giovedì 29 marzo 2012

Lo spazzolino da denti



Fin dalla preistoria l'uomo si accorse che dopo i pasti, i denti cominciavano ad assumere un colore che variava dal giallo al marrone, si staccavano dalle gengive, e nello stesso tempo l'alito si trasformava in un tanfo che poteva facilmente uccidere altre persone.
Da qui nacque l'esigenza di creare uno strumento atto a depurare il proprio cavo orale: lo spazzolino. A quei tempi, l'uomo primitivo non era ancora in grado di costruire strumenti di tale complessità tecnica, e si serviva del proprio calloso indice spesso cosparso di escrementi di uccello (per ridonare il colore bianco ai denti).

Già 5000 anni fa, gli antichi Egizi ed anche i Babilonesi dopo, usavano un pezzetto di ramo di una pianta, del diametro di circa un centimetro, sfilacciato sulla punta, con il quale si strofinavano i denti per tenere una discreta igiene orale.

Strumenti simili vennero utilizzati anche da Greci e Romani, e nella lontana Cina, spesso con piccole varianti, come lo spazzolino a doppia funzione -  un’estremità sfrangiata per spazzolare e l’altra appuntita per rimuovere i residui di cibo rimasti tra i denti - e l’uso di piante aromatiche come materia prima.
La trasformazione verso uno strumento più moderno sarebbe avvenuta proprio in Cina, dove a partire dal Tredicesimo secolo si ha notizia di bastoncini con setole animali attaccate, inizialmente code di cavallo. Successivamente vennero utilizzate canne di bambù come manico e peli dei cinghiali siberiani, più resistenti

Intorno al 1600 anche in Europa cominciò a diffondersi l’abitudine di una buona igiene orale, e nel 1780 l’inglese William Addis inventò il primo vero spazzolino da denti.
Il manico era fatto modellando un osso bovino, forato a un’estremità per legarci delle setole naturali (probabilmente di maiale). Fu un vero successo. Nato per uso personale, lo spazzolino di Addis fu il primo a essere prodotto in massa, facendo la fortuna del suo inventore e favorendone ancora di più la diffusione in giro per l’Europa.
Questo modello di spazzolino rimase invariato fino al 1938, in cui fu inventato in America  lo spazzolino di plastica con setole di nylon. Anche se quelle prime setole artificiali erano piuttosto dure, e col tempo vennero ammorbidite.

In questi anni il successo dello spazzolino da denti è andato sempre crescendo fino a farlo diventare un oggetto di culto tra i più giovani e guadagnare anche il rispetto degli anziani, inguaribili nostalgici del vecchio bastoncino col pelo di animale.

lunedì 26 marzo 2012

Perchè non diventare Volontario FAI come me?



ALCUNE PROPRIETA' FAI IN ITALIA

Forse ve l'ho già detto molte volte che io, oltre ad essere iscritto al FAI da tantissimi anni, sono anche un Volontario del Fondo per l'Ambiente Italiano da circa 10 anni, quando ancora eravamo ''quattro gatti''.

I Volontari svolgono una parte attiva e cruciale nel lavoro della Fondazione e nel perseguimento dei suoi scopi. Molte sono le aree di intervento possibili, sia presso la Direzione di Milano , che nelle decine di Delegazioni Italiane e nelle proprietà , durante gli eventi speciali e le manifestazioni organizzate. 
Alcuni dei compiti svolti dai Volontari possono richiedere una precisa professionalità ma la dote più importante e indispensabile è l'entusiasmo che anima tutte le persone che decidono di aiutare il FAI.

Un solo esempio: le due Giornate di Primavera di sabato e domenica scorse a favore del FAI , manifestazione a più largo respiro della Fondazione, ogni anno è realizzata grazie al grande aiuto di oltre 6 mila Volontari.
Pertanto, se volete dare un contributo ed avere un impegno civile, Vi invito a prendere contatti con il FAI.

Per inviare le vostre candidature scrivete o telefonate ai seguenti Responsabili Volontari FAI, facendo anche il mio nome:

Volontari manifestazioni nei Beni FAI  Valeria Sessa
Tel 02 467615281 - fax 02 467615269
e-mail: v.sessa@fondoambiente. 


