venerdì 29 ottobre 2010

Difendi con il FAI l'Italia del tuo cuore!


Dal 4 al 31 ottobre invia un SMS al 45504 per sostenere la campagna nazionale di raccolta fondi del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) “Difendi l'Italia del tuo cuore”! Oppure dona 5 o 10 euro con una chiamata da rete fissa Telecom Italia e attraverso le opportunità offerte dai numerosi partner.

“L’Italia è il Paese più bello del mondo”. Quante volte abbiamo sentito urlare al mondo questa frase da persone e in occasioni diverse? Eppure ogni giorno assistiamo a esempi clamorosi di speculazione edilizia, abusivismo edilizio, tagli ai fondi destinati alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, casi di cementificazione selvaggia, e molto altro ancora.

E questo me lo chiami amore?

Dimostra nel concreto di amare il tuo Paese, sostieni la nostra campagna nazionale di raccolta fondi.
Difendi insieme a noi l’Italia del tuo cuore.
Dal 4 al 31 ottobre 2010 invia un SMS del valore di 2 euro al numero:

45504
da ogni cellulare personale Tim, Vodafone, Wind e 3, oppure chiama da rete fissa Telecom Italia per donare 5 o 10 euro, o ancora fai una donazione direttamente online con carta di credito.
Inoltre, puoi sostenere il FAI attraverso le numerose opportunità offerte dai partner che hanno deciso di sostenere il FAI: Supermercati Iper, negozi Leroy Merlin e Alberghi Accor.



I fondi raccolti saranno destinati a rendere possibile la continuità della tutela e della difesa da parte del FAI del paesaggio italiano e, in particolare, lo sviluppo e la realizzazione di quattro progetti: Punta Don Diego a Palau nel nord della Sardegna; Torre Campatelli a San Gimignano; la Baia di Ieranto a Massa Lubrense (Napoli); Villa Fogazzaro Roi a Oria, Valsolda (Como).

Con i fondi raccolti via SMS con la campagna dello scorso anno, il FAI ha dato il via al recupero del Bosco di San Francesco ad Assisi, dove sono già iniziati importanti lavori di restauro e di valorizzazione che devono essere portati a termine. Attraverso la raccolta fondi lanciata dal FAI per l'emergenza dell'Aquila, invece, la Fondazione ha aperto nella città abruzzese il primo cantiere di restauro del centro storico: si tratta del progetto di recupero del monumento-simbolo della città, la Fontana delle 99 Cannelle, nato dalla convinzione che L'Aquila era e deve tornare a essere una città meravigliosa con la sua storia e i suoi monumenti.

mercoledì 27 ottobre 2010

Perchè in Italia si verificano forti perturbazioni.


L'altra sera sono stato al Circolo della Stampa per ascoltare una conferenza sulla meteorologia.
Il relatore ha parlato soprattutto delle ultime perturbazioni avvenute in Italia.

L'Italia, come gran parte del Continente Europeo, -  raccontava  - si trova alle medie latitudini.
Infatti il 45° parallello, che rappresenta il punto medio tra l'Equatore e il Polo Nord, passa più o meno da Torino e da Piacenza.
Si tratta di un particolare fondamentale dal punto di vista metereologico. In ogni emisfero si distinguono infatti
tre grandi zone, dette ''celle'', con caratteristiche climatiche simili.
La più settentrionale è la cella polare che si estende dal Polo a circa 60 gradi di latitudine nord, seguita dalla cella a media latitudine che va da 30 a 60 gradi, mentre la più meridionale è la cella tropicale che si estende dall'Equatore fino a 30 gradi Nord.
Le medie latitudini sono una sorta di terra di mezzo tra l'aria fredda e l'aria calda equatoriale e tropicale.

E' il contrasto tra queste masse d'aria a generare le perturbazioni che interessano il nostro continente.
Nel periodo estivo, in particolare, l'aria tropicale, riesce a raggiungere latitudini più elevate, coinvolgendo il Mediterraneo e l'Italia.

Serata interessante!

lunedì 25 ottobre 2010

Un meraviglioso ricordo del Sud

L'altra sera sono andato al cinema a vedere un film divertente 'Benvenuti al Sud' con  Claudio Bisio e Angela Finocchiaro. Mi è sembrato di rivivere alcune scene, soprattutto riguardo la bontà, l'affetto degli amici e l'ospitalità della gente del Sud.

