mercoledì 22 dicembre 2010

BUONE FESTE A TUTTI


''La bellezza può essere regalata
solo da chi la sa preservare.

Donare a Natale la bellezza
dell'Arte e della Natura
è un gesto di grande valore.''


(f.to BABBO NATALE)

 

BUON NATALE E FELICE ANNO

AGLI AMICI BLOGGER 

DA STEFANO DI ''SEMPLICI CONVERSAZIONI''

lunedì 20 dicembre 2010

Un capolavoro di Tiziano a Milano


Alcuni giorni fa sono andato a visitare a Milano, assieme ad alcuni amici, la ''Donna allo Specchio'' di Tiziano Vecellio.
Prosegue la fortunata serie di esposizioni di un solo capolavoro, inaugurata nel 2008 con la Conversione di San Paolo di Caravaggio e con il San Giovannino di Leonardo nel 2009.

Direttamente dal museo del Louvre di Parigi a palazzo Marino di Milano, nella sala Alessi, è in esposizione questo straordinario capolavoro di Tiziano.
L’ingresso è gratuito e l’intera mostra, sponsorizzata dall’Eni, durerà fino al 6 gennaio compreso.

Tiziano dipinse diverse opere nel corso della sua carriera a Milano tra cui l’Incoronazione in Santa Maria delle Grazie, dove ebbe la fortuna di incontrare Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V.
Grazie a questa amicizia il pittore dipinse diversi quadri mitologici e di tema sacro per la corte ottenendo fama internazionale.
La protagonista “Donna allo specchio” dipinta attorno al 1515, raffigura una donna davanti ad uno specchio, che ha a disposizione su un tavolo da toeletta, unguenti e profumi nei quali la ragazza intinge il dito mentre con il braccio destro si scioglie una ciocca di capelli e lo cosparge di olio profumato.
Alle spalle della giovane, un uomo in ombra (forse il parrucchiere?) che le porge uno specchio con un mano e con l’altra ne inclina un altro alle sue spalle.

Il capolavoro consiste nel dare una visuale insolita, che nasce dall’unione tra la pittura e la prospettiva ricreata nel quadro della riproduzione degli specchi e da ciò che riflettono.
Come sempre non c’è certezza sui due protagonisti della tela.

Sono state fatte più ipotesi: chi pensa che si tratti di Alfonso D’Este e della sua amante, altri invece son certi di ammirare un autoritratto giovanile del pittore con la sua donna, altri ancora non danno un nome e un cognome preciso, ma pensano che si tratti di un quadro che vuole semplicemente celebrare la bellezza femminile. Per finire ci sono coloro che lo interpretano come un ritratto allegorico della pittura.

Comunque è da ammirare!

sabato 18 dicembre 2010

Ridiamoci sù, aspettando il Natale



Ieri sera il mio amico Armando mi ha raccontato questa simpatica barzelletta:

Dopo la sua morte, Gianni Agnelli arriva in Paradiso. San Pietro gli dice:

'Lei può girare dove desidera, ha portato in Italia l'auto in catena di montaggio, ha cambiato il paese!'


Gianni gli chiede: 'Io vorrei andare solo a fare due chiacchiere con DIO se si può'.


San Pietro ci pensa un po' poi chiama un Arcangelo e gli ordina di accompagnarlo dall'Onnipotente.

Una volta al cospetto di Dio iniziano a chiacchierare del più e del meno.

Poi Gianni esclama: Tu hai creato tutto in modo perfetto, ma la donna? La donna! Cos'hai combinato? Sulla donna ci sono un paio di cose che come imprenditore non capisco:


1- L'AVANTRENO SBALLONZOLA E NON CE NE E' UNO UGUALE ALL'ALTRO, AD ALCUNE HAI MONTATO LA SECONDA, AD ALTRE LA QUINTA;


2- IL POSTERIORE E' SEMPRE SPROPORZIONATO;


3- OGNI 28 GIORNI PERDE I LIQUIDI;


4- QUANDO E' ACCESA FA UN CASINO INSOPPORTABILE;


5- MANTENERLA E' UN'IMPRESA;


6- QUANDO NON HA PROBLEMI MECCANICI HA CRISI DEPRESSIVE...


e potrei andare avanti per ore... NON TI SEI ACCORTO CHE IL 'PROGETTO DONNA' ERA SBAGLIATO?!'


Dio sorride e poi dice: 'Senti mio caro.. tu hai fabbricato automobili bellissime ed io donne difettose..


Ma com'é che gli uomini fanno la fila per montare sulle mie e non sulle tue?' ..........

giovedì 16 dicembre 2010

L'eremo di Santa Caterina del Sasso

E' tale lo splendore del Lago Maggiore con il freddo dell'inverno, visto dall'eremo di Santa Caterina del Sasso di Leggiuno (VA) soprattutto quando c'è il sole, che la sua bellezza avvicina a Dio.
La magia del luogo, che infonde un grande senso di pace, fa capire perchè sia stato scelto tanti secoli fa da un uomo, per trascorrervi il resto dei suoi giorni in preghiera e solitudine.




Le origini del complesso monastico che si specchia nelle acque del lago sanno di leggenda e si fanno risalire ad un episodio prodigioso accaduto nel 1170.

Si narra che un ricco mercante ed usuraio, Alberto dei Besozzi di Arolo, recatosi con la sua imbarcazione sul lago, fu colto da un nubifragio. Non sapendo cosa fare, si affidò alla protezione di Santa Caterina di Alessandria e fece voto di penitenza se fosse sopravvissuto. In questo modo riuscì a sfuggire alla morte e, una volta giunto sulla terraferma, si ritirò vivendo da eremita nel luogo dove attualmente sorge il monastero. Nel 1195 Alberto intervenne per contrastare la peste che aveva colpito le zone circostanti e, a seguito di una rivelazione angelica, fece costruire un sacello simile a quello che custodiva i resti di Santa Caterina d'Alessandria sul Sinai. Alla sua morte, avvenuta nel 1205, Alberto venne sepolto accanto alla cappella di Santa Caterina.
Dopo il fatto miracoloso che ha portato alla costituzione del monastero, l'aiuto soprannaturale ha continuato ad accompagnarne la vita. Quando nel Seicento dei massi franarono cadendo sulla volta che custodiva la tomba di Alberto, il fato volle che si fermassero poco distanti da terra, per poi adagiarsi lentamente sul pavimento anni dopo. Questo fatto contribuì ad associare in modo definitivo il luogo di preghiera con il miracolo. Sede di eremiti ambrosiani sin dal 1379, passò poi nel 1670 ai carmelitani, e addirittura fu soppresso nella seconda metà del settecento.



