mercoledì 29 febbraio 2012

Tiziano innovatore del ''paesaggio''

Sono andato a Palazzo Reale di Milano per vedere la mostra ''Tiziano e la nascita del paesaggio moderno'', inaugurata il 16 febbraio scorso.

TIZIANO: AUTORITRATTO

Attraverso 50 opere provenienti dai principali musei Europei ed Americani, la mostra presenta un percorso alla scoperta della nascita del ''paesaggio moderno nella pittura del '500''. 
Si parte con la 'Crocifissione nel paesaggio' di Giovanni Bellini e 'La prova del fuoco' di Giorgione che accompagnano 'La sacra conversazione' di Tiziano' fino a seguire il modificarsi della funzione del paesaggio in cui le opere sono accostate ad altri dipinti di Tiziano.


ORFEO ED EURIDICE

 Il Cinquecento è stato, nella pittura veneta, il secolo di Tiziano. A partire dalla lezione di Bellini e Giorgione, Tiziano ha avuto il merito di elaborare una nuova idea dell’ambiente naturale che lo portò a definire nella lingua italiana il termine stesso di “paesaggio” nella sua accezione moderna. Si verificò in quegli anni una vera rivoluzione poetica: il paesaggio si trasforma, perde attinenza con la realtà, si idealizza, diventa espressione, colore, poesia.
Panorami inventati, fenomeni atmosferici impetuosi, vegetazioni spesso improbabili, tramonti fiammeggianti, notturni siderali, accompagnano le scene, finalmente, nel ruolo di co-protagonisti.


TOBIOLO E L'ARCANGELO RAFFAELE

Per far comprendere questo cambiamento Mauro Lucco, uno dei più importanti conoscitori della pittura veneta del ‘500, ha selezionato i capolavori provenienti da alcuni dei maggiori musei Americani - come il Museum of Fine Arts di Houston, l’Institute of Arts di di Minneapolis, l’Art Museum of Princeton University - ed Europei - come la National Gallery di Londra, la Gemaldegalerie Alte Meister di Dresda, il Szepmuveszéti Muzeum di Budapest, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e gli Uffizi di Firenze.

La mostra rimarrà aperta fino al 20 Maggio. L’iniziativa si avvale anche del patrocinio del FAI (Fondo Ambiente Italiano), cui si deve il recentissimo restauro della ''Villa dei Vescovi di Luvigliano di Torreglia ''(PD), ideata ed edificata tra il 1535 e il 1542. 
Andate a vederla, chi può!

lunedì 27 febbraio 2012

Amici del vino

Descrivendo in modo saltuario la leggenda di alcuni vini Italiani, non dal lato enogastronomico (non sono un sommelier), ma da quello storico-culturale, soprattutto quelli che hanno onorato l’Enologia Italiana nel Mondo, posso affermare che ogni Italiano, appena nasce, diventa un cittadino d’Enotria (antico nome dell'Italia), e di conseguenza un naturale ''Amico del vino''.


Essere ''Amico del vino'' non corrisponde ad un ''vizio'' come si può credere, ma ad ''un’arte''.


Tutti sanno che il vino sia una bevanda antichissima. Si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta alla fermentazione accidentale d’uva dimenticata, dall’uomo primitivo, in un recipiente, circa 9/10 mila anni fa.
Le tracce più antiche di coltivazione della vite sono state rinvenute in Turchia, sulle rive del Mar Egeo e nella zona del Caucaso. E’ accertato che la produzione del vino sia iniziata poco dopo il 3000 a.C.

La Bibbia attribuisce la scoperta del vino a Noè che, dopo il Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna, dal cui frutto ricavò del vino, che bevve fino ad ubriacarsi.
Gesù Cristo ha scelto il vino per affermare che nel Sacramento dell’Eucaristia si cela il Suo sangue.
Nella civiltà Etrusca si sviluppò la coltivazione e la produzione del vino essenzialmente consumato dagli aristocratici.
Sotto l’Impero Romano, il vino passa dall’essere un prodotto elitario ad una bevanda d’uso quotidiano (vino inacidito).
Aumentando quindi i consumi, aumentò la produzione di vino, anche perché allora l’acqua non era potabile.
Per conservarlo era bollito, oppure mischiato col miele.

