provate a fare i cannoli! Poi, se decidete di portali agli amici o parenti, raccomando che siano Dodici, (numero magico), né uno di più né uno di meno, per stupirli con effetti speciali!

venerdì 3 aprile 2009

ROCK-MASTER ad Arco di Trento

Tutti gli anni, accompagno alcuni amici trentini, ex alpini ed ora alpinisti, alla kermesse di Arco, ridente cittadina dell'entroterra dell'Alto Garda Trentino, per assistere alla competizione internazionale del ''Rock Master'', in pratica la riunione dei campioni d'arrampicata libera. Le vie d'arrampicata, tutte ben attrezzate e di differente difficoltà, rendono Arco la capitale mondiale del ''free climbing''.
Le prove avvengono prima sulle pareti rocciose (dette falesie), della rupe del Castello e di Laghel. Da questi posti si vedono meravigliosi panorami del lago di Garda e delle valli circostanti.
La finale, che dura du intere giornate, si svolge sulle pareti artificiali del Climbing Stadium di Arco, il ''Wembley'' dell'arrampicata, dove partecipano i migliori campioni mondiali, ingaggiando una lotta contro la gravità. Solo chi sale più in alto ed in minor tempo, vince il Trofeo.
Gli Italiani si difendono bene, anche se attualmente i più forti sono gli Austriaci, gli Spagnoli ed i Cinesi. Nel tardo pomeriggio della domenica ci sono state le premiazioni dei vincitori per ogni categoria, mentre la sera al Casinò Municipale di Arco, oltre al Rock Master Party, si consegnano l'Oscar ai campioni dell'arrampicata.

Segnalo questa manifestazione perchè a mio parere, l'arrampicata libera è uno sport affascinante, difficile e poco praticato in Italia. Il pubblico, molto numeroso, ha trascorso due belle giornate, immerso in un'atmosfera di coraggio, di festa e....... con la testa all'insù.

giovedì 2 aprile 2009

FAI - I luoghi del cuore

Anche quest’anno sono stati presentati a Milano dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), i risultati finali del 4° Censimento Nazionale 2009 per eliminare le migliaia di ‘brutture’ d’Italia.
Alla votazione hanno partecipato oltre 110 mila cittadini italiani per segnalare, sia i luoghi da valorizzare che quelli da eliminare, poiché deturpano il paesaggio.
Nella classifica dei Luoghi del Cuore FAI, sono entrati tanti tesori trascurati, chiese abbandonate, aree verdi da salvare. Il più votato è stato il Castello della Colombaia di Trapani, il cui recupero da parte del Comune è ostacolato dalla burocrazia. Al secondo posto c’è l’antica Libreria Bocca di Milano (1775), situata in Galleria dal 1930, che rischia la chiusura per l’aumento dell’affitto da parte del Comune.
Ad esse, nella graduatoria, si aggiungono le numerose antenne sul Monte Gennaro a Palombara Sabina (RM), poi il progetto d’abbattimento delle Storiche Carceri di Trento, ed infine altri monumenti o luoghi dimenticati.

Ho votato anch’io per segnalare che a Venezia, le grandi Navi pieni di turisti, attraversano il Canale della Giudecca, provocando un moto ondoso nella Laguna ed un orrendo impatto visivo ed ambientale (è stato segnalato da molte altre persone).
Mi auguro che i legislatori nazionali e gli amministratori locali intervengano almeno per semplificare un processo decisionale che serve a sbloccare le iniziative più importanti a difesa del patrimonio dell’arte e di conseguenza valorizzare le nostre bellezze.

Essendo un Volontario, segnalo che dal mese prossimo, si svolgeranno durante tutto l’anno, alcune Manifestazioni nelle varie proprietà del FAI (Fondo Ambiente Italiano)

Consiglio di visitarle per scoprire i tesori dell’Italia più bella. Per informazioni vai al sito del FAI: http://www.fondoambiente.it/

mercoledì 1 aprile 2009

Una sera a Villa Necchi (Proprietà FAI)

Lunedì sera, essendo un volontario FAI, sono andato a Milanoa Villa Necchi Campiglio (costruita nel 1932 dal'arch. P.Portaluppi), perchè c'è stata una manifestazione, organizzata da alcuni enti privati. La mia solita postazione è accanto alla statua dell'Amante Morta, regalata al FAI dalla sig.ra Claudia Gian Ferrari, una delle sculture più significative di Arturo Martini.

