lunedì 30 gennaio 2012

Il vino Marsala

Può sembrare strano ma il merito della storia del vino Marsala si deve ad una tempesta ed ha inizio nel 1773!

John Woodhouse era un mercante inglese di Liverpool, impegnato nel commercio delle ceneri di soda che navigava con un brigantino inglese, ''l'Elizabeth'', lungo le coste siciliane diretto a Mazara del Vallo.
Egli però non la raggiunse mai perchè una tempesta lo fermò poco prima, costringendolo ad una sosta imprevista nel porto dell'antica Lylibeum, ovvero Marsala, anzichè a Mazara.
In una delle numerose osterie della città, gli fu offerto il miglior vino qui prodotto, quello che i contadini riservavano alle grandi occasioni: il perpetuum.


Woodhouse ne rimase affascinato e intuì che era perfetto per essere sorseggiato nei raffinati salotti inglesi, durante le lunghe chiacchierate pomeridiane.
 Aggiunse al perpetuum un po' di acquavite da vino, per evitare che si alterasse durante il viaggio, e ne spedì 50 pipe a Liverpool con l'intenzione di testarne l'effetto.

Il vino, simile al Porto e al Madera, piacque molto agli inglesi e fece la fortuna dei Woodhause che cominciarono a investire sulla zona acquistando il vino dai contadini in miseria, costruendo propri stabilimenti e impiegando ingenti capitali per la costruzione del porto.
Nacque così il Marsala, quello che l'Ammiraglio Horatio Nelson definiva “ degno della mensa di qualsiasi gentiluomo ” e con il quale riforniva la sua flotta di Sua Maestà che andava o tornava da Malta.
Ovviamente il successo ottenuto dai Woodhause portò nell'antica Lylibeo molti altri imprenditori inglesi, addirittura prima dello sbarco di Garibaldi con i Mille a Marsala. Essi si chiamavano Ingham, Corlett, Wood, Payne, Hoppes.

Fra tutti, merita di essere ricordata l'attività di Benjamin Ingham che, a partire dal 1812 , insieme al nipote Joseph Whitaker, si prodigò per l'ammodernamento delle tecniche di produzione e per l'ampliamento delle esportazioni anche fuori dall'Europa. Il Marsala si spinse così in Brasile, nell'America del nord e ancora oltre, fino all' Estremo Oriente e all' Australia.

Quella che fino ad allora era stata una modesta zona agricola si tramutò, in breve tempo, in un attivo centro industriale. Nel 1832, fra lo stabilimento dei Woodhause e quello degli Ingham, si inserì il primo imprenditore italiano: Vincenzo Florio.

Pubblicità di Florio.


I Florio, ricca famiglia di industriali e armatori, non solo portarono il Marsala in ogni parte del mondo a bordo delle 99 navi della Compagnia Florio ma regalarono alla città un volto nuovo e un'impronta da borghesia illuminata.
Da allora le aziende vinicole a Marsala si sono moltiplicate.

Tra le più antiche aziende locali ricordiamo quella di Don Diego Rallo (1860), di Vito Curatolo Arini (1875) e la Carlo Pellegrno (1880). Nel 1900 se ne contavano circa 50. Molte di esse sono ancora in attività e delle altre rimangono le tracce negli edifici e nei bagli sparsi per la città.




Nel vecchio baglio C.A. Anselmi ha attualmente sede il Museo Archeologico mentre gli stabilimenti dei Woodhouse, degli Ingham e dei Florio sono tutt'ora visibili percorrendo il lungomare Boeo, appena fuori dal centro storico.
L'incontro fra Marsala e l'Inghilterra fu del tutto casuale ma si dimostrò duraturo e intenso, tanto che, ancora oggi, le cantine di Buckingham Palace continuano a rifornirsi di vino Marsala.

mercoledì 25 gennaio 2012

Modi di dire.....


