mercoledì 8 febbraio 2012

Carlo Porta, poeta dialettale milanese

Venerdì pomerigio sono andato nella zona dei Navigli a Milano, perchè avevo un appuntamento con il mio vecchio amico Carlo, milanese da molte generazioni (ormai sono in pochi), pensionato e soprannominato ''Cavadent'' per la professione di dentista che svolgeva.
Da lontano l'ho visto che mi aspettava un pò infreddolito, vicino al vecchio bar dove  frequentavamo da giovani studenti, insieme ad un ragazzo. Scopro che era suo nipote che doveva accompagnarlo in palestra.
''Ciao Carlo, ciao caro Carlo... Porta, come stai?'' gli dico subito scherzando, per il suo bonario parlare meneghino.
'' Guarda che mio nonno si chiama Carlo di nome, ma non Porta di cognome. Chi era questo Carlo Porta? Forse un vostro compagno di scuola? '' dice il nipote, rivolgendosi a me nervosamente.
Il mio amico, un po rosso per la vergogna, gli spiega: ''No, era un poeta dialettale milanese del '700.''


Intanto io cerco di attenuare la cosa, dicendo al mio amico Carlo che ormai, nella Milano che cambia e che dimentica ancora più in fretta rispetto al passato, le nuove generazioni conoscono solo il dialetto ''milanese-lombardo'' rancoroso e strumentale della Lega, ma culturalmente non sanno chi è il massimo poeta meneghino.
Rivolgendomi poi al nipote, dico: ''Adesso, dato che fa molto freddo fuori, entriamo nel bar e mentre beviamo il caffè o la cioccolata, ti racconterò velocemente chi era Carlo Porta'':

'' - Carlo Porta nacque a Milano il 15 giugno 1775 in una casa posta nell’odierna Via Manzoni.
Degli otto fratelli che nacquero, solo due sopravvissero. Il padre, Giuseppe Porta, era un uomo molto duro che comandava in famiglia come un vero dittatore, morì all’età di 94 anni. La madre, Violante Gottieri morì, dopo molte gravidanze e molti parti, ad appena 41 anni. Quando la madre morì Carlo aveva dieci anni e mezzo e fu subito mandato in collegio a Monza dove restò dal 1786 al 1792. Imparò il latino, la matematica, il francese, la storia, un po’ di musica, e la cultura italiana. Uscito dal collegio passò agli studi liceali nel seminario di Milano quale allievo esterno, ma li dovette interrompere per volere del padre che lo voleva contabile.
Nel 1796 si trasferì a Venezia e lavorò come impiegato comunale per gli austriaci.
Fu un periodo molto ricco per l’esperienza del Porta che ebbe anche una burrascosa relazione con una donna più anziana di lui, Andriana Corner Diedo. Alla fine del 1799 Carlo rientra a Milano.
Nel 1806 si sposa con Vicenza Prevoati, figlia di un orefice e vedova del ministro delle finanze della Cisalpina, Raffaele Arauco.
Dopo aver trascorso un periodo in Germania, torna in patria per dedicarsi al teatro dialettale e fonda a Milano, assieme ad altri il Teatro Patriottico, oggi Filodrammatici. Dopo una nuova assenza nel Veneto rientra e si impiega, non trascurando la sua passione per la poesia dialettale che lo porterà a produrre un numero notevole di poesie e sonetti, nel suo stile mite o mordace, a seconda dei casi.

Ricordo: La Ninetta del Verzee , La nomina del Cappellan, Il Cavadent.... ed altre liriche.


El Cavadent (immagine da Google)

Le sue opere rispecchiano per lo più fatti realmente accaduti a Milano.
Porta è molto amico del Manzoni e di Tommaso Grossi. Muore nella sua casa di via Montenapoleone, a soli 46 anni nel 1821, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute per la gotta di cui soffriva da tempo. -''

Per finire il discorso con il nipote del mio amico gli dico: ''Spero, e ne sono sicuro, che voi giovani Milanesi di oggi, accetterete le sfide del futuro solo sapendo culturalmente da dove venite e chi siete, come gli Inglesi che sono ancora tanto attaccati al loro passato e alle loro tradizioni.''

Mi ha guardato un po perplesso ed infreddolito, mi ha salutato ringraziandomi della storiella su Carlo Porta.
Poi è andato via col nonno nella vicina palestra.

2 commenti:

Francesco B. ha detto...

Credo ormai che siamo rimasti in pochi a conoscere Carlo Porta.
Hai fatto bene a ricordarlo soprattutto ai Milanesi o Lombardi ''con il cuore in mano''.
Ciao, Francesco B.

Stefano ha detto...

Grazie Francesco
è ''Cultura'' ricordare anche alcuni poeti dialettali.
Comunque hai ragione! Grazie e ciao