mercoledì 30 marzo 2011

Il Barbacarlo



Non mi dilungherò troppo sulla storia del vino Barbacarlo! La leggenda è che questo vino, prodotto in una località vicino a Broni (Oltrepò Pavese), ebbe il nome di Barbacarlo durante la dominazione Sabauda.
Racconta Arturo Marescalchi che alcuni terreni, celebri per l'eccellente vino, appartenevano a un certo signor Carlo, chiamato confidenzialmente ''Barba Carlo'' ovvero Zio Carlo.
Non sappiamo se Carlo Porta conoscesse l'origine del nome, ma si dice che il poeta si rammaricasse di non avere un nipote nell'Oltrepò per essere chiamato Barba Carlo, come il suo vino preferito.

'' È un vino robusto di cui non puoi fare a meno, ogni bottiglia diversa dall’altra ed ogni annata pronta a raccontare nuove storie. È nobile e semplice, affascinante nella sua profondità e ampiezza di naso, desidera ardentemente sposarsi con il cibo. Il colore è rubino, purpureo, denso e compatto, luminoso. Il naso apre su una nota di arancia sanguinella, poi piccoli frutti rossi, viola, una nota minerale di grafite, terra, un afflato balsamico, e ancora spezie. Al palato ti aspetti la carbonica che lo ha reso celebre, ma in questa bottiglia non c’è. Entra denso, leggermente e seducentemente zuccherino, succoso, frutta croccante, si allarga, elastico il suo incedere, chiude secco, spinto da un’acidità giovane, con un tannino che morde ancora e implora il cibo e l’alcol leggermente nervoso. ''

Il Barbacarlo è un magnifico vino da pasto e ha trovato anche l’accordo con le Penne con la ricotta di Bufala e cosparsi di salsa al pomodoro, con minestre impegnative e con i contorni.

Esso è prodotto da una mescolanza di uve Croatina, Uva Rara e Vespolina, Barbera.

L'ho bevuto per caso ieri sera e vi assicuro che è veramente buono!

lunedì 28 marzo 2011

Il porto di Milano

Ieri mattina mi trovavo nella circonvolazione interna di Milano quando i vigili ci  hanno fermato proprio davanti ai Navigli, perchè doveva passare la Stramilano, la famosa maratona che viene organizzata tutti gli anni. Nell'attesa ho spento l'auto e mi sono guardato intorno. Ad un tratto mi sono accorto che la zona della Darsena è in uno stato di quasi abbandono.



La Darsena, ovvero il porto di Milano come i milanesi l'hanno vista per quattro secoli, era stata voluta e realizzata nel 1603 dal governatore spagnolo Pedro Enríquez de Acevedo conte di Fuentes (1525-1610): era addossata alle nuove mura e ne assecondava il perimetro del vertice sud occidentale e, sotto di esse, un varco consentiva l'accesso alla nuova conca di Viarenna; il bacino era situato, come ora, in parte sulla stessa superficie dove prima esisteva il laghetto di Sant'Eustorgio, la cui localizzazione esatta non è mai stata determinata. Certamente, come la darsena, questo riceveva il Naviglio Grande e dava acqua al Naviglio Pavese o, meglio, al suo troncone iniziale (1564): la foce del primo e l'incile del secondo distano poche decine di metri e non pare possibile che abbiano subito spostamenti.

La Darsena oggi



 Nel settembre 2004, il comune di Milano concesse l'area della darsena (l'intera porzione a ovest del Naviglio Grande) a un'impresa che doveva realizzare un garage-parcheggio sotterraneo: il terreno era considerato privo di interesse archeologico. Al contrario, all'inizio degli scavi emersero reperti che richiesero l'intervento della sovrintendenza e l'arresto dei lavori.  In mancanza di idonee tecniche di recupero e di notizie più precise, i reperti sono stati reinterrati nelle condizioni di ritrovamento a scopo conservativo e il comune, allo stato dell'arte, non ha assunto nessuna decisione. Questi rinvenimenti all'interno del perimetro della darsena mettono parzialmente in dubbio le modalità con cui il conte di Fuentes fece realizzare la darsena stessa; la ricostruzione storica era fino al 2010 l'unica concordemente accettata. Ora non è più così sicura, ma non è stata avanzata nessuna alternativa.
Oltre a essere il porto della città, la Darsena era uno snodo idrico di grande importanza: riceveva le acque dell'Olona e quelle che colavano dalla fossa interna e le cedeva al Ticinello, che correva oltre porta Ticinese lungo le mura prima di piegare a sud, e alla Vettabbia. La presa del Ticinello esiste ancora oggi nel punto più orientale della Darsena, mentre l'Olona da decenni non vi immette più le sue acque sia per rischio idrogeologico (il suo vecchio alveo coperto da tempo non era più sicuro) sia, soprattutto, per scongiurare il pericolo di inquinamento. Da un'estremità all'altra, la Darsena era lunga 750 metri e larga fino a 25, con una superficie di 17.500 metri quadrati, e la profondità di un metro e mezzo.