L'altra sera mi trovavo nell'ufficio dell'amministratore del mio condominio assieme ad altri consiglieri e parlando di un problema delicato riguardo a dei lavori importanti e costosi che abbiamo già fatto, l'amministratore mi ha chiesto cortesemente di andare a parlare con due condomini della mia scala, per convincerli che questi lavori bisognava eseguirli; inoltre gli dovevo far capire che i prezzi erano quelli  meno costosi rispetto alle altre proposte.
Il motivo di questa sua richiesta nei miei confronti è stato perchè, a suo dire, io ''ho voce in capitolo'' verso i due suddetti e sicuramente avrebbero pagato le spese già sostenute dagli altri della casa.

Mi ha colpito questa frase! Mi sono chiesto cosa volesse dire avere voce in capitolo, anche se l'ho sempre sentita?
Questo modo di dire significa: avere capacità decisionale insieme ad altri su una questione che riguarda tutti.


Il ''capitolo'' indicava inizialmente la riunione dei religiosi di un monastero, durante la quale veniva letto e spiegato un capitolo della regola.
Successivamente nel ''capitolo'' cominciarono ad essere discussi anche problemi pratici riguardanti il monastero e chi lo abitava. Crescendo di importanza fu riservato a pochi.
Pertanto chi era autorizzato a partecipare ''aveva ... voce in capitolo'', cioè capacità decisionale.

P.S. Per vostra informazione, sono riuscito a far pagare le spese ai 2 condomini, perchè li ho convinti!
        Quindi vuol dire che ''ho voce in capitolo'' nel mio condominio!!!

lunedì 23 gennaio 2012

La perla del Trentino: Madonna di Campiglio



Madonna di Campiglio è a mio avviso la località turistica, molto famosa ed importante, delle Dolomiti situata a 1.550 m s.l.m. fra le Dolomiti del Brenta e il Gruppo dell'Adamello-Presanella. Con le sue zone circostanti, essa  è collegata col comune Pinzolo con una nuovissima funivia (8 posti a sedere e 15m di tempo), inaugurata alcuni mesi fa, oppure può essere raggiunta tramite la Strada statale 239 di Campiglio che collega la Val di Sole con le Valli Giudicarie passando tramite il Passo Campo Carlo Magno.

E' una stazione di soggiorno anche estiva ma soprattutto invernale, disponendo di numerosissimi impianti di risalita per la pratica dello sci alpino e dello snowboard, ed è considerata una dei maggiori poli sciistici a livello nazionale ed internazionale.

I primi documenti scritti che citano Madonna di Campiglio ne fanno risalire la fondazione all'anno 1190; a quel tempo tal Raimondo, in espiazione dei suoi peccati, decise di fondare un monastero-ospizio rivolto all'assistenza del viandante.
Il monastero-ospizio crebbe in fretta; a capo vi era un priore sacerdote (tra gli altri, il priore Lombardo nel 1234, Federico nel 1292, Bartolomeo nel 1315 …). All’apice della sua parabola storica, attorno al 1450, arrivò a contare 20 monaci e 5 suore.
Il monastero era ben conosciuto in regione e, grazie ai lasciti dei fedeli, raggiunse una notevole ricchezza.
Dopo la sua soppressione, nel 1515, per Campiglio iniziò un lungo periodo di declino fino al 1868, allorquando Giovanni Battista Righi, un imprenditore rendenese, ne acquistò i ruderi dal Capitolo della Cattedrale di Trento, proprietario fino a quel tempo di quanto rimaneva dell'antico istituto trentino. Con Righi - fondatore dello "Stabilimento Alpino", primo albergo moderno del paese - la cittadina  rinacque a nuova vita. Giovanni Battista Righi realizzò inoltre nel biennio 1874-75, interamente a sue spese e contro il volere dei suoi contemporanei, l'attuale "strada vecchia", prima carrozzabile in grado di unire Campiglio con Pinzolo e il resto del mondo.