La Provincia di Varese lo ha acquistato negli anni settanta e ha finanziato i lunghi restauri, terminati nel 1986. La struttura è stata quindi affidata ad una comunità di frati domenicani. Se vi capita, andate a visitarlo.

martedì 14 dicembre 2010

Fare shopping a Milano

Domenica scorsa sono tornato dal lungo ponte di S.Ambrogio e mi sono accorto che in centro di Milano c'era un via vai di turisti, soprattutto stranieri, ma anche molti italiani.
Chi viene a Milano, soprattutto nel periodo natalizio, una passeggiata per via Manzoni e le vicine via Montenapoleone, Corso Vittorio Emanuele e via della Spiga, a fare shopping è d'obbligo.



Via Montenapoleone fu costruita in gran parte nella prima metà dell'Ottocento ed è oggi considerata la via più aristocratica di Milano, ricca di negozi e gallerie d'arte.

Ma oltre alle vetrine non dimenticarsi di guardare alcuni dei palazzi più signorili della città, soprattutto in via Manzoni, come il settecentesco Palazzo Gallarati Scotti e quello Borromeo D'Adda, dove venne ospitato Stendhal.

Corso Vittorio Emanuele, ricostruito interamente dopo l'ultima guerra mondiale, ha ormai perso i suoi caratteri originariamente ottocenteschi. E' anch'esso ricco di negozi e ospita l'ottocentesca chiesa di San Carlo al Corso, ispirata al Pantheon romano.


Infine Via della Spiga, considerata una delle zone più lussuose, è uno dei maggiori centri dello shopping dell'alta moda a livello mondiale. A differenza di Via Monte Napoleone, che permette il passaggio con auto,  via della Spiga è chiusa al traffico e non presenta asfalto. In poche parole è una delle vie più famose del “quadrilatero della moda” di Milano e ospita oggi molti negozi delle case di alta moda.

Sono sempre felice osservare tanta gente in giro per la città a fare shopping, con tante borse colorate piene di regali!
Vuol dire che la gente compra e di conseguenza supereremo l'attuale crisi economica? Forse...........

venerdì 3 dicembre 2010

Mercatini di Natale 2010



Ogni anno si rinnova l'antica tradizione dei mercatini di Natale che animano i centri storici delle più belle città italiane: meravigliose e coloratissime bancarelle, delizie gastronomiche e iniziative di ogni genere divertono grandi e piccini.
Soprattutto nelle località alpine, ma anche in molte città e all'estero in Paesi come la Germania, la Francia, l'Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia, accolgono ogni anno un gran numero di visitatori, attratti dall'idea di immergersi in un'atmosfera magica e dalla possibilità di respirare il più autentico spirito natalizio.

L'appuntamento più importante in VALLE D'AOSTA è quello con il March‚ Vert Noel, in programma dal 3 dicembre al 6 gennaio ad Aosta: l'iniziativa anima uno degli spazi più suggestivi del capoluogo valdostano, dove verrà ricreato un colorato villaggio alpino, con tanto di strade e piazze, chalets in legno ed un vero bosco di abeti, tra musica, luci e allegria. Sempre in tema di produzioni artigianali, il 5, 12 e 19 dicembre Aosta accoglierà la tradizionale Mostra-mercato di Natale, con oltre 70 espositori. Il 4, 5 e 8 dicembre i mercatini saranno anche a Bionaz, il 5 dicembre a Chatillon, il 12 dicembre a Donnas e dal 4 all'8 dicembre a Etroubles, in occasione dell'ottava edizione della Foire Marchè de Noel du Grand Combin che si ripeterà anche il 18 e 19 dicembre e dal 23 al 28 dicembre. Il 5 dicembre, con il mercatino nel borgo mediovale, prenderà il via anche la quarta edizione del Noel au Bourg di Bard, nella bassa Valle d'Aosta, dove è prevista l'esposizione di oltre 30 presepi, realizzati dai maestri dell'artigianato di tradizione valdostano, oltre ai giochi di luce e proiezioni laser che fino al 6 gennaio illumineranno gli angoli più belli della borgata.



Solitamente nel ponte dell'Immacolata vado a visitare gli spettacolari mercatini natalizi del TRENTINO ALTO ADIGE: decorazioni, oggettistica dai tratti artigianali e piatti della tradizione - dallo speck ai formaggi alla polenta - campeggiano a Trento tra le casette di legno delle bancarelle, così come ad Arco, Levico Terme, nel parco asburgico, a Pergine Valsugana e anche a Rovereto. Ad aprire i battenti saranno i mercatini dell'Alto Adige, che fanno coincidere con l'inizio dell'Avvento la data. Sono quelli di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno.

mercoledì 1 dicembre 2010

Decalogo di Bon Ton per donne moderne



1) Una lady non utilizza il cellulare al ristorante e non tiene gli occhiali da sole a tavola.


2) Una signora si comporta in modo discreto con empatia e tolleranza con i colleghi,
    soprattutto quando lavora in open space.


3) Una gentildonna non dimentica di mandare almeno una parola di ringraziamento dopo una festa.


4) Una signora non lascia alcuna traccia su Internet di comportamenti moralmente reprensibili.


5) Una lady non opprime gli altri con i suoi problemi di salute e sessualità.

6) Una ragazza cura il suo aspetto quando è invitata.


7) Una lady non si dimentica mai di dire buon giorno e grazie.


8) Una gentildonna preferisce leggere un romanzo che un giornale di gossip.


9) Una gentildonna non alza la voce al cellulare.


10) Una lady non si dimentica mai di fare le presentazioni.

lunedì 29 novembre 2010

Sua Maestà il Panettone'


Conoscete già la leggenda del panettone, il tradizionale dolce milanese celebre nel mondo? Comunque ve la ripropongo perché ormai varie sono le interpretazioni, come ho visto ieri alla manifestazione svoltasi a Milano al Teatro Parenti su ''Re Panettone'', la due giorni di degustazioni e intrattenimento, che ha messo a confronto 40 tra i migliori maestri pasticceri a livello cittadino, lombardo e nazionale, veri artisti nel realizzare il più amato dei dolci natalizi.

