mercoledì 30 dicembre 2015

AUGURI per il 2016



STEFANO G.
 di ''SEMPLICI CONVERSAZIONI''

porge agli Amici Blogger e alle loro famiglie

 i migliori Auguri di 
 
BUON ANNO


lunedì 14 dicembre 2015

Natale a Milano



Se vi capita in questi giorni di venire a Milano, consiglio di andare in Piazza del Duomo nel tardo pomeriggio, e  non perdere almeno queste quattro cose che vi segnalo:

La volta celeste in Galleria



Un tetto di stelle azzurre per il “Salotto” della città: dal 1 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016 l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II torna a illuminarsi grazie alla tradizionale Volta Celeste. Sono 50 mila le luci blu al led poste a 47 metri di altezza, per un totale di 800 mq di superficie coperta e un diametro di 30 metri. Tornata al suo splendore originario dopo gli interventi di pulitura e di ristrutturazione dell’ultimo biennio, crocevia di incontri tra turisti e cittadini tra le vie dello shopping e le architetture del centro di Milano, la Galleria diventa lo scenario di uno spettacolo luminoso da ammirare con gli occhi rivolti verso l’alto. In chiusura dell’anno dedicato ad Expo, l’evento non può non ricordare un’altra grande installazione luminosa come l’Albero della Vita, ospitata durante il semestre dell’esposizione internazionale tra i padiglioni di Rho Fiera Expo.
La Volta Celeste è solo una tra le numerose decorazioni luminose ed allestimenti che si possono incontrare nella città, un segno della festa che si rinnova ogni anno grazie al contributo dei numerosi soggetti privati, delle associazioni di via e di categoria, degli enti coinvolti con il sostegno dell’Amministrazione e il contributo degli sponsor.


Jazz e Blues sotto l'albero di Piazza Duomo


Quest’anno l’attesa del Natale si colora di jazz, con un calendario dell’Avvento vivente: dal primo al 24 dicembre, alle ore 18:00 di ogni giorno, il palazzo del Comune in piazza Duomo apre e illumina una finestra al suono di musica dal vivo. Un musicista si affaccerà da una finestra aperta per il primo appuntamento, due musicisti e due finestre per il secondo e così via, fino a raggiungere una band di 24 elementi il giorno della Vigilia di Natale.
A regalare 30 minuti al giorno di note festose sono i docenti, gli allievi e i diplomati dei Civici Corsi di Jazz della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, noti a Milano per “Break in Jazz”, con cui, per tutto il mese di giugno, offrono a cittadini e turisti una pausa pranzo musicale in piazza dei Mercanti.  Per l’occasione, la scuola coinvolge anche molti dei suoi nomi prestigiosi, dal suo direttore Enrico Intra , cui spetta l’onore di aprire il primo concerto, alla chitarra di Franco Cerri, dalle voci dirette da Laura Fedele all’ensemble di Paolo Tomelleri, passando per Mario Rusca, Tony Arco, Lucio Terzano, Marco Vaggi, Claudio Fasoli, Giovanni Monteforte, Luigina Bertuzzi, Giorgio Ubaldi, Luca Missiti. Ogni giorno una formazione diversa per rivisitare in una chiave jazz le melodie natalizie più conosciute.
A conclusione di ogni concerto i musicisti ci sorprenderanno con una versione, ogni giorno diversa, del celebre Stille Nacht, un augurio musicale insieme tradizionale e originale per un sereno Natale.

Mercatini di Natale attorno al Duomo
 
 
Un grande mercatino all’aperto, con circa 80 casette dedicate alla scoperta dei prodotti tipici della tradizione natalizia europea, di quella italiana e in particolare di quella lombarda, circonderà anche quest'anno il Duomo di Milano dal 9 dicembre al 6 gennaio.
Artigiani realizzeranno ed esporranno le proprie creazioni artistiche, canti di Natale europei e Gospel americano faranno da colonna sonora alla manifestazione, i bambini potranno interagire con la Befana e Babbo Natale ed inviare loro le letterine, vivere la magia delle fiabe con elfi, maghi, streghe, nani e folletti.
Un'occasione per unire lo shopping natalizio alla tradizione e all'atmosfera della piazza illuminata dall'Albero e dalle luci. E perchè no, visitare una mostra nel vicino Palazzo Reale o il Museo del Novecento.