Con la caduta dell’Impero Romano, la viticoltura entra in profonda crisi dalla quale ne uscirà solo nel Medioevo, grazie all’impulso dato dai monaci Benedettini e Cistercensi. Proprio in questo periodo nascevano tutte quelle tecniche di coltivazioni e produzione che arriveranno immutate fino al XVIII secolo, quando ormai si erano stabilizzate qualità e gusto dei diversi vini. Vennero introdotte anche l’uso delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero.
Nel XIX secolo, per combattere le varie malattie della vite provenienti dall’America, i coltivatori furono costretti ad utilizzare lo zolfo ed altri prodotti ed innestare i vitigni sopravvissuti.
Nel ‘900 si ebbe l’introduzione di normative, inizialmente in Francia e poi in Italia, con lo scopo di regolare la produzione che porteranno ad un incremento qualitativo del vino a scapito della quantità.

Non c’è Regione in Italia, dal Piemonte alla Sicilia, che non produca ormai Vini DOC di gran qualità.
Per questo motivo sostengo che gli Italiani siano ''gli Amici del vino'' sin dalla nascita.

venerdì 24 febbraio 2012

Scrittore non si nasce, si diventa!


Ho acquistato un bel libro di racconti scritto dal mio amico e collega ''Michele Scaperrotta'',  pubblicato e stampato tramite ''Il Gruppo Editoriale l'Espresso'' e venduto da Feltrinelli.

Il titolo del libro è ''COSE'' e racchiude una serie di 15 racconti notturni e di fantasia in cui descrive alcune situazioni accadute ad amici e da lui romanzate.

Adotta una scrittura molto semplice e fluida, senza alcuna pretesa letteraria, ma solo con lo scopo di divertire.
Infatti è un bel libro, soprattutto per adulti, in cui l'autore usa molta ironia, allegria, fantasia e incredulità verso la ''barzelletta'' della vita.

Ve lo consiglio, perchè è il suo primo libro che pubblica ufficialmente, anche se ha sempre scritto in diversi blog e siti internet da lui gestiti!  Questo libro di 102 pagine  l'ho letto in meno di un'ora ''tutto d'un fiato''.  Ritengo che sia stato veramente bravo per l'impegno e la tenacia che gli ha dedicato!  Per farla breve dico: ''Scrittore non si nasce, ma si diventa, ma solo se hai molta volontà e tenacia''!
Per acquistarlo e ordinarlo basta andare nelle librerie Feltrinelli, oppure scrivere, per qualsiasi informazione, una e-mail allo stesso autore: pianetatempolibero@alice.it

Inoltre si può ordinarlo anche on line, nei vari siti dedicati: http://cosedelpianeta.blogspot.com/
 http://pianetatempolibero.blogspot.com/
http://ilmiolibro.it/  - http://lafeltrinelli.it/

mercoledì 22 febbraio 2012

Amerigo Vespucci narratore del Nuovo Mondo

Oggi, 22 febbraio, si celebra il 500° anniversario della morte di Amerigo Vespucci, l'esploratore fiorentino che raccontò i suoi viaggi in caravella oltre l'Oceano.




Amerigo Vespucci, navigatore italiano nato a Firenze il 18 Marzo 1454, venne formato da Paolo del Pozzo Toscanelli, teorico della navigazione verso occidente per raggiungere l'oriente e da Marsilio Ficino, filosofo dell'accademia Careggi.
La famiglia Vespucci, coinvolta nella "congiura dei Pazzi" e dichiaratamente repubblicana, subì l'ostilità della famiglia De'Medici e dalle cronache si sa di un viaggio (o fuga?) che nel 1478, portò Amerigo e uno zio in Francia.
Anche dopo la caduta della Signoria dei De' Medici e l'avvento della Repubblica, Amerigo Vespucci non tornò mai più a Firenze, nel 1490 si spostò a Siviglia dove, due anni dopo, iniziò a lavorare prima per il Banco fiorentino Berardi e poi per la Compagnia delle Indie con l'incarico di rifornire le navi in partenza per il nuovo mondo.

