lunedì 31 maggio 2010

Semplici Sorrisi




Beata Innocenza


La Signorina Bea, organista della parrocchia, aveva ottant'anni e non si era mai sposata.

La apprezzavano tutti per la sua dolcezza e i modi gentili. In un pomeriggio di primavera il parroco andò a farle visita ed ella lo fece accomodare nel suo salotto in stile vittoriano, mentre gli preparava una tazza di te.


Seduto di fronte al vecchio organo, il giovane prelato notò che sopra vi era posata una ciotola di vetro piena d'acqua. Incredibilmente sulla superficie galleggiava... un preservativo!

Immaginate la sorpresa e la curiosità del povero prete! Poi rientrò la padrona di casa con te e pasticcini e cominciarono a chiacchierare.


Il parroco per un po' cercò di reprimere la sua curiosità riguardo la ciotola piena d'acqua e quello che ci galleggiava, ma ben presto non resistette più e chiese: "Signorina Bea, che cos'e quello?" indicando la ciotola."Ah, già", lei rispose "Non e meraviglioso? Stavo passeggiando in centro, lo scorso autunno e ho trovato una scatolina per terra.


Le istruzioni dicevano di metterlo sull'organo, tenerlo bagnato e avrebbe prevenuto le malattie. E sa una cosa? Per tutto l'inverno non ho avuto neanche un raffreddore''.



Sano Meridionalismo

Due concertisti, uno milanese e l'altro napoletano, si incontrano nella sala da té di un noto ristorante. Il milanese racconta: ''Ieri sera ho tenuto un concerto alla Scala, appena ho finito di suonare l'ultima nota, c'è stata un'ovazione generale, lanci di fiori sul palco, applausi, standing ovation...... Quello che mi ha fatto più piacere è che il sindaco Moratti è salita sul palco, mi ha stretto la mano e mi ha detto:
"Complimenti Lei ci ha commosso! Persino la Madonnina ha pianto!"

Il napoletano risponde:"Anch'io ho tenuto un concerto ieri sera in Vaticano, appena ho finito di suonare l'ultima nota, solita ovazione, lancio di fiori, applausi, standing ovation..... Ma quello che mi ha stupito è che si è aperta la porta in fondo ed è entrato Gesù, è salito sul palco, mi ha stretto la mano e ha detto:

"Complimenti! Tu si ca suone bbuono! No comme a chillu strunz 'e milanese ca' fatt' chiagnere a mammà!"

venerdì 28 maggio 2010

Il Palio di Legnano

Domenica 30 maggio si svolgerà a Legnano, città dove da alcuni anni abito, il Palio delle Contrade.


Il Palio di Legnano è l’insieme delle cerimonie che ricordano gli eventi del 29 maggio 1176, data storica in cui i Comuni, alleati nella Lega Lombarda, sconfissero le truppe imperiali di Federico I, detto il Barbarossa, nella famosa Battaglia di Legnano.

Già verso la fine del Medioevo si possono trovare tracce di commemorazioni simili, ma il Palio come lo conosciamo oggi, ha origini più vicine a noi. La sua prima edizione risale al 1932, anno in cui fu organizzata una sfilata in costume d’epoca e una gara ippica.
L’evento divenne ufficiale e passò alla storia, prima come Sagra del Carroccio, e dal 2006 in poi come Palio di Legnano.

Il Palio ippico delle Contrade è il momento più emozionante e spettacolare della Sagra.
E’ una corsa con fantini ingaggiati dalle otto contrade che cavalcano a pelo, come a Siena o ad Asti.



Un altro momento caratteristico della Sagra è rappresentato dal Corteo storico. Sono oltre un migliaio i figuranti che indossano costumi e oggetti dell’epoca. Le contrade nel corteo sono seguite dalla Compagnia della Morte comandata da Alberto da Giussano, che la leggenda vuole determinante per le sorti della Battaglia di Legnano.