''Adorazione dei Pastori'' di Rubens a Palazzo Marino

 

Le porte di Palazzo Marino in Piazza della Scala si aprono anche quest’anno per il tradizionale appuntamento natalizio con i capolavori dell’arte. Dal 3 dicembre al 10 gennaio 2016, il Comune di Milano offre la possibilità di ammirare  gratuitamente in Sala Alessi una maestosa opera di Pietro Paolo Rubens, l’Adorazione dei pastori: una grande pala d’altare riscoperta come opera del pittore fiammingo solo nel 1927 dal grande storico dell’arte Roberto Longhi, folgorato dalla sua visione nella Chiesa di San Filippo Neri a Fermo. L’opera è oggi conservata nella Pinacoteca Civica della città marchigiana.
Se avete tempo andate anche alle Gallerie d'Italia a vedere le opere di Hayez, sempre in Piazza della Scala.

Buon Divertimento!!!

venerdì 27 novembre 2015

Il Paese di Cuccagna

Il Paese di Cuccagna è un mondo immaginario e fantastico in cui gli uomini hanno sempre coltivato fin dall'età antica. Ma, nel Medioevo, trovò una delle sue elaborazioni più suggestive, con la fondazione del favoloso ''Paese di Cuccagna, dove chi più dorme, più guadagna''.

Bruegel il Vecchio - Il Paese della Cuccagna - 1567

Questo mito dell'abbondanza di cibo e della sua illimitata moltiplicazione a portata di tutti, è nato come risposta alle frequenti carestie; pertanto è stato il sogno prediletto dei comuni mortali. Entrarono a far parte del mito della Cuccagna anche i contigui Paradisi che gli uomini di fede immaginarono di incontrare, dopo la morte, le terre dell'abbondanza con latte e miele.

Esempio di un simile paese, anche se non indicato con questo nome, lo si trova già nella commedia greca i "Minatori" dove Ferecrate, commediografo del V secolo a.C., nel descrivere la vita felice dei morti, accenna ad un paese che si trova negli inferi dove ci sono "fiumi pieni di polenta e di vino e pani che  gareggiano per essere divorati dagli uomini''.

Un altro esempio lo si può trovare nel Paese di Bengodi descritto da Boccaccio nella III novella dell'ottava giornata del Decamerone dove "si legano le vigne con le salsicce''.

Come dicevo prima, per poter però incontrare il vero e proprio Paese di Cuccagna bisogna arrivare tra il Medioevo e il Rinascimento, dove tanti autori parlavano di questo mito.

Tra i molti testi che descrivono un paese con questo nome si ricorda il "Dit de Cocagne" dell'autore anonimo del XIII secolo, il fabliau "Li fabliau de Coquigne" della stessa epoca, il "Trionfo dei poltroni" di anonimo del XIV secolo, La nave dei folli di Sebastian Brant del 1494, il paso "Terra di Jaunja" di Lope de Rueda del Cinquecento, "Das Schlaraffenland" di Hans Sachs del 1530, "Le Roy de Cocagne" di Marc-Antoine Le Grand del 1719 e nelle fiabe dei fratelli Grimm per non dimenticare poi il titolo di un romanzo di Matilde Serao del 1890 "Il paese di Cuccagna" dove però l'allusione al paese descritto, Napoli, è in chiave triste e ironica.


Esistono poi opere dove il Paese di Cuccagna viene descritto con una originalità maggiore che nei testi precedentemente citati. Tra le descrizioni più complete del Paese di Cuccagna fatte da autori Italiani si ricorda la "Historia nuova della città di Cuccagna", scritta alla fine del Quattrocento da Alessandro da Siena, dove con grande efficacia vengono descritti tutte le raffinatezze di un paese ricco di meraviglie del palato e anche di piaceri differenti.
Diffusa in Italia, soprattutto nel Cinquecento e in seguito edita in diverse edizioni a partire dal 1518 e anche nei secoli seguenti, è la "Storia di Capriano contadino", di autore anonimo e di carattere popolare, dove oltre alla gioia di godere di ogni ben di Dio, esiste anche la possibilità di stare con belle e servizievoli fanciulle.