Sembra che proprio a Siviglia Vespucci conobbe Cristoforo Colombo, e nel 1494 si occupa da terra, della seconda spedizione di Colombo, diretta verso ''le Indie''. Egli fu tra i primi propugnatori dell'idea che Colombo avesse scoperto un nuovo continente e non una rotta orientale per raggiungere via mare l'Estremo Oriente.
Vespucci compì complessivamente quattro spedizioni; più attento alla comprensione della geografia dei luoghi, che alla ricerca di grandi ricchezze, disegnò molte mappe delle terre esplorate, che descrisse in alcuni diari.
Gia all'inizio del Cinquecento furono pubblicati i suoi scritti che ebbero un notevole successo perchè raccontavano dei suoi viaggi dall'Europa al Nuovo Mondo e lungo le sue coste fino alla Terra del Fuoco.

Oggi gli storici sono concordi nel ritenere che Vespucci non compì nessun viaggio nel 1497.
Di sicuro nel 1499 Amerigo Vespucci partecipò ad una spedizione transoceanica armata dalla Spagna al comando di Alonso de Ojeda, con Juan de La Cosa, esperto marinaio e abile cartografo, già al seguito di Colombo, navigando lungo la costa orientale del sud America.
In questa occasione, osservando la congiunzione di Marte e della Luna, Vespucci riuscì a calcolare quanto il viaggio lo aveva condotto ad ovest.
Dopo avere toccato terra in corrispondenza della odierna Guyana, Ojeda e Vespucci si separano, Amerigo proseguì verso sud e, toccata la foce del Rio delle Amazzoni, raggiunse Trinidad, il fiume Orinoco, spingendosi tanto a sud da toccare la Patagonia prima del rientro in patria.
La constatazione che le terre toccate avevano un’estensione enorme convinse Vespucci che quelle coste dovevano essere il margine di un continente.

Nel 1501, con l'incarico di continuare l’esplorazione compiuta l’anno prima da Pedro Álvarez Cabral e di definire la posizione di Vera Cruz, come era stata ribattezzata dal Cabral la costa del Brasile, per stabilire se il possesso spettasse alla Spagna o al Portogallo, secondo il Trattato di Tordesillas, Vespucci salpò su imbarcazioni che portavano la bandiera portoghese e con queste si spinse 400 miglia più a sud della Terra del Fuoco.
Durante questa esplorazione, Vespucci capì che il nuovo continente era separato dall'Asia, compilò resoconti dettagliati descrivendo la cultura degli indigeni, la loro dieta, le credenze religiose e, ciò che rese gli scritti molto popolari, le abitudini sessuali e matrimoniali dei nativi.
Questo viaggio, terminato nel 1502, fu il più importante tra quelli di Vespucci e di tutta la storia delle esplorazioni americane. I dati esatti del viaggio non sono ricostruibili con precisione, poiché le fonti sono spesso discordanti, ma sappiamo che partirono tre navi e che forti burrasche rallentarono la traversata dell’Atlantico.
Le coste del Brasile furono avvistate dopo sessantaquattro giorni, ma il primo approdo venne abbandonato dopo poco, perché inospitale e si continuò l’esplorazione del litorale, approdando a Capo Santa Maria, Capo San Giorgio, Capo Santa Croce, Rio di San Francesco, toccando la Baia di Tutti i Santi e sostando a Porto Seguro.
Il primo di gennaio 1502 le navi guidate da Vespucci entrarono nella baia di Rio de Janeiro, dopo aver doppiato Capo San Tomé, e proseguirono fino a Rio de Cananor, dove gli esploratori decisero di non continuare l’esplorazione del litorale per non entrare in conflitto con la Spagna.
Dopo quattro mesi, due sole, delle tre caravelle, fecero rientro a Lisbona.

Il viaggio poté confermare quanto supposto già dal precedente: quella terra non era un’isola, ma una “terraferma grandissima” che nulla aveva a che fare con l’Asia. E nuove erano la vegetazione, gli animali, e gli indigeni, dei quali aspetto, usi e costumi non avevano uguali nel mondo conosciuto.
Nel maggio del 1503 partì da Lisbona un'altra spedizione, destinata all'insuccesso, con l'incarico di esplorare la costa sudamericana.
Delle sei navi della spedizione, due erano state armate da mercanti fiorentini, che ne avevano affidato il controllo a Vespucci. La missione, organizzata dai Portoghesi, era avvolta dalla segretezza, per non insospettire i rivali spagnoli, i documenti di bordo indicavano come meta l’Oceano Indiano, anche se la flotta appena uscita dal Mediterraneo. fece rotta in direzione opposta.
E' certo che il viaggio fu compromesso dal naufragio della nave ammiraglia e Vespucci ebbe l'incarico di guidare il resto della flotta alla ricerca di approdi sicuri. Quando finalmente riuscirono a raggiungere le coste americane, seguirono l’itinerario dell’anno precedente, cercando merci da riportare in patria e rientrarono a Lisbona nel giugno del 1504.