A Righi succedette Franz Josef Oesterreicher che divenne, sul finire dell'Ottocento, meta privilegiata dell'aristocrazia Europea e Asburgica. A Campiglio giunse l'imperatrice Elisabetta d'Austria, nota come Sissi, che vi trascorse due periodi di villeggiatura, nel 1889 e poi nel 1894. Sissi risiedette all'Hotel des Alpes, affittando i due piani superiori. In questa seconda occasione Sissi fu raggiunta a Campiglio dal consorte, l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe.
A questo periodo risale il primo tentativo di lancio della località nel mondo degli sport invernali; nel 1910 un gruppo di "skiatori" inglesi risalì il vicino Monte Spinale, per testarne le potenzialità sciistiche. La prima affermazione della località trentina nell'ambito del turismo invernale avvenne però solo dopo il 1930, grazie alla realizzazione dell'attuale statale che permise di rompere l'isolamento del paese durante i mesi freddi.




Al 1936 risale la realizzazione del primo impianto di risalita del paese, la "slittovia del Belvedere", seguito nel 1937 dalla sciovia Campo Carlo Magno-Spinale. Tra il 1938 e il 1942 Campiglio è stata inoltre sede dei "littoriali della neve e del ghiaccio".
La stagione turistica invernale per Madonna di Campiglio divenne una realtà consolidata però solo dopo gli anni Cinquanta, che videro l'affermazione del turismo di massa e l'arrivo degli sciatori richiamati dalle piste dello Spinale, di Pradalago, della 5 Laghi e del Grostè. L'interesse per questa perla delle Dolomiti, continua ancora adesso.
Da allora, questa Perla delle Dolomiti viene visitata ogni anno da un gran numero di turisti, tra i quali spiccano attualmente anche molti personaggi celebri e da sportivi., attratti dalla sua storia e dalla sua cornice naturale e mondana.

venerdì 20 gennaio 2012

Una storiellina allo stadio




Mancavano pochi minuti all'inizio dell'importante partita di calcio, il derby tra Inter e Milan, disputata domenica scorsa.
Tra il pubblico che gremiva le gradinate, era seduto un bambino. Uno spettatore  vicino, notando che il piccolo non sembrava accompagnato da nessun adulto, gli chiese:

- Ma dimmi un pò, sei venuto quì da solo?

Il ragazzino annuì: - Sì.

Lo spettatore, perplesso, gli chiese ancora:

- E il biglietto l'hai comprato tu?

- No, l'ha comprato il mio papà.

- E dov'è il tuo papà?

- A casa, a cercare disperatamente il biglietto...

mercoledì 18 gennaio 2012

Palazzi di Venezia: La Cà d'Oro



Vi è mai capitato a Venezia, viaggiando rilassati su un vaporetto lungo il Canal Grande, di avere un inatteso stupore che  muove l'animo al cospetto di questa favolosa dimora gotica?
La Ca' d'Oro è forse l’edificio più bello, sicuramente il più conosciuto, fra quelli che costeggiano il Canal Grande. Il suo magico merletto marmoreo è uno scorcio tra i più famosi d'Italia.

Il palazzo, costruito in uno stile che segna il passaggio dal tardo Gotico al Rinascimentale, prende il nome dalle dorature che in origine n’abbellivano il prospetto. Per la famiglia Contarini, fu costruito intorno al 1420-40 dal lombardo Matteo Raverti e dai fratelli Giovanni e Bartolomeo Bon. L'elaborato, stile gotico-veneziano, si esprime nel portico del pianterreno ad archi acuti (tranne quello centrale), nell'esafora del primo piano e nella loggia del secondo; piccoli balconi recingono le monofore laterali; in alto, dal ricco cornicione s'innalza la delicata merlatura.

Nel 1894 la Ca’ d’Oro fu acquistata dal Barone Giorgio Franchetti, che poi la donò allo Stato italiano nel 1916.
Dopo la donazione, le collezioni d’arte esistenti furono arricchite e, nel 1927, fu allestito alla Ca’ d’Oro un museo che oggi ospita opere di Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Guardi, nonché gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi e mobili gotici e rinascimentali.

