lunedì 29 novembre 2010

Sua Maestà il Panettone'


Conoscete già la leggenda del panettone, il tradizionale dolce milanese celebre nel mondo? Comunque ve la ripropongo perché ormai varie sono le interpretazioni, come ho visto ieri alla manifestazione svoltasi a Milano al Teatro Parenti su ''Re Panettone'', la due giorni di degustazioni e intrattenimento, che ha messo a confronto 40 tra i migliori maestri pasticceri a livello cittadino, lombardo e nazionale, veri artisti nel realizzare il più amato dei dolci natalizi.

Il panettone è nato per una storia d'amore presso la corte di Ludovico Maria Sforza.
Ughetto Antelamo, nobile cavaliere milanese, si finse garzone del fornaio Toni per conquistarne la figlia Adalgisa. Egli preparò un pane dolce ricco di uvetta e scorze candite di arancia e cedro.
Un altro racconto, ancora di origine milanese, fa risalire il panettone sempre alla corte di Ludovico il Moro, quando il cuoco Toni si accorse troppo tardi che il dolce preparato per la cena di Natale stava bruciando. Cercò di rimediare guarnendo il pane dolce con frutta candita e uvetta. Quel dolce ebbe molto successo e divenne il "pane del Toni", ovvero il panettone.
Secondo un altro aneddoto, sarebbe invece una monaca, Suor Ughetta, ad aver inventato la ricetta (da notare l'assonanza tra i nomi che compaiono nelle diverse leggende e la versione milanese dell'uvetta, ovvero l'ughetta).

Pietro Verri, che ne era ghiotto, già lo chiamava pane di tono (pane grande). La ricetta era comunque alquanto laboriosa e il panettone poté diventare uno dei dolci natalizi più diffusi solo quando Angelo Motta nel 1919 trasformò il panettone da basso in alto, fasciando l'impasto con carta sottile in modo da farlo crescere verticalmente, ovvero la tipica forma che ancora conserva, seguito dal suo collega e rivale Gino Alemagna.



Il panettone ha una posizione eminente anche nella cultura e nella storia italiana. Citato da autori milanesi come De Marchi nel Demetrio Pianelli, compare negli epistolari di Rossini, Foscolo, Manzoni, Verga e persino in quello di Garibaldi, perché da secoli è considerato il più gradito omaggio natalizio.
Nel Novecento, poi, gli hanno dedicato pagine indimenticabili autori come Marinetti, Buzzati, Moravia e Tomasi di Lampedusa.

In conclusione, il panettone ci accompagna tutti gli anni, prima tra Sant'Ambrogio e Natale con il brindisi in bicchieri di plastica con i colleghi di uffici e fabbriche, e poi fino a San Biagio, quando è venduto scontato nei supermarket e serve per la colazione del mattino con il latte o il caffè.

venerdì 26 novembre 2010

Appello al Governo contro il taglio del 5 per mille


La proposta del Governo di tagliare del 75% la quota destinata al 5 per mille colpisce durissimamente le Organizzazioni Non Profit. In una lettera aperta ai Senatori e ai Deputati italiani, FAI, WWF e Italia Nostra lanciano il proprio appello affinché la proposta sia ritirata, in modo da poter continuare a lavorare “per un Paese la cui Bellezza ne è lo stesso inimitabile e irreplicabile simbolo”.

“Aiutateci a continuare a lavorare per dimostrare al mondo che gli italiani amano il loro Paese”. L’appello che FAI, WWF e Italia Nostra rivolgono direttamente ai Senatori e ai Deputati italiani è più di un appello. E’ una drammatica richiesta di aiuto, una richiesta di acquisizione di consapevolezza e di senso di responsabilità. Il rischio che il nostro Paese corre è troppo alto: la proposta del Governo di tagliare del 75% la quota destinata al 5 per mille, infatti, mette letteralmente in ginocchio le Organizzazioni Non Profit.