La figura di Amerigo Vespucci è molto controversa, alcuni sostengono che Vespucci abbia esagerato il suo ruolo e romanzato gli avvenimenti, altri che abbia contraffatto gli originali di altri viaggiatori dell'epoca in ogni caso, a prova della notorietà e dei meriti acquisiti dal navigatore, il 6 agosto 1508 ottiene il titolo di "Piloto Mayor".
E' in dubbio un altro viaggio verso il nuovo mondo durante il quale sembra che Amerigo Vespucci contrasse la malaria e, tornato in Spagna morì a Siviglia il 22 febbraio 1512 all'età di 58 anni.
Martin Waldseemüller e Geradus Mercator nominarono  per primi i nuovi Continenti, meridionale e settentrionale, ''America''  in onore del navigatore diventato ormai celebre.

lunedì 20 febbraio 2012

Professione lobbysta

Ieri, parlando a telefono con un mio lontano parente, mi ha confidato che nel pomeriggio doveva andare in Aeroporto a prendere il figlio che tornava dagli Stati Uniti, perchè ormai lavora a Washington da qualche anno.
Per curiosità gli ho chiesto che tipo di lavoro facesse.
Mi risponde che fa il ''Lobbysta'', perchè negli USA è una normale professione riconoscuta, ma con delle normative specifiche.




In Italia la parola lobbysmo è associata a fenomeni oscuri, che proliferano nell’anonimato e al di fuori della legalità.
Finora sono stati concepiti più di trenta disegni di legge per regolamentare l’attività di lobbying, molti dei quali non sono nemmeno arrivati in Parlamento.
In genere tutte le volte che si parla di avvocati , notai, magistrati, tassisti ecc... ecc...si sente dire sui ''media'' che queste categorie facciano parte di una lobby.

Ma che cosa s'intende veramente per Lobby o Lobbysta?

Sono parole che appartengono per lo più alle ''lingue speciali'', cioè a quei linguaggi di settore come quello giornalistico o politico, che a poco a poco sono entrati nell'uso comune.
La parola ''lobbysta'' imfatti indica l'azione di un gruppo di persone che rappresentano particolari interessi ed influenzano dipendenti pubblici o membri del Parlamento, soprattutto in materia legislativa.


Il '' lobbysta'' è il professionista che cura questo tipo di attività, cioè il ''lobbysmo'', mascherato sotto la più eufemistica e blanda etichetta di ''rapporti istituzionali'' o ''relazioni con il Governo''.
Tutte le grandi Società italiane e le grandi organizzazioni hanno l'attività di lobby e si servono dei loro uomini o ''lobbysti'' per operazioni di tipo politico-commerciale.
Invece i lobbysti di professione lavorano per le organizzazioni private. Essi curano i rapporti delle aziende con gli enti pubblici, i Ministeri e il Parlamento per appoggiare o bloccare proposte di legge o provvedimenti riguardanti le Società delle quali sono incaricati di occuparsi.
Credo che, se ci fosse una normativa come negli Stati Uniti, in Canada o in alcuni paesi dell'Europa, quello che le cronache italiane di questi ultimi mesi, sulle varie inchieste definiscono uno scandalo, rappresenterebbe la normalità dell’agire politico.

Già nel 1956 John F. Kennedy scriveva sul New York Times;
“I lobbisti che parlano in rappresentanza degli interessi economici, commerciali e di altro tipo sono estremamente utili e hanno assunto un ruolo importante nel processo normativo”.
Quindi basterebbero poche semplici regole perché, secondo il mio modesto parere, è impossibile disciplinare ogni aspetto del mondo delle relazioni, ma bisogna scongiurare il rischio del ''far west dei praticoni”. 