Volontari nelle Delegazioni Italiane FAI Patrizia Brandolini
Tel 02 467615263 - fax 02 467615223
e-mail: delegazioni@fondoambiente.it

venerdì 23 marzo 2012

Giornate ''FAI di Primavera''



NON PRENDERE IMPEGNI!

IL 24 E IL 25 MARZO VIENI A SCOPRIRE I MONUMENTI APERTI

NELLA VOSTRA CITTA' O PROVINCIA, GRAZIE AI VOLONTARI FAI.

SARA' UN'ESPERIENZA INDIMENTICABILE. VISITE A CONTRIBUTO LIBERO.

''FAI PER L'ITALIA. FAI ANCHE TU''


INFORMAZIONE

I beni aperti nella Provincia di Milano saranno:


1. Carcere San Vittore Piazza Filangeri, 2 Milano (Prenot.Obblig.)
2 Collegio Angelicum Piazza Sant'Angelo Milano
3 Banca d'Italia Via Cordusio, 5 Milano
4 Palazzo Cusani Via Brera, 15 Milano (solo iscritti FAI)
5 Biblioteca Sormani Corso di Porta Vittoria Milano
6 Accademia di Brera Via Brera Milano
7 Teatro Armani Via Bergognone Milano
8 Palazzo di Giustizia Corso di Porta Vittoria Milano
9 Palazzo Clerici Via Clerici  Milano
10 Gallerie d'Italia Via Manzoni, 10 Milano
11 Palazzo Lombardia Piazza Città di Lombardia 1 Milano
12 Laboratori Teatro Alla Scala - Ansaldo Via Bergognone Milano
13 Villa Necchi Campiglio Via Mozart, 14 Milano
14 Villa Ida Lampugnani Via Matteotti, 31 Parabiago
16 Villa Alari Via Cavour, 10 Cernusco S/N
17 Tempio della Notte - Villa Uboldo -  Cernusco S/N
18 Villa Negri I Platani Cassinetta L.no
19 Borgo di Viboldone Via dell'Abbazia, 7 San Giuliano M.se

PER LE ALTRE PROVINCIE VAI NEL SITO:


oppure telefona al: 02.4676151

mercoledì 21 marzo 2012

Pennette al pesto di pistacchi


Ieri sera, tornando da un week end un po più lungo del solito, mia moglie mi ha preparato un'interessante variante al pesto ligure, anche perchè avevo poca fame. 
Invece di usare il basilico fresco (che non aveva in casa), ha usato i pistacchi, una zucchina e un po di ricotta.
  
Ecco la ricetta che mi ha suggerito: 




Ingredienti 


350 g di pennette; 100 g pistacchi senza guscio; 1 zucchina fresca; 1 cucchiaio di ricotta salata grattugiata; olio; pepe, sale q.b. 




Preparazione



Tritate i pistacchi nel mixer a velocità moderata. 


Mettetene da parte una cucchiaiata e poi riprendete a frullare adagio aggiungendo a filo l’Extra Vergine di Oliva fino a formare una crema densa, ma morbida e omogenea. Correggete di sape e pepe.

Lavate la zucchina e tagliatela a listerelle sottili. Poi, in una larga padella antiaderente versate un filo d’olio e fatevi saltare le listarelle di zucchina. 
Intanto fate cuocere le pennette in abbondante acqua salata e scolatele al dente.

Versatele nella padella insieme alle zucchine e mescolate bene per un paio di minuti a fiamma vivace. 
Spegnete il fuoco e unite alle pennette il pesto di pistacchi. 
In caso il pesto risultasse troppo denso, prima di utilizzarlo, stemperatelo con un cucchiaio dell’acqua di cottura della pasta, poi, a fuoco spento versatelo sulle pennette e mescolate bene perché tutti gli ingredienti si amalgamino.

Servite nei piatti e spolverizzate ogni porzione con la ricotta salata, mescolata al trito di pistacchi che avevate messo da parte. 


Credetemi, è un piatto veramente appetitoso e primaverile. Bisogna solo provarlo!

venerdì 16 marzo 2012

Storielle per sorridere





IL PESCATORE

Due amici stavano sorseggiando un aperitivo al bar quando entrò un uomo che reggeva un grosso sacco sulle spalle. Uno dei due disse all'altro:
- E' quel pescatore che sostiene di aver preso un pesce enorme. Vai a fartelo raccontare.


