lunedì 12 dicembre 2011

G.De La Tour a Palazzo Marino di Milano

Ieri, essendoci il blocco delle auto a Milano, ho deciso di mettermi in fila con tanta pazienza, per visitare  due famosi quadri del francese Georges de La Tour, esposti a Palazzo Marino.
Per la prima volta in Italia, L’Adorazione dei pastori accompagna uno dei più celebri capolavori del pittore lorenese, il San Giuseppe falegname nella ormai tradizionale mostra organizzata da Eni con la collaborazione del Comune di Milano e del Museo del Louvre.
Le due straordinarie opere di uno degli artisti più affascinanti della pittura del Seicento, noto a molti come il “Caravaggio francese”, sono esposte, con ingresso libero, nella Sala Alessi del Comune.


La mostra propone, come dicevo, uno degli artisti più suggestivi e misteriosi che la Francia del Seicento abbia generato. Anche se il suo nome risulta forse meno noto al grande pubblico di quello di alcune “star” della pittura antica, nel trovarsi di fronte a queste due opere, si ha l’immediata sensazione di averle da sempre conosciute, proprio grazie alla loro capacità di penetrare profondamente nella sensibilità dell’osservatore.
Pochissime sono le notizie che i documenti ci forniscono sulla vita del pittore lorenese, la cui formazione rimane avvolta nel mistero come gran parte della sua esistenza. Resta ancora un’ipotesi l’idea di un suo viaggio in Italia durante il quale si sarebbe misurato con l’opera del grande Caravaggio, al quale si è sempre fatto riferimento nell’analisi critica del suo lavoro.
L’Adorazione dei pastori è entrata a far parte delle collezioni del Louvre nel 1926, grazie al lavoro di Hermann Voss, che dedicò la sua vita al recupero dell’identità di Georges de La Tour, scovando come un segugio le sue opere, disperse in musei e collezioni a causa di un’infinita serie di errate attribuzioni. Il tema dell’Adorazione dei pastori in versione notturna si diffonde partendo dall’Italia nei primi del Seicento, grazie alla rivisitazione che i pittori bolognesi come Carracci fecero della grande lezione caravaggesca; ma, nella magica atmosfera che si respira nei dipinti di Georges de La Tour, nell’intimo e raccolto sentire domestico della scena, la tradizione stilistica franco-fiamminga gioca un ruolo assai importante.

Anche nel più conosciuto dipinto del San Giuseppe falegname il calore della luce diffusa dalla candela sorretta da Gesù bambino, che amorevolmente osserva il volto del padre al lavoro, immerge nell’atmosfera notturna un tema caro alla tradizione della pittura nordica del tempo. Nell’immagine, il commovente rapporto padre-figlio fornisce anche uno spunto per alcune osservazioni di carattere iconografico intorno alla devozione per il Santo, per il Bambino e per la Croce richiamata dal legno su cui Giuseppe è chinato, alla maniera di molti testi religiosi del tempo. Anche dal punto di vista tecnico l’opera rappresenta forse l’espressione più alta del corpus dei dipinti a “lume di candela” eseguiti da La Tour; la luce celata all’occhio dell’osservatore dalla trasparente mano del Bambino, si diffonde sul suo giovane volto che si trasforma nella vera fonte luminosa dell’intima e familiare scena, che diventa trascendente.

Il pubblico potrà ammirare questi due dipinti di eccezionale interesse, in un allestimento a loro dedicato, razionale nella distribuzione degli spazi e ricercato nella scelta dei materiali, fino all'8 gennaio 2012.

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