E'auspicabile che col nuovo Governo ci sia in Italia un cambio di mentalità, altrimenti si continuerà a gestire interessi vari senza responsabilità.
Una gestione trasparente permetterebbe di riabilitare un’attività legittima, come quella del lobbysta.

venerdì 17 febbraio 2012

Sorridi, è Carnevale




DICHIARAZIONE

Quinta elementare. Paolino si dichiara ad Anna:

- Ti voglio molto bene. Vorrei sposarti.

- Ma oggi prima di sposarsi si convive...

- Allora fammi venire a vivere da te.

- Neanche a parlarne... dice Anna. - La mia mamma ha detto chiaro al papà che non vuole un altro bambino!



INTELLIGENZA

- Perchè - chiede la mamma al figlioletto - il tuo amico Giorgio è il primo della classe e tu sei l'ultimo?

- Perchè l'intelligenza è ereditaria!!!



SENSAZIONI

Su una spiaggia  dei Mari del Sud, un'avvenente ragazza sussurra all'orecchio del suo maturo accompagnatore:

- Tesoro, senti che cosa racconta questa conchiglia, ascolta il suo suono melodioso - e gli mette all'orecchio una bella conchiglia di madreperla.

- Non sento nessun suono - risponde l'uomo un pò infastidito - ma solo una vocina che ripete ritmicamente:- Mi costi 500  euro al giorno..., mi costi 500 euro al giorno...!

mercoledì 15 febbraio 2012

Il Castello Sforzesco


Il Castello Sforzesco è, con il Duomo, il monumento più imponente di Milano.
Quello che ammiriamo oggi è il risultato di molti interventi, dal Trecento ad oggi.
Fondato da Galeazzo II Visconti, il Castello venne ricostruito da Francesco Sforza nel 1450, che affidò al visionario architetto fiorentino Antonio Averlino detto il Filarete il compito di realizzare la spettacolare torre dell'orologio. Fu poi Ludovico il Moro che chiamò a corte grandi artisti per decorare il Castello, tra i quali Donato Bramante e Leonardo da Vinci, che gli si presentò come ingegnere militare e civile, e solo in seconda battuta come scultore e pittore.

La creazione più famosa di Leonardo al Castello è il grande affresco sulla volta della sala "delle Asse". Qui il sommo artista affrescò un finto pergolato, formato dai rami fioriti di sedici alberi i cui rami intrecciati formano l'emblema vinciano del nodo che forma un cerchio che inscrive una doppia croce.



Leonardo studiò anche un'altissima torre-osservatorio al centro della facciata verso la città e singolari tempietti a cupola per le torri angolari, di cui restano suggestivi schizzi. Non sono più visibili le decorazioni che fece sulle pareti della "saletta negra", una stanza privata dove il Moro, dopo la morte della sposa Beatrice, amava raccogliersi in solitudine. 
Leonardo è anche ricordato per aver organizzato coreografie e macchinari per allietare feste e stupire gli ospiti di corte.
Una delle più famose fu quella organizzata nella Sala Verde della corte ducale detta Festa del Paradiso, quando Leonardo creò sul palcoscenico una volta raffigurante il Paradiso, con una spettacolare rappresentazione teatrale.

All'interno del Castello è conservata anche un'altra importante opera di Leonardo, in genere non visibile al pubblico: il Codice Trivulziano, che tratta specialmente di architettura militare e religiosa.


Il Castello ha avuto, nel corso della sua storia, lunghe vicende costruttive, brutali demolizioni, ricostruzioni, abbellimenti e restauri, divenendo un simbolo dei momenti storici, felici e drammatici, della città. Nell'agosto del 1943 fu danneggiato dai bombardamenti dell'ultima guerra e poi nuovamente restaurato.

Oggi il Castello Sforzesco, assieme al Parco, svolge un ruolo importante come centro di cultura, arte e svago.

lunedì 13 febbraio 2012

Buon San Valentino


BUON SAN VALENTINO A TUTTI
da Stefano di Semplici Conversazioni

Ripropongo una breve storia (per chi non la conosce) di
San Valentino!

Si racconta che, sentendo litigare due fidanzati, il vescovo di Terni, Valentino, offrisse loro una rosa e li pregasse di tenerla in mano insieme, senza farsi pungere dalle sue spine; dopo qualche tempo tornarono chiedendogli di unirli in matrimonio.



