giovedì 11 novembre 2010

Porte chiuse, luci accese sulla Cultura


 
Venerdì 12 novembre musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali chiuderanno in segno di protesta contro la manovra di stabilizzazione finanziaria prevista dal Governo e i suoi effetti nefasti sulla cultura italiana.
All'iniziativa aderisce anche il FAI, che chiuderà i suoi Beni in tutta Italia.

“Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza”. Non lasciano spazio ai dubbi le parole con le quali il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, spiega la decisione del FAI di aderire a “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura” l'iniziativa promossa da Federculture e ANCI (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) per protestare contro l'ultima manovra varata dal Governo:
il dl 78/2010 convertito in legge 122/2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.


Le coseguenze nefaste della legge in questione non si limitano ai tagli alla cultura, che sono comunque consistenti: circa 280 milioni di euro tra tagli diretti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali, riduzioni a carico delle amministrazioni locali che potrebbero pesare sul settore per circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio. L'applicazione degli articoli contenuti nella manovra, si legge nel comunicato stampa dell'iniziativa, "disegnerà un quadro generale nel quale l'intervento pubblico dovrà fare totalmente marcia indietro, rinunciando di fatto alla possibilità di attuare politiche culturali, sia a livello nazionale che regionale e locale".

Ecco quello che ci aspetta:


le amministrazioni pubbliche non potranno spendere per l'organizzazione di mostre più del 20% di quanto speso nel 2009. Ciò equivale a un taglio dell'80% delle risorse disponibili;

gli organi di amministrazione e quelli di controllo di tutti gli enti pubblici e gli organismi pubblici non potranno avere più di cinque componenti . Ciò ostacola gravemente la partecipazione dei privati stessi alla gestione e al finanziamento delle aziende culturali;

i Comuni sotto i 30mila abitanti sono obbligati a sciogliere le società da loro stessi costituite.

"Una vera mannaia - si legge nel comunicato stampa delle associazioni - che si abbatterà indiscriminatamente su musei, teatri, biblioteche, colpendo anche quelle realtà virtuose che sono state l'elemento di maggiore innovazione e modernizzazione degli ultimi anni nei servizi resi ai cittadini e al territorio e riconosciute anche a livello internazionale". Ma non solo: alcune norme potrebbero ledere le prerogative di auotonomia degli enti territoriali e delle società private che gestiscono i servizi pubblici culturali così come garantite dalla Costituzione.

A tutto ciò si aggiunge infine la precaria situazione in cui da anni versa il nostro Paese in ambito culturale: il prossimo anno il MiBAC avrà un budget di soli 1,5 miliardi di euro, pari allo 0,21% del bilancio statale, quantificabile in una spesa procapite per la cultura dei cittadini italiani di 25 euro.

3 commenti:

Goccia di Neve ha detto...

Ciao Stefano, posso sapere dove hai trovato queste informazioni? Mi piacerebbe saperne di più ecco.
Poi cosa intendi con "i Comuni sotto i 30mila abitanti sono obbligati a sciogliere le società da loro stessi costituite"? cosa si intende per società? E che cos'è il MiBAC?
Se avrai la pazienza di rispondermi te ne sarò davvero grata! Giulia

Stefano ha detto...

Carissima Giulia
Essendo io un volontario del FAI (Fondo Ambiente Italiano), queste informazioni sono state prese dal sito FAI e dalle dichiarazioni fatte dalla Presidente Sig.ra Ilaria Borletti Buitoni a Villa Necchi a Milano, quando si è formalmente incatenata al Cancello.
Ciao, Stefano

Goccia di Neve ha detto...

Grazie mille!