Il panettone è nato per una storia d'amore presso la corte di Ludovico Maria Sforza.
Ughetto Antelamo, nobile cavaliere milanese, si finse garzone del fornaio Toni per conquistarne la figlia Adalgisa. Egli preparò un pane dolce ricco di uvetta e scorze candite di arancia e cedro.
Un altro racconto, ancora di origine milanese, fa risalire il panettone sempre alla corte di Ludovico il Moro, quando il cuoco Toni si accorse troppo tardi che il dolce preparato per la cena di Natale stava bruciando. Cercò di rimediare guarnendo il pane dolce con frutta candita e uvetta. Quel dolce ebbe molto successo e divenne il "pane del Toni", ovvero il panettone.
Secondo un altro aneddoto, sarebbe invece una monaca, Suor Ughetta, ad aver inventato la ricetta (da notare l'assonanza tra i nomi che compaiono nelle diverse leggende e la versione milanese dell'uvetta, ovvero l'ughetta).

Pietro Verri, che ne era ghiotto, già lo chiamava pane di tono (pane grande). La ricetta era comunque alquanto laboriosa e il panettone poté diventare uno dei dolci natalizi più diffusi solo quando Angelo Motta nel 1919 trasformò il panettone da basso in alto, fasciando l'impasto con carta sottile in modo da farlo crescere verticalmente, ovvero la tipica forma che ancora conserva, seguito dal suo collega e rivale Gino Alemagna.



Il panettone ha una posizione eminente anche nella cultura e nella storia italiana. Citato da autori milanesi come De Marchi nel Demetrio Pianelli, compare negli epistolari di Rossini, Foscolo, Manzoni, Verga e persino in quello di Garibaldi, perché da secoli è considerato il più gradito omaggio natalizio.
Nel Novecento, poi, gli hanno dedicato pagine indimenticabili autori come Marinetti, Buzzati, Moravia e Tomasi di Lampedusa.

In conclusione, il panettone ci accompagna tutti gli anni, prima tra Sant'Ambrogio e Natale con il brindisi in bicchieri di plastica con i colleghi di uffici e fabbriche, e poi fino a San Biagio, quando è venduto scontato nei supermarket e serve per la colazione del mattino con il latte o il caffè.

venerdì 26 novembre 2010

Appello al Governo contro il taglio del 5 per mille


La proposta del Governo di tagliare del 75% la quota destinata al 5 per mille colpisce durissimamente le Organizzazioni Non Profit. In una lettera aperta ai Senatori e ai Deputati italiani, FAI, WWF e Italia Nostra lanciano il proprio appello affinché la proposta sia ritirata, in modo da poter continuare a lavorare “per un Paese la cui Bellezza ne è lo stesso inimitabile e irreplicabile simbolo”.

“Aiutateci a continuare a lavorare per dimostrare al mondo che gli italiani amano il loro Paese”. L’appello che FAI, WWF e Italia Nostra rivolgono direttamente ai Senatori e ai Deputati italiani è più di un appello. E’ una drammatica richiesta di aiuto, una richiesta di acquisizione di consapevolezza e di senso di responsabilità. Il rischio che il nostro Paese corre è troppo alto: la proposta del Governo di tagliare del 75% la quota destinata al 5 per mille, infatti, mette letteralmente in ginocchio le Organizzazioni Non Profit.

Oltre a colpire durissimamente quelle realtà che si occupano di ricerca scientifica, aiuto ai disabili e agli ammalati, sostegno ai drammi umani e civili dei Paesi in via di sviluppo e colpiti dalle tragedie delle guerre, il taglio proposto mette in ginocchio anche le Organizzazioni come FAI, WWF e Italia Nostra che lavorano per la tutela di quel patrimonio artistico, storico, paesaggistico e naturalistico della Nazione che rappresenta l’identità stessa di noi italiani.

Non è accettabile quindi che, in un momento così drammatico per il nostro Paese si vadano a colpire proprio quelle Organizzazioni che, come si legge nella lettera aperta, “con passione, professionalità e abnegazione, lavorano per un Paese la cui Bellezza ne è lo stesso inimitabile e irreplicabile simbolo e il cui patrimonio culturale è risorsa fondamentale per un futuro sostenibile sul quale basare un nuovo modello di sviluppo”.

mercoledì 24 novembre 2010

Evoluzione dell'Ultima Cena di Leonardo



Roba da matti! 

Guardate il connubio dell'Ultima Cena
di Leonardo, il bell'affresco del 1400
che si trova a Milano, 
con la fotografia di Arte Contemporanea
del 2010, ovvero:

Da così




A così




E se d'improvviso si svegliasse Leonardo,
cosa direbbe?

Forse : ''dalle stelle alle stalle''!

lunedì 22 novembre 2010

Dieta mediterranea patrimonio dell'Umanità

Sì, è vero! La dieta mediterranea è patrimonio dell'Unesco.

Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine di oliva e vino ai pasti non sono più solo gli elementi di uno stile alimentare, e di vita, il cui valore salutistico è da tempo provato scientificamente, ma sono patrimonio dell’Umanità. 




Dopo giorni di trattative a Nairobi, non sempre facili peraltro, la dieta mediterranea è finalmente entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Si tratta della prima pratica alimentare tradizionale al mondo ad essere iscritta nella prestigiosa Lista istituita dalla Convenzione Unesco del 2003, che conta 166 elementi iscritti da 132 Paesi. Una vittoria che vede unite Italia, Spagna, Grecia e Marocco, e in cui il nostro Paese con il Gruppo di lavoro istituito presso il Mipaaf, guidato da Pier Luigi Petrillo, ha avuto un ruolo di primo piano nella riscrittura, dopo la bocciatura di quattro anni fa, della candidatura.
Una vittoria che all’unanimità è stata dedicata a un uomo simbolo del Cilento, patria della Dieta mediterranea, il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, assassinato in un agguato il 5 settembre scorso, che aveva sostenuto con forza la candidatura della Dieta.

“La proclamazione della Dieta mediterranea, quale stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari, rappresenta una svolta epocale nel processo di valorizzazione di usi e costumi legati alle diete alimentari dei vari popoli”, ha sottolineato il ministro Giancarlo Galan, che ha ricordato che per il prossimo anno si lavorerà alle candidature de “L’arte della pizza napoletana” e “La coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria.

venerdì 19 novembre 2010

Semplici barzellette per fine settimana




  Annunci curiosi nella bacheca dell'Università

- Vendesi cane, mangia di tutto e ha un debole per i bambini

- Vendesi terreno edificabile presso autostrada

- Cercasi gatto intelligente e intellettuale per cacciare topi di biblioteca



   Professioni

   Due uomini chiacchierano al bar. Uno di essi dice:

- In passato lavoravo al circo come uomo proiettile, ma poi ho smesso…

- Davvero? E come mai? – chiede l’altro.

