martedì 25 novembre 2014

Van Gogh a Milano:''L'uomo e la terra''

Ho visitato a Palazzo Reale di Milano la mostra di uno degli artisti più famosi del mondo: Vincent van Gogh. Inaugurata il 18 ottobre scorso durerà fino all'8 marzo 2015.


L'esposizione, posta a corollario del tema dell'EXPO 2015 ''Nutrire il pianeta'', è volta a documentare il percorso esistenziale del grande artista, che cerca nel mondo contadino e nelle persone semplici ma anche nelle cose della terra e dei suoi frutti, mettendo l’uomo al centro del mondo reale, ovvero la vita rurale e agreste strettamente legata al ciclo delle stagioni.


Presenti oltre 50 lavori del pittore, tra cui opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili.


A Milano dunque ho ammirato capolavori indiscussi di Van Gogh come: L’autoritratto del 1887, il Ritratto di Joseph Roulin del 1889, Vista di Saintes Marie de la Mer del 1888, la Testa di pescatore del 1883, Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie del 1883.














La sua pittura, così unica ed emotiva, lo rende riconoscibile anche a chi non ha specifiche conoscenze in materia artistica. La sua vita inquieta e il tragico suicidio lo hanno poi reso una vera e propria icona della nostra vita frenetica moderna. 

mercoledì 19 novembre 2014

Rovereto, città della pace

Sono iniziate le celebrazioni per i cent'anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e se ne fa un gran  parlare, ma pochi sanno che Rovereto, importante centro storico e culturale del Trentino, ha saputo esprimere la sua vocazione di Città della Pace dando voce alla Campana dei Caduti, Maria Dolens, simbolo della fraternità universale, ideata e realizzata dal sacerdote don Antonio Rossaro all'indomani delle stragi e delle devastazioni scatenate dal conflitto del 1914-1918 (per l'Italia iniziò nel 1915).
La città ha un importante monumento-ossario di Castel Dante, sorto sulle rovine del Castello di Lizzana, dove la tradizione vuole che Dante Alighieri sia stato ospite della famiglia Castelbarco.


Invece il Museo Storico italiano della Guerra , situato nel quattrocentesco Castello di Rovereto, unica rocca veneziana in Trentino, è stato allestito nel 1921 con lo scopo di documentare la Grande Guerra, di cui anche la città fu teatro.



Il Museo è impegnato ancora oggi nella raccolta e nella conservazione di documenti relativi alla Prima Guerra mondiale, uno dei più rappresentativi in Italia, e inoltre fino al 1961 custodiva la celebre campana dei Caduti, oggi collocata sul colle di Miravalle, che suona a ricordo dei caduti di tutte le guerre e di tutte le nazioni.

Il Castello, che sorge su un dosso roccioso sulla riva destra del Torrente Leno e sovrasta l'odierna Piazza Podestà, ove ha sede il palazzo del Municipio, trova le sue origini nel XIV secolo; fu in quel secolo, infatti, che i Castelbarco decisero di realizzare un presidio del loro potere feudale in Vallagarina.
Nel corso della prima guerra mondiale, dall'evacuazione di Rovereto del maggio 1915 al novembre 1918, il castello e la città, rimasti sotto gli austriaci, subirono gravi bombardamenti da parte dell'artiglieria italiana. Il castello è stato restaurato nel corso degli anni venti, e tuttora è interessato da un progetto di restauro che renderà identificabili le diverse stagioni della sua storia monumentale.




Rovereto, essendo città industriale, nel 1900 fu un periodo positivo per l'economia, ma fu drammaticamente interrotto dallo scoppio della Grande Guerra. La Prima guerra mondiale inflisse ferite nel tessuto sociale ed economico della città, devastazioni che imposero l'esilio della popolazione dalla patria cittadina, trasformata in prima linea bellica. L'esito del conflitto con la sconfitta delle armi austro-ungariche riportò infine la città sotto governo italiano.
Rovereto riprese a fiorire lentamente, sia per opera dell'iniziativa privata, coadiuvata dai numerosi istituti di credito, ma anche con il contributo delle società del movimento cooperativo nel frattempo sorte sul territorio molto attive nei singoli campi di competenza, dall'agrario (la Società Agricoltori della Vallagarina) al bancario (il "Banco Agricolo Operaio di Rovereto"). Ma anche questi rinnovati progressi, conquistati e consolidati all'indomani della Grande Guerra furono mortificati dalla crisi che poi colpì l'economia trentina nei primi anni Trenta, quando numerose banche dovettero affrontare problemi talora insormontabili di liquidità. Allorché nel giugno 1933 dovette chiudere i propri sportelli la più grande banca del Trentino, la "Banca del Trentino Alto Adige", si ingenerò un effetto domino che coinvolse tutti gli istituti di credito trentini.

Oggi, ve lo posso assicurare anche perché vado spesso, Rovereto è una città turistica e culturale. Basta ricordare il MART, Museo di Arte contemporanea,  opera celeberrima dell'architetto Mario Botta e la Casa natale del filosofo e beato Antonio Rosmini (1797-1855)"al Frassen".

martedì 11 novembre 2014

Le quattro Dame del Pollaiolo

Sono andato a visitare al Museo Poldi Pezzoli una mostra eccezionale dedicata soltanto a quattro signore fiorentine dipinti da Piero e Antonio del Pollaiolo.


Ritratto femminile del Museo Poldi Pezzoli
Un evento unico al mondo per l'arte e la cultura. I quattro ritratti di donna di Piero del Pollaiolo (pittore), con il fratello Antonio (orafo) tra i più famosi artisti del XV secolo, vengono esposti per la prima volta uno accanto all'altro al museo Poldi Pezzoli di Milano nella mostra "Le dame dei Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento".
Il primo quadro è il ritratto simbolo del Poldi Pezzoli di Milano, gli altri 3 sono in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Metropolitan Museum of Art di New York e dalla Gemaldegalerie di Berlino. Eccoli in sequenza qui sotto:

da Milano - da Firenze - da New York - da Berlino

Questi quattro ritratti, in particolare quello del Poldi Pezzoli di Milano, sono stati considerati tra i più belli, affascinanti e importanti per rappresentare il 400 fiorentino, l'epoca d'oro della cultura figurativa italiana.
La mostra, oltre ai 4 quadri, ripercorre la storia della fortuna artistica dei due fratelli fiorentini del Pollaiolo, riunendo disegni, incisioni, oreficerie, sculture e dipinti.


Antonio, geniale ma che dipinse pochissimo, fu soprattutto un grande orafo ed incisore ma anche uno scultore, mentre suo fratello Piero era esclusivamente un pittore.
Le quattro dame, la cui identità è un mistero, simboleggiano un'idea di bellezza ed eleganza che ha attraversato indenne i secoli.
Secondo me è una mostra di respiro internazionale che presenta Milano agli occhi del mondo come centro di cultura, in attesa dell'EXPO 2015.