martedì 22 febbraio 2011

La Laguna segreta di Venezia




Come ogni mese, trascorro alcuni giorni a Venezia a casa di mio figlio. Vado anche per stare con la mia piccola nipotina. Ieri sera sono tornato a casa mia! Quando sono lì ne approfitto per fare qualche giro e andare nei luoghi poco conosciuti dal turismo tradizionale.

Stavolta, anche se si sono aperte in Piazza San Marco le feste per il Carnevale ed è ancora inverno, sono andato a visitare alcune piccole isole che formano la ''pianura liquida di Venezia'', unica al mondo che, dopo 200 anni di abbandono e utilizzo militare, sta tornando a vivere.
Oggi le piccole Isole della Laguna, che da secoli riforniscono il mercato di Rialto con prodotti straordinari grazie al particolare terreno salino, sono infatti investite da grandi progetti di recupero che hanno risvegliato anche l'antica funzione agraria.


Allontanandoci da San Marco in direzione del Lido, si approda a San Lazzaro degli Armeni, un'oasi di pace amata dal poeta George Byron. Qui, i padri Mechitaristi accompagnano i visitatori nell'orto e nel roseto accanto alla vecchia tipografia che stampava in 29 lingue e raccontano la genesi della vartanush, la speciale marmellata di rose venduta nella foresteria.




Orti salati e confraternite religiose anche alla Certosa, 24 ettari di terra 250 metri a est di Venezia usati fino al 1997 come poligono di tiro dei Lagunari e che, in seguito a lunghe battaglie pacifiste, sono stati trasformati in una darsena e un cantiere, il Polo Nautico Vento di Venezia, che costruisce barche in legno. Vista dall'alto, l'isola appare come una macchia rigogliosa di bagolari e gelsi che circonda i resti del cenobio certosino del Quattrocento. I frati vi coltivavano due vigne, sabbioneta e torresina, e un grande orto. Chi viene qui lo fa per Il Certosino, dove lo chef Ivan Garlassi coniuga l'amore per i prodotti isolani a quelli della sua terra, la Val Sesia. Tra le sue specialità, la zuppetta di peoci (cozze) e lo spezzatino di laguna.


Vicino ci sono le isole di Vignole e Sant'Erasmo, da sempre gli orti salati della città. Vi si coltivano le famose castraure, ovvero piccoli carciofi violetti dall'inimitabile sapore salmastro, e vi si producono gli originali mieli di fiori di barena e carciofo. Via via che ci si addentra in laguna si torna indietro di mille anni.
Si costeggia l'isola di San Francesco del Deserto, un tempo chiamata Due Vigne. Anche qui i frati curano l'orto, ma lasciano visitare solo la chiesetta di Francesco, che soggiornò nell'isola.

È difficile staccarsi dal claustrale silenzio, ma non molto lontano si trova Burano. Si ritorna sempre volentieri ma è meglio lasciar perdere i tradizionali merletti (fatti chissà dove!) e concentrarsi sull'offerta gastronomica. Una sosta d'obbligo è Da Romano, storico locale aperto all'inizio del Novecento da un uomo semplice ma amante dell'arte, che accoglieva gli squattrinati pittori attratti dal paesaggio.
Al posto dei soldi vigeva lo scambio: quadri in cambio di moleche (i granchi) e, oggi, alle pareti ci sono ben 420 opere di gran calibro (Carena, Cadorin, Vedova, De Pisis, Fontana). Non meno unici i piatti, dalle rare moleche impanate e fritte che si allevano nei cassoni di legno sommersi proprio di fronte a Burano, al risotto di go (ghiozzo), fino al pesce grigliato sulla brace di legna che viene portata dalla terraferma su grandi burci (le tipiche imbarcazioni a fondo piatto). A poca distanza si trova la Bottega Palmisano, dove si possono comprare i biscotti bussolà appena sfornati.



A Torcello, invece, abitano solo venti persone. Eppure, in quest'isola che conserva grandiosi mosaici bizantini nella cattedrale a testimonianza di un passato glorioso, troneggia un re della gastronomia veneziana, la Locanda Cipriani, già passione culinaria di Ernest Hemingway che proprio nelle acque della laguna amava cacciare e assaggiare quelli che sono ancora oggi i cavalli di battaglia del ristorante: il risotto alla torcellana e le schie (gamberetti).


Infine, Mazzorbo, un ambiente spettacolare dominato da un'antica vigna murata di uva dorona, un vitigno silente in via d'estinzione e recuperato dopo dieci anni di lavoro. Nella tenuta Venissa, la chef bellunese Paola Budel ha portato il meglio dell'entroterra veneto, per esempio l'agnello dell'Alpago, unendolo alle dimenticate erbette lagunari, come la rara Salicornia, pianta usata un tempo dai marinai contro lo scorbuto e oggi ingrediente d'eccezione per originali risotti di pesce.

Ottima gita, anche se nella Piazza San Marco è stata collocata 'una fontana del Vino', dove versava vino veneto all'ora dell'aperitivo e distribuito o venduto da belle locandiere locali a prezzi popolari.

6 commenti:

Luigi ha detto...

per me è stato indimenticabile il panorama visto dal campanile della basilica romanica di Torcello: uno spettacolo unico!!!
Buon viaggio

Stefano ha detto...

Caro Luigi
Hai proprio ragione. Torcello è una delle più belle isole della Laguna, anche per la pace e la tranquillità che emana.
Grazie e ciao
Stefano

Laura ha detto...

Mi ricordo, anni fa, il miele e la marmellata che ho comprato dai frati dell'isola di S.Lazzaro degli Armeni. Buonissimi...!!!@
Buona serata, Laura

Stefano ha detto...

Ciao Laura
Purtroppo a San Lazzaro mi sono fermato poco.
Mi sono ripromesso che la prossima volta mi fermerò ad acquistare alcune cose del luogo.
Grazie per essere passata. A presto.
Stefano

Diver ha detto...

Venezia è una delle più belle città d'Italia e forse anche d'Europa. Queste sono davvero delle belle foto complimenti. Ne ho trovate anche di belle nel link che ho postato, magari puoi mettere anche queste e rendere Venezia ancora più bella.
Al prossimo post.

Stefano ha detto...

Ciao Diver
Hai ragione. Nel prossimo post su Venezia metterò alcune foto del link che mi hai suggerito. Comunque quasi ogni mese sono a Venezia. Ti ringrazio. Stefano