sabato 27 ottobre 2012

Apologia dell'ozio



(Immagine dal web)

Se c'è una cosa che viene regolarmente subissata dalla riprovazione generale, è l'ozio, considerato una bestemmia in un mondo che ha fatto del lavoro la propria religione. E per lavoro non bisogna intendere solo la sofferenza cui siamo sottoposti per sbarcare il lunario, ma ogni sforzo ed ogni attività effettuati in nome dell'utile, del giusto, del vero, calcolati in vista di un tornaconto, di un riscontro, di un guadagno.

Accade così che a disprezzare l'ozio siano non solo i sostenitori di un sistema produttivo "alla giapponese", per ovvi motivi, ma anche chi si oppone a tale sistema ed ai suoi valori di efficienza, velocità, produttività. Infatti la critica al lavoro sfocia difficilmente nell'apologia dell'ozio, che viene considerato ancora secondo la vecchia ottica cristiana come "padre di tutti i vizi". Del resto per avere un'idea della pessima fama di cui gode l'ozio, basterebbe dare un'occhiata ad un vocabolario e leggerne la definizione: "abituale e viziosa inerzia, per lo più dovuta a neghittosità, infingardaggine, scarso senso del dovere", ma anche "vita lussuosa e spensierata consentita dall'agiatezza economica". Queste definizioni hanno se non altro il merito di spiegare come l'ozio possa essere l'oggetto di una comune esecrazione: è disprezzato dagli sfruttatori perché danneggia il ritmo produttivo del capitale, e dagli stalinisti perché a loro modo di vedere simboleggia i privilegi degli stessi capitalisti. Insomma, il senso comune insegna che una persona oziosa è abulica, senza interessi, indolente, priva di energia: incapace di lavorare quanto di fare la rivoluzione.

Dobbiamo recuperare l’otium latino, che non è il semplice far niente, la pigrizia sterile, l’inerzia. Come nell’antica Roma è un “supplemento d’anima”, contemplazione attiva, utile al sé e all’intera società che lo circonda.
Fumaroli, parigino in America, ricorda Mark Twain turista in Italia, incantato dalla dolcezza del vivere mediterraneo all’epoca lontano anni luce dall’inquietudine regnante nel Nuovo Mondo abitato da yankee che Tocqueville definì “cartesiani senza aver letto Cartesio”.
Alla radice di quella dolcezza c’è proprio “l’otium monastico cristiano” che “implicava un’acuta presa di coscienza della precarietà esistenziale dell’edificio economico e politico”. San Benedetto, allora, ci può aiutare a reggere la crisi mondiale, rammentandoci che il “labora” non può che completarsi con l’"ora", con la preghiera.
Il riposo contemplativo fa scaturire “le fonti divine del poco di saggezza, di giustizia, di amore, di felicità e di bellezza che i mortali possono trasmettersi per rendersi personalmente degni di stima”.

martedì 23 ottobre 2012

Milano - La casa degli Omenoni



Domenica scorsa ero a Milano in Piazza della Scala, perchè stavo aspettando un mio amico. Dovevamo andare in Duomo a rendere omaggio alla tomba del Cardinal Martini, ex Arcivescovo di Milano, morto poco tempo fa.
Nel frattempo il mio amico ha telefonato dicendomi che ritardava, perchè l'avevano trattenuto a casa di alcuni parenti. Nell'attesa, essendo momentaneamente libero, mi sono allontanato dal luogo dell'appuntamento.

Sapevo che a due passi della Piazza, dietro la chiesa di S. Fedele, risiedono otto personaggi: sono gli otto colossi detti ''omenoni'' (grandi uomini in milanese) scolpiti da Antonio Abbondio , che ornano la facciata del palazzetto di Leone Leoni, scultore di Carlo V e di Filippo II.
L'artista se l'era costruita come propria abitazione verso il 1565, quando si stabilì a Milano dopo una vita avventurosa che lo aveva visto, oltre che alle corti del re, anche ai remi delle ''galere''.