Bisogna ricordare poi che ancora oggi, in molte feste popolari, è diffuso in tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, ''l'Albero della Cuccagna''. Il gioco consiste essenzialmente nell'arrampicarsi su un palo, reso scivoloso dal grasso o dal sapone, per riuscire a prendere i beni (soprattutto alimentari) che vi sono stati legati alla cima.


L'albero della cuccagna
Per concludere, è mia opinione che in questi ultimi anni, il mito abbia ormai un significato politico perché molti considerano l'Europa, divisa tra un Nord e un Sud, abitati, rispettivamente, da lavoratori produttivi (vedi Germania) e infaticabili e poltroni nullafacenti aspiranti a un favoloso paese di Cuccagna (in primis la Grecia).
Infatti aleggia per l'Europa lo spettro razzista secondo il quale i Paesi del Sud, non riuscirebbero a risollevarsi economicamente a causa della loro indole ''Cuccagnesca''.
Sembra quasi che il Mediterraneo si sia spaccato in due zone, simbolicamente rappresentate dalla Formica (il Nord) e dalla Cicala (il Sud).

Sarà soltanto una mia opinione?
 

giovedì 19 novembre 2015

Orvieto, il vino dei Papi

La rinomanza conquistata dal vino di Orvieto in epoca Etrusca tornò a brillare e a diffondersi, in epoca medievale e rinascimentale, grazie a vescovi, cardinali e papi che soggiornarono più o meno a lungo sulla Rupe e dintorni. Tra i pontefici, Adriano IV, Urbano IV, Martino IV, Clemente VII scelsero Orvieto per sfuggire alle insidie della Roma papale; e negli anni in cui Orvieto fu residenza pontificia, verso Roma venivano spesso inviati fusti del celebre vino destinati a importanti personaggi. Non a caso, il vino di Orvieto comincia allora a essere definito e conosciuto come "vino dei papi".


Durante tutto il Medioevo, il periodo di maggiore ricchezza della città, il vino Orvieto divenne una delle principali risorse per finanziare la costruzione dello stesso Duomo: gli appalti per la costruzione dell’edificio, ma persino le commesse per la realizzazione di opere d’arte e affreschi vennero in parte pagati proprio con il preziosissimo vino. Lo stesso Luca Signorelli, autore del ciclo di affreschi, i bellissimi affreschi che ornano la Cattedrale, aveva richiesto in cambio della propria opera un vitalizio di 1.000 litri di vino di Orvieto ogni anno. Non stupisce quindi che nei bassorilievi del Duomo il tema della vigna e dell’uva siano piuttosto ricorrenti.



L’Orvieto è un vino antichissimo già prodotto dagli Etruschi i quali facevano fermentare i mosti nelle grotte scavate nella rupe tufacea su cui si erge la cittadina. Facevano il vino totalmente a crudo e non conoscevano la cottura del mosto.

Tanti sono gli aneddoti e leggende che raccontano come la qualità del vino di Orvieto sia stata sempre apprezzata nell'antichità.
Si racconta una leggenda che i Barbari, invasa la cittadella umbra, la depredarono di ogni sua ricchezza; ma mentre stavano portando fuori dai templi i preziosi calici donati dai fedeli, improvvisamente l'oro si sciolse, divenne liquido.
In un primo tempo i predatori fuggirono spaventati gridando: ''Aurum vetitum! Aurum vetitum!'' (Oro proibito!), ma poiché il miracoloso oro profumava soavemente, essi tornarono per assaggiarlo, trovandolo di loro gradimento. Dopo molteplici assaggi, i Barbari si gettarono a terra ubriachi, così che gli abitanti della cittadina li fecero tutti prigionieri.
A ricordo del barbarico grido 'Aurum vetitum', il suo vino si chiamò 'Or vieto' (Oro liquido).
Questa leggenda è stata adattata solo al vino perché il vero nome della Città deriva da ''Urbs vetus'', Città antica.