- Non era il mestiere adatto per un uomo del mio calibro!



   Corse

   Una tartaruga incontra una sua simile, tutta trafelata e ansimante.

- Che cosa ti è successo? – le chiede.

- Eh, ho fatto una di quelle corse…!

- Come mai?

- Mi è toccato attraversare un ponte dove c’era un cartello con la scritta: ‘’A passo d’uomo’’!




  Informazioni


  Su un aereo in volo, la hostess annuncia ai passeggeri:

- Il comandante mi comunica di darvi due notizie: una cattiva e una buona.

  La notizia cattiva è che abbiamo esaurito il carburante e tra poco cominceremo a precipitare.

- E quella buona quale sarebbe? – chiede un passeggero, annichilito dal terrore.

- Che toccheremo terra con parecchio anticipo sul previsto!

mercoledì 17 novembre 2010

La chiesetta amata dal Petrarca a Milano

Domenica scorsa ero nella zona di Sant'Ambrogio a Milano per incontrare alcuni amici. In attesa, mi sono ricordato che di fronte alla Basilica , in via Lanzone, sorge l'oratorio o chiesetta di S. Agostino, la cui dedica sul frontone d'entrata, richiama nel titolo, la sua origine quale luogo di devozione e culto al Santo, allorchè si fece battezzare da Sant'Ambrogio nel 387 d. C.

La lapide riporta: DIVUS AUGUSTINUS AD LUCEM FIDEI PER SANCTUM AMBROSIUM EVOCATUS HIC UNDA CAELESTI ABLUITUR. ANNO DOMINI CCCLXXXVII.




La chiesa di sant'Agostino ha origini altomedioevali e viene ricordata già da Bussero nel suo elenco delle chiese milanesi, redatto nel XIII secolo.
Poco discosta dalla chiesa, una lapide nella stessa via Lanzone ricorda il soggiorno del Petrarca a Milano, allorchè fu ambasciatore nella città dal 1353 al 1358.




La casa dove risiedette Petrarca oggi fa parte dell'Istituto religioso delle Suore Orsoline.
Petrarca ebbe straordinaria ammirazione per Agostino, di cui portava sempre con sè copia della Confessioni. Nelle sue opere v'è spesso qualche accenno al Santo e soprattutto a episodi della sua vita milanese. Petrarca amava molto frequentare questa chiesetta, anche perchè doveva fare pochi passi da casa sua.
Se vi capita passare da S. Ambrogio, date uno sguardo sia alla chiesa di S.Agostino che alla casa del Petrarca. Credetemi, ne vale la pena!

lunedì 15 novembre 2010

Il Teroldego

L'origine del Teroldego, principe dei vini Trentini, si perde nella notte dei tempi, anche se alcune caratteristiche biochimiche lo farebbero imparentare al Marzemino, facendolo derivare dalle lontane contrade dell'Asia Minore, dagli Etruschi, dai Cembri ed infine dai Romani.
Sembra comunque che Augusto avesse una predilezione per i vini di Tridentum (Trento), quando fu assunta al rango di città romana.



E' certo, tuttavia, che l'origine del nome deriva da un toponimo: quella località Teroldeghe nella Piana Rotaliana, situata a 10 km da Trento, tra i comuni di Mezzolombardo, Mezzacorona e San Michele all'Adige, e presente in numerosi atti notarili, fino dal 1480, quando, in un atto di compravendita, si cita un pagamento di "due brente di vino Teroldego".

Indubbiamente più vicina alla leggenda è, invece, la tesi che vuole il nome derivato da Tiroler Cold, ''l'oro del Tirolo'', così come il vino veniva chiamato alla corte di Vienna.

Il Teroldego ebbe momenti splendidi durante la reggenza del cardinale Bernardo Clesio, all'epoca del famoso Concilio di Trento. Il Teroldego era chiamato il ''vin dei Siori'' ovvero il vino dei Signori.

La vite è una varietà unica al mondo e ha la caratteristica di crescere e dare i suoi frutti migliori solo nella Piana o Campo Rotaliano. Se, infatti, viene messa a dimora in altre zone, pur con lo stesso sistema di impianto, di cure colturali, di irrigazione, produce risultati deludenti e completamente diversi.
Fondamentale per le caratteristiche del vino è la composizione del terreno, formato dai detriti alluvionali del fiume Noce, e la particolare insolazione estiva, data dalle grandi pareti rocciose che, come specchi ustori, chiudono la Piana.
Il Teroldego è il vino ideale per l'invecchiamento, se ben conservato può esprimere al meglio le sue caratteristiche anche dopo 10 anni di cantina. Chi non lo conosce, deve provare a berlo!

sabato 13 novembre 2010

Le stanze dei giochi




Evento: Giochi di una volta

 
Con l’avvicinarsi del Natale, Villa Necchi Campiglio, proprietà del FAI a Milano, ospita la terza edizione della mostra-mercato dedicata ai giocattoli “della tradizione” realizzati in materiali naturali dagli ospiti della Comunità Cenacolo, una nota realtà che si occupa di aiutare giovani in difficoltà.
Un vero e proprio viaggio nei ricordi di gioco più belli che continuano a far divertire i bambini.

Ecco allora introvabili cavallini a dondolo, carretti, piste per macchinine e trenini, mobili per la camera dei bambini e per la casetta delle bambole, orsacchiotti e pupazzi con splendidi corredini realizzati a mano, carrozzine, teatrini delle marionette, il banco del mercato, quello del falegname e persino l’arca di Noè.

Animazione per bambini


Filo conduttore dell’edizione 2010: tre amatissime storie – “Le avventure di Pinocchio”, “Cappuccetto Rosso” e “Il Pifferaio Magico” – a cui si ispireranno spettacoli di burattini, animazioni e laboratori nonché intere linee di accessori.

Per il Natale


Immancabili i presepi, gli alberi di Natale e le decorazioni per la casa e per la tavola.

Inoltre...

•  consegne a domicilio in città

• “ospedale dei giocattoli” per piccole riparazioni

• deposito acquisti voluminosi.