Anni fà, all'inizio di Settembre, sono stato invitato da amici pugliesi a partecipare alle feste dedicate alla Madonna di Costantinopoli ad Acquaviva delle Fonti, comune che si trova a pochi chilometri da Bari.
L'affascinante cittadina deve il suo nome alla grande falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo.

Nella mia mente avevo pianificato tutto, ovvero arrivare all'aereoporto, affittare l'auto e andare in hotel.
Niente di tutto questo! Gli amici sono venuti in aereoporto in auto e mi hanno ospitato a casa loro.
Poi hanno organizzato la visita alla città.
I monumenti che mi hanno impressionato per la loro bellezza, oltre al resto, sono stati:

La Cattedrale di Sant'Eustachio, edificata nel XII secolo dal feudatario normanno Serguglione, fu ristrutturata ed espansa intorno alla seconda metà del Cinquecento dal conte Alberto Acquaviva d'Aragona e conserva oggi lo stile rinascimentale. Le decorazioni all'interno sono state eseguite nell'Ottocento.



Il Palazzo de Mari-Alberotanza, costruito dal principe Carlo de Mari alla fine del XVII secolo, inglobando un torrione del ex castello normanno, Il monumentale palazzo fu opera dell'architetto genovese Riccobuono. Presenta sulla facciata principale una triplice balconata balaustrata sul grandioso portale d'ingresso di gusto napoletano. Particolare successione di maschere apotropaiche sotto il cornicione,presenta una corte interna con loggiato al primo piano e stemma araldico dei principi de Mari. Presenta oltre cento ambienti interni. Il palazzo passò nel secolo XIX a D.Sante Alberotanza, nobile di Mola di Bari.


Infine siamo andati in centro città per partecipare alla festa patronale della Madonna di Costantinopoli.

Già nella domenica della settimana precedente, l'Immagine della Vergine viene portata in processione nelle sette parrocchie di Acquaviva (peregrinatio Mariae).  Dopo queste celebrazioni, vi è il rito dell'Intronizzazione. Il martedì mattina si celebra in piazza il solenne pontificale, al termine del quale il sindaco consegna le chiavi della città nelle mani della Protettrice, e la sera l'immagine della Madonna viene portata in processione. La festa religiosa si conclude il mercoledì sera, quando la Madonna esce nuovamente dalla Cattedrale per realizzare la processione di saluto intorno a piazza Vittorio Emanuele II.



Invece, la festa civile ha inizio il sabato sera, con l'annuncio dell'araldo che, cavalcando per le vie principali della città, avvisa la popolazione dell'arrivo della icona della Vergine che avverrà l'indomani.
Sempre la domenica sera si svolge il corteo storico che rievoca l'ingresso del Quadro così come tramandato dalle leggende (si narra che l'icona provenga da Costantinopoli e che, giunta a Bari via mare, sia stata portata ad Acquaviva su un carro trainato da buoi); del corteo fanno parte i feudatari, i nobili e i religiosi, le danzatrici e i buffoni di corte, i mercanti e i contadini. Il corteo si conclude in piazza con una lussuosa festa di corte. Al culmine della festa, secondo una tradizione risalente al 1848, avviene il lancio del pallone aerostatico, pesante circa un quintale e alto 21 metri. A mezzanotte infine i fuochi d'artificio.

Se capita, vi consiglio di andare, perchè a me è rimasto un meraviglioso ricordo del Sud.

sabato 23 ottobre 2010

Cosa preferite?


Preferite andare sulla luna con questa capsula spaziale




oppure rimanere sulla terra e mangiare tanti cannoli siciliani?





Per me è un vero dilemma!

giovedì 21 ottobre 2010

I libri stampati prima del XVI Secolo

Vi voglio parlare di un campo inesplorato della Tipografia, perchè ho visitato per caso una mostra dedicata ai libri antichi, esposti nella Biblioteca Civica di Riva del Garda.
Ho scoperto che un libro stampato prima del 1° gennaio 1500 viene chiamato ''Incunabolo''.
Con questo termine si definisce convenzionalmente un documento stampato con la tecnologia dei caratteri mobili e realizzato tra la metà del XV secolo e l'anno 1500 . A volte è detto anche quattrocentina.

Secondo alcuni studiosi, soprattutto di area anglosassone, la definizione di incunabolo, che deriva dal latino incunabulum (plurale incunabula) e significa "in culla", può essere estesa anche ad edizioni realizzate nei primi vent'anni del Cinquecento, in quanto fino a quel limite cronologico i libri presentano delle caratteristiche comuni con quelli stampati nel XV secolo. Da questo periodo in poi le opere a stampa vengono dette cinquecentine.

Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma solo una indicazione spesso approssimativa, che riporta il nome dell'autore dell'opera e un titolo nell'incipit.
Il primo frontespizio compare in Italia nel 1476. Le note tipografiche, cioè le indicazioni sulle responsabilità dello stampatore, quando presenti, sono riportate nel ''colophon'' (descrizione all'inizio o alla fine del libro).
Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano ad imitare l'aspetto dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue.

Gli incunaboli sono quindi i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità proto-industriali, ma circa 10.000 dei 50.000 testi noti sono costituiti da fogli sciolti, in quanto la nuova tecnologia permetteva di realizzare anche bandi, proclami, lettere di indulgenza, modulistica, etc.

Al mondo vi sono circa 450.000 incunaboli (di molti testi esistono svariate copie) e di questi circa 100.000 si trovano in Italia. Sono considerati prodotti molto preziosi e conservati in musei e biblioteche specialistiche. Al tempo degli incunaboli operavano  molte stamperie nelle varie città italiane, tra cui Venezia, Mantova, Brescia e Riva del Garda,di cui moltissime erano ebraiche.



L'argomento dei libri è prevalentemente di carattere religioso. L'incunabolo più antico è la Bibbia di Gutenberg, in latino, così chiamata perché stampata da Johann Gutenberg tra il 1452 e il 1455.

lunedì 18 ottobre 2010

Ottobre: semplici riflessioni!



Ottobre è il mese che preferisco, dico sul serio. Perchè a Ottobre si ricomincia, si resetta tutto a zero e si riparte. Davvero, lo percepisco ancor di più rispetto a inizio anno! Può essere che sia una sensazione rimasta dai miei trascorsi scolastici (la scuola iniziava il primo giorno di ottobre), chissà!

Resta il fatto che Milano a Ottobre è spendida per il clima non troppo caldo ma nemmeno freddo, le tante belle giornate di sole e il tanto fermento per la moda o altri eventi.


Mi piace, appena posso, andare fuori città, al lago o nei boschi a cercare castagne. Mi piace andarci in auto camminando davvero piano (poi mi fermo e la parcheggio). Mi viene istintivo, forse perchè presto maggiore attenzione ai colori, alle case, al verde e a tutto ciò che incrocio.



Se trovo uno scorcio interessante prendo appunti in qualche angolo remoto della mia mente e mi riprometto di andarlo a visitare al più presto. A volte ricapito in quel luogo dopo anni, ma guarda caso, sempre a Ottobre.
Dopotutto come dare torto al mio subconscio?

Ottobre è il mese delle scommesse, della voglia di cambiamento e novità. Per capirci qualcosa del tipo mettersi a dieta, andare a letto presto o smettere di fumare, come ho fatto io ad Ottobre di alcuni anni fà.

Ecco, qualcosa del genere!

venerdì 15 ottobre 2010

SEMPLICI SORRISI

Vi propongo  tre semplici barzellette che mi hanno raccontato, almeno per sorridere un pò insieme:


La minestra


- Questa minestra è una schifezza! – esclama lui a tavola, al colmo di un litigio con la moglie.
Al che lei, infuriata, prende la fondina e gliela rovescia in testa.

- E adesso che altro hai da dire? – gli grida

E lui, impassibile:

- Che oltre a fare schifo è anche fredda!


Prevenzione a Roma

- Senta, qui lei non può parcheggiare – dice il vigile all’automobilista.

- Come no? Ho il contrassegno: sono un residente!

- Ma oggi qui, residente o no, lei non può parcheggiare: sta per passare un corteo di auto che

provengono da Montecitorio…


- Oh, la ringrazio per la preoccupazione, ma ho un antifurto talmente sicuro…!



Una storiellina

Sul pullman diretto in una grande metropoli, un giovane venuto dalla campagna aveva un’aria spaurita e ansiosa. Un altro giovanotto, che era seduto di fronte a lui, gli chiese come mai apparisse tanto preoccupato.

- Eh sai – rispose quello – Mi tocca andare a lavorare in città, e ho una grande paura! Io non ci sono mai stato, ma dicono che lì ci sia tanta delinquenza: furti, rapine…

- Ma no, sono tutte esagerazioni! – rispose l’altro – Io vivo in città da quando sono nato, lavoro lì    
  e non ho mai avuto nessun problema!