L’Orvieto, inoltre,  venne utilizzato da Garibaldi e dai Mille per brindare prima della loro partenza.
Per tutti questi meriti e per la sua bontà il vino di Orvieto venne ribattezzato da Gabriele D’Annunzio “il Sole d’Italia in bottiglia”.

giovedì 12 novembre 2015

Il ''Liberty'' da scoprire a Milano

Passeggiando nel centro di Milano ed alzando gli occhi verso i palazzi, ti accorgi che alcune facciate hanno uno stile originale e piacevole ''il così detto Stile Liberty''.
Più che una identità architettonica, fu un segno  decorativo individualista, adottato dalla Borghesia milanese all'inizio del Novecento per adornare  le loro abitazioni.

Una stagione del gusto con un nome straniero, LIBERTY, che voleva sottolineare la voglia di cambiamento dai modelli classici, imponendo allo sguardo pubblico residenze di effetto.
A Milano esistono circa 600 edifici.  Le aree della città più interessate da questo cambiamento architettonico sono le zone tra Corso Venezia e Corso Monforte, e tra Corso Magenta e Parco Sempione, più qualche sporadica opera nel centro storico e in zone più periferiche.


Cancello interno in ferro battuto
Un itinerario alla ricerca del Liberty svela facciate adorne di steli, di rampicanti, cancelli in ferro battuto, voluttuosi cariatidi e arabeschi.  Il Liberty trovò a Milano uno dei terreni più fertili per il suo sviluppo in Italia, a tal punto che viene spesso indicata, con Torino e Palermo, come la Capitale italiana del Liberty.

Il primo edificio propriamente Liberty della città, e sicuramente uno dei maggiori esempi di liberty milanese e italiano, è Palazzo Castiglioni, progettato da Giuseppe Sommaruga nel 1901 e concluso nel 1904, proprio in Corso Venezia 47 (oggi sede dell'Associazione Commercianti): via per gran parte occupata dai palazzi neoclassici delle famiglie Nobili milanesi.

Palazzo Castiglioni

Inoltre fra le più importanti Case Liberty da vedere sono: Casa Berri Meregalli (1913) in via Vivaio 8, - Casa Guazzoni (1905) in via Malpighi 12, - Casa Galimberti (1905) in via Malpighi 3 - Casa Campanini (1906) in Via V. Bellini 11 - Casa Laugier (1906) in Corso Magenta 96, poi
Casa Moneta, Casa Frisia, Casa Agostoni, etc. etc.
Infine annotatevi in agenda anche l'ex Casa Chiusa (oggi ospita un ristorante) in via Fiori Chiari 17.




Casa Berri Meregalli
 


Casa Galimberti




















Vi ricordo anche alcune Monumenti Liberty tra cui: l'Acquario Civico di Milano(1906),  tanti sculture e monumenti al  Cimitero Monumentale di Milano,  poi l'ex Hotel del Corso in Piazzetta Liberty (ora palazzo delle Assicurazioni), la Palazzina Liberty in Piazza Marinai d'Italia, L'Hotel Diana, il Teatro Filodrammatici, etc.



Acquario Civico















Scusate  se non ho fatto un elenco completo, ma il mio consiglio è di organizzarsi autonomamente  in un ''tour'' a piedi nel centro storico di Milano. Penso che Vi regalerà la gioia di osservare da vicino queste bellezze artistiche che vi ho segnalato!!!
 

giovedì 5 novembre 2015

Storia del Torrone in Italia

La settimana scorsa sono stato a Cremona per il 12^ incontro dei Blogger (vedi post precedente).
E' stata scelta la citta' di Cremona perche' si celebrava la Festa del Torrone.
Come ogni anno, Cremona organizza  un Corteo Storico in cui si rappresenta lo sposalizio fra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, che assicurava alla casata un dominio di oltre mezzo secolo sul Ducato di Milano.
E cosa c'entra il Torrone?


Il primo esemplare di questo dolce è stato creato per il pranzo nuziale, e avrebbe avuto la forma del
Torrazzo, il Campanile della Cattedrale cremonese. E da 'Torrazzo' a 'Torrone' la strada è breve!