L'amico si avvicinò all'uomo e gli chiese:
- E' vero che lei ha preso un pesce enorme?


E quello:
- Sì, talmente grande che non stava nella mia Jeep e quindi ho dovuto tagliargli la testa per poterla mostrare come prova agli amici: sa com'è, sono sempre così scettici...


- Non mi dica che in quel sacco lei ha la testa?


- Vuole scherzare? In questo sacco ho solo un occhio...




FRA I CANNIBALI


Solito villaggio di cannibali, solito pentolone pronto per cuocere i due sfortunati esploratori destinati ad essere mangiati. Uno dei due, magro e asciutto, piange disperatamente.

- Fatti coraggio - gli dice l'altro, un tipo abbastanza in carne, - cerchiamo di morire con dignità!

- Fai presto a parlare tu, che sul menù compari come piatto del giorno, mentre io sono relegato a solo ruolo di stuzzichino!




PREGHIERE


- Dacci oggi il nostro pane quotidiano - sta dicendo il sacerdote durante la messa della domenica.

- Anche oggi? Eh, no! - sbotta il panettiere - Almeno un giorno di riposo il buon Dio me lo vorrà lasciare!




AFFARI


- Pierino, - dice la mamma - stasera io e papà usciamo. Viene la baby sitter. Comportati bene!


- Mamma, quanto la paghi all'ora? - chiede Pierino.


- Dieci Euro.


- Allora, affare fatto: -  ribatte Pierino - danne cinque a me e ti prometto che sarò un angelo!

mercoledì 14 marzo 2012

Il vino dei re: il Barolo


Il Vino Barolo prende il nome dalla nobile famiglia Falletti, Marchesi di Barolo, che ne iniziarono la produzione nei loro vigneti agli inizi del XIX secolo.


Si racconta che un giorno la Marchesa Falletti offrì al re Carlo Alberto, 300 carrà di Barolo, perché il Re aveva espresso il desiderio di assaggiare quel “suo nuovo vino”; l’omaggio passò alla storia: le carrà erano infatti botti da trasporto su carro, della capacità di circa 600 litri.
Carlo Alberto rimase così entusiasta del vino avuto in dono che decise di comprare la tenuta di Verduno per potervi avviare una sua produzione personale.
La storia di questo vino come marchio di fabbrica comincia con un matrimonio, quello dell’ultimo Marchese Faletti di Barolo con la sposa Giulietta Colbert di Monlevriere a Parigi, un matrimonio combinato da Napoleone. Il salotto della marchesa di Barolo a Torino era il luogo dove i Savoia facevano la diplomazia. Cavour era di casa, mentre Silvio Pellico morì nel palazzo dei Barolo . Questo vino era già vino delle mense nobili, Giulietta lo fece conoscere nelle corti  europee.
Il Barolo allora si chiamava Nebbiolo vecchio, di prima o seconda qualità.


L’invecchiamento del Barolo avveniva a Palazzo Barolo a Torino e non qui a Barolo. A metà ottocento in cascina, la proprietà era coltivata in modo misto: vigneto, frutteto, pascolo, noccioleto, zootecnia, cereali, e il bosco. I filari si coltivano distanti, in mezzo ai filari c’erano i cereali, le fave.

La marchesa muore nel 1864, senza eredi. Tutte le proprietà passarono ad un Ente morale che aveva possibilità di vendere per alimentare le opere di beneficenza di cui l’ente si occupava:, collegi per orfane, primi asili infantili, le carceri. Le proprietà si polverizzarono. Tutto fu difficile per molti decenni a causa della prima guerra mondiale e dell’arrivo della fillossera nel 1930 che vi restò fino al dopo guerra distruggendo tutte le viti. Si salvarono solo quelle nei conventi, nelle grange e nelle abbazie.
Dopo la ripresa, questo vino ritorna ad essere rispettato ed ottiene nel 1966 la DOC e nel 1980 la DOCG.
Venne riconosciuto al concorso di Vienna nel 1873 come vino tra i più prestigiosi dell’epoca con 7 medaglie d’oro. Inoltre, molto importante è stato anche l’anno 1934 con la nascita del Consorzio dei vini tipici di Barolo e Barbaresco con il compito di difendere questi due vini.
Camillo Benso Conte di Cavour ebbe il merito di aver fatto arrivare in zona un famoso enologo francese per “costruire” un vino secco, importante, “alla moda di Bordeaux”. Il risultato trovò un immediato riscontro presso Casa Savoia e presso le corti di tutta Europa.