Oltre a colpire durissimamente quelle realtà che si occupano di ricerca scientifica, aiuto ai disabili e agli ammalati, sostegno ai drammi umani e civili dei Paesi in via di sviluppo e colpiti dalle tragedie delle guerre, il taglio proposto mette in ginocchio anche le Organizzazioni come FAI, WWF e Italia Nostra che lavorano per la tutela di quel patrimonio artistico, storico, paesaggistico e naturalistico della Nazione che rappresenta l’identità stessa di noi italiani.

Non è accettabile quindi che, in un momento così drammatico per il nostro Paese si vadano a colpire proprio quelle Organizzazioni che, come si legge nella lettera aperta, “con passione, professionalità e abnegazione, lavorano per un Paese la cui Bellezza ne è lo stesso inimitabile e irreplicabile simbolo e il cui patrimonio culturale è risorsa fondamentale per un futuro sostenibile sul quale basare un nuovo modello di sviluppo”.

mercoledì 24 novembre 2010

Evoluzione dell'Ultima Cena di Leonardo



Roba da matti! 

Guardate il connubio dell'Ultima Cena
di Leonardo, il bell'affresco del 1400
che si trova a Milano, 
con la fotografia di Arte Contemporanea
del 2010, ovvero:

Da così




A così




E se d'improvviso si svegliasse Leonardo,
cosa direbbe?

Forse : ''dalle stelle alle stalle''!

lunedì 22 novembre 2010

Dieta mediterranea patrimonio dell'Umanità

Sì, è vero! La dieta mediterranea è patrimonio dell'Unesco.

Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine di oliva e vino ai pasti non sono più solo gli elementi di uno stile alimentare, e di vita, il cui valore salutistico è da tempo provato scientificamente, ma sono patrimonio dell’Umanità. 




Dopo giorni di trattative a Nairobi, non sempre facili peraltro, la dieta mediterranea è finalmente entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Si tratta della prima pratica alimentare tradizionale al mondo ad essere iscritta nella prestigiosa Lista istituita dalla Convenzione Unesco del 2003, che conta 166 elementi iscritti da 132 Paesi. Una vittoria che vede unite Italia, Spagna, Grecia e Marocco, e in cui il nostro Paese con il Gruppo di lavoro istituito presso il Mipaaf, guidato da Pier Luigi Petrillo, ha avuto un ruolo di primo piano nella riscrittura, dopo la bocciatura di quattro anni fa, della candidatura.
Una vittoria che all’unanimità è stata dedicata a un uomo simbolo del Cilento, patria della Dieta mediterranea, il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, assassinato in un agguato il 5 settembre scorso, che aveva sostenuto con forza la candidatura della Dieta.

“La proclamazione della Dieta mediterranea, quale stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari, rappresenta una svolta epocale nel processo di valorizzazione di usi e costumi legati alle diete alimentari dei vari popoli”, ha sottolineato il ministro Giancarlo Galan, che ha ricordato che per il prossimo anno si lavorerà alle candidature de “L’arte della pizza napoletana” e “La coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria.

venerdì 19 novembre 2010

Semplici barzellette per fine settimana




  Annunci curiosi nella bacheca dell'Università

- Vendesi cane, mangia di tutto e ha un debole per i bambini

- Vendesi terreno edificabile presso autostrada

- Cercasi gatto intelligente e intellettuale per cacciare topi di biblioteca



   Professioni

   Due uomini chiacchierano al bar. Uno di essi dice:

- In passato lavoravo al circo come uomo proiettile, ma poi ho smesso…

- Davvero? E come mai? – chiede l’altro.

- Non era il mestiere adatto per un uomo del mio calibro!



   Corse

   Una tartaruga incontra una sua simile, tutta trafelata e ansimante.

- Che cosa ti è successo? – le chiede.

- Eh, ho fatto una di quelle corse…!

- Come mai?