È una storia affascinante, ma troppo bella per essere vera! Che il rapporto tra Cremona e il Torrone sia molto antico, però, è un fatto acclarato: alcune lettere conservate negli archivi della città ne attestano la presenza presso alcune botteghe di speziali e aromatari sin dal Cinquecento. 
Si sa che il Torrone è considerato un prodotto tradizionale anche in altre regioni italiane. La città che ne rivendica la presenza più antica è Benevento, centro principale dell’antico Sannio. Secondo un’altra tradizione campanilista, ne attesterebbero l’esistenza in zona con il nome di cupedia scritti di autori del I secolo come Tito Livio e di Marziale. 
In realtà non risulta che lo storico e l’epigrammista abbiano mai citato questa parola. Esiste tuttavia un vocabolo latino molto simile, usato da Cicerone nelle Tuscolane, da Aulo Gellio nel VI e nel VII Libro delle Notti Attiche e da Plauto nello Stichus: cuppedia, che si traduce sia con ghiottoneria (il vizio del goloso), sia con boccone prelibato. In vari dialetti italiani si registrano le voci simili cupeta, copeta, copata e coppetta, che identificano specialità simili al torrone o al croccante, prodotto a base di mandorle o nocciole legate da solo zucchero caramellato. 
Le varianti della cupeta e del torrone, infatti, sono tradizionali oltre che nella Bassa lombarda e nel Sannio, in Valtellina, in Piemonte, in Veneto, in Emilia Romagna, in Toscana, nelle Marche, in Lazio, in Abruzzo, in Molise, in Calabria, in Puglia e in Sardegna.
Per non parlare della Sicilia, dove il croccante assume il nome di cubbaita.
Proprio la parola cubbaita ci dà una chiave di lettura di questo prodotto meno italocentrica e più obiettiva, perché il torrone, inteso come «semi tostati – mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli… – legati da una pasta dolce a base di miele, bianco d’uovo, zucchero, con aggiunta di aromi o meno», è ben lungi dall’essere solo un prodotto italiano.
Il vocabolo siciliano sembrerebbe provenire da un termine arabo, cosa che farebbe pensare a un’origine medio orientale del prodotto. Che sia venuto dal Medio Oriente o no, a Nord del Mediterraneo lo troviamo in Francia come touron o nougat, dal tardo latino nucatum: prima che in Provenza venisse introdotta la coltivazione delle mandorle nel XVII secolo, si utilizzavano noci per fabbricarlo.
In Spagna, dov’è documentato in testi scritti sin dal XV secolo, assume il nome di turrón, un etimo molto simile a quello italiano, la cui origine più accreditata è quella dal verbo latino torrere, tostare. 
Il torrone, in realtà, è parte di una famiglia sterminata di prodotti, confezionati in un territorio che va dai Paesi Slavi al Medio Oriente fino all’India, sotto il nome quasi onnipresente di halva. Si tratta, probabilmente, dei dolci più antichi del mondo, e proprio per questo i più genuini e più vicini alle radici del nostro gusto. 
Radici, che varrebbe la pena di riscoprire e rivalutare!

martedì 27 ottobre 2015

Incontro autunnale dei Blogger a Cremona

Domenica 25 Ottobre 2015 ho partecipato con grande gioia al 12° Incontro autunnale dei Blogger, organizzato da Ambra a Cremona, dove ogni anno si svolge la Festa del Torrone, famoso dolce simbolo della città.



In verità dovevamo essere in tanti come altre volte, ma alcuni blogger  non hanno partecipato per vari motivi personali. I blogger presenti a Cremona erano:      
        

Sono stato contentissimo rivedere i ''vecchi amici'', ma soprattutto SANDRA e Franco!!!



Ecco il calendario della giornata trascorsa:

Appuntamento alle 10,30 in piazza G. Marconi davanti al Palazzo dell'Arte, dove c'è il Museo del Violino che poi tutti abbiamo visitato. Una collezione unica al mondo, perché all'interno del Museo ci sono i Violini-capolavori di Stradivari, Guarneri del Gesù, Amati ed altri.



















