mercoledì 9 febbraio 2011

Lacrima di Morro d'Alba

Il vino "Lacrima di Morro d'Alba, diventato a denominazione di origine controllata nel 1985, è conosciuto sin dai tempi remoti. Sembra già se ne parli in alcuni scritti risalenti all'epoca dell'antica Roma.


Narra la leggenda che nel 1167 Federico Barbarossa lo poté apprezzare allorché, posto l'assedio alla città di Ancona, scelse come propria dimora il Castello di Morro, di cui compare in un atto imperiale come ''Curtis''. Gli abitanti furono costretti a cedere all’imperatore le cose più buone e prelibate, tra cui il famoso succo d’uva di Morro d’Alba.
Compare invece come ''Castrum'' in un altro atto del 1213, quando Senigallia è costretta a cedere Morro d'Alba al vicino comune di Jesi.
Nel 1326, Morro d'Alba viene assediata dalle milizie di Fabriano, e nel 1365 le mura devono essere ricostruite, forse a causa dei danni subiti da una incursione dei banditi della "Compagnia Maledicta" di Fra Moriale. Per brevi periodi Morro d'Alba passa sotto il controllo dei Malatesta di Rimini, desiderosi di ampliare i loro domini; subisce diverse incursioni degli Anconetani nel 1481 e negli anni successivi; nel 1517 viene saccheggiata la Francesco Maria della Rovere. Soltanto nel 1808, con il Regno Napoleonico, viene definitivamente sottratta al comune di Jesi; è poi nel 1860, con l'unità d'Italia, che Morro entra a far parte della provincia di Ancona.
Proprio questo avvenimento comportò, nel 1862, l'aggiunta del termine Alba al nome del paese, per evitare delle confusioni con altre località del Regno.

La zona di produzione di questo vino ricade nella Provincia di Ancona e comprende l'intero territorio comunale di Morro d'Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con l'esclusione dei fondi valle e dei versanti delle colline del Comune di Senigallia prospicenti il mare.
Esso si ottiene da un vitigno autoctono antico, il Lacrima, che veniva tradizionalmente maritato all'olmo e all'acero e si coltivava nelle ricche alberate che caratterizzavano le colline del territorio di produzione.
Soltanto agli inizi degli anni ottanta alcuni produttori, convinti dell'opportunità di far conoscere il prodotto e di valorizzarlo, sono riusciti a ridare nuovo lustro a questo vitigno.

Il nome Lacrima deriva dal fatto che la buccia dell'uva, quando arriva al punto di maturazione, si fende, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo contenuto. La buccia dell'uva Lacrima ha tuttavia uno spessore notevole, il che, in fase di macerazione, fa sì che la cessione di antociani, tannini e sostanze coloranti, sia enorme.
E' un vino che si sposa con i primi piatti tradizionali delle Marche, con antipasti di pesce azzurro marinato o in carpione con lo stesso vino, con le carni bianche. Va bevuto alla temperatura di 18^C.
 Prosit.......

1 commento:

Giorgio ha detto...

Mio padre essendo marchigiano me ne ha sempre parlato di questo vino poco conosciuto. L'ho bevuto poche volte quando andavo ad Ancona dai miei parenti. E' molto buono.
Ciao Giorgio