lunedì 31 marzo 2014

Il Parco Giardino Sigurtà

Il Parco Giardino Sigurtà si trova a Valeggio sul Mincio (VR) ed ha una superficie di 600.000 metri quadrati e si estende ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del Lago di Garda, a soli otto chilometri dall'uscita Autostradale (A4) di Peschiera.

 
Trae la sua origine dal "brolo cinto de muro" (1616), ovvero un terreno recintato con un giardino con vie panoramiche, non adibito a terreno agricolo ma utilizzato per allietare gli ospiti  della Villa, prima di proprietà della famiglia Guarenti e poi dalla famiglia Maffei, (opera di Pellesina, allievo del Palladio), dimora che nel 1859 fu quartiere generale di Napoleone III, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza Italiana.


 
In quarant'anni di amorose cure, Carlo Sigurtà, imprenditore farmaceutico milanese, acquista nel 1941 la proprietà e avvalendosi di un secolare diritto di attingere acqua dal Mincio, ha ottenuto il "prodigio" di rendere lussureggiante l'arida vegetazione collinare.
Successivamente, il nipote Enzo ha realizzato un prototipo di Parco-Giardino.

Dopo l'apertura al pubblico (1978) la conservazione di questo complesso ecologico è stata affidata al rispetto dei visitatori, che lo hanno definito una meraviglia unica al mondo, tanto che il Parco-Giardino è considerato oggi fra i più straordinari al mondo.
Infatti nel 2013 il Giardino vince il prestigioso premio ''Il Parco più bello d'Italia''.


Ieri sono andato a visitarlo in questo periodo perché, proprio tra marzo e aprile, c'è la più grande fioritura di tulipani d'Italia con un milione di bulbi con oltre 150 varietà.


Per visitare e conoscere il Parco, che ha un percorso totale di 17 Km, consiglio di usare il Trenino con Audioguida o lo Shuttle, oppure affittare un comodo Golf-Cart o la Bicicletta percorrendo i viali che si snodano lungo il Giardino. E' aperto tutti i giorni!



 

lunedì 24 marzo 2014

Soave e il suo Castello

La settimana scorsa tornando da Venezia finalmente mi sono fermato a Soave, cittadina a pochi chilometri da Verona, per visitare il Borgo e naturalmente l'omonimo Castello.
Era da tanto tempo che volevo fermarmi, ogni qualvolta passavo in Autostrada. Pensavo che il toponimo Soave volesse significare dolce, piacevole come il vino del luogo; invece ho scoperto che deriva da Suaves-Svevi, ovvero per lo stanziamento di popolazioni Sveve durante il periodo dei Longobardi di Alboino. Nel tempo il nome si è trasformato in Soave.


Le Mura del Borgo vennero costruite nel 1379 per volontà di Cansignorio della Scala e raccolgono al loro interno il nucleo storico di Soave. Anticamente solo tre porte si aprivano nella cinta: Porta Aquila (ora Porta Bassano) a nord, Porta Vicentina ad est e Porta Verona a sud (recentemente restaurata). Per due lati (ovest e sud) le mura sono accompagnate dal fossato naturale formato dal Tramigna.

Il Castello Scaligero di Soave, già appartenuto al casato dei Della Scala, è una fortificazione che ha segnato la storia della cittadina. (7500 abitanti circa).
Un diploma di Federico Barbarossa attesta il castello era un tempo in mano ai Conti di Sambonifacio di Verona. L'ascesa di Ezzelino da Romano come Podestà del Comune veronese (1226) portò al possesso del maniero da parte dei Conti Greppi, i quali, nel 1270 lo cedettero al Comune di Verona che vi installò un suo Capitano. La contemporanea ascesa dei Della Scala portò ad una nuova fase della vita del paese (che divenne sede di Capitaniato con 22 paesi sottoposti a tale giurisdizione) e del suo simbolo più importante.



La fine della dinastia scaligera portò nuovi padroni al castello: prima i Visconti milanesi e poi i Carraresi padovani. Quest'ultimi lo perderanno (1405) a causa dell'arrivo delle truppe della Repubblica di Venezia, appoggiate dagli abitanti soavesi. Nel 1439 le truppe viscontee del condottiero Niccolò Piccinino s'impadronirono di Soave ma la vittoria di Giovanni Pompei sul Monte Bastia (odierno confine tra Cazzano di Tramigna e Montecchia di Crosara) permise all'esercito veneziano di tornare a possedere la zona.
Pericolo maggiore ci fu quando Venezia si trovò contro la Lega di Cambrai (1508): il castello e  di Soave vennero incendiati (con 366 soavesi passati a fil di spada); anche in questa occasione la Repubblica della città lagunare però riuscì ad avere la meglio (1516). A causa dell'eroismo del capitano Rangone e dei soavesi che, nel 1511, liberarono il castello, Venezia donò l'Antenna (un grande pennone) e lo Stendardo di San Marco.