Un’altra leggenda narra che Valentino fu il primo a celebrare le nozze per un amore osteggiato, quello fra Serapia e Sabino, una giovane cristiana e un legionario romano.
Certo è che Valentino era un uomo gentile, di grandissima serenità e fortissima fede e a lui furono attribuiti anche numerosi miracoli che sempre riguardavano l’amore. Fu così che a questo vescovo, buono e amato, tutti si rivolgevano per la benedizione nuziale, ma il 14 Febbraio del 273 d.C., sotto il regno di Aureliano, Valentino cadde martire delle persecuzioni religiose.
Passarono i secoli e la sua fama crebbe e si diffuse ben oltre i confini della sua città. Nel 496, la Chiesa, che voleva por fine ad un diffuso e poco edificante rito pagano per la fertilità che si svolgeva per l’appunto a febbraio, avviò il culto di Valentino come Santo dell’amore, protettore degli innamorati. Oggi, ormai in tutto il mondo, lo si festeggia ogni anno
il 14 Febbraio con scambio di doni e di fiori e, proprio in questo giorno, a Terni, nella Basilica a lui dedicata, centinaia di futuri sposi si scambiano la loro promessa.

venerdì 10 febbraio 2012

Freddi sorrisi






CASI URGENTI

In tarda serata, mentre fuori nevicava, un medico riceve una telefonata: sono tre suoi colleghi che gli chiedono di raggiungerli a casa di uno di loro, perchè manca il quarto per giocare a poker.

Lui si prepara a uscire dicendo alla moglie che si tratta di un'emergenza.

- Devi proprio andare? E' un caso così urgente? - chiede lei, dispiaciuta.

- Altrochè - risponde lui sospirando. - Figurati che tre miei colleghi sono già sul posto!!!



GENEROSITA' INVERNALE

Marco chiede cinque euro alla mamma.

- Ma cosa ne hai fatto di quelle che ti ha regalato ieri il babbo?

- Li ho dati a un vecchietto un pò infreddolito che sta all'angolo della strada, vicino a scuola...
  E anche oggi vorrei fare lo stesso...

- Sei proprio un bravo ragazzino! Ma come mai ti interessi tanto a quel povero vecchietto?

- Beh, perchè le caldarroste che vende sono buonissime!!!


IN MANICOMIO

Il dottore mette alla prova tre dei suoi pazienti. Li porta vicino ad una piscina svuotata e coperta da un telone per il freddo ed il ghiaccio e dice loro:

- Adesso ragazzi uno alla volta fate un bel tuffo!

Antonio uno dei tre prende a salire le scalette del trampolino arriva in cima guarda giù e poi si butta... :

-  Questo era veramente pazzo!  pensa il dottore.

E'  la volta di Franco, sale le scalette del trampolino guarda giù una volta, una seconda, e infine si tuffa anche lui... :

- Pazzo anche questo! commenta il dottore.

Per ultimo Pasquale... sale le scalette guarda giù dal trampolino, riguarda, riguarda ancora e alla fine decide di non buttarsi.
Scende dal trampolino e si avvicina al dottore, il quale chiede:

- Bravo Pasquale, ma dimmi perchè non ti sei buttato?...

- Dottore, dottore mi mancava la cuffia, mica sono scemo io!"

mercoledì 8 febbraio 2012

Carlo Porta, poeta dialettale milanese

Venerdì pomerigio sono andato nella zona dei Navigli a Milano, perchè avevo un appuntamento con il mio vecchio amico Carlo, milanese da molte generazioni (ormai sono in pochi), pensionato e soprannominato ''Cavadent'' per la professione di dentista che svolgeva.
Da lontano l'ho visto che mi aspettava un pò infreddolito, vicino al vecchio bar dove  frequentavamo da giovani studenti, insieme ad un ragazzo. Scopro che era suo nipote che doveva accompagnarlo in palestra.
''Ciao Carlo, ciao caro Carlo... Porta, come stai?'' gli dico subito scherzando, per il suo bonario parlare meneghino.
'' Guarda che mio nonno si chiama Carlo di nome, ma non Porta di cognome. Chi era questo Carlo Porta? Forse un vostro compagno di scuola? '' dice il nipote, rivolgendosi a me nervosamente.
Il mio amico, un po rosso per la vergogna, gli spiega: ''No, era un poeta dialettale milanese del '700.''


