mercoledì 3 marzo 2010

Il vino degli Imperatori: Il Falerno

Nessun vino gode del privilegio del Falerno nella mitologia, enologica e non. Basti considerare che per secoli il suo nome e quello di Bacco furono intercambiabili, utilizzati tanto per identificare il vino che il Dio pagano.

La favola racconta che il dio Bacco, proprio sulle falde del monte Massico, vicino a Mondragone e precisamente a Falciano (nell'attuale prov. di Caserta), comparve sotto mentite spoglie ad un vecchio agricoltore di nome Falerno, il quale, nonostante la sua umile condizione, lo accolse offrendogli tutto quanto aveva, latte, miele e frutta. Bacco, commosso, lo premio' trasformando quel latte in vino che Falerno bevve, addormentandosi subito dopo. Fu allora che Bacco trasformo' tutto il declivio del monte Massico in un florido vigneto, dando inizio alla storia più bella che mai un vino abbia potuto raccontare.

Il Falerno, infatti, è il vino cantato ed esaltato indistintamente da tutti i poeti della classicità romana, mentre gli storici ne annotano continuamente la presenza nei banchetti degli imperatori, come nelle provviste che seguivano eserciti e generali nelle grandi imprese espansionistiche dell'antica Roma.

Il poeta Valerio Marziale, dal 64 d.C. in Italia in cerca di fortuna, definiva il migliore vino ai suoi tempi conosciuto "...immortale Falernum...". In verità gran parte degli scrittori latini hanno tessuto le lodi di questo vino. E così Virgilio nelle Georgiche ammette che nessuno dei migliori vini da lui bevuti poteva competere con esso ''quid vinum Falerno?
Orazio stesso è costretto a scusarsi con i suoi commensali per non avere la possibilità di mescere vino proveniente dall'ubertoso 'ager Falernus'. Ma prima di tutti fu Catullo in epoca repubblicana a decantare questo vino.
Invece Cicerone, senza lasciarsi prendere dalla foga poetica, definisce il Falerno "...firmissimum, generosum ac praecipue bonitatis" (robustissimo, generoso e di precipua bontà). Ma l'elenco degli scrittori latini che hanno decantato il vino Falerno è lunghissimo.

I 'sommeliers' dell'epoca, gli 'haustores', al primo posto in verità vi posizionavano il Caecubus (prodotto nella zona di Latina), ma ben presto in seguito alle mutate condizioni climatiche non si produsse più, come ci informa Plinio il Vecchio, e d'allora rimase in auge solo l'ardente Falerno.

La "nascita" del vino Falerno può essere fissata negli ultimi anni del III secolo a.C. Solo però nella seconda metà del II secolo a.C. quando i romani, ormai padroni del Mediterraneo e definitivamente sconfitta Cartagine, seppero mettere insieme tecniche enologiche all'avanguardia avendo anche la possibilità di piazzare il prodotto sui ricchi mercati mediterranei, il vino Falerno assurge a prodotto di qualità. Le testimonianze, che ci hanno fatto scoprire la grande diffusione del vino Falerno, sono le anfore romane le quali tra la fine del II e gli inizi del II secolo iniziarono ad essere prodotte in questo territorio. Di esse si trovano testimonianze anche in Gallia, in Spagna, a Cartagine oltre che, naturalmente, in tantissimi siti dell'Italia compresa Roma.

Le navi che partivano dal porto della colonia di Minturno, imbarcate migliaia di anfore, per mesi navigavano nel Mare Nostrum approdando sulle coste dei principali scali commerciali per scaricare la pregiata bevanda. Tale fu la fama del vino Falerno che esso divenne ben presto un segno di distinzione sociale e non deve meravigliarci quindi la famosa iscrizione funeraria di Domitius Primus in cui egli si vanta, tra le altre cose, di aver sempre bevuto nella sua vita vino Falerno.
Con la decadenza dell'Impero Romano, si affievoliscono le testimonianze relative a questo vino, anche se lo si ritrova costantemente citato nei momenti di splendore, magari momentaneo, della storia di Napoli.

La rinascita produttiva di questo vino, comunque, coincide con l'avvento dei Borboni a Napoli e con gli imponenti lavori di bonifica e rilancio di tutta l'agricoltura campana, anche se, inspiegabilmente, ben pochi produttori seppero approfittare commercialmente del grande fascino storico e mitologico del nome Falerno.

Solo i tempi recentissimi si è sviluppata tra i produttori della zona una sensibilità maggiore nei confronti di questo vino.
I veri intenditori di Falerno erano in grado di distinguerne ben tre varietà: la più rinomata era il Faustianum, prodotto sulla media collina corrispondente agli attuali territori del comune di Falciano del Massico; quello di alta collina, il Caucinum; mentre il vino di pianura aveva semplicemente l'appellativo più generico di Falerno.
Già i Romani avevano capito che un vino pregiato era frutto del clima e del vitigno, ovvero l'Aglianico, che poteva invecchiare adeguatamente per più di 4-5 anni.

1 commento:

Stefano ha detto...

Grazie Riccardo per essere passato dal mio blog.
Ciao Stefano