Che tristezza. Era il vecchio porto di Milano, ed ora è ridotto cosi!

venerdì 25 marzo 2011

GIORNATE 'FAI DI PRIMAVERA'



NON PRENDERE IMPEGNI!

IL 26 E IL 27 MARZO VIENI A SCOPRIRE I MONUMENTI APERTI

NELLA VOSTRA REGIONE, GRAZIE AI VOLONTARI FAI.

SARA' UN'ESPERIENZA INDIMENTICABILE. VISITE A CONTRIBUTO LIBERO.

FAI PER L'ITALIA. FAI ANCHE TU.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI VAI NEL SITO:


oppure telefona al: 02.4676151

mercoledì 23 marzo 2011

La città di Jacopone


L'altro giorno, mentre sfogliavo un libro di Storia, mi è capitato di leggere qualche laude di Frate Jacopone da Todi, mistico frate penitente, autore di molte laude, seguace “puro” del poverello d'Assisi, ovvero di San Francesco.
Colto ed estremo, spirituale e passionale insieme. Fiero oppositore di Bonifacio VIII. Nacque proprio a Todi, in Umbria, all'inizio del '200. E' stato uno fra i padri fondatori della nostra letteratura. Fu apprezzato da Dante e scrisse versi di estrema bellezza che conobbero grande popolarità, ma la sua figura fu controversa: mistico o eretico? Santo o giullare? Certo, per Todi, è il cittadino più eccellente.

Le sue spoglie sono accolte nella cripta della chiesa di S. Fortunato. Il magnifico tempio “incompiuto”, costruito dai frati minori francescani a partire dalla fine del 1200 e terminato soltanto alla metà del XV secolo.
Anni fà, avendo fatto il militare a Spoleto, ho visitato questa bella città medievale dell'Umbria e vi consiglio, prima di lasciare la città, di salire sul suo campanile, per salutare Todi con uno sguardo che tutta la abbraccia insieme alla valle di cui è signora.




 Oggi Todi è cosiderata fra le città più vivibili al mondo.

lunedì 21 marzo 2011

Farfalle di Primavera

Oggi essendo il primo giorno di primavera, vi propongo questa semplice ricetta:




Ingredienti

350 g di farfalle; 1 piccola cipolla rossa, 1 cuore di sedano, 500 g di fave fresche, un ciuffetto di cerfoglio (pianta aromatica), 1 uovo, due limoni non trattati, olio Extra Vergine d'oliva, sale pepe.


Preparazione

In abbondante acqua salata fate cuocere le farfalle che scolerete al dente. Intanto preparate il condimento. Sgusciate le fave e togliete loro anche la pellicina che ricopre il seme. Mondate e tritate grossolanamente il cuore di sedano e affettate la cipolla.


Lavate e asciugate il cerfoglio. Lavate i limoni, pelateli avendo cura di eliminare la parte bianca e tritate la scorza insieme al cerfoglio (in sostituzione potete utilizzare il prezzemolo). In una larga padella fate scaldare e appassire leggermente la cipolla e il sedano in due cucchiai d'Extra Vergine.


Appena le farfalle saranno cotte scolatele e fatele saltare brevemente in padella con qualche cucchiaio della loro acqua di cottura.


Aggiungete le fave. Mescolate fino a che l'acqua non si sia asciugata.


Poi, a fuoco spento, unite un filo d'Extra Vergine e il tuorlo di un uovo.


Mescolate ancora energicamente.


Spolverizzate col trito di cerfoglio (se c'è) e scorza di limone e servite aggiungendo a piacere una macinata di pepe nero.

giovedì 17 marzo 2011

L'Inno Nazionale degli Italiani

Voglio ricordare a tutti, per la ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il famoso Inno Nazionale degli Italiani  (solitamente sappiamo bene la prima strofa...), composto a Genova da G.Mameli nel 1847 con musica del Maestro M. Novaro, in cui viene unificata la storia d'Italia, fino a quel momento divisa:

''Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa.

Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma  Iddio la creò.

Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò!

Noi siamo da secoli  calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi.

Raccolgaci un'unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò.

Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò!

Uniamoci, uniamoci, l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore.

Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò!


Dall'Alpe a Sicilia, Dovunque è Legnano; Ogn'uom di Ferruccio, Ha il core ha la mano;

I bimbi d'Italia Si chiaman Balilla; Il suon d'ogni squilla, I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano Le spade vendute; Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute.

Il sangue d'Italia E il sangue Polacco Bevé col Cosacco,Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò, sì!'

martedì 15 marzo 2011

Il Parco e la Villa Reale di Monza



Il Parco e la Villa Reale di Monza sono da tempo monitorati dal FAI  (Fondo per l'Ambiente Italiano) con grande attenzione per la presenza di diverse criticità: il “precario” stato di conservazione del parco e della villa; la “convivenza” con l’Autodromo situato proprio all’interno del Parco e in particolare l’incognita sulla destinazione delle vecchie curve sopraelevate, ormai abbandonate, di cui è stata più volte richiesta una parziale demolizione; la presenza di un enorme edificio in costruzione, destinato a centro polifunzionale, che “rompe” lo straordinario cannocchiale prospettico che dalla Villa Reale di Monza raggiunge il Rondò dei Pini.
A tutto questo si è ora aggiunta la proposta partita dalla Regione Lombardia di affidare il progetto di recupero e di rifunzionalizzazione del corpo centrale della Villa a privati. Allo scopo di contrastare questa proposta, si è costituita un’associazione per la tutela di Villa Reale, denominata “Villa Reale anche mia”, formata da varie organizzazioni locali e da Lega Ambiente che ha raccolto ad oggi oltre 11.000 firme.

Il Bando promosso dalla Regione Lombardia prevede il recupero e la riqualificazione del CORPO CENTRALE di Villa Reale, all’interno del quale si prevede la realizzazione di un grande spazio espositivo per mostre temporanee ed eventi culturali, di uno spazio commerciale con bookshop e botteghe artigianali, di un bar e di un ristorante di alta cucina.
L’associazione “Villa Reale anche mia” ha chiesto il ritiro del bando per l’assegnazione del progetto.


Oltre al bando della Regione Lombardia, sono al vaglio alcune proposte per la riqualificazione di altri spazi appartenenti alla Villa Reale, in particolare l’ALA NORD, molto in degrado, da edibire a esposizione permanente di Arte dell’800 (con sponsor Intesa Sanpaolo), l’ALA DEGLI APPARTAMENTI REALI, di cui è prevista a breve la riapertura al pubblico con uno spazio bookshop, il MIRABELLO, da adibire a spazio di rappresentanza ed esposizioni temporanee.

Il FAI nazionale, insieme alla Delegazione di Monza, si sta attivando per tener monitorato l’andamento del piano di recupero della Villa e del Parco e sollecita la possibilità di poter passare al vaglio gli eventuali progetti ed attuare una conseguente verifica sulla qualità dei restauri. Speriamo in bene!!!

mercoledì 9 marzo 2011

Il travestimento

Voglio collegarmi al  bellissimo post di Lara 'Le origini della Maschera'' riproposto il 1° marzo nel suo blog ''Estate Incantata'' per continuare a conversare su questo argomento:

Per tradizione il Carnevale è il momento in cui, indossati una maschera e un costume, si smette la propria identità per assumere quella indicata o suggerita dal travestimento che si è scelto. Tuttavia mascherarsi non è un atto prettamente carnevalesco - come giustamente scrive Lara - e non sempre avviene per gioco o divertimento.


I Veneziani infatti non si mascheravano solo a Carnevale, ma anche in tutte quelle occasioni in cui si rendeva necessario celare la propria identità. Gli uomini indossavano la maschera ai tavoli da gioco per non essere riconosciuti dai creditori. Le ragazze molto giovani ne indossavano una quando si recavano a teatro.
Le donne spesso portavano la 'moreta', la tipica maschera veneziana di velluto, per esaltare la bellezza e il mistero.

Tra i tanti motivi che possono spingere qualcuno a nascondere la propria identità dietro una maschera o un travestimento ci sono spesso l'inganno e la malvagità, ma anche l'amore e la necessità di sopravvivenza, il desiderio di cambiare o di sovvertire le regole.



Nell'Odissea, ad esempio, il poema che Omero scrisse per narrare la storia di Ulisse, l'eroe, per sorprendere i Proci che gli insidiano il trono, fa ritorno nella sua casa travestito da vecchio mendicante.

Oppure è impossibile dimenticarsi del Lupo di Cappuccetto Rosso così malvagio da tentare il più sorprendente dei travestimenti, nascondendo sotto una cuffia da nonnina i baffi, il muso e i lunghi denti.