L'edificio conserva le tipiche forme del tardo Cinquecento e l'elegante piano nobile a contrasto con il pianterreno, sul quale risaltano le grandi Cariatidi. All'interno del palazzo c'è un grazioso cortile a colonne.
Va ricordato che la Casa degli Omenoni fu anche il luogo in cui furono custodite importanti e preziose opere d'arte (tra le quali opere Tiziano e Correggio) delle quali Leone e suo figlio Pompeo erano appassionati collezionisti. Grazie al contributo di Pompeo, si aggiunsero alla collezione privata i disegni del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, oggi conservati all'Ambrosiana. 
Attualmente è sede del ''Clubino'', uno dei più vecchi circoli di Milano, antico ritrovo della nobiltà e borghesia milanese.

Se vi capita passare da quelle parti, fermatevi e date uno sguardo a questo antico palazzo.

venerdì 19 ottobre 2012

Il Lagrein



Ad Agosto, trovandomi in un ristorante nei dintorni di Bolzano, ho chiesto al cameriere di servirmi alcuni cibi dell'Alto Adige e un buon vino locale..
Infatti subito dopo, mi ha portato un piatto con antipasti di salumi, un pesce affumicato tipo salmone, e delle fettine di carne di tacchino. Infine una brocca di vino rosato. Chiedo che vino fosse. Mi risponde che è il Lagrein Kretzer (rosato), prodotto dalla famiglia del proprietario dell'albergo ma produce anche il Lagrein Dunkel (rosso). 
Il cameriere vedendo l'interesse per quel vino, manda il proprietario, il quale mi racconta la storia di questo nobile vino.

''Fino al XVIII secolo con "Lagrein" di solito si indicava il Lagrein bianco, che è stato probabilmente fin dal Medioevo la più importante varietà nei dintorni di Bolzano. Indicato come "Lagrinum bonum" in un atto di Termeno nel 1379, una fonte di Bolzano nel 1498 nota esplicitamente il buon Lagrein bianco ("gueten weissen Lagrein"), mentre una del 1420 cita il "lægrein wein", sempre a Bolzano.
Il Lagrein Rosso ("rot lagrein") trova la prima denominazione nel programma tirolese di Michael Gaismair del 1525.
Particolarmente famose sono le aree intorno a Bolzano nel quartiere di Gries, che nel corso degli ultimi 100 anni causa la forte espansione della città sono quasi scomparsi.
Il duca Leopold, governatore del Tirolo, nel 1407 dona il Castello di Gries  ai canonici Agostiniani, il cui monastero fu travolto da un’alluvione. Il Castello viene trasformato in monastero.
Nel 1416, l’antica cappella del castello cede il posto ad una chiesa gotica a due navate la quale perde però la sua funzione nel 1788 in seguito alla costruzione della nuova chiesa barocca.
Il 1845 è l'anno di nascita di Muri-Gries: i Benedettini, cacciati del monastero Muri nel Cantone Svizzero, ricevuto in donazione 1027, prendono alloggio nel monastero di Gries. Si apre un nuovo capitolo nella storia secolare del castello e monastero di Gries: la storia di Muri-Gries.

Nel 1845 si apre un nuovo capitolo nella storia viticola del monastero di Gries. I monaci applicano la tradizione regola benedettina “ora et labora” anche nei vigneti conventuali.
La cantina di Muri-Gries apre le sue porte all’inizio del 20° secolo. Le prime vendite di vino sfuso attraversano il Brennero e raggiungono i paesi germanofoni. Ha inizio la vendita di vino sfuso: nelle antiche cantine maturano vini pregiati come il Lagrein Kretzer e Dunkel.
Negli ultimi decenni, le zone orientali di Bolzano (Piani e Rencio) e anche quelle a Ora si sono fatti notare.

Soltanto dal 1990 il Lagrein viene commercializzato soprattutto come monovitigno rosso.
Ve l'assicuro, è veramente buono!

martedì 16 ottobre 2012

L'atmosfera della Domenica

Una tradizione che nell'epoca del digitale, dei social network e diavolerie varie si rischia di perdere un tesoro tutto italiano in via di estinzione, ovvero l'atmosfera della giornata domenicale.
L'appuntamento con lo stadio, il cinema o il teatro non poteva ostacolare in passato, quello che era uno degli appuntamenti indiscutibili della settimana della famiglia italiana: il pranzo della domenica.