Il Barolo è apprezzato per la cultura, la tradizione e il duro lavoro che ha in sè: grazie all’alta qualità, questo prodotto mantiene la presenza sul mercato, ottiene ulteriori consensi e riscuote conferme d’immagine oltre che di gradimento in campo nazionale ed internazionale. Oggi quella del Barolo è la denominazione italiana di maggior pregio e i due castelli che hanno visto la sua nascita, quello dei Marchesi di Barolo, e quello del conte di Cavour (Grinzane), sono sedi di importanti enoteche.


Esso si produce con uve di Nebbiolo, e ancora oggi, al di fuori della zona d’origine del Barolo, nelle Langhe prende il nome di Nebbiolo d’Alba e di Langhe Nebbiolo.

Questo pregiato vino è definito ormai da sempre ''Vino dei Re o Re dei Vini''.

lunedì 12 marzo 2012

Il salotto di Milano



La Galleria Vittorio Emanuele, chiamata anche 'il salotto di Milano', è a forma di croce ed è costituita da un passaggio pubblico coperto, che collega tra loro piazza della Scala e piazza Duomo, con due vie perpendicolari. Fù costruita fra 1864 e 1878 ad opera dell’architetto Giuseppe Mengoni, in stile eclettico tipico della seconda metà dell'Ottocento milanese con grottesche, cariatidi, lunette e lesene. 

Durante gli anni sessanta del secolo scorso, la Galleria è stata interessata da un rinnovamento della pavimentazione. Nel pavimento, in corrispondenza dell' Ottagono centrale è realizzato a mosaico il simbolo dei Savoia. Sui lati sono presenti 4 stemmi di città: Torino (dove è raffigurato il Toro e i turisti gli schiacciano le ''balle''), Roma, Firenze e Milano. Nella volta, sono raffigurati i continenti di Africa, Asia, Europa e America.


Nella Galleria hanno sede diversi eleganti negozi, ristoranti come il Savini, bar, caffè, librerie come Bocca, Garzanti o Rizzoli, negozi di abbigliamento che richiamano sia i milanesi che i turisti. Unitamente a Via Montenapoleone e Via della Spiga, è considerata una delle sedi dello shopping di lusso meneghino.
La Galleria è valida anche come riparo dalla pioggia perchè ci sono gli unici portici di tutta la città, che da quì arrivano sino a piazza San Babila. 


Dalla volta centrale filtra una bella luce soffusa e stando seduti ai tavolini dei bar o dei ristoranti si gode ''il passeggio'' o ''passaggio'' di molti personaggi  normali o totalmente strani. 
E' un luogo di transito per affaccendati manager o di sosta per incantati e curiosi turisti, e  mostra il variegato volto della città con le sue numerose sfaccettature.

Provate a sedervi o a fermarvi almeno per soli cinque minuti e poi osservate tutta la gente che passa da lì! Sarà fantastico...

mercoledì 7 marzo 2012

A tutte le donne


Questi doni li regalo simbolicamente 
a tutte le ''Donne'' per la loro festa!


Buon 8 Marzo!


Stefano di SEMPLICI CONVERSAZIONI

lunedì 5 marzo 2012

Amelia, una bellissima città umbra



Sono stato invitato da un mio amico al matrimonio della figlia, celebrato ad Amelia, bellissima cittadina umbra.
Non potendo mancare per vari motivi affettivi, sono andato volentieri. E' stata una giornata veramente bella sia perchè mi sono divertito che per il buon pranzo. 
Anche la cittadina è molto interessante carica di arte e storia e sono riuscito in parte a visitarla!

Si chiamava Ameria e la sua storia si perde nella notte dei tempi. Plinio racconta che fu restaurata più di 900 anni prima della guerra contro Perseo, cioè nel 1134 a.C.