Il corteo è chiuso dal Carroccio, il carro simbolo delle libertà comunali. Sul Carroccio, prima della battaglia, si recitava la Messa. Ancora oggi, nel giorno della disputa del Palio, viene officiata la Santa Messa , seguita dall’investitura dei Capitani delle Contrade, sotto il pennone del Carroccio, dove è posizionata la riproduzione della Croce lobata di Alberto D’Intimiano, Vescovo di Milano. La Croce spetta alla Contrada che si aggiudica la corsa ippica e che per un anno potrà custodirla nella propria chiesa.
Questa manifestazione è seguita oltre che dai Legnanesi e dalla Televisione, anche da tantissimi turisti provenienti da varie città italiane ed estere.

giovedì 27 maggio 2010

Il Planetario di Milano

Martedì scorso ho partecipato ad una conferenza sull'Astronomia dedicata alle stelle e agli astri, che si è svolta a Milano per gli 80 anni del Planetario.


Il Civico Planetario fu inaugurato il 20 maggio 1930. Donato il 10 luglio 1929 alla città di Milano da Ulrico Hoepli, si trattava del secondo Planetario costruito in Italia: nel 1928 era stato inaugurato quello di Roma, che ebbe però vita travagliata ed un'attività saltuaria; da parecchi anni è definitivamente chiuso.Fondatore dell'omonima casa editrice specializzata in pubblicazioni tecnico-scientifiche, l'attenzione di Hoepli per l'astronomia non era certo casuale od occasionale. Già da anni Hoepli pubblicava i lavori dell'Osservatorio Astronomico di Brera e nel 1929 aveva iniziato la pubblicazione delle opere del celebre astronomo Giovanni V.Schiaparelli.

L'edificio del Planetario fu progettato in stile neoclassico dall'architetto Piero Portaluppi (1888-1967), autore di alcuni importanti progetti nella Lombardia del tempo, e sorse in un'area dei giardini pubblici di Porta Venezia offerta dal Comune di Milano.La costruzione è a pianta ottagonale e ricorda il Pantheon di Roma. All'esterno, una scalinata, al termine della quale si innalzano quattro colonne che reggono un timpano, immette nell'atrio con la biglietteria e una piccola esposizione di meteoriti.

Dall'atrio si accede alla sala circolare di proiezione, con al centro lo strumento planetario, sormontata da una cupola semisferica. Le sedie girevoli per il pubblico, modello Tonet, risalgono in gran parte agli anni '30. Il conferenziere parla dalla postazione di comando alla sinistra dell'ingresso della sala.
L'intera superficie interna della cupola, rivestita da pannelli di alluminio forato, costituisce lo schermo di proiezione. I fori servono a migliorare la diffusione acustica. Il profilo dei pannelli intagliati alla base della cupola riproduce le sagome degli edifici all'orizzonte di Milano come apparivano negli anni '30 dai giardini di Porta Venezia.

L'edificio è attrezzato con uno strumento planetario Zeiss modello II, che proietta l'immagine del cielo stellato sullo schermo costituito dal rivestimento interno in tela dell'intera cupola. Nella sala circolare alla base della cupola, del diametro di quasi 20 metri, possono assistere alle proiezioni circa 320 persone.

Dal 1999 iniziò un'opera di potenziamento e aggiornamento del sistema multimediale che continua ancora oggi. Vennero installati nuovi computer, videoproiettori e altre attrezzature. L'Istituto commissionò inoltre la realizzazione di software di controllo del sistema multimediale sviluppato appositamente per le esigenze del Planetario. L'acquisizione più recente è un proiettore laser per effetti speciali.


Oggi il Planetario di Milano è il più grande esistente in Italia e quello con l'attività più intensa (oltre 100.000 presenze all'anno). Nei suoi ottant'anni di storia è stato visitato da un pubblico complessivo valutabile in circa 5 milioni di persone.
Se passate da Milano, è veramente interessante andare a visitarlo oppure per trascorrere una bella serata sotto le stelle!

martedì 25 maggio 2010

I LUOGHI DEL CUORE 2010

Torna il censimento del FAI per salvare i luoghi che ami!