Intanto io cerco di attenuare la cosa, dicendo al mio amico Carlo che ormai, nella Milano che cambia e che dimentica ancora più in fretta rispetto al passato, le nuove generazioni conoscono solo il dialetto ''milanese-lombardo'' rancoroso e strumentale della Lega, ma culturalmente non sanno chi è il massimo poeta meneghino.
Rivolgendomi poi al nipote, dico: ''Adesso, dato che fa molto freddo fuori, entriamo nel bar e mentre beviamo il caffè o la cioccolata, ti racconterò velocemente chi era Carlo Porta'':

'' - Carlo Porta nacque a Milano il 15 giugno 1775 in una casa posta nell’odierna Via Manzoni.
Degli otto fratelli che nacquero, solo due sopravvissero. Il padre, Giuseppe Porta, era un uomo molto duro che comandava in famiglia come un vero dittatore, morì all’età di 94 anni. La madre, Violante Gottieri morì, dopo molte gravidanze e molti parti, ad appena 41 anni. Quando la madre morì Carlo aveva dieci anni e mezzo e fu subito mandato in collegio a Monza dove restò dal 1786 al 1792. Imparò il latino, la matematica, il francese, la storia, un po’ di musica, e la cultura italiana. Uscito dal collegio passò agli studi liceali nel seminario di Milano quale allievo esterno, ma li dovette interrompere per volere del padre che lo voleva contabile.
Nel 1796 si trasferì a Venezia e lavorò come impiegato comunale per gli austriaci.
Fu un periodo molto ricco per l’esperienza del Porta che ebbe anche una burrascosa relazione con una donna più anziana di lui, Andriana Corner Diedo. Alla fine del 1799 Carlo rientra a Milano.
Nel 1806 si sposa con Vicenza Prevoati, figlia di un orefice e vedova del ministro delle finanze della Cisalpina, Raffaele Arauco.
Dopo aver trascorso un periodo in Germania, torna in patria per dedicarsi al teatro dialettale e fonda a Milano, assieme ad altri il Teatro Patriottico, oggi Filodrammatici. Dopo una nuova assenza nel Veneto rientra e si impiega, non trascurando la sua passione per la poesia dialettale che lo porterà a produrre un numero notevole di poesie e sonetti, nel suo stile mite o mordace, a seconda dei casi.

Ricordo: La Ninetta del Verzee , La nomina del Cappellan, Il Cavadent.... ed altre liriche.


El Cavadent (immagine da Google)

Le sue opere rispecchiano per lo più fatti realmente accaduti a Milano.
Porta è molto amico del Manzoni e di Tommaso Grossi. Muore nella sua casa di via Montenapoleone, a soli 46 anni nel 1821, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute per la gotta di cui soffriva da tempo. -''

Per finire il discorso con il nipote del mio amico gli dico: ''Spero, e ne sono sicuro, che voi giovani Milanesi di oggi, accetterete le sfide del futuro solo sapendo culturalmente da dove venite e chi siete, come gli Inglesi che sono ancora tanto attaccati al loro passato e alle loro tradizioni.''

Mi ha guardato un po perplesso ed infreddolito, mi ha salutato ringraziandomi della storiella su Carlo Porta.
Poi è andato via col nonno nella vicina palestra.

lunedì 6 febbraio 2012

La gemella di Monna Lisa


Penso che tutti abbiate letto o sentito in questi giorni la sensazionale scoperta fatta al Museo del Prado di Madrid!

Dai magazzini è infatti spuntata una copia della Gioconda di Leonardo da Vinci. Quasi identico all'originale, il quadro è stato dipinto contemporaneamente da uno degli allievi prediletti del maestro, probabilmente Andrea Salaino o alcuni discepoli spagnoli.

Gli specialisti del Museo di Madrid hanno impiegato diversi mesi per studiare il quadro, per eseguire un restyling che ha permesso di rimuovere la vernice scura che copriva la tavola ad olio. L'opera, che per molto tempo all'interno del Prado è stata considerata come una banale copia del più famoso ritratto femminile conservato al Louvre di Parigi.