Il ragazzo di campagna sospirò di sollievo:

- Davvero? Beh, mi sento molto più rassicurato… Scusa, ma tu che lavoro fai?

- Sono mitragliere di scorta sul furgone blindato di un panettiere…

martedì 12 ottobre 2010

La doppia identità

La settimana scorsa sono stato ancora alcuni giorni a Venezia perchè Domenica è stata battezzata la mia nipotina Sofia nella Chiesa del Redentore alla Giudecca.
Avendo bisogno di un medico per farmi prescrivere una ricetta di un farmaco, mi hanno consigliato di andare dal medico dei turisti. In sala d'attesa alcuni pazienti raccontavano che ''il dottore'' era il loro medico di famiglia, bravo ma di colore nero ed 'extracomunitario'.



Appena entrato nello studio del medico (ero l'ultimo), vedo un bel faccione nero, bonario e sorridente, incorniciato da una barba quasi bianca e da capelli crespi brizzolati, un fisico massiccio tipico di chi ama le lasagne e la polenta.
Ho chiesto cortesemente di farmi una ricetta del farmaco, dicendogli che, essendo turista, appartenevo ad un'altra ASL. Il medico, vedendo che dopo di me non c'era nessuno, mi ha pregato di sedermi  per chiedere alcune notizie e da quale regione venivo. Dopo i soliti convenevoli, mi ha raccontato anche la sua storia.

''E' da 30 anni che sono in Italia e quando indosso il camice bianco sono 'il sior dotor', ma quando sono fuori dall'Ospedale dove lavoro, o dal mio studio, sono un 'negro'.
Il mio dramma è vivere questa doppia identità''.


Poi  ha delle storie comiche da raccontarmi. Comiche  perchè lui ha imparato a sorriderne, anche se sarebbero tristi. Come quella volta che il vecchio parroco era ammalato aveva chiamato il medico e quando
lui aveva suonato al portone della canonica, la perpetua si era affacciata alla finestra e vedendo un nero gli aveva detto quasi arrabbiata: ''Per l'elemosina devi rivolgerti alla Caritas che è 50 metri più avanti''.
''L'ironia è l'arma più innocente che si possa usare per mettersi in rapporto con gli altri'', dice il medico, ''e naturalmente l'autoironia, perchè se prendi in giro solo gli altri, si offendono''.

Dopo la lunga e amichevole conversazione, me ne sono andato ringraziandolo e promettendogli che la prossima volta che passo da Venezia, andrò volentieri a trovarlo.
Da questi racconti emerge, secondo me, uno spaccato della storia recente dell'immigrazione in Italia che sta a metà strada tra imbarazzo e razzismo, anche se ero a Venezia, città cosmopolita! 
Ne sono rimasto veramente scosso!

mercoledì 6 ottobre 2010

Golf: La Ryder Cup in Italia?


La Ryder Cup in Italia, un'ipotesi suggestiva ma difficile da realizzare a breve termine: i successi dei fratelli Molinari stanno assicurando una nuova popolarità al golf, la Ryder Cup appena vinta, i praticanti in forte crescita ma per l'organizzazione di un trofeo che richiede strutture e investimenti multimilionari bisognerà attendere ancora. Questa l'opinione di Donato Di Ponziano, capo del settore tecnico della Fig e per la quarta volta nel board della Ryder, a proposito del «sogno» di Andrea Agnelli, che un giorno vorrebbe organizzare la sfida Usa-Europa a Torino. «In questo momento non c'è un golf club in Italia in grado di ospitare una simile manifestazione - le parole di Di Ponziano -. È un problema anche logistico: la Ryder di oggi è una delle manifestazioni sportive più seguite al mondo, che richiama un interesse planetario. Al Celtic Manor sono 45mila gli spettatori che ogni giorno varcano i cancelli. Poi bisogna trovare gli spazi per le varie strutture necessarie, l'hospitality, la sala stampa, il centro broadcasting».