Ormai prossimi al 150° anniversario dell'Unità Italiana, anche il FAI vuole celebrare la storia e le bellezze del nostro Paese con il lancio della quinta edizione di “I Luoghi del Cuore”, ispirata allo spirito e ai valori che animarono la spedizione garibaldina.


Quest'anno infatti, il censimento promosso dal FAI e da Intesa Sanpaolo chiede ai partecipanti di far conoscere attraverso la propria segnalazione, fino al 30 settembre 2010, quei luoghi inconfondibilmente italiani – noti o sconosciuti, potenzialmente a rischio o da restaurare, visitati o da valorizzare - che rappresentano il nostro Paese e lo raccontano; quei luoghi legati alla tradizione e alle radici che custodiscono la nostra identità, che esprimono l'immagine che l'Italia ha o che vorremmo avesse nel mondo.

Un borgo, un oliveto, una pieve dimenticata, una spiaggia da preservare, un'antica dimora da valorizzare. Ma anche piccoli monumenti spesso meno noti, che rivestono però un'importanza fondamentale nella storia e nella vita di una comunità, che mostrano l'Italia più preziosa con il suo spettacolo unico di cultura, arte e natura.

Alcuni noti personaggi hanno già fatto le loro segnalazioni: la Villa reale di Monza per la Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni; il Parco del Ticino per la Presidente Onoraria FAI, Giulia Maria Crespi; la Chiesa di San Michele in Insula a Trino (VC) per l'étoile Roberto Bolle; il Palatino di Roma per il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini; le Isole Tremiti per Lucio Dalla, la Chiesa del Convento a Giarre (CT) per Franco Battiato; la Cappella delle Brunate in località La Morra (CN) per Paolo Conte.

Segnala uno o più luoghi italiani che vuoi fare conoscere e amare, aiutaci a intervenire concretamente per tutelarli.
Per unire l'Italia ci sono voluti mille uomini.

Per salvarla basti tu!

domenica 23 maggio 2010

INTER Campione d'Europa dopo 45 anni


La finale Champions tra Bayern ed Inter è stata vinta da quest'ultima per 2-0



Complimenti grande Inter!

venerdì 21 maggio 2010

Fragole al Marsala


Preparate in questo week-end delle Fragole al Marsala da conservare e mangiarle quando ne avete voglia.

Ingredienti:

1 kg di fragoline di bosco, 250 g di zucchero, 1/2 bottiglia di Marsala

Procedimento:
Versate in una terrina il marsala e immergetevi le fragoline lavate delicatamente e private del picciolo. Dopo mezzora sgocciolatele e disponetele a strati in un barattolo intervallando ogni strato con un altro di zucchero fino all’esaurimento degli ingredienti.
Alla fine, versate altro marsala in modo che ricopra bene la frutta. Chiudete il barattolo ermeticamente e tenetelo in luogo buio e fresco per almeno un mese.

Servite le fragoline in bicchieri larghi e bassi con il loro vino profumato. Se farà caldo aggiungete qualche cubetto di ghiaccio.

Ricordate che, così preparate, le fragoline non si conservano a lungo: in tal caso diventano troppo morbide, addirittura molli, e perdono parte del colore e del sapore.

mercoledì 19 maggio 2010

Sapete cos'è?

Passando per Corso Vittorio Emanuele a Milano, ho visto in un angolo, vicino ai Magazzini della Rinascente, questa tavola apparecchiata con un buco centrale al posto del piatto, ma completamente pronta per sedersi e mangiare.
Incuriosito mi avvicino e scopro che non era una semplice tavola imbandita.



Sapete cos'è? E' un bidone dei rifiuti trasformato in un tavolo per il pranzo.

La scritta è: ''Per migliaia di persone i pasti si trovano quì''.