• possibilità di pagamento con bancomat o carte di credito.

• panettone e pandoro per tutti.

Informazioni


Villa Necchi Campiglio
Milano • Via Mozart 14
T. 02 7634 0121
fainecchi@fondoambiente.it


Orari


La mostra sarà aperta al pubblico dalle ore 10 alle ore 18. Ultimo ingresso ore 17.30.

Servizi per il pubblico

Caffetteria e punto ristoro


“Caffetteria Villa Necchi Campiglio”. Per l’occasione, baby menu per bambini.
Per informazioni 02 7602 0873.

Parcheggi

A pagamento in via Mozart e nelle immediate vicinanze.

Come arrivare

In auto

San Babila – Porta Venezia.

In metropolitana

Linea 1 fermata Palestro o San Babila: 5 min a piedi

In autobus

Linea 54 – 61 – 94: fermata San Damiano - Monforte

giovedì 11 novembre 2010

Porte chiuse, luci accese sulla Cultura


 
Venerdì 12 novembre musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali chiuderanno in segno di protesta contro la manovra di stabilizzazione finanziaria prevista dal Governo e i suoi effetti nefasti sulla cultura italiana.
All'iniziativa aderisce anche il FAI, che chiuderà i suoi Beni in tutta Italia.

“Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza”. Non lasciano spazio ai dubbi le parole con le quali il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, spiega la decisione del FAI di aderire a “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura” l'iniziativa promossa da Federculture e ANCI (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) per protestare contro l'ultima manovra varata dal Governo:
il dl 78/2010 convertito in legge 122/2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.


Le coseguenze nefaste della legge in questione non si limitano ai tagli alla cultura, che sono comunque consistenti: circa 280 milioni di euro tra tagli diretti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali, riduzioni a carico delle amministrazioni locali che potrebbero pesare sul settore per circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio. L'applicazione degli articoli contenuti nella manovra, si legge nel comunicato stampa dell'iniziativa, "disegnerà un quadro generale nel quale l'intervento pubblico dovrà fare totalmente marcia indietro, rinunciando di fatto alla possibilità di attuare politiche culturali, sia a livello nazionale che regionale e locale".

Ecco quello che ci aspetta:


le amministrazioni pubbliche non potranno spendere per l'organizzazione di mostre più del 20% di quanto speso nel 2009. Ciò equivale a un taglio dell'80% delle risorse disponibili;

gli organi di amministrazione e quelli di controllo di tutti gli enti pubblici e gli organismi pubblici non potranno avere più di cinque componenti . Ciò ostacola gravemente la partecipazione dei privati stessi alla gestione e al finanziamento delle aziende culturali;

i Comuni sotto i 30mila abitanti sono obbligati a sciogliere le società da loro stessi costituite.

"Una vera mannaia - si legge nel comunicato stampa delle associazioni - che si abbatterà indiscriminatamente su musei, teatri, biblioteche, colpendo anche quelle realtà virtuose che sono state l'elemento di maggiore innovazione e modernizzazione degli ultimi anni nei servizi resi ai cittadini e al territorio e riconosciute anche a livello internazionale". Ma non solo: alcune norme potrebbero ledere le prerogative di auotonomia degli enti territoriali e delle società private che gestiscono i servizi pubblici culturali così come garantite dalla Costituzione.

A tutto ciò si aggiunge infine la precaria situazione in cui da anni versa il nostro Paese in ambito culturale: il prossimo anno il MiBAC avrà un budget di soli 1,5 miliardi di euro, pari allo 0,21% del bilancio statale, quantificabile in una spesa procapite per la cultura dei cittadini italiani di 25 euro.

martedì 9 novembre 2010

Amarcord: I ragazzi di Via Venini

Ogni volta che mio figlio maggiore ritorna a Milano, non viene subito a casa mia, ma và direttamente a trovare i vecchi amici della fanciullezza in Via Venini.


Perchè? Ve lo spiego subito!

Siamo a Milano negli anni Settanta. E' il periodo delle contestazioni studentesche e lotte operaie.
Da Piazzale Loreto partono tutti i cortei, soprattutto al sabato, per arrivare a Piazza Duomo.

In una via parallela a Corso Buenos Aires, ovvero la Via Venini, che parte da Piazzale Caiazzo ed arriva fino a via Popoli Uniti, esiste una delle poche isole felice dove sono nati, e alcuni ci vivono ancora, i cosidetti ''ragazzi della Via Venini''.

Il gruppo di ragazzini, che abita in quattro palazzine diverse ma con il ''Cortile ed il Giardino'' in comune, si incontrano lì ogni pomeriggio e giocano insieme,  fino a quando il portiere dello stabile, ''il Signor Marcon'' chiude la portineria e grida di tornare nelle proprie case.
Quando diventano adolescenti e liceali, si riuniscono anche la sera tardi, soprattutto in primavera/estate, attorno al ''trespolo'' ovvero sui ferri delle balconate che delimitano l'entrata dei garages e cantine, raccontandosi i vari problemi quotidiani.



Il gruppo si muove tra primi amori, gelosie, invidie, rivalità, bocciature, per poi entrare in contatto con tematiche più adulte come: la droga, l’aborto, l’usura, lo sfruttamento degli extracomunitari, la violenza negli stadi, ed altre problematiche di quel periodo.
Nonostante alcuni abbiano dei soprannomi, i “ragazzi della Via Venini” sono giovani normali, la maggior parte appartenenti alla media borghesia, privi di hobby particolari, che si esprimono in gergo giovanile e fanno gruppo compatto quando c’è da aiutare un amico.
Anche se sono passati ormai diversi anni, ricordo bene i nomi di questi ragazzi, perchè li ho visti nascere,  sono quasi tutti sposati e sono diventati dei professionisti, (managers, ingegneri, avvocati, medici, commercialisti) ma sono rimasti ancora molto uniti. Alcuni nomi che ricordo sono:

Pierluigi detto Pigi, Andrea detto Boccia, Luigi  e Giacomo suo fratello, Giansalvo detto Giansi, Marco detto Sì Bè, i due fratelli Ezio e Umberto, Daniele, Roberto detto Roby e le sorelle, Federico, Sara, Simona, ed altri.

Ricordo anche con affetto i loro genitori, che li incontravo, soprattutto al Sabato, nel ''Cortile'' o davanti la Scuola.