- Mi è toccato attraversare un ponte dove c’era un cartello con la scritta: ‘’A passo d’uomo’’!




  Informazioni


  Su un aereo in volo, la hostess annuncia ai passeggeri:

- Il comandante mi comunica di darvi due notizie: una cattiva e una buona.

  La notizia cattiva è che abbiamo esaurito il carburante e tra poco cominceremo a precipitare.

- E quella buona quale sarebbe? – chiede un passeggero, annichilito dal terrore.

- Che toccheremo terra con parecchio anticipo sul previsto!

mercoledì 17 novembre 2010

La chiesetta amata dal Petrarca a Milano

Domenica scorsa ero nella zona di Sant'Ambrogio a Milano per incontrare alcuni amici. In attesa, mi sono ricordato che di fronte alla Basilica , in via Lanzone, sorge l'oratorio o chiesetta di S. Agostino, la cui dedica sul frontone d'entrata, richiama nel titolo, la sua origine quale luogo di devozione e culto al Santo, allorchè si fece battezzare da Sant'Ambrogio nel 387 d. C.

La lapide riporta: DIVUS AUGUSTINUS AD LUCEM FIDEI PER SANCTUM AMBROSIUM EVOCATUS HIC UNDA CAELESTI ABLUITUR. ANNO DOMINI CCCLXXXVII.




La chiesa di sant'Agostino ha origini altomedioevali e viene ricordata già da Bussero nel suo elenco delle chiese milanesi, redatto nel XIII secolo.
Poco discosta dalla chiesa, una lapide nella stessa via Lanzone ricorda il soggiorno del Petrarca a Milano, allorchè fu ambasciatore nella città dal 1353 al 1358.




La casa dove risiedette Petrarca oggi fa parte dell'Istituto religioso delle Suore Orsoline.
Petrarca ebbe straordinaria ammirazione per Agostino, di cui portava sempre con sè copia della Confessioni. Nelle sue opere v'è spesso qualche accenno al Santo e soprattutto a episodi della sua vita milanese. Petrarca amava molto frequentare questa chiesetta, anche perchè doveva fare pochi passi da casa sua.
Se vi capita passare da S. Ambrogio, date uno sguardo sia alla chiesa di S.Agostino che alla casa del Petrarca. Credetemi, ne vale la pena!

lunedì 15 novembre 2010

Il Teroldego

L'origine del Teroldego, principe dei vini Trentini, si perde nella notte dei tempi, anche se alcune caratteristiche biochimiche lo farebbero imparentare al Marzemino, facendolo derivare dalle lontane contrade dell'Asia Minore, dagli Etruschi, dai Cembri ed infine dai Romani.
Sembra comunque che Augusto avesse una predilezione per i vini di Tridentum (Trento), quando fu assunta al rango di città romana.



E' certo, tuttavia, che l'origine del nome deriva da un toponimo: quella località Teroldeghe nella Piana Rotaliana, situata a 10 km da Trento, tra i comuni di Mezzolombardo, Mezzacorona e San Michele all'Adige, e presente in numerosi atti notarili, fino dal 1480, quando, in un atto di compravendita, si cita un pagamento di "due brente di vino Teroldego".

Indubbiamente più vicina alla leggenda è, invece, la tesi che vuole il nome derivato da Tiroler Cold, ''l'oro del Tirolo'', così come il vino veniva chiamato alla corte di Vienna.

Il Teroldego ebbe momenti splendidi durante la reggenza del cardinale Bernardo Clesio, all'epoca del famoso Concilio di Trento. Il Teroldego era chiamato il ''vin dei Siori'' ovvero il vino dei Signori.