Purtroppo non sono riuscito a capire l'autore di questa provocazione (c'era tanta gente), ma la trovo molto interessante ed originale. Con i tempi che corrono, forse qualcuno capirà il messaggio!

lunedì 17 maggio 2010

Beat generation.....cos'era?

La Beat generation fu un movimento artistico, poetico e letterario sviluppatosi dal secondo dopoguerra a fine anni cinquanta, negli Stati Uniti e poi negli anni '60 in Europa.

Beat è un termine che assume molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat come beatitudine (Beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall'alcol, dall'incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ciò che la mente racchiude. Beat come battuto, sconfitto in partenza. La sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili.

Beat come richiamo alla vita libera e alla consapevolezza dell'istante. Beat come ribellione. Beat come battito. Beat come ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Il jazz di Frisco, frenetico, sudato, vissuto e catartico; la poesia di Carlo Marx declamata fino a tarda notte e i versi sconnessi di Mexico City Blues o della poesia "Mare suoni dell'Oceano Pacifico a Big Sur" che fa da appendice a "Big Sur" di Kerouac. Beat è la scoperta di sé stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Beat non è politica però, nonostante molti movimenti abbiano origine da questa fonte. Beat non è religione, nonostante sia forte la componente religiosa in questo gruppo. Beat è libertà di essere sconfitti, ma molto più probabilmente beat è uno dei tanti termini che non ha un vero significato semantico, ma più un significato mistico, insito nell'anima battuta, beata, ritmata, ribelle di quella generazione.
Come molti altri fenomeni sociali e culturali, in Italia quello beat è giunto solo in maniera marginale, sebbene i grandi scrittori americani visitassero la nostra penisola, alcuni per trovarvi ispirazione, altri invitati a rassegne come lo Spoleto Festival del 1965.

È stata Fernanda Pivano, con le sue traduzioni, a trasferire in Italia la Beat generation.



Con Fernanda Pivano l'atto del tradurre le opere straniere diviene un atto di creazione e non di pura riproduzione
Tra i poeti beat italiani ricordiamo Gianni Milano, attualmente ancora in attività.

Diverso è invece il discorso dal punto di vista musicale: il beat in Italia scatenò un fiorire di complessi (di cui l'Equipe 84, i Dik Dik, i Corvi, i Camaleonti sono solo alcuni tra gli esponenti), di solisti (Riki Maiocchi, Gian Pieretti, Patty Pravo, Caterina Caselli ed altri) e di case discografiche, portò alla nascita di riviste musicali nate espressamente per i giovani (Ciao amici, Giovani, Big), di locali dedicati espressamente alla musica beat (il Piper Club di Roma è il più noto, ma ne nacquero in ogni città, a Torino ad esempio il La Perla), di concorsi musicali legati al beat (il più noto di tutti fu il Rapallo Davoli) ed al diffondersi in ogni città d'Italia di punti di aggregazione per i capelloni (tra cui, ad esempio, piazza Navona a Roma o piazza Castello a Torino).

In conclusione per me i veri iniziatori e maestri indiscussi della beat generation sono stati prima i celeberrimi Beatles e poi i Rolling Stones, soprattutto agli albori della loro carriera erano definiti ''gruppi beat''. Infine è da ricordare Fabrizio De Andrè e la Scuola musicale genovese.

Cosa ne pensate? Siete d'accordo?

sabato 15 maggio 2010

Una giornata nel Medioevo



Un vero e proprio tuffo nel Medioevo, un ritorno al passato per rivivere un'atmosfera storica inusuale e interessante: questo è quanto promette “Una Giornata nel Medioevo” - una manifestazioni tra le più amate dal pubblico – che domenica 16 maggio, dalle ore 10 alle 18, verrà riproposta al Monastero di Torba, situato nel parco archeologico di Castelseprio e proprietà del FAI – Fondo Ambiente Italiano sin dal 1977.