Non esiste un Italiano che non onorasse la sacralità di questo momento d'incontro, nel rispetto delle locali tradizioni culinarie, mantenendo vivi con orgoglio i capisaldi della cucina familiare.

La pasta fatta in casa, dalle tagliatelle alle lasagne, dai tortellini agli strozzapreti e poi il pollo arrosto con le patatine o il polpettone con il purè o l'agnello arrosto, e per chiudere la sfilata di crostate, ciambelloni, pastarelle, pasticcini e torte: un mosaico di ghiottonerie che almeno una volta alla settimana tenevano unite tre generazioni di tutte le Regioni italiane.

Il valore delle tradizioni e della cultura gastronomica ormai sono proposte in tante trasmissioni dei vari canali TV pubblici e privati.

Spero che la domenica ritorni una giornata unica, per rivivere la più bella atmosfera familiare e trasmetterla alle nuove generazioni e ricrearla.

venerdì 12 ottobre 2012

Il reggiseno


AUSTRIA:TROVATO REGGISENO DEL '400,ASSOMIGLIA A MODELLI OGGI

Al mare le donne ormai indossano bikini molto eleganti, ed osservandole, mi sono chiesto soprattutto se il reggiseno fosse un'invenzione moderna.
Storicamente so che gli antichi Romani apparentemente non apprezzavano la vista dei seni femminili troppo grandi, quindi le signore adottavano una serie di accorgimenti atti a ridurre il seno, ovvero:

Il mammillare era una fascia di cuoio che serviva per appiattire e contenere la crescita, mentre lo strophium sosteneva senza comprimere.
Per seni più abbondanti, si ricorreva al cestus, un corpetto di cuoio morbido, o addirittura ad una specie di corsetto, che dall'inguine arrivava alla base del petto (il mito narra che fu Venere ad inventarlo e a consigliarlo a Giunone, notoriamente prosperosa, alla quale si deve l'aggettivo giunonica).

Comunque il primo esempio documentato di reggiseno, nella sua concezione odierna, è stato ritrovato nel Castello di Lengberg, in Tirolo, e risale alla metà del XV secolo. I pezzi di lingerie erano nascosti sotto un asse di legno del pavimento. La scoperta e' che le donne, nel Medioevo, lo usavano già, ed era assolutamente simile a quello dei nostri giorni. Con tanto di 'coppe'.
La rivelazione sensazionale è che sono stati ritrovati quattro reggiseni usati fra il 1440 e il 1485. Sono i più antichi della storia della moda.

Nel tempo il reggiseno si è evoluto fino a diventare ormai un elemento di eleganza, design e moda.

martedì 9 ottobre 2012

Ti auguro tempo!


Consentitemi di farvi conoscere una breve poesia, che ritagliai molto tempo fa, non ricordo quando, da una rivista per alcune riflessioni. Penso possano aiutarci a vivere serenamente. Specialmente in questi tempi!
La poesia è attribuita a Elli Mitchler, ma viene riportata anche come poesia indiana dei Sioux, che un tempo veniva anche cantata. Ecco cosa dice:

''Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che... i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma il tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti  e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per contare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare
non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.''

sabato 6 ottobre 2012

Essere nonni oggi.


                                            (*) L'Immagine è stata presa dal Web


Il 2 ottobre scorso è stata la ricorrenza della festa dei Nonni, il giorno in cui la Chiesa festeggia i ss. Angeli Custodi. E’ bellissimo questo accostamento perchè i nonni per tutta la famiglia sono veramente delle figure che proteggono con tanto amore i loro nipoti e con le loro esperienze, trasmettono tanto anche alla società. La Legge, approvata dal Parlamento nel 2005, prevede anche che il Presidente della Repubblica conferisca annualmente un “Premio nazionale del nonno e della nonna d’Italia.

Da circa due anni anch'io sono diventato nonno di Sofia. Bello, no! Una volta era considerato un momento di transizione chiave della vita, ovvero ''eri vecchio'', cioè era il momento in cui avevi anche dei mutamenti fisici, professionali e sociali della tua vita e riuscivi a riposarti o a goderti nelle feste i tuoi nipoti.