La vite è una varietà unica al mondo e ha la caratteristica di crescere e dare i suoi frutti migliori solo nella Piana o Campo Rotaliano. Se, infatti, viene messa a dimora in altre zone, pur con lo stesso sistema di impianto, di cure colturali, di irrigazione, produce risultati deludenti e completamente diversi.
Fondamentale per le caratteristiche del vino è la composizione del terreno, formato dai detriti alluvionali del fiume Noce, e la particolare insolazione estiva, data dalle grandi pareti rocciose che, come specchi ustori, chiudono la Piana.
Il Teroldego è il vino ideale per l'invecchiamento, se ben conservato può esprimere al meglio le sue caratteristiche anche dopo 10 anni di cantina. Chi non lo conosce, deve provare a berlo!

sabato 13 novembre 2010

Le stanze dei giochi




Evento: Giochi di una volta

 
Con l’avvicinarsi del Natale, Villa Necchi Campiglio, proprietà del FAI a Milano, ospita la terza edizione della mostra-mercato dedicata ai giocattoli “della tradizione” realizzati in materiali naturali dagli ospiti della Comunità Cenacolo, una nota realtà che si occupa di aiutare giovani in difficoltà.
Un vero e proprio viaggio nei ricordi di gioco più belli che continuano a far divertire i bambini.

Ecco allora introvabili cavallini a dondolo, carretti, piste per macchinine e trenini, mobili per la camera dei bambini e per la casetta delle bambole, orsacchiotti e pupazzi con splendidi corredini realizzati a mano, carrozzine, teatrini delle marionette, il banco del mercato, quello del falegname e persino l’arca di Noè.

Animazione per bambini


Filo conduttore dell’edizione 2010: tre amatissime storie – “Le avventure di Pinocchio”, “Cappuccetto Rosso” e “Il Pifferaio Magico” – a cui si ispireranno spettacoli di burattini, animazioni e laboratori nonché intere linee di accessori.

Per il Natale


Immancabili i presepi, gli alberi di Natale e le decorazioni per la casa e per la tavola.

Inoltre...

•  consegne a domicilio in città

• “ospedale dei giocattoli” per piccole riparazioni

• deposito acquisti voluminosi.

• possibilità di pagamento con bancomat o carte di credito.

• panettone e pandoro per tutti.

Informazioni


Villa Necchi Campiglio
Milano • Via Mozart 14
T. 02 7634 0121
fainecchi@fondoambiente.it


Orari


La mostra sarà aperta al pubblico dalle ore 10 alle ore 18. Ultimo ingresso ore 17.30.

Servizi per il pubblico

Caffetteria e punto ristoro


“Caffetteria Villa Necchi Campiglio”. Per l’occasione, baby menu per bambini.
Per informazioni 02 7602 0873.

Parcheggi

A pagamento in via Mozart e nelle immediate vicinanze.

Come arrivare

In auto

San Babila – Porta Venezia.

In metropolitana

Linea 1 fermata Palestro o San Babila: 5 min a piedi

In autobus

Linea 54 – 61 – 94: fermata San Damiano - Monforte

giovedì 11 novembre 2010

Porte chiuse, luci accese sulla Cultura


 
Venerdì 12 novembre musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali chiuderanno in segno di protesta contro la manovra di stabilizzazione finanziaria prevista dal Governo e i suoi effetti nefasti sulla cultura italiana.
All'iniziativa aderisce anche il FAI, che chiuderà i suoi Beni in tutta Italia.

“Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza”. Non lasciano spazio ai dubbi le parole con le quali il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni, spiega la decisione del FAI di aderire a “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura” l'iniziativa promossa da Federculture e ANCI (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) per protestare contro l'ultima manovra varata dal Governo:
il dl 78/2010 convertito in legge 122/2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.


Le coseguenze nefaste della legge in questione non si limitano ai tagli alla cultura, che sono comunque consistenti: circa 280 milioni di euro tra tagli diretti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali, riduzioni a carico delle amministrazioni locali che potrebbero pesare sul settore per circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio. L'applicazione degli articoli contenuti nella manovra, si legge nel comunicato stampa dell'iniziativa, "disegnerà un quadro generale nel quale l'intervento pubblico dovrà fare totalmente marcia indietro, rinunciando di fatto alla possibilità di attuare politiche culturali, sia a livello nazionale che regionale e locale".