Grazie alla fedele ricostruzione della Compagnia di San Giorgio e il Drago, il pubblico potrà scoprire come si svolgeva la vita quotidiana in un villaggio medioevale, passeggiando attraverso l'accampamento dei soldati posti a difesa del monastero, osservando le botteghe degli artigiani e acquistando negli stand allestiti con cura e dovizia di particolari spade di legno, elmi, scudi, archi, coroncine di fiori e bamboline di stoffa.
Durante la giornata, in pieno spirito dell'epoca, i visitatori potranno incontrare diversi personaggi: il pellegrino che intarsia il proprio bastone, popolane che lavano i panni e sistemano la propria capanna, ragazze che costruiscono coroncine di fieno e fiori o rammendano i propri abiti logori, ragazzi che giocano ai cavalieri con spade di legno, uomini che discutono attorno al fuoco, etc.
Inoltre, in un tripudio di colori e antichi profumi, il mercato sarà animato dallo speziale con il suo bancone pieno di curiosità e segreti, dal ciabattino abile nel modellare e colorare il cuoio, dall'armaiolo che piega il ferro, dall'amanuense, dal ceraio, dal falegname e dalla locandiera…Nel pomeriggio, prodi cavalieri si sfideranno a duello, dando vita a uno spettacolare torneo a eliminazione diretta. In un crescendo di tensione e coinvolgimento si giungerà al confronto finale in cui i due cavalieri vittoriosi combatteranno per la gloria del proprio nome e casato. In più, la Compagnia di San Giorgio e il Drago intratterrà e coinvolgerà i presenti in divertenti balli medioevali.
Per i bambini:
nel corso della giornata verranno organizzati divertenti laboratori di travestimenti medievali.

giovedì 13 maggio 2010

Il blogger risponde solo per se

Ho letto su un giornale che la Cassazione ha stabilito una netta distinzione fra stampa e blog.
Mentre si smorzano le polemiche per l’uscita della Fieg, che ha lanciato l’idea, non raccolta dal governo, di una mini-tassa sul Web del costo di un caffè, arriva una sentenza che riporta un po’ di serenità nella Rete italiana.

''La figura del blogger non è assimilabile a quella di un direttore di giornale''.

Lo ha affermato la terza sezione della Corte di Appello di Torino, dopo aver assolto il gestore di un blog a causa dei post altrui.

Chi tiene ''un diario on-line'' risponde per sé e non per i post altrui.

L’imputato era un giornalista 63enne, Roberto Mancini di Aosta, che aveva perso in primo grado. Ma l’Appello ha stabilito che la figura del blogger e del direttore sono distinti.

Cosa ne pensate a riguardo?

martedì 11 maggio 2010

11 Maggio 1860: Sbarco di Garibaldi con i Mille a Marsala



Avendo un antenato garibaldino che ha accolto Garibaldi e gli regalò una cavalla bianca, ed il Generale la chiamò 'Marsala', mi permetto di dedicare questo post a tutti i garibaldini o le loro famiglie per lo Sbarco dei Mille a Marsala, proprio l'11 maggio 1860.È trascorso un secolo e mezzo dall’impresa garibaldina.

Marsala si appresta a rivivere quella memorabile pagina del Risorgimento italiano con diverse iniziative che, nella giornata dell’11 Maggio, culmineranno con la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nella Città di Marsala – insignita della Medaglia d’Oro al Valore civile – si riconferma quindi la valenza storica di quell’evento del 1860 che coinvolse prima la Sicilia e, un anno dopo, l’intero territorio italiano.
L’onore di accogliere il Capo dello Stato, in occasione della ricorrenza del 150º Anniversario dellaSpedizione dei Mille", si unisce al privilegio per Marsala – autentico luogo della memoria – di rinnovare solennemente l’attualità dei valori risorgimentali “sbarcati” con i Mille, poi tradotti in principi fondanti nella nostra Carta costituzionale.