Bè, ormai son passati più di quindici anni, ma il ricordo è ancora vivo!
Per questo non dico niente a mio figlio se, prima di venire da me,  passa dalla ormai famosa Via Venini.

giovedì 4 novembre 2010

Vita quotidiana nei Canali di Venezia

Quest'estate, passeggiando per i Canali di Venezia soprattutto quelli poco frequentati dai turisti, ho scoperto che esiste una vita segreta e sconosciuta tra i gondolieri.




Venezia è famosa per i suoi Canali, tanto che ogni città del mondo con anche un piccolo sistema di canali, viene chiamata piccola Venezia o Venezia del nord, ecc.
Il Canale è un elemento essenziale della viabilità acquea di Venezia e della sua Laguna.
Il termine canale viene usato nell'ambito del Centro Storico per indicare le vie acquee che per ampiezza, lunghezza e densità di traffico sostenuto, costituiscono le vere e proprie dorsali del sistema di navigazione interno alla città.

Il Canal Grande, conosciuto in tutto il mondo, attraversa tutto il cuore della città da ovest ad est separandola in due, e termina nel Bacino di San Marco.

Se si desidera camminare per le vie di Venezia si possono utilizzare i Vaporetti messi a dispozione l’ Actv, l’azienda che si occupa del trasporto pubblico.
Ma le imbarcazioni per antonomasia, più adatte al trasporto di persone e cose in una città come Venezia, sono sempre state le gondole.
Le gondole che scivolano lungo il Canal Grande sono parte integrante della storia di Venezia. Incarnano un legame con il passato che conferma quanto Venezia, nel Duemiladieci, cerchi di non tradire la sua identità.




L'arte del gondoliere si tramanda di padre in figlio e sarà così fino a quando esisterà Venezia.
Adesso qualcosa  però è mutato. Infatti ad agosto, una mamma di 24 anni, figlia di un gondoliere, è la prima donna gondoliere  nella storia di Venezia, ed ha infranto un tabù che durava 900 anni tra i 425 gondolieri veneziani.

La corporazione dei gondolieri è stata sempre governata da uno statuto, detto Mariègola, in cui si stabilivano i doveri degli appartenenti.
Dagli atti della corporazione è possibile desumere una serie di interessanti notizie, sia tecniche che economiche. Ad esempio è documentato che alla metà del Settecento le gondole a Venezia fossero all'incirca millecinquecento.

Questa imbarcazione è attualmente usata soprattutto a scopi turistici, ma anche per cerimonie come matrimoni e funerali, nonché come traghetto per trasportare le persone o cose da una riva all'altra del Canal Grande. Per quest'ultimo compito vengono utilizzati i cosiddetti gondolòni o barchette, particolarmente capienti e mossi da due rematori, uno a poppa e l'altro a prua.
L'usanza è assai antica (i primi documenti che regolamentano il funzionamento dei traghetti risalgono alla metà del Trecento) e i luoghi di transito come la Ca' Rezzonico o la Ca' d'Oro sono segnalati dal nome delle calli (Calle del traghetto).
Sono questi i gondolieri che vivono la Venezia legata alla quotidianità, perchè sono soprattutto i Veneziani i loro fedelissimi utenti.

Venezia seduce anche per questi segreti e non solo per i palazzi e le opere d'arte visibili.  
E' stata un'esperienza memorabile conoscere in tal senso la città.

venerdì 29 ottobre 2010

Difendi con il FAI l'Italia del tuo cuore!


Dal 4 al 31 ottobre invia un SMS al 45504 per sostenere la campagna nazionale di raccolta fondi del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) “Difendi l'Italia del tuo cuore”! Oppure dona 5 o 10 euro con una chiamata da rete fissa Telecom Italia e attraverso le opportunità offerte dai numerosi partner.

“L’Italia è il Paese più bello del mondo”. Quante volte abbiamo sentito urlare al mondo questa frase da persone e in occasioni diverse? Eppure ogni giorno assistiamo a esempi clamorosi di speculazione edilizia, abusivismo edilizio, tagli ai fondi destinati alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, casi di cementificazione selvaggia, e molto altro ancora.

E questo me lo chiami amore?

Dimostra nel concreto di amare il tuo Paese, sostieni la nostra campagna nazionale di raccolta fondi.
Difendi insieme a noi l’Italia del tuo cuore.
Dal 4 al 31 ottobre 2010 invia un SMS del valore di 2 euro al numero:

45504
da ogni cellulare personale Tim, Vodafone, Wind e 3, oppure chiama da rete fissa Telecom Italia per donare 5 o 10 euro, o ancora fai una donazione direttamente online con carta di credito.
Inoltre, puoi sostenere il FAI attraverso le numerose opportunità offerte dai partner che hanno deciso di sostenere il FAI: Supermercati Iper, negozi Leroy Merlin e Alberghi Accor.



I fondi raccolti saranno destinati a rendere possibile la continuità della tutela e della difesa da parte del FAI del paesaggio italiano e, in particolare, lo sviluppo e la realizzazione di quattro progetti: Punta Don Diego a Palau nel nord della Sardegna; Torre Campatelli a San Gimignano; la Baia di Ieranto a Massa Lubrense (Napoli); Villa Fogazzaro Roi a Oria, Valsolda (Como).

Con i fondi raccolti via SMS con la campagna dello scorso anno, il FAI ha dato il via al recupero del Bosco di San Francesco ad Assisi, dove sono già iniziati importanti lavori di restauro e di valorizzazione che devono essere portati a termine. Attraverso la raccolta fondi lanciata dal FAI per l'emergenza dell'Aquila, invece, la Fondazione ha aperto nella città abruzzese il primo cantiere di restauro del centro storico: si tratta del progetto di recupero del monumento-simbolo della città, la Fontana delle 99 Cannelle, nato dalla convinzione che L'Aquila era e deve tornare a essere una città meravigliosa con la sua storia e i suoi monumenti.

mercoledì 27 ottobre 2010

Perchè in Italia si verificano forti perturbazioni.


L'altra sera sono stato al Circolo della Stampa per ascoltare una conferenza sulla meteorologia.
Il relatore ha parlato soprattutto delle ultime perturbazioni avvenute in Italia.