Un piccolo grande villaggio attorno alle 18 buche. Ma non solo. Questione anche di soldi, tanti, necessari per l'organizzazione. Solo per avanzare la propria candidatura ogni comitato organizzatore deve presentare una fidejussione di 20 milioni di euro che vale come garanzia della solidità economica del progetto.
In Galles è stato costruito un campo ad hoc per la Ryder, il Twenty Ten appunto, e sono stati spesi oltre 30 milioni di euro in infrastrutture e per l'edificazione della nuova club-house. Investimenti che vengono ammortizzati dal turn-over prodotto dal torneo (circa 50 milioni tra diritti tv, biglietteria, merchandising, hospitality e sponsor) ma che comunque presuppongono una forte sinergia tra federazione nazionale, autorità politiche e mondo imprenditoriale.
«Perchè non pensare ad una Ryder italiana? D'altronde altri paesi in futuro la ospiteranno. L'edizione 2018 è contesa tra Spagna, Portogallo, Francia e Svezia. Ma c'è bisogno di tanto impegno e grossi investimenti. I successi dei Molinari hanno proiettato questo sport in una nuova dimensione (i praticanti in Italia hanno raggiunto i 100mila) e adesso c'è bisogno di un salto di qualità culturale per sfruttare il momento», la conclusione di Di Ponziano.

lunedì 4 ottobre 2010

La Scuola Grande di San Marco a Venezia

A fine giugno ero a Venezia in attesa della nascita della mia nipotina. Appena mi hanno telefonato che stava  per nascere, sono andato di corsa in Ospedale.
Con mio grande stupore, arrivato nella piazza antistante al monumento di Colleoni,  vedo un vecchio edificio molto bello, accanto ad una chiesa. Credendo di aver sbagliato piazza, ho chiesto informazioni dove fosse l'Ospedale. Mi dicono che era proprio quello di fronte a me e che nel passato era stata la Scuola Grande di San Marco.


E' un edificio rinascimentale, fondato dall’omonima Scuola, che si affaccia sul Campo Santi Giovanni e Paolo. Ormai costituisce l’attuale ingresso principale dell’Ospedale Civile di Venezia.

La Confraternita di San Marco, fu istituita nel 1260 a S. Croce.

Nel 1438 si trasferì in un’area ceduta dai frati predicatori dei SS. Giovanni e Paolo, attigua all’omonima basilica. La costruzione del primo edificio della scuola, fu affidata a Stefano e Matteo Bon, incendiatasi nel 1485 fu ricostruita con un prestito immediatamente deliberato dal Senato: la decorazione marmorea della facciata fu affidata a Pietro Lombardo, coadiuvato dal figlio Tullio, e a Giovanni Buora, autore, quest’ultimo, del portale, nel quale furono collocate sculture risalenti al precedente edificio distrutto. La facciata fu completata nel 1494 dall’architetto Mauro Coducci, che la dotò dei caratteristici archi superiori.




L’interno fu arricchito dai soffitti intagliati in legno e oro opera di Biagio e Pietro da Faenza(1503) per la sala dell’Albergo, e di Vittore d Feltre e Lorenzo da Trento per la sala del Capitolo (1518). Le pareti furono abbellite con tele commissionate a Giovanni e Gentile Bellini, Giovanni Mansueti, Jacopo e Domenico Tintoretto, Palma il Vecchio, Paris Bordon e Palma il Giovane.

La Scuola Grande di San Marco originariamente era costituita dalla sala inferiore (ora atrio dell’Ospedale), dalla sala Capitolare e dall’Albergo (attualmente Biblioteca Medica S. Marco). Le Scuole Grandi, durante la Serenissima Repubblica, erano associazioni laiche per il mutuo soccorso gestite dai cittadini,classe intermedia fra patriziato e popolo, che assicuravano ai confratelli soccorso e assistenza in caso di malattia o di rovesci finanziari: la loro attività benefica era rivolta anche alle classi più povere della città.

Dopo la caduta della Repubblica, in epoca napoleonica, la Confraternita fu soppressa e l’edificio, accorpato all’attiguo Ospedale di San Lazzaro e Mendicanti e al Convento dei Domenicani, divenne sede dell’Ospedale Militare (1808) e poi dell’Ospedale Civile (1819). I cicli pittorici delle due sale della Scuola Grande vennero smembrati e i dipinti, in maggior parte, dopo molte peregrinazioni fra varie sedi a Venezia, Milano e Vienna, furono collocati alle Gallerie dell’Accademia, e alla Pinacoteca di Brera, a Milano dove sono tutt’ora esposti. Nel 1950 la sala del Capitolo e dell’Albergo furono ridonate all’antico splendore per volere del Consiglio di amministrazione degli Ospedali civili riuniti, con il rientro di alcune tele originali, costituiscono la Biblioteca dell’Ospedale aperta a medici,studiosi e amanti dell’arte.

Se vi trovate a Venezia, ed avete tempo, andate a vederlo (entrate almeno nell'atrio dell'Ospedale)!