Ecco quello che ci aspetta:


le amministrazioni pubbliche non potranno spendere per l'organizzazione di mostre più del 20% di quanto speso nel 2009. Ciò equivale a un taglio dell'80% delle risorse disponibili;

gli organi di amministrazione e quelli di controllo di tutti gli enti pubblici e gli organismi pubblici non potranno avere più di cinque componenti . Ciò ostacola gravemente la partecipazione dei privati stessi alla gestione e al finanziamento delle aziende culturali;

i Comuni sotto i 30mila abitanti sono obbligati a sciogliere le società da loro stessi costituite.

"Una vera mannaia - si legge nel comunicato stampa delle associazioni - che si abbatterà indiscriminatamente su musei, teatri, biblioteche, colpendo anche quelle realtà virtuose che sono state l'elemento di maggiore innovazione e modernizzazione degli ultimi anni nei servizi resi ai cittadini e al territorio e riconosciute anche a livello internazionale". Ma non solo: alcune norme potrebbero ledere le prerogative di auotonomia degli enti territoriali e delle società private che gestiscono i servizi pubblici culturali così come garantite dalla Costituzione.

A tutto ciò si aggiunge infine la precaria situazione in cui da anni versa il nostro Paese in ambito culturale: il prossimo anno il MiBAC avrà un budget di soli 1,5 miliardi di euro, pari allo 0,21% del bilancio statale, quantificabile in una spesa procapite per la cultura dei cittadini italiani di 25 euro.

martedì 9 novembre 2010

Amarcord: I ragazzi di Via Venini

Ogni volta che mio figlio maggiore ritorna a Milano, non viene subito a casa mia, ma và direttamente a trovare i vecchi amici della fanciullezza in Via Venini.


Perchè? Ve lo spiego subito!

Siamo a Milano negli anni Settanta. E' il periodo delle contestazioni studentesche e lotte operaie.
Da Piazzale Loreto partono tutti i cortei, soprattutto al sabato, per arrivare a Piazza Duomo.

In una via parallela a Corso Buenos Aires, ovvero la Via Venini, che parte da Piazzale Caiazzo ed arriva fino a via Popoli Uniti, esiste una delle poche isole felice dove sono nati, e alcuni ci vivono ancora, i cosidetti ''ragazzi della Via Venini''.

Il gruppo di ragazzini, che abita in quattro palazzine diverse ma con il ''Cortile ed il Giardino'' in comune, si incontrano lì ogni pomeriggio e giocano insieme,  fino a quando il portiere dello stabile, ''il Signor Marcon'' chiude la portineria e grida di tornare nelle proprie case.
Quando diventano adolescenti e liceali, si riuniscono anche la sera tardi, soprattutto in primavera/estate, attorno al ''trespolo'' ovvero sui ferri delle balconate che delimitano l'entrata dei garages e cantine, raccontandosi i vari problemi quotidiani.



Il gruppo si muove tra primi amori, gelosie, invidie, rivalità, bocciature, per poi entrare in contatto con tematiche più adulte come: la droga, l’aborto, l’usura, lo sfruttamento degli extracomunitari, la violenza negli stadi, ed altre problematiche di quel periodo.
Nonostante alcuni abbiano dei soprannomi, i “ragazzi della Via Venini” sono giovani normali, la maggior parte appartenenti alla media borghesia, privi di hobby particolari, che si esprimono in gergo giovanile e fanno gruppo compatto quando c’è da aiutare un amico.
Anche se sono passati ormai diversi anni, ricordo bene i nomi di questi ragazzi, perchè li ho visti nascere,  sono quasi tutti sposati e sono diventati dei professionisti, (managers, ingegneri, avvocati, medici, commercialisti) ma sono rimasti ancora molto uniti. Alcuni nomi che ricordo sono:

Pierluigi detto Pigi, Andrea detto Boccia, Luigi  e Giacomo suo fratello, Giansalvo detto Giansi, Marco detto Sì Bè, i due fratelli Ezio e Umberto, Daniele, Roberto detto Roby e le sorelle, Federico, Sara, Simona, ed altri.