L'ho visitato l'anno scorso per caso e ne è valsa la pena andarci. Ve lo consiglio perchè è bello anche dentro!

lunedì 16 gennaio 2012

La Montagnetta di Milano

Il Monte Stella, noto ai milanesi come la ''Montagnetta di San Siro'', sorge su una collinetta artificiale formata dall'accumulo di macerie provocate dai bombardamenti degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale e da materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei bastioni spagnoli. È stato progettato negli anni '40 dall'architetto Piero Bottoni, il quale lo ha dedicato alla scomparsa moglie Stella, da cui la collina prende il nome.


Monte Stella com'era  (immagine presa da Google)


Da sempre vissuto da sportivi e corridori, si è anche rivelato un'ottima meta di gite romantiche per le coppiette meneghine: dopo una passeggiata panoramica intorno al monte si raggiunge infatti la cima da dove si ha una vista ampia e suggestiva della città. (si vedono le guglie del Duomo e la Madunina)
Inoltre nelle giornate più terse si riesce a vedere anche l'Arco Alpino e a sud-ovest l'Appennino Emiliano. Dal 2003 sul pendio della Montagnetta sorge il Giardino dei Giusti, dove ogni albero piantato onora la memoria di chi si è impegnato a salvare vite umane da stermini e genocidi e a difendere i diritti della persona. Vi sono ricordati Moshe Bejski, Svetlana Broz e Pietro Kuciukian che hanno fondato i giardini dei giusti di Gerusalemme, Yerevan e Sarajevo, così come la giornalista Anna Politkovskaja e tanti altri.


La Montagnetta di Milano com'è adesso (immagine presa da Google)

venerdì 13 gennaio 2012

Barzelletta scozzese





In  Scozia due amici passeggiavano lungo il mare, quando videro un cartello con la seguente scritta:

''Premio di cento sterline per chiunque salvi una persona dall'annegamento''.

Allora uno di essi disse all'altro:

- Mi è venuta un'idea: buttati in acqua, così io fingo di salvarti e poi ci dividiamo il premio!

Incurante del freddo, l'altro si buttò senza esitare e, siccome effettivamente non sapeva nuotare, gridò all'amico:

- Fai presto, cosa aspetti?

E quello, perplesso:

- Un momento, quì c'è un altro cartello...

- E che cosa dice?

- Premio di duecento sterline per chi recupera il corpo di un annegato!

mercoledì 11 gennaio 2012

Taormina

''La lunga, lunga estate di Taormina'', così diceva una vecchia canzone! Ed è proprio vero che l'estate a Taormina, dura più a lungo rispetto ad altri posti, anche della stessa Sicilia. Pertanto essendo il clima dolcemente mite, la temperatura media del mese più freddo, ovvero gennaio, si attesta a +13,0 °C.
(A Milano in questi giorni non ci possiamo lamentare!!!!)



Infatti Taormina è sempre stata una città turistica prettamente invernale per un turismo ricco ed individuale, tant'è che i migliori alberghi, negli anni '60 -'70 aprivano ad ottobre e chiudevano a giugno ed era frequentata da scrittori e personaggi di fama mondiale.
Taormina (12.000 ab. circa) in provincia di Messina, è uno dei centri turistici internazionali di maggiore rilievo della Sicilia per il suo incantevole paesaggio naturale, le bellezze marine e i suoi monumenti storici.