La storica Impresa del 1860 è rivissuta con la già avvenuta partenza - da Genova-Quarto il 5 maggio, e l'arrivo nel Porto Lilybetano l‟11 maggio - della “Regata dei Mille”.
Al timone di due Maxi Yacht (simbolicamente, il Piemonte e il Lombardo), gli skipper Francesco De Angelis e Mauro Pelaschier. L‟iniziativa, che si avvale della collaborazione del “Comitato dei Circoli velici” di Marsala, è cofinanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall‟Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana.


Marsala, che lega il suo nome al vino che ne porta il nome e al Risorgimento italiano, sorge su Capo Boeo ed è la quinta città della Sicilia per popolazione (quasi 85 mila abitanti).
Sono i luoghi leggendari e culturali più prestigiosi della città ad essere coinvolti per questo Anniversario.


A cominciare dal Complesso San Pietro, sede del Museo garibaldino e del Centro internazionale di Studi Risorgimentali, che ospiterà convegni, mostre, letture e incontri con vari studiosi e giornalisti.
Inoltre nell'ambito delle celebrazioni, l'Associazione Filatelica Lilibetana organizza la Mostra Filatelica "Dai Borbone alla Dittatura Garibaldina".
La Mostra si terrà dall'8 al 12 maggio 2010 nei locali dell'Ente Mostra di Pittura Contemporanea Città di Marsala - Convento del Carmine. Nella giornata dell'11 maggio sarà operativo un Ufficio speciale temporaneo di Poste Italiane per l'annullo commemorativo.

sabato 8 maggio 2010

FESTA DELLA MAMMA

9 MAGGIO 2010

AUGURI A TUTTE LE MAMME DEL MONDO

Vi ricordo inoltre che Domenica è anche la 'Giornata nazionale della Bicicletta' ed altro.....

giovedì 6 maggio 2010

Il caso Sindone non è chiuso


Domenica scorsa papa Benedetto XVI ha visitato la Sacra Sindone, esposta nel Duomo di Torino fino al 23 maggio. Tanti si chiedono ancora oggi se la Sindone è il vero lenzuolo che avvolse il Cristo, come dicono i Vangeli, oppure è un'icona, una reliquia o un sacro falso.
Alcuni storici e studiosi dicono che sia un falso ed hanno scritto libri per mettere in dubbio l'autenticità del Santo Sudario.

Il matematico Odifreddi lo sostiene, sulla scia di due saggi dedicati all'argomento: "E l'uomo creò la Sindone" del prof. Vittorio Pesce Delfino (Dedalo 2000), e "Processo alla Sindone" del Chimico Prof.Luigi Garlaschelli (Avverbi, 1998).

Per il primo studioso, la Sindone venne riprodotta scaldando un bassorilievo metallico a 220 gradi; per il secondo sul sacro telo venne aggiunto del colore.

Odifreddi cita anche le analisi al Carbonio 14 condotte da tre università indipendenti, Oxford, Tucson e Zurigo, che datano la confezione della tela tra il 1260 e il 1390.
E non dimentica il memoriale inviato nel 1389 dal vescovo di Troyes a papa Clemente VII in cui si diceva che il telo comparso per la prima volta nel 1353 era "artificiosamente dipinto in modo ingegnoso.

Monsignor Ghiberti risponde a Odifreddi sottolineando "la funzione di segno comunque svolta da quell'oggetto, qualunque cosa (si) possa pensare della datazione della sua origine e della modalità di formazione della sua immagine.
Dice il presule: "Se chi guarda ha la fede, nasce un sentimento spontaneo di interesse affettuoso per un oggetto testimone di un evento tanto importante per la sua vita".

Una linea argomentativa che rimanda alle parole di Benedetto XVI durante la sua visita di domenica a Torino: papa Ratzinger ha parlato significativamente di "icona" e non di reliquia. Segno che qualche dubbio sull'autenticità alberga anche in Vaticano.