Oggi essere nonni è diverso, equivale a una quantità infinita di energie, qualità, competenze ed attenzioni, paragonabili a un ''mestiere'' vero e proprio. E' un mestiere per il quale non è prevista nessuna formazione, nè apprendistato. Le attuali generazioni di nonni possono attingere a conoscenze ed esperienze personali più raffinati rispetto alle generazioni passate, per le quali l'autorità era forse la forma di relazione educativa più diffusa.
Nel turbolento scenario contemporaneo, tra precarietà di lavoro, crisi di coppia e delle istituzioni educative, la presenza dei nonni sembra rappresentare un valore solido nelle relazioni affettive dei gruppi famigliari. Esentati dai compiti educativi più diretti, i nonni hanno la possibilità di condividere con i bambini degli ambiti di maggiore libertà, di fantasia e gioco.

Me ne sono accorto quest'estate, quando mio figlio e mia nuora hanno lasciato in vacanza con noi la nipotina per due settimane, senza di loro. Penso che sia stata la più bella esperienza, meravigliosa per noi nonni, ma soprattutto per la mia nipotina.

martedì 2 ottobre 2012

I Cavalieri dell'Imperatore a Trento



Finalmente ieri sono tornato! Sabato e domenica scorsa sono stato alla Blogfest 2012, la manifestazione che si svolge tutti gli anni a Riva del Garda, che è diventata per 2 giorni la capitale di internet e dei social network.
A parte questo recente evento, quest'estate sono stato molto impegnato su tante cose personali, anche se ero in vacanza, ma nel frattempo sono riuscito a visitare qualche interessante mostra o fare qualche gita in montagna.

Fra le tante magnifiche mostre che ho visitato, vi voglio segnalare quella che si svolge a Trento al Castello del Buonconsiglio, su varie corazze, armi, elmi, cavalli bardati, pistole, archibugi e falconetti.
Ma soprattutto splendide armature che documentano un aspetto curioso: erano anch'esse soggette alle mode dell'epoca e con l'avvento della polvere da sparo si riducono senza tuttavia perdere fascino e mistero, oltre che preziose decorazioni.
Una suggestiva mostra dove si rivive l’affascinante mondo degli uomini d’arme che, vestiti d’acciaio, si scontravano in battaglia o esibivano la loro audacia e abilità nei tornei.
Un’occasione unica per ammirare pezzi provenienti da importanti armerie europee oltre alla più completa collezione al mondo di armi e armature da combattimento e da parata forgiate a mano da maestri fabbri rinascimentali proveniente dall’Arsenale di Graz.


La Landeszeughaus a Graz è il più grande arsenale originale esistente al mondo. E' composto da circa 32.000 pezzi tra armi, armature per la battaglia e quelle per le parate. La Landeszeughaus fu costruita tra il 1642 e il 1645 da un architetto tirolese Antonio Solari.
La Stiria che era la zona più prossima al fronte contro l'Impero Ottomano, aveva un disperato bisogno di un arsenale di grandi dimensioni. Dopo circa 100 anni in uso, l'imperatrice austriaca Maria Teresa decise di chiudere l'armeria, perché creò un sistema di difesa centralizzato per tutta l'Austria. L'imperatrice, voleva portare tutte le armi e le armature a Vienna. Tuttavia, la Stiria pretese e ottenne di far restare l'Armeria come simbolo di libertà della regione nella lotta contro i turchi e anche per i risultati ottenuti nella difesa non solo della Stiria ma di tutta l'Austria.


 All’inizio del Medioevo nell’XI secolo i cavalieri erano coperti dalla cotta d’arme, verso la metà del XII comparvero le prime maglie di ferro definite usbergo che ricoprivano l’uomo fino a mezza gamba, un po’ alla volta anche le calze, i guanti e le scarpe divennero di ferro.
La mostra è ricca di postazioni multimediali, filmati e ricostruzioni scenografiche di grande effetto e dura fino al 18 novembre 2012.