L'Italia, come gran parte del Continente Europeo, -  raccontava  - si trova alle medie latitudini.
Infatti il 45° parallello, che rappresenta il punto medio tra l'Equatore e il Polo Nord, passa più o meno da Torino e da Piacenza.
Si tratta di un particolare fondamentale dal punto di vista metereologico. In ogni emisfero si distinguono infatti
tre grandi zone, dette ''celle'', con caratteristiche climatiche simili.
La più settentrionale è la cella polare che si estende dal Polo a circa 60 gradi di latitudine nord, seguita dalla cella a media latitudine che va da 30 a 60 gradi, mentre la più meridionale è la cella tropicale che si estende dall'Equatore fino a 30 gradi Nord.
Le medie latitudini sono una sorta di terra di mezzo tra l'aria fredda e l'aria calda equatoriale e tropicale.

E' il contrasto tra queste masse d'aria a generare le perturbazioni che interessano il nostro continente.
Nel periodo estivo, in particolare, l'aria tropicale, riesce a raggiungere latitudini più elevate, coinvolgendo il Mediterraneo e l'Italia.

Serata interessante!

lunedì 25 ottobre 2010

Un meraviglioso ricordo del Sud

L'altra sera sono andato al cinema a vedere un film divertente 'Benvenuti al Sud' con  Claudio Bisio e Angela Finocchiaro. Mi è sembrato di rivivere alcune scene, soprattutto riguardo la bontà, l'affetto degli amici e l'ospitalità della gente del Sud.

Anni fà, all'inizio di Settembre, sono stato invitato da amici pugliesi a partecipare alle feste dedicate alla Madonna di Costantinopoli ad Acquaviva delle Fonti, comune che si trova a pochi chilometri da Bari.
L'affascinante cittadina deve il suo nome alla grande falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo.

Nella mia mente avevo pianificato tutto, ovvero arrivare all'aereoporto, affittare l'auto e andare in hotel.
Niente di tutto questo! Gli amici sono venuti in aereoporto in auto e mi hanno ospitato a casa loro.
Poi hanno organizzato la visita alla città.
I monumenti che mi hanno impressionato per la loro bellezza, oltre al resto, sono stati:

La Cattedrale di Sant'Eustachio, edificata nel XII secolo dal feudatario normanno Serguglione, fu ristrutturata ed espansa intorno alla seconda metà del Cinquecento dal conte Alberto Acquaviva d'Aragona e conserva oggi lo stile rinascimentale. Le decorazioni all'interno sono state eseguite nell'Ottocento.



Il Palazzo de Mari-Alberotanza, costruito dal principe Carlo de Mari alla fine del XVII secolo, inglobando un torrione del ex castello normanno, Il monumentale palazzo fu opera dell'architetto genovese Riccobuono. Presenta sulla facciata principale una triplice balconata balaustrata sul grandioso portale d'ingresso di gusto napoletano. Particolare successione di maschere apotropaiche sotto il cornicione,presenta una corte interna con loggiato al primo piano e stemma araldico dei principi de Mari. Presenta oltre cento ambienti interni. Il palazzo passò nel secolo XIX a D.Sante Alberotanza, nobile di Mola di Bari.


Infine siamo andati in centro città per partecipare alla festa patronale della Madonna di Costantinopoli.

Già nella domenica della settimana precedente, l'Immagine della Vergine viene portata in processione nelle sette parrocchie di Acquaviva (peregrinatio Mariae).  Dopo queste celebrazioni, vi è il rito dell'Intronizzazione. Il martedì mattina si celebra in piazza il solenne pontificale, al termine del quale il sindaco consegna le chiavi della città nelle mani della Protettrice, e la sera l'immagine della Madonna viene portata in processione. La festa religiosa si conclude il mercoledì sera, quando la Madonna esce nuovamente dalla Cattedrale per realizzare la processione di saluto intorno a piazza Vittorio Emanuele II.



Invece, la festa civile ha inizio il sabato sera, con l'annuncio dell'araldo che, cavalcando per le vie principali della città, avvisa la popolazione dell'arrivo della icona della Vergine che avverrà l'indomani.
Sempre la domenica sera si svolge il corteo storico che rievoca l'ingresso del Quadro così come tramandato dalle leggende (si narra che l'icona provenga da Costantinopoli e che, giunta a Bari via mare, sia stata portata ad Acquaviva su un carro trainato da buoi); del corteo fanno parte i feudatari, i nobili e i religiosi, le danzatrici e i buffoni di corte, i mercanti e i contadini. Il corteo si conclude in piazza con una lussuosa festa di corte. Al culmine della festa, secondo una tradizione risalente al 1848, avviene il lancio del pallone aerostatico, pesante circa un quintale e alto 21 metri. A mezzanotte infine i fuochi d'artificio.

Se capita, vi consiglio di andare, perchè a me è rimasto un meraviglioso ricordo del Sud.

sabato 23 ottobre 2010

Cosa preferite?


Preferite andare sulla luna con questa capsula spaziale




oppure rimanere sulla terra e mangiare tanti cannoli siciliani?





Per me è un vero dilemma!

giovedì 21 ottobre 2010

I libri stampati prima del XVI Secolo

Vi voglio parlare di un campo inesplorato della Tipografia, perchè ho visitato per caso una mostra dedicata ai libri antichi, esposti nella Biblioteca Civica di Riva del Garda.
Ho scoperto che un libro stampato prima del 1° gennaio 1500 viene chiamato ''Incunabolo''.
Con questo termine si definisce convenzionalmente un documento stampato con la tecnologia dei caratteri mobili e realizzato tra la metà del XV secolo e l'anno 1500 . A volte è detto anche quattrocentina.

Secondo alcuni studiosi, soprattutto di area anglosassone, la definizione di incunabolo, che deriva dal latino incunabulum (plurale incunabula) e significa "in culla", può essere estesa anche ad edizioni realizzate nei primi vent'anni del Cinquecento, in quanto fino a quel limite cronologico i libri presentano delle caratteristiche comuni con quelli stampati nel XV secolo. Da questo periodo in poi le opere a stampa vengono dette cinquecentine.

Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma solo una indicazione spesso approssimativa, che riporta il nome dell'autore dell'opera e un titolo nell'incipit.
Il primo frontespizio compare in Italia nel 1476. Le note tipografiche, cioè le indicazioni sulle responsabilità dello stampatore, quando presenti, sono riportate nel ''colophon'' (descrizione all'inizio o alla fine del libro).
Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano ad imitare l'aspetto dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue.

Gli incunaboli sono quindi i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità proto-industriali, ma circa 10.000 dei 50.000 testi noti sono costituiti da fogli sciolti, in quanto la nuova tecnologia permetteva di realizzare anche bandi, proclami, lettere di indulgenza, modulistica, etc.