Lasciamo da parte la dimostrazione scientifica di Garlaschelli sulla riproducibilità della Sindone, e concentriamoci in conclusione sul ragionamento dello storico Mauro Pesce, il quale per rispondere alle domande sull'autenticità cita i Vangeli di Marco, di Luca, di Matteo e di Giovanni, oltre a una serie di altri testi del primo cristianesimo.

I Vangeli in particolare parlano in modo diverso di un lenzuolo o di teli con cui venne avvolto il corpo di Gesù, nessuno dice che su quel lenzuolo c'era traccia del corpo di Cristo.
Pesce invita a riflettere anche su un altro dato: "Il cristianesimo primitivo non aveva bisogno alcuno di un lenzuolo con un'immagine di Cristo impressa. Il bisogno di statue, di oggetti e immagini sacre era invece caratteristico della religiosità cosiddetta pagana di allora. Anche se i cosiddetti pagani sapevano bene che le loro statue non coincidevano con la divinità che rappresentavano". Per il cristianesimo primitivo, come spiega bene la prima lettera ai Corinzi di Paolo (scritta nella prima metà degli ani Cinquanta del I secolo), "la fede consiste nel credere in Gesù Cristo, morto per salvare gli uomini dai loro peccati, e nella sua resurrezione. Il credere comporta un'adesione interiore, una disposizione ad accettare il perdono offerto da Dio mediante la morte e risurrezione di Cristo... Nessun oggetto sacro ha funzione alcuna nella fede protocristiana, nessuna forma di pellegrinaggio, di venerazione o contemplazione di immagini". E allora perché, si chiede Pesce, oggi la chiesa cattolica, pur con tutte le cautele scientifiche, pone così grande enfasi su un oggetto come il Sacro lino?

Per me è soltanto una questione di devozione dei credenti e anche perchè rappresenta il mistero della Passione di Cristo.

Comunque il caso Sindone non è ancora chiuso!

martedì 4 maggio 2010

Il Conte Giuseppe Panza di Biumo

E' mancato il 25 aprile il Conte Giuseppe Panza di Biumo all'età di ottantasette anni, finissimo conoscitore d'arte, uno dei più grandi collezionisti di arte contemporanea del mondo.
Nel 1996 ha donato al FAI - Fondo Ambiente Italiano Villa Panza a Varese.


Giuseppe Panza di Biumo nasce a Milano nel 1923 da una famiglia dell’alta borghesia.
Nel 1954 compie un viaggio negli Stati Uniti per indagare l’attività economica americana ma che di fatto ha rappresentato un’occasione fondamentale d’incontro con alcune personalità della storia dell’arte che determineranno le sue scelte. In questi anni ha iniziato ad acquistare opere d’arte contemporanea, perlopiù di artisti americani, come Mark Rothko, Jean Fautrier, Franz Kline, Antoni Tàpies, dando vita a una collezione destinata a diventare negli anni una delle più importanti testimonianze della storia dell’arte del XX secolo. I molti meriti di Giuseppe Panza di Biumo, finissimo e profondo conoscitore d’arte, nonché prodigioso talent scout del contemporaneo, sono noti e riconosciuti internazionalmente, prima di tutto da critici e storici dell’arte, direttori di musei, galleristi e, ovviamente, da tutti gli artisti che ha scoperto e, imponendoli al mercato, ha contribuito a consacrare.

