mercoledì 6 ottobre 2010

Golf: La Ryder Cup in Italia?


La Ryder Cup in Italia, un'ipotesi suggestiva ma difficile da realizzare a breve termine: i successi dei fratelli Molinari stanno assicurando una nuova popolarità al golf, la Ryder Cup appena vinta, i praticanti in forte crescita ma per l'organizzazione di un trofeo che richiede strutture e investimenti multimilionari bisognerà attendere ancora. Questa l'opinione di Donato Di Ponziano, capo del settore tecnico della Fig e per la quarta volta nel board della Ryder, a proposito del «sogno» di Andrea Agnelli, che un giorno vorrebbe organizzare la sfida Usa-Europa a Torino. «In questo momento non c'è un golf club in Italia in grado di ospitare una simile manifestazione - le parole di Di Ponziano -. È un problema anche logistico: la Ryder di oggi è una delle manifestazioni sportive più seguite al mondo, che richiama un interesse planetario. Al Celtic Manor sono 45mila gli spettatori che ogni giorno varcano i cancelli. Poi bisogna trovare gli spazi per le varie strutture necessarie, l'hospitality, la sala stampa, il centro broadcasting».


Un piccolo grande villaggio attorno alle 18 buche. Ma non solo. Questione anche di soldi, tanti, necessari per l'organizzazione. Solo per avanzare la propria candidatura ogni comitato organizzatore deve presentare una fidejussione di 20 milioni di euro che vale come garanzia della solidità economica del progetto.
In Galles è stato costruito un campo ad hoc per la Ryder, il Twenty Ten appunto, e sono stati spesi oltre 30 milioni di euro in infrastrutture e per l'edificazione della nuova club-house. Investimenti che vengono ammortizzati dal turn-over prodotto dal torneo (circa 50 milioni tra diritti tv, biglietteria, merchandising, hospitality e sponsor) ma che comunque presuppongono una forte sinergia tra federazione nazionale, autorità politiche e mondo imprenditoriale.
«Perchè non pensare ad una Ryder italiana? D'altronde altri paesi in futuro la ospiteranno. L'edizione 2018 è contesa tra Spagna, Portogallo, Francia e Svezia. Ma c'è bisogno di tanto impegno e grossi investimenti. I successi dei Molinari hanno proiettato questo sport in una nuova dimensione (i praticanti in Italia hanno raggiunto i 100mila) e adesso c'è bisogno di un salto di qualità culturale per sfruttare il momento», la conclusione di Di Ponziano.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

I fratelli Molinari sono veramente bravi.
Ci sono anche giovani promesse come Manassero ed altri. Speriamo che questa competizione venga fatta in Italia.
Ciao, Paolo.

Adriano Maini ha detto...

Eh, sì, i tempi sono cambiati. Però, ricordo con nostalgia i tempi in cui alcuni miei amici facevano solo i caddies. Poi qualcuno ha proseguito come praticante.