Al mondo vi sono circa 450.000 incunaboli (di molti testi esistono svariate copie) e di questi circa 100.000 si trovano in Italia. Sono considerati prodotti molto preziosi e conservati in musei e biblioteche specialistiche. Al tempo degli incunaboli operavano  molte stamperie nelle varie città italiane, tra cui Venezia, Mantova, Brescia e Riva del Garda,di cui moltissime erano ebraiche.



L'argomento dei libri è prevalentemente di carattere religioso. L'incunabolo più antico è la Bibbia di Gutenberg, in latino, così chiamata perché stampata da Johann Gutenberg tra il 1452 e il 1455.

lunedì 18 ottobre 2010

Ottobre: semplici riflessioni!



Ottobre è il mese che preferisco, dico sul serio. Perchè a Ottobre si ricomincia, si resetta tutto a zero e si riparte. Davvero, lo percepisco ancor di più rispetto a inizio anno! Può essere che sia una sensazione rimasta dai miei trascorsi scolastici (la scuola iniziava il primo giorno di ottobre), chissà!

Resta il fatto che Milano a Ottobre è spendida per il clima non troppo caldo ma nemmeno freddo, le tante belle giornate di sole e il tanto fermento per la moda o altri eventi.


Mi piace, appena posso, andare fuori città, al lago o nei boschi a cercare castagne. Mi piace andarci in auto camminando davvero piano (poi mi fermo e la parcheggio). Mi viene istintivo, forse perchè presto maggiore attenzione ai colori, alle case, al verde e a tutto ciò che incrocio.



Se trovo uno scorcio interessante prendo appunti in qualche angolo remoto della mia mente e mi riprometto di andarlo a visitare al più presto. A volte ricapito in quel luogo dopo anni, ma guarda caso, sempre a Ottobre.
Dopotutto come dare torto al mio subconscio?

Ottobre è il mese delle scommesse, della voglia di cambiamento e novità. Per capirci qualcosa del tipo mettersi a dieta, andare a letto presto o smettere di fumare, come ho fatto io ad Ottobre di alcuni anni fà.

Ecco, qualcosa del genere!

venerdì 15 ottobre 2010

SEMPLICI SORRISI

Vi propongo  tre semplici barzellette che mi hanno raccontato, almeno per sorridere un pò insieme:


La minestra


- Questa minestra è una schifezza! – esclama lui a tavola, al colmo di un litigio con la moglie.
Al che lei, infuriata, prende la fondina e gliela rovescia in testa.

- E adesso che altro hai da dire? – gli grida

E lui, impassibile:

- Che oltre a fare schifo è anche fredda!


Prevenzione a Roma

- Senta, qui lei non può parcheggiare – dice il vigile all’automobilista.

- Come no? Ho il contrassegno: sono un residente!

- Ma oggi qui, residente o no, lei non può parcheggiare: sta per passare un corteo di auto che

provengono da Montecitorio…


- Oh, la ringrazio per la preoccupazione, ma ho un antifurto talmente sicuro…!



Una storiellina

Sul pullman diretto in una grande metropoli, un giovane venuto dalla campagna aveva un’aria spaurita e ansiosa. Un altro giovanotto, che era seduto di fronte a lui, gli chiese come mai apparisse tanto preoccupato.

- Eh sai – rispose quello – Mi tocca andare a lavorare in città, e ho una grande paura! Io non ci sono mai stato, ma dicono che lì ci sia tanta delinquenza: furti, rapine…

- Ma no, sono tutte esagerazioni! – rispose l’altro – Io vivo in città da quando sono nato, lavoro lì    
  e non ho mai avuto nessun problema!

Il ragazzo di campagna sospirò di sollievo:

- Davvero? Beh, mi sento molto più rassicurato… Scusa, ma tu che lavoro fai?

- Sono mitragliere di scorta sul furgone blindato di un panettiere…

martedì 12 ottobre 2010

La doppia identità

La settimana scorsa sono stato ancora alcuni giorni a Venezia perchè Domenica è stata battezzata la mia nipotina Sofia nella Chiesa del Redentore alla Giudecca.
Avendo bisogno di un medico per farmi prescrivere una ricetta di un farmaco, mi hanno consigliato di andare dal medico dei turisti. In sala d'attesa alcuni pazienti raccontavano che ''il dottore'' era il loro medico di famiglia, bravo ma di colore nero ed 'extracomunitario'.



Appena entrato nello studio del medico (ero l'ultimo), vedo un bel faccione nero, bonario e sorridente, incorniciato da una barba quasi bianca e da capelli crespi brizzolati, un fisico massiccio tipico di chi ama le lasagne e la polenta.
Ho chiesto cortesemente di farmi una ricetta del farmaco, dicendogli che, essendo turista, appartenevo ad un'altra ASL. Il medico, vedendo che dopo di me non c'era nessuno, mi ha pregato di sedermi  per chiedere alcune notizie e da quale regione venivo. Dopo i soliti convenevoli, mi ha raccontato anche la sua storia.

''E' da 30 anni che sono in Italia e quando indosso il camice bianco sono 'il sior dotor', ma quando sono fuori dall'Ospedale dove lavoro, o dal mio studio, sono un 'negro'.
Il mio dramma è vivere questa doppia identità''.


Poi  ha delle storie comiche da raccontarmi. Comiche  perchè lui ha imparato a sorriderne, anche se sarebbero tristi. Come quella volta che il vecchio parroco era ammalato aveva chiamato il medico e quando
lui aveva suonato al portone della canonica, la perpetua si era affacciata alla finestra e vedendo un nero gli aveva detto quasi arrabbiata: ''Per l'elemosina devi rivolgerti alla Caritas che è 50 metri più avanti''.
''L'ironia è l'arma più innocente che si possa usare per mettersi in rapporto con gli altri'', dice il medico, ''e naturalmente l'autoironia, perchè se prendi in giro solo gli altri, si offendono''.

Dopo la lunga e amichevole conversazione, me ne sono andato ringraziandolo e promettendogli che la prossima volta che passo da Venezia, andrò volentieri a trovarlo.
Da questi racconti emerge, secondo me, uno spaccato della storia recente dell'immigrazione in Italia che sta a metà strada tra imbarazzo e razzismo, anche se ero a Venezia, città cosmopolita! 
Ne sono rimasto veramente scosso!