Situata su una collina a 206 m di altezza sul livello del mare, sospesa tra rocce e mare su un terrazzo del monte Tauro, in uno scenario di bellezze naturali unico per varietà e contrasti di motivi.
Sull'origine di Taormina (Tauromenion) molte sono le notizie, ma incerte per documentazione e attendibilità.
Diodoro Siculo attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamento di bestiame, già prima dello sbarco dei Greci di Calcide Eubea nella baia di Taormina (753 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara, fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos), la prima colonia greca di Sicilia.
Dionisio di Siracusa, di origine dorica, ed alleato di Sparta nella guerra contro Atene, tollerò per poco tempo la presenza degli Jonici di Calcide Eubea a Naxos, alleati di Atene, ma successivamente mosse contro di essi che andarono ad occupare la parte a valle del Monte Tauro, in cui vivevano i Siculi insieme ad altri jonici che si erano precedentemente insediati da Naxos.
Ma negli anni della XCVI Olimpiade (396 a.C.) i Nassioti in massa, minacciati da Dionisio, tiranno di Siracusa, si trasferirono a Tauromenion, spinti da Imilcone, condottiero dei Cartaginesi, alleato degli Jonici contro i Dorici, perché il colle era da considerarsi fortificato per natura. Poiché il tiranno di Siracusa voleva riprendersi con violenza il territorio dei Tauromenitani, essi risposero che apparteneva loro di diritto, poiché i propri antenati Greci ne avevano già preso possesso prima di loro stessi, scacciando gli abitanti locali.

Taormina rimane sotto Siracusa fino a quando Roma, nel 212 a.C., non dichiara tutta la Sicilia provincia romana. I suoi abitanti sono considerati alleati dei Romani.Secondo una leggenda, con l'avvento del Cristianesimo, Pietro Apostolo destina a Taormina il vescovo Pancrazio, che già prestava la sua opera di conversione nella regione, che costruisce la prima chiesetta sulle pendici di Taormina dedicata a san Pietro stabilendo la sede del primo vescovato in Sicilia.

Nel 906, dopo un lungo assedio dei Saraceni, durato due anni, Taormina fu presa e distrutta totalmente. I suoi abitanti maschi furono tutti decapitati. Gli arabi poi la abbellirono adornandola di bei giardini e fontane e la ribattezzarono con il nome di Almoezia, dal nome del califfo Al Moezzin.
Nel 1078 c'è stato l'assedio e il dominio Svevo (Conte Ruggero), mentre nel 1675 l'assedio e il dominio Francese (gli Angioini). Sconfitti in Sicilia i Francesi con la guerra del Vespro, Taormina ritorna sotto i Borboni ed i Viceré con gli antichi privilegi.

Dal XIX secolo ai giorni nostri, Taormina divenne famosa in tutto il mondo sia per le sue bellezze paesaggistiche, per i suoi panorami variopinti, per i quadri dell'Etna innevato e fumante, che declina sino al mare turchese e che fecero il giro del mondo.


Attualmente a Taormina, come dicevo prima, vi è una stagione turistica che dura tutto l'anno con delle punte massime in agosto e minime a gennaio, e che accoglie sia clientela di lusso, sia un turismo di massa (d'estate) medio-alto. Numerose sono le manifestazioni che, ogni anno soprattutto nella stagione estiva, sono realizzati.
Scenario d'eccezione degli eventi culturali è il Teatro antico di Taormina (VII sec. a.C.). 

lunedì 9 gennaio 2012

Il tesoro archeologico della Valcamonica

Le incisioni rupestri della Valcamonica, ricche di oltre 300.000 figure scolpite sulle pareti rocciose, sono considerate come l’esempio di arte rupestre più importante d’Europa.



Nella zona di Capo di Ponte in Provincia di Brescia c’è la più alta concentrazione di rocce istoriate della Valle ed è per questo che dopo gli studi degli anni ’20 e ’30, la Soprintendenza archeologica della Lombardia ha istituito nel 1955 il Parco Nazionale di Naquane.
Nel 1979, poi le incisioni della Valcamonica sono diventate il primo sito italiano Patrimonio dell’Umanità, sotto la tutela dell’Unesco.
Le rocce istoriate testimoniano la vita degli antichi Camuni che abitarono queste zone fin da 8000 anni prima di Cristo, quindi nel Paleolitico fino ad epoche più recenti quali la dominazione romana. Il periodo più antico, quello che arriva fino al 6000 a.C., è caratterizzato da figure di animali, in particolare cervi, incise in maniera molto semplice con strumenti rudimentali di roccia silicea.
Nel Neolitico, i Camuni iniziarono la pratica dell’agricoltura: è possibile notare questa trasformazione attraverso le testimonianze lasciate sulle rocce, dove protagonista diventa l’uomo impegnato nelle operazioni quotidiane e nei momenti di culto (si notano figure umane con le braccia in alto, la rappresentazione del sole e del cervo, divinità preistoriche).