Il discepolo di Leonardo avrebbe infatti eseguito la replica della Gioconda proprio nello studio di Firenze dell'artista-scienziato del Rinascimento quando ancora il maestro stava dipingendo l'originale. Anche le dimensioni delle due opere sono quasi identiche: la Gioconda del Louvre misura 77 cm x 53 cm e la copia del Prado 76 cm x 57 cm.
Il dipinto dell'allievo di Leonardo è arrivato nella collezione reale spagnola nel 1666, come ha precisato Miguel Falomir, direttore del dipartimento della pittura italiana e francese moderna del Prado.

Sofisticate ricerche durate circa un anno - sono state impiegate macchine fotografiche digitali, raggi x, riflettografia, laser e scanner - hanno dato risultati che molto probabilmente cambieranno il corso delle teorie e delle interpretazioni circa il leggendario ritratto, che secondo molti studiosi raffigurerebbe Lisa Gherardini, la moglie del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo.
La limpidezza della tela ora recuperata ha permesso di scoprire che il ritratto fu eseguito nella stessa officina di Leonardo, probabilmente nello stesso periodo che il maestro lavorava alla sua tela originale. C'è una estrema somiglianza tra le due opere, non solo nel volto femminile ma anche nel paesaggio dell'Adda che fa da sfondo, tanto caro a Leonardo e ai suoi allievi.

Lo stato di conservazione della "Mona Lisa" del Prado, hanno detto gli esperti spagnoli, è "migliore" di quella orginale al Louvre. "Ciò consentirà di studiare con piu' precisione i materiali pittorici con cui sono eseguite le due Gioconde e forse di decifrare anche alcuni misteri che ancora circondano il capolavoro di Leonardo".
 La copia della Gioconda sarà presentata in pubblico a Madrid il 21 febbraio. Poi la copia restaurata andrà in trasferta al Louvre, dove dal 29 marzo al 25 giugno, sarà esposta in una mostra dedicata a Leonardo.

mercoledì 1 febbraio 2012

La prima matita nel mondo

L'altro giorno dovevo prendere nota di un indirizzo che avevo chiesto a un mio amico, ma purtroppo non avevo la penna, perchè involontariamente l'avevo lasciata in auto. Fortunatamente nel giubbotto ho trovato un pezzo di matita che mi è stata molto utile. Chissà da quanto tempo fosse nella mia tasca! Mi sono chiesto:

''Quando è stata inventata la matita?''




La matita o lapis è lo strumento più antico ma anche il più comune ed utile per scrivere o disegnare. La prima produzione di matita che abbiamo avuto è stata sotto forma di bastoncini di carbone o di ematite che all’epoca svolgevano la stessa funzione dell’attuale matita.

La matita vera e propria invece è un’invenzione per così dire più vicina a noi. Infatti la sua nascita risale alla seconda metà del XVI secolo, dopo la scoperta della grafite nelle miniere del Cumberland, una delle 39 contee d’Inghilterra.
I pastori del luogo ritennero utile usare questo “misterioso” minerale per marchiare il bestiame.
Le matite con il rivestimento di legno, come quelle che si utilizzano oggi, comparvero molto più tardi, nel 1795 e fu il francese Conté a metterne a punto la produzione. La grafite impastata con argilla, veniva tagliata in striscioline; dopo una breve cottura, le striscioline venivano infilate in bastoncini cavi di legno di cedro e fissate con una goccia di colla.
Nel 1840 Lothar Faber realizza infine la prima matita esagonale con impresso su il marchio Faber. Nasceva così in quell’anno la prima matita di marca al mondo.
Ancora oggi l'involucro delle mine più pregiate viene ricavato da legno di cedro rosso o di ginepro, mentre le matite più comuni sono fatte di legno di ontano o di tiglio. Le mine delle matite possono essere dure o morbide; le prime sono contrassegnate con la lettera H, le altre con la lettera B. Un numero indica la maggiore o la minore durezza o morbidezza della matita. Accanto alle matite nere, esistono in commercio le bellissime matite colorate, che i bambini chiamano pastelli; le loro mine sono di coloranti minerali mescolati ad altre sostanze naturali e sintetiche.

Ecco la risposta alla domanda che mi ero fatto!!!