mercoledì 19 novembre 2014

Rovereto, città della pace

Sono iniziate le celebrazioni per i cent'anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e se ne fa un gran  parlare, ma pochi sanno che Rovereto, importante centro storico e culturale del Trentino, ha saputo esprimere la sua vocazione di Città della Pace dando voce alla Campana dei Caduti, Maria Dolens, simbolo della fraternità universale, ideata e realizzata dal sacerdote don Antonio Rossaro all'indomani delle stragi e delle devastazioni scatenate dal conflitto del 1914-1918 (per l'Italia iniziò nel 1915).
La città ha un importante monumento-ossario di Castel Dante, sorto sulle rovine del Castello di Lizzana, dove la tradizione vuole che Dante Alighieri sia stato ospite della famiglia Castelbarco.


Invece il Museo Storico italiano della Guerra , situato nel quattrocentesco Castello di Rovereto, unica rocca veneziana in Trentino, è stato allestito nel 1921 con lo scopo di documentare la Grande Guerra, di cui anche la città fu teatro.



Il Museo è impegnato ancora oggi nella raccolta e nella conservazione di documenti relativi alla Prima Guerra mondiale, uno dei più rappresentativi in Italia, e inoltre fino al 1961 custodiva la celebre campana dei Caduti, oggi collocata sul colle di Miravalle, che suona a ricordo dei caduti di tutte le guerre e di tutte le nazioni.

Il Castello, che sorge su un dosso roccioso sulla riva destra del Torrente Leno e sovrasta l'odierna Piazza Podestà, ove ha sede il palazzo del Municipio, trova le sue origini nel XIV secolo; fu in quel secolo, infatti, che i Castelbarco decisero di realizzare un presidio del loro potere feudale in Vallagarina.
Nel corso della prima guerra mondiale, dall'evacuazione di Rovereto del maggio 1915 al novembre 1918, il castello e la città, rimasti sotto gli austriaci, subirono gravi bombardamenti da parte dell'artiglieria italiana. Il castello è stato restaurato nel corso degli anni venti, e tuttora è interessato da un progetto di restauro che renderà identificabili le diverse stagioni della sua storia monumentale.




Rovereto, essendo città industriale, nel 1900 fu un periodo positivo per l'economia, ma fu drammaticamente interrotto dallo scoppio della Grande Guerra. La Prima guerra mondiale inflisse ferite nel tessuto sociale ed economico della città, devastazioni che imposero l'esilio della popolazione dalla patria cittadina, trasformata in prima linea bellica. L'esito del conflitto con la sconfitta delle armi austro-ungariche riportò infine la città sotto governo italiano.
Rovereto riprese a fiorire lentamente, sia per opera dell'iniziativa privata, coadiuvata dai numerosi istituti di credito, ma anche con il contributo delle società del movimento cooperativo nel frattempo sorte sul territorio molto attive nei singoli campi di competenza, dall'agrario (la Società Agricoltori della Vallagarina) al bancario (il "Banco Agricolo Operaio di Rovereto"). Ma anche questi rinnovati progressi, conquistati e consolidati all'indomani della Grande Guerra furono mortificati dalla crisi che poi colpì l'economia trentina nei primi anni Trenta, quando numerose banche dovettero affrontare problemi talora insormontabili di liquidità. Allorché nel giugno 1933 dovette chiudere i propri sportelli la più grande banca del Trentino, la "Banca del Trentino Alto Adige", si ingenerò un effetto domino che coinvolse tutti gli istituti di credito trentini.

Oggi, ve lo posso assicurare anche perché vado spesso, Rovereto è una città turistica e culturale. Basta ricordare il MART, Museo di Arte contemporanea,  opera celeberrima dell'architetto Mario Botta e la Casa natale del filosofo e beato Antonio Rosmini (1797-1855)"al Frassen".

4 commenti:

Emiliano ha detto...

Conosco Rovereto perché sono andato al Mart, ma non sapevo che era stata ''teatro di guerra'' della prima guerra mondiale.
Ciao, Emiliano

Ambra ha detto...

A Rovereto non ci sono mai stata e invece è una città carica di storia, assolutamente da visitare.

Stefano ha detto...

Grazie Emiliano
per essere passato dal mio blog
Ciao

Stefano ha detto...

Cara Ambra
Se ti dovesse capitare di passare, fermati soprattutto per visitare il MART ed anche la città.
Abbracci.