Verso il 3000 a.C. le popolazioni apprendono l’arte della lavorazione dei metalli: compaiono così scene di caccia e di guerra, mentre le rappresentazioni, che prima apparivano statiche, ora assumono un carattere quasi narrativo.
Di quest’ultimo periodo sono anche incisioni con abitazioni, villaggi e mappe, a testimonianza della nuova condizione di stabilità che la civiltà camuna stava assumendo. Con l’arrivo dei Romani in Vallecamonica si interrompe l’evoluzione culturale autoctona di queste popolazioni e termina così l’attività di istoriazione delle rocce, un incredibile “libro” a cielo aperto della civiltà camuna antica.

Vi consiglio, prima di andare,  di chiedere informazioni, sia per i nuovi orari che per il Museo Archeologico, all'Agenzia Turistica locale, Capo di Ponte (BS), Tel. 0364/42140 - Fax. 0364/426634 
E-mail: archeologica.cdp@inwind.it

venerdì 6 gennaio 2012

I Re Magi a Milano




Chi sono i Re Magi e quali leggende e tradizioni sono legate a queste figure?
Sono tre fratelli: Melchiorre, re dei Persiani, Baldassarre, re degli Indiani e Gasparre, re degli Arabi.

Ma i Magi erano veramente tre? Non si sa! Siccome hanno portato tre doni - oro, incenso e mirra - siamo convinti che fossero tre. Ma il Vangelo non ci dice quanti erano... Il Vangelo dice "alcuni Magi.
La Chiesa Orientale parla di un quarto mago che, però, non arrivò fino a Betlemme: «Anche lui aveva con sé doni da portare a Gesù, ma lungo il viaggio vide che c' erano degli emarginati senza futuro che chiedevano l' elemosina... e allora disse agli altri "andate avanti, io mi fermo ad occuparmi di questi poveri".

Ma che fine hanno fatto e dove sono ora?

Alcuni storici sostengono che le reliquie dei Magi, nel IV secolo d.C., furono trasportate da Costantinopoli a Milano da Eustorgio, vescovo della città.

Altri infine ritengono che le reliquie sono giunte in Italia con le Crociate, dato che prima di questo periodo a Milano non c'è traccia di questo culto.

Una tradizione lega il vescovo Eustorgio ai Magi. A Milano fu dedicata in suo onore una basilica; già nell'XI secolo vi si trovava una urna preziosa chiamata 'Arca dei Magi' con una stella sopra un pilastro.
Una cosa sembra certa: nel 1162 si sa che le spoglie dei Magi si trovavano in Lombardia.
Infatti in questa data il Barbarossa, che aveva raso al suolo Milano, teneva molto alla conservazione di quelle reliquie per appropriarsene, come garanzia di una particolare compiacenza e protezione da parte di Dio.
Si dice anche che nel XIII secolo i Tartari volessero invadere l'Europa proprio per riprendersi i 'loro' Magi.

La presenza delle reliquie nel capoluogo lombardo è testimoniata anche dal culto che si diffuse nella regione. Solo alcuni esempi: nel 1420 nella Certosa di Pavia su un trittico d'avorio sono inserite ben 26 scena della storia dei Magi.
Nel 1570 in S. Michele a Pavia si affresca una cappella dei Magi; pochi anni prima a Voghera i cistercensi avevano aperto una abbazia intitolata ai Re Magi.

Queste reliquie nel 1164 da Milano sono state trasportare a Colonia in Germania. Attualmente si trovano in una arca-cattedrale nel Duomo di questa città.
Solo nel 1903 l'arcivescovo di Colonia inviò al suo collega di Milano alcune reliquie.