Dunque città italica, umbra e poi romana, fiorì nel Medioevo, nell’età delle signorie e nei secoli a seguire.
E oggi, forte della sua splendida posizione elevata, su un poggio fra le belle valli del Tevere e del Nera, circondata da una fertile campagna nota fin dall’antichità per le sue mele “terapeutiche”, le pere e i salici e continua a essere un dinamico centro agro-alimentare.
Una cinta muraria imponente la racchiude tutta: sono monumentali mura poligonali, romane e poi medioevali che cingono l’abitato per circa 2 km. Mura ciclopiche, le chiamano, perché alte 8 metri e formate da poderosi massi perfettamente incastrati fra loro a secco e sprofondati nel terreno per diversi metri.
Mentre più su, nella parte alta dell’acropoli, a testimonianza di un’antica grandezza che si è rinnovata nei millenni, ancor oggi si estende per qualche decina di metri una cinta muraria presumibilmente del VIII o VII secolo prima di Cristo: grandi blocchi non levigati, solidi, ma irregolari e di fattura più primitiva.

Ancor oggi si accede alla città attraverso quattro delle antiche porte. Altre due non più utilizzate, monumentali e coeve alle mura poligonali, sono le porte da cui in epoca romana si dipartivano le antiche strade e, naturalmente, sono di notevole interesse storico e archeologico.
Ma oltre le mura, la città rivela un’inaspettata ricchezza di testimonianze di epoche storiche diverse, stratificazioni successive che nulla hanno sottratto al pregio delle opere che le hanno precedute, ma al contrario hanno contribuito a creare quella particolare armonia di stili che caratterizza la città.

Da Porta Romana, la principale porta di accesso, le strade sono un continuo sali scendi, ma la fatica è ampiamente ricompensata dalla piacevolezza dell’assetto urbano e dalle belle architetture che lo caratterizzano.
Sono tutti di notevole fattura i palazzi rinascimentali che popolano il centro storico e che fra il cinque e seicento la connotano come centro tardo-manieristico, tanto da poter essere definita “una piccola Roma”.



Palazzo Farattini, Palazzo Petrignani,  palazzo Nacci,  palazzo Venturelli, palazzo Clementini, palazzo Boccarini…
Infine il Palazzo Comunale, semplice nel suo aspetto esterno, ma riccamente decorato nelle sale del Consiglio.
Non è certo da meno il patrimonio architettonico delle chiese amerine che, al loro interno, svelano un’inaspettata ricchezza di decorazioni, arredi e opere d’arte.
Prima fra tutte, nella parte più alta di Amelia, il Duomo che, dell’originale struttura dell’anno 1050, mantiene ancora il poderoso campanile dodecagonale, mentre la basilica, devastata da un incendio, fu completamente ricostruita nel ‘600 e conserva ancora al suo interno una gran ricchezza di tele, affreschi e opere, in particolare del tardo manierismo.
Accanto al Duomo, spicca la facciata quattrocentesca della chiesa di Sant’Agostino col suo magnifico portale gotico a ogiva. Poco oltre si arriva a S.Magno, annessa ad un convento benedettino già attivo nel ’200. Procedendo per via Cavour si raggiunge invece la chiesa di S.Monica e la chiesa del Crocifisso, anch’essa del ‘200. Più in basso  la chiesa di S.Francesco anch’essa costruita alla fine del XIII secolo e poi ammodernata in forme tardo barocche, conserva ancora un bel rosone.

Reperti straordinari di una civiltà che mi hanno stupito. Ritornerò sicuramente un'altra volta

venerdì 2 marzo 2012

Massime e pensieri n.1


Ieri sera ho trovato nei miei scaffali un libretto scritto da Anonimo dal titolo: ''Massime e Pensieri''.
Sono delle affermazioni sull'Italia o riflessioni simpatiche. Ne ho scelte alcune per condividerle con Voi:

- Come l'Italia, anche i monitor dei nostri Computer  si divideranno in due: su ciascuna delle due metà  appariranno messaggi  che accuseranno del problema l'altra metà!

- In Italia ci saranno più Politici ed Amministratori incorruttibili. Purtroppo ci costeranno di più!

- Se noi Italiani non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere nel notare quello degli altri!

- In Italia, dopo quasi settantanni di era repubblicana, il futuro Ministro dell'Economia proclamerà solennemente che tra i pensionati non ci sono più evasori fiscali!

- Stiamo scoprendo in Italia che anche la Televisione può essere educativa, se la si spegne e ci si mette a leggere un buon libro!

- Un nano in mezzo ad altri nani ha una statura dignitosa!

Prossimamente ne pubblicherò altre...........