Ricordo anche con affetto i loro genitori, che li incontravo, soprattutto al Sabato, nel ''Cortile'' o davanti la Scuola.

Bè, ormai son passati più di quindici anni, ma il ricordo è ancora vivo!
Per questo non dico niente a mio figlio se, prima di venire da me,  passa dalla ormai famosa Via Venini.

giovedì 4 novembre 2010

Vita quotidiana nei Canali di Venezia

Quest'estate, passeggiando per i Canali di Venezia soprattutto quelli poco frequentati dai turisti, ho scoperto che esiste una vita segreta e sconosciuta tra i gondolieri.




Venezia è famosa per i suoi Canali, tanto che ogni città del mondo con anche un piccolo sistema di canali, viene chiamata piccola Venezia o Venezia del nord, ecc.
Il Canale è un elemento essenziale della viabilità acquea di Venezia e della sua Laguna.
Il termine canale viene usato nell'ambito del Centro Storico per indicare le vie acquee che per ampiezza, lunghezza e densità di traffico sostenuto, costituiscono le vere e proprie dorsali del sistema di navigazione interno alla città.

Il Canal Grande, conosciuto in tutto il mondo, attraversa tutto il cuore della città da ovest ad est separandola in due, e termina nel Bacino di San Marco.

Se si desidera camminare per le vie di Venezia si possono utilizzare i Vaporetti messi a dispozione l’ Actv, l’azienda che si occupa del trasporto pubblico.
Ma le imbarcazioni per antonomasia, più adatte al trasporto di persone e cose in una città come Venezia, sono sempre state le gondole.
Le gondole che scivolano lungo il Canal Grande sono parte integrante della storia di Venezia. Incarnano un legame con il passato che conferma quanto Venezia, nel Duemiladieci, cerchi di non tradire la sua identità.




L'arte del gondoliere si tramanda di padre in figlio e sarà così fino a quando esisterà Venezia.
Adesso qualcosa  però è mutato. Infatti ad agosto, una mamma di 24 anni, figlia di un gondoliere, è la prima donna gondoliere  nella storia di Venezia, ed ha infranto un tabù che durava 900 anni tra i 425 gondolieri veneziani.

La corporazione dei gondolieri è stata sempre governata da uno statuto, detto Mariègola, in cui si stabilivano i doveri degli appartenenti.
Dagli atti della corporazione è possibile desumere una serie di interessanti notizie, sia tecniche che economiche. Ad esempio è documentato che alla metà del Settecento le gondole a Venezia fossero all'incirca millecinquecento.

Questa imbarcazione è attualmente usata soprattutto a scopi turistici, ma anche per cerimonie come matrimoni e funerali, nonché come traghetto per trasportare le persone o cose da una riva all'altra del Canal Grande. Per quest'ultimo compito vengono utilizzati i cosiddetti gondolòni o barchette, particolarmente capienti e mossi da due rematori, uno a poppa e l'altro a prua.
L'usanza è assai antica (i primi documenti che regolamentano il funzionamento dei traghetti risalgono alla metà del Trecento) e i luoghi di transito come la Ca' Rezzonico o la Ca' d'Oro sono segnalati dal nome delle calli (Calle del traghetto).
Sono questi i gondolieri che vivono la Venezia legata alla quotidianità, perchè sono soprattutto i Veneziani i loro fedelissimi utenti.

Venezia seduce anche per questi segreti e non solo per i palazzi e le opere d'arte visibili.  
E' stata un'esperienza memorabile conoscere in tal senso la città.