lunedì 17 maggio 2010

Beat generation.....cos'era?

La Beat generation fu un movimento artistico, poetico e letterario sviluppatosi dal secondo dopoguerra a fine anni cinquanta, negli Stati Uniti e poi negli anni '60 in Europa.

Beat è un termine che assume molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat come beatitudine (Beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall'alcol, dall'incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ciò che la mente racchiude. Beat come battuto, sconfitto in partenza. La sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili.

Beat come richiamo alla vita libera e alla consapevolezza dell'istante. Beat come ribellione. Beat come battito. Beat come ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Il jazz di Frisco, frenetico, sudato, vissuto e catartico; la poesia di Carlo Marx declamata fino a tarda notte e i versi sconnessi di Mexico City Blues o della poesia "Mare suoni dell'Oceano Pacifico a Big Sur" che fa da appendice a "Big Sur" di Kerouac. Beat è la scoperta di sé stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Beat non è politica però, nonostante molti movimenti abbiano origine da questa fonte. Beat non è religione, nonostante sia forte la componente religiosa in questo gruppo. Beat è libertà di essere sconfitti, ma molto più probabilmente beat è uno dei tanti termini che non ha un vero significato semantico, ma più un significato mistico, insito nell'anima battuta, beata, ritmata, ribelle di quella generazione.
Come molti altri fenomeni sociali e culturali, in Italia quello beat è giunto solo in maniera marginale, sebbene i grandi scrittori americani visitassero la nostra penisola, alcuni per trovarvi ispirazione, altri invitati a rassegne come lo Spoleto Festival del 1965.

È stata Fernanda Pivano, con le sue traduzioni, a trasferire in Italia la Beat generation.



Con Fernanda Pivano l'atto del tradurre le opere straniere diviene un atto di creazione e non di pura riproduzione
Tra i poeti beat italiani ricordiamo Gianni Milano, attualmente ancora in attività.

Diverso è invece il discorso dal punto di vista musicale: il beat in Italia scatenò un fiorire di complessi (di cui l'Equipe 84, i Dik Dik, i Corvi, i Camaleonti sono solo alcuni tra gli esponenti), di solisti (Riki Maiocchi, Gian Pieretti, Patty Pravo, Caterina Caselli ed altri) e di case discografiche, portò alla nascita di riviste musicali nate espressamente per i giovani (Ciao amici, Giovani, Big), di locali dedicati espressamente alla musica beat (il Piper Club di Roma è il più noto, ma ne nacquero in ogni città, a Torino ad esempio il La Perla), di concorsi musicali legati al beat (il più noto di tutti fu il Rapallo Davoli) ed al diffondersi in ogni città d'Italia di punti di aggregazione per i capelloni (tra cui, ad esempio, piazza Navona a Roma o piazza Castello a Torino).

In conclusione per me i veri iniziatori e maestri indiscussi della beat generation sono stati prima i celeberrimi Beatles e poi i Rolling Stones, soprattutto agli albori della loro carriera erano definiti ''gruppi beat''. Infine è da ricordare Fabrizio De Andrè e la Scuola musicale genovese.

Cosa ne pensate? Siete d'accordo?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo. Bel post! (scusa non ho Blog)
Ciao,Paolo