L'opera, realizzata nel 1921 in gesso policromo, rappresenta una donna malinconica abbandonata dall'amante, seduta, con le mani in grembo e lo sguardo rivolto al cielo. Lo specchio ed il libro aperto con due fiori tra le pagine, a cui la donna non presta più attenzione, rappresentano la morte non fisica, ma interiore.
Questa figura misteriosa ha ispirato a Lucia Borromeo, storico dell'arte del FAI, una romantica favola che quì riporto:


C’era una volta una scultura bellissima, ma anche molto triste: si chiamava l’Amante morta e raffigurava una giovane donna abbandonata dall’amato.La statua era così bella che Claudia, la proprietaria, dopo aver vissuto fianco a fianco con l’opera per tanti anni, decise non fosse giusto fosse solo lei a godere di una visione così emozionante e decise di regalarla al FAI perché la esponesse a Villa Necchi a Milano, in modo che tutti avessero la possibilità di vederla.La statua arrivò quindi alla sua nuova dimora e pochi giorni fa il custode trovò ai piedi della scultura una lettera indirizzata a Claudia.

Diceva così:“Cara Claudia, devo confessarti che quando hanno aperto la cassa in cui ero riposta e mi sono trovata nella lussuosa dimora di via Mozart ho provato una certa tristezza: dopo tanti anni passati con te nel tuo salotto, mi sono ritrovata in una casa immensa e sconosciuta, apparentemente isolata dal mondo e lontana da te, la mia sola amica per tanti anni. Ti ho vista piangere, Claudia, quando mi hai salutata per l’ultima volta prima di tornare a casa e ho pianto anch’io, in silenzio, nella solitudine di un luogo che non mi apparteneva e con un passato di dolore alle spalle.Poi una sera è successa una cosa straordinaria: un serpente, sì, il serpente dello stucco della Sala da pranzo - te lo ricordi? -, è sceso dal soffitto ed è strisciato fino ai miei piedi, presentandosi, gentilmente e amichevolmente. Quando mi ha visto così triste, ha detto che non c’era motivo che io soffrissi: la casa era bella, molto bella e abitata da gente simpatica e di tutti i tipi. E così, girando con il mio accompagnatore per le sale della villa, ho scoperto tante cose che non sapevo, cara Claudia. Per esempio ho imparato che questa casa offre riparo ad animali di ogni specie: sui soffitti vivono tori, aironi e scorpioni, tra i mobili si muove una quantità di gatti di tutti i tipi: gatti in argento e in porcellana, gatti seduti e accovacciati, che vigilano nelle camere delle loro padrone o ammiccano ai cani e alle scimmiette ritratti nei quadri!Non ti dico cos’è di notte la casa: un concerto di chiacchiere in ogni lingua animale! E poi ho anche scoperto che l’architetto della villa non era affatto un cuore freddo: si è divertito a disegnare labirinti, si è sbizzarrito con decorazioni di mobili che sembrano destinate al palazzo di un mandarino cinese invece che alla seriosa Milano e ha perfino ideato dei divertenti ombrellini al posto dei lampadari del Salone!Poi con il mio amico sibilante ho sfogliato gli album fotografici della famiglia e così ho scoperto che le sorelle Necchi non erano affatto due zitellone, ma due disinvolte signore che hanno attraversato (senza mai togliersi la pelliccia) mezzo mondo, dall’Egitto all’India, in un’epoca in cui a malapena ci si spingeva fino alle capitali europee! Un bel coraggio le Gigine, altro ché, guarda che villa fuori dal comune si erano fatte fare! Insomma, in questa casa ora mi trovo bene e c’è anche un’altra cosa che quasi non oso confessarti. Sì, è vero che la vanità del mondo non mi interessa più, l’hai visto, no?, come ho girato lo specchio verso il pavimento. Però, lo ammetto, quando i visitatori ammutoliscono nel vedermi, quando salgono in silenzio lo scalone per girarmi tutt’intorno (che nemmeno il David del Michelangelo può vantare una posizione simile!) e ammirare anche dall’alto il mio viso rivolto al cielo e sento che il loro cuore si stringe, davanti alla mia sofferenza, beh, in quei momenti Claudia, cosa ti devo dire, sarà una debolezza, sarà leggerezza, ma per un momento sento un po’ meno straziante il mio profondo dolore.Ecco, cara Claudia, volevo dirti di non essere in pena per me, sto bene, ti penso e ti accolgo sempre con grande gioia quando vieni a trovarmi.Ora però ti devo salutare: gli abitanti della casa hanno organizzato una serata in piscina e io vorrei partecipare, da lontano, naturalmente, e in silenzio, ma mi farà piacere vederli tutti insieme al fresco della sera. Ho posto solo una condizione per la mia presenza: che i ragazzi di Marussig si mettano almeno un costume da bagno: sai, mi sembra rispettoso verso Gigina e Nedda, che, ne sono certa, dall’alto ci guarderanno…sorridendo”.


Se per caso vi trovate a Milano, andate a visitare la Villa Necchi Campiglio del FAI, in via Mozart, 14 (in Centro di Milano- C.so Venezia).