Gli esempi o i motivi sono tanti ma sarebbe troppo lungo descriverli................

lunedì 7 marzo 2011

Per tutte le Donne

Regalo idealmente queste mimose alle donne per la loro festa!


Stefano di SEMPLICI CONVERSAZIONI

venerdì 4 marzo 2011

Barzellette per Carnevale


Al maneggio

In un maneggio a pagamento, un signore sta cavalcando da parecchie ore, quando lo stalliere gli dice:
- Non si sente ancora stanco?

- Sono stanchissimo – risponde il signore, - ma il proprietario del maneggio
 mi deve dei soldi e questo è l’unico modo per essere rimborsato.

Code negli uffici
Un signore, dopo aver fatto una lunga coda allo sportello dell’ufficio postale,
sbotta con l’impiegato:
- E’ una vergogna: sono in quest’ufficio da tre quarti d’ora!
- E cosa dovrei dire io che sto qua da vent’anni? - risponde l’impiegato, sospirando.

Tra ragazze
- Sai, il mio nuovo fidanzato è un tipo ‘’underground’’…
- Davvero? E’ un artista?
- No, guida un treno della metropolitana!


Lessico saccente
Due signore, che hanno l’aria di saperne più di tutti i medici messi insieme,
parlano nella sala d’attesa del dottore.
- A me deve solo vedere le analisi. Avevo la glicerina un po’ alta…
- Io invece devo tenere d’occhio il polistirolo…

Tra amici
- Io mi ricordo sempre quand’è il compleanno di mia moglie.

- Davvero?
- Sì, cade esattamente il giorno dopo di quando lei me lo ricorda!

martedì 1 marzo 2011

Un'Isola al centro del mondo

''Il sesto giorno, Iddio, compì la sua opera e lieto d'aver creato tanto bello, prese la terra tra le mani e la baciò. Là, dove lui posò le labbra, è la SICILIA centro del mondo.''

   (Anonimo Siciliano)

           
La posizione centrale della Sicilia nel Mediterraneo ha assunto valori diversi nelle varie epoche storiche.
La Sicilia era parsa quasi l'ombelico del mondo nell'età classica.Questo ruolo l’ha avuto per secoli.
L’ha avuto sin dalla preistoria perché è geograficamente al centro dei traffici, delle migrazioni e dei conflitti. L’ha avuto nell’antichità perchè preda ambita di conquistatori più ambiziosi e più forti che presto sono però diventati “siciliani” e dalla Sicilia e con la Sicilia hanno perseguito l’ulteriore loro sviluppo.

Lo ha perso con Roma, di cui divenne provincia. Lo ha riconquistato in pieno con gli Arabi, i Normanni e gli Svevi: La Sicilia emirato, regno, impero. Quattrocentodiciannove anni di grandezza e di esempio per i popoli, centro e protagonista del Mediterraneo e dell’Europa, terra di sviluppo e immigrazione dal sud e dal nord, dall’est e dall’ovest. Lo ha perso, per ora, con la crisi profonda del Mediterraneo, lo spostamento dei traffici sull’Atlantico, la logica dei blocchi e della guerra fredda, la globalizzazione.
La Sicilia, ormai da secoli, dal 1250, anno della morte di Federico Imperatore, viene trascinata dove gli altri la portano: col sistema imperiale spagnolo, con altri grandi e piccoli dominatori, con l’Italia, con l’Occidente, con l’Europa, con la superpotenza americana.
Chi ha relegato la Sicilia al ruolo di marginalità ed emarginazione vuole e fa in modo che i Siciliani stessi dimentichino la propria storia e perdano la propria lingua e cultura.

I musulmani di Sicilia? Un accidente della storia, un elemento di discontinuità.
Ruggero II re di Sicilia? Il re normanno. Federico II, Stupor mundi? L’imperatore svevo, l’Hohenstaufen. Il Palazzo “Reale” di Palermo, sede dei re di Sicilia? Il Palazzo dei Normanni (così lo chiamano, tutti).
E pensare che la Sicilia è stata un originale laboratorio di cooperazione fra popoli e culture. Che tutte le civiltà appena citate sono state in Sicilia, che l'hanno profondamente segnata, che il carattere attuale dei Siciliani è frutto di questa straordinaria cooperazione.

La Sicilia è stata ed è rimasta, insomma, una realtà unica ed ha acquisito una cultura che le permette, soprattutto in questo periodo,  di lanciare un messaggio a tutti i popoli del Mediterraneo (Tunisia, Egitto, Libia, ecc.) che sono alla ricerca della democrazia e libertà.