 
Iniziò un periodo di pace però il castello era ormai superato per le tecniche di guerra (armi da fuoco) che si stavano affermando; la Repubblica veneziana, che aveva bisogno di denaro per sostenere la guerra contro i Turchi, cedette il castello prima in affitto e poi in proprietà alla famiglia nobile dei Gritti.
Caduto in stato di abbandono, dopo essere stato ridotto a fattoria, il castello è stato sottoposto a restauro nel 1890 dal senatore del Regno Giulio Camuzzoni - sindaco di Verona dal 1867 al 1883 - che ne divenne proprietario. Attualmente appartiene ancora ai discendenti Camuzzoni, che l'hanno trasformato in museo.

Inoltre, essendo Soave anche il nome del Vino prodotto già nel Medioevo in questa deliziosa cittadina, ho visitato qualche Enoteca aperta, per acquistare alcune bottiglie di Soave Classico.
In verità la maggior parte delle Cantine erano tutte chiuse, essendo Domenica, ma sono riuscito lo stesso a trovarne aperte solo un paio.

lunedì 17 marzo 2014

Giornate FAI di Primavera




Vi ricordo che Sabato 22 e domenica 23 marzo 2014 tornano le Giornate FAI di Primavera!

Lo storico appuntamento del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), giunto quest'anno alla sua 22.ma edizione, farà conoscere 750 luoghi in tutta Italia, molti dei quali generalmente chiusi al pubblico: parchi, monumenti, chiese, palazzi, ville, giardini.

Per gli iscritti FAI sono riservate tante visite esclusive e la possibilità di saltare le file.
Iscriversi al FAI, poi, conviene tutto l'anno grazie ai tanti sconti, vantaggi e convenzioni per musei, mostre, appuntamenti, eventi, in oltre 500 luoghi di cultura in tutta Italia.

Scoprili tutti su:  http://www.fondoambiente.it
 

lunedì 3 marzo 2014

La patria della seta: Como



Como è famosa per il suo Lago ma è anche la patria della Seta e chi apprezza questa stoffa, troverà qui il massimo in fatto di qualità, lavorazione e fantasie.


A partire dall'inizio del Settecento, il settore della tessitura serica è cresciuto con un ritmo sempre più rapido sia in quantità che in qualità. Visitando il Museo Didattico della Seta, nelle varie sale sono visibili reperti, macchinari ed ambienti della storia di questo comparto.


Telaio per la seta
Como e la sua Provincia la conosco bene perché molti anni fa ho fatto il Servizio Militare, ma vado ogni tanto anche per acquistare qualche cravatta, ovviamente di seta! Ancora oggi le sete pregiate si acquistano in questa bellissima città un po' ovunque, in pezze, foulard, cravatte, abiti e scialli e persino arazzi e coperte.

Anche la zona della Brianza mantiene alcune produzioni artigianali, oltre a quella del Mobile, quella dei pizzi e merletti di Cantù, realizzati grazie all'uso del tombolo e sono veri capolavori d'artigianato da ammirare.

Se vi capita di passare da Como vi consiglio di visitare il Centro Storico della città che è situato sul lungolago, a pochi passi da piazza del Duomo, una delle maggiori Cattedrali dell'Nord Italia.
Il nucleo storico presenta ancora l'aspetto dell'originario castrum romano, con mura medievali ben conservate e grandi torri di vedetta (Porta Torre, Torre Gattoni, San Vitale).




Notevoli sono le chiese di S. Abbondio e S. Fedele, cuore della città murata, mentre autentici capolavori sono i palazzi razionalisti eretti dal comasco Giuseppe Terragni, la Casa del Fascio, il Monumento ai Caduti, l'Asilo Sant'Elia.
Nei pressi, il Tempio Voltiano custodisce alcuni cimeli dello scienziato Alessandro Volta, altro illustre comasco, inventore della pila elettrica.


Villa Olmo è sede di mostre d’arte di alto livello mentre la funicolare, che collega la città al monte di Brunate, completa l'itinerario della visita.

Ricordarsi inoltre di fare la classica gita in battello sul lago.