Iniziò nella metà degli anni ’50 a collezionare arte contemporanea e i suoi primi acquisti riguardarono opere di artisti americani appartenenti a quello che diventerà noto come il movimento dell’Espressionismo astratto.
Opere di Mark Rothko, Jean Fautrier, Franz Kline, Antoni Tàpies, oggi capisaldi della storia dell’arte internazionale, erano esposte sulle pareti di Villa Panza a Varese, a testimoniare l’impareggiabile lungimiranza del padrone di casa.
A metà degli anni ’60 gli interessi di Giuseppe Panza si indirizzarono verso l’arte ambientale, minimale e concettuale: Donald Judd, Dan Flavin, Sol Lewitt, Bruce Nauman, Richard Serra, Robert Morris, Robert Irwin, James Turrell e Maria Nordman sono alcuni degli artisti che entrarono nella collezione. Il suo costante impegno e l’amore per l’arte proseguirono ancora, negli anni ‘80 e ’90, con l’acquisizione di opere di artisti quali: Peter Shelton, Roni Horn, Ettore Spalletti, Ford Beckman, Stuart Arends, Max Cole, Ron Griffin, Ruth Ann Fredenthal, Phil Sims, David Simpson e molti altri.
Con la ferrea volontà di rendere fruibile al pubblico il frutto del suo lavoro Giuseppe Panza ha diviso in nuclei omogenei la sua immensa collezione collocata nei più importanti musei del mondo: 150 opere, di cui 70 donate nel 1994, si trovano al MOCA - Museum of Contemporary Art di Los Angeles - e 350, di cui 150 in dono nel 1992, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York. Sono state, inoltre, donate 200 opere al Museo Cantonale d’arte di Lugano nel 1994. 39 opere si trovano dal 2008 all’Hirshhorn Museum di Washington e 71 all’Albright Knox Gallery di Buffalo dal 2007.
In Italia alcune parti della Collezione sono conservate in sedi museali quali il Mart di Trento e Rovereto e il Palazzo Ducale di Sassuolo.

Nel 1996 Giuseppe Panza, la moglie Giovanna e i loro cinque figli hanno deciso di comune accordo di donare la casa con il parco, gli arredi, la raccolta di arte africana e precolombiana e le oltre 150 opere di arte contemporanea qui conservati, al FAI - Fondo Ambiente Italiano, che nel 2000 la apre al pubblico così da diventare il prezioso scrigno di un’arte oggi riconosciuta come una delle più alte testimonianze culturali del XXI secolo.

sabato 1 maggio 2010

Per i pic-nic di Maggio




Per fortuna, prima o poi, “lei”  (la torta salata) salta sempre fuori dal cesto di vimini durante un pic-nic.
Ieri riservata alle merende, poi ammessa ai pranzi in piedi, oggi diventata piatto unico quanto mai gradito, la torta salata si pone senza problemi come una vittoriosa alternativa agli amatissimi spaghetti. Non una, ma decine di torte salate. Con il guscio di pasta brisée o di pasta sfoglia o di pasta di pane, perfino di panbrioche. In versione chiusa e segreta, col ripieno nascosto dietro una grata, o anche in bella vista. Con le verdure dell’orto insaporite nei modi più golosi, con i formaggi e i salumi amalgamati con le uova o il velluto della panna o di leggere besciamelle.

Ecco, allora essendo primavera inoltrata, Vi consiglio una ricetta di torta salata semplice ma davvero squisita. Non resta che “leggerla”, metterla al forno e mangiarla.
Ingredienti per 6 persone: 300 g di pasta brisée. Per il ripieno: 200 g di mozzarella, 150 g di prosciutto cotto, 100 g di mortadella, 40 g di pecorino dolce grattugiato, 3 uova, panna, sale.

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 190°. Nel frattempo, stendete la pasta a disco, adagiatelo in una teglia foderata con l’apposita carta, lasciandola fuoriuscire di un centimetro dal bordo. Preparate il ripieno: in una ciotola battete le uova, mescolatele con due cucchiai di panna il pecorino, la mozzarella a dadini, il prosciutto e la mortadella a quadretti, regolate il sale. Distribuite il ripieno sul fondo della brisée, ripiegate all’interno la pasta che fuoriesce dal bordo, schiacciatela sul ripieno con una forchetta formando un bordino. Cuocete in forno per 30 minuti. Ritirate e dopo alcuni minuti è pronta. Consiglio di accompagnarla con un vino bianco.

Buon pic-nic a tutti per il week end del Primo Maggio!