Verso mezzogiorno abbiamo visitato l'interno del Duomo con bellissimi affreschi e la Cripta di San Omobono.  Tutto meraviglioso, anche l'enorme Organo suonato con grande maestria!!!




Alle 13:00 siamo andati a pranzo presso il ristorante ''Il Violino'', vicino la Piazza del Duomo. 




















Il menu è stato molto particolare:

Antipasto di culaccia  di Zibello con riccioli di burro casereccio
 
Risotto al Torrone  (Zucca gialla e Mostarda)


 
Filetto di porcello in cialda di sfoglia dolce con spinacini, verdure varie
 e timballo di patate al timo


 
Mousse di torrone cremonese


 E per finire:
Caffè, Acqua e Vino Bianco e Rosso dei Colli Piacentini (Ortrugo e Gutturnio)
 
Alle 16:00 siamo andati a Largo Boccaccio (vicino al Duomo)dove è partito il Corteo Storico, che è la rievocazione del matrimonio tra Francesco Sforza e Maria Bianca Visconti.

 
Il Torrone nacque proprio qui, nel 1441, durante il banchetto nuziale, quando venne confezionato a forma di Torrazzo (la torre campanaria del Duomo), da cui avrebbe preso il nome.


Comunque ci siamo divertiti molto, come sempre. Il prossimo incontro di primavera probabilmente sarà organizzato a Ravenna, altra città storica ed interessante.

venerdì 16 ottobre 2015

Tenno, l'unicum medievale del Trentino

Il pittoresco Borgo di Tenno e il territorio Tennese rappresentano un luogo a parte, tipico ed espressivo della linea di demarcazione, del limite che frappone il mondo delle pianure da quello Alpino. Una linea tutta italica, oltre che nel clima, anche nelle architetture, insomma, nello ''spirito di questo luogo''.


Il Borgo con il Castello di Tenno e Lago di Garda

Il caratteristico Castello Medievale a guardia di Riva del Garda e la Chiesa romanica di San Lorenzo, proprio sotto il piccolo Borgo di Frapporta, sono un esempio, raro quanto prezioso, dell'espressione artistica paleo cristiana.
L'essenzialità delle linee, la forzata coerenza con la Chiesa primitiva quanto legata ai principi evangelici, fanno di questa chiesa un luogo di studio e di meditazione sui veri valori della cristianità.



Chiesa di San Lorenzo




Affreschi all'interno di S. Lorenzo
Abside Chiesa S. Lorenzo











Le frazioni che compongono questa pagina di Medioevo a cielo aperto, oltre a Tenno e Frapporta, sono Cologna, Gavazzo, Pranzo, Ville del Monte, Canale e Calvola.
Paesi dove si respira ancora la vita di un tempo, dove i bambini possono ancora giocare in strada, dove orti e fiori abbelliscono un paesaggio del tutto identico a quello Appenninico.


Calvola
E' in questo clima, che si conferma il successo di ''Rustico Medioevo'', la manifestazione gastronomica con spettacoli di danza e folclore medioevale che si rinnova da 30 anni ad Agosto nel tipico borgo di Canale e che rilancia il valore culturale, turistico e sociale di questi meravigliosi posti.


Rustico Medioevo a Canale

Se vi capita andate a visitarli!

venerdì 2 ottobre 2015

Milano da scoprire: Sant'Ambrogio ad Nemus

Domenica sono tornato definitivamente a casa, dopo una lunga pausa estiva, e subito sono andato a Milano a trovare il mio piccolo nipotino Filippo per portarlo a spasso al Parco Sempione (abita da quelle parti).

Camminando, in un angolo di Via Peschiera, nei pressi dell’Arco della Pace, sorge quello che resta di uno dei più antichi complessi religiosi di Milano, il convento di Sant’Ambrogio ad Nemus.
L’origine del nome è legata a una selva, ''nemus'' in latino, vicina alle mura di Milano.


Il primo convento sarebbe sorto nel IV secolo, quando in una zona popolata da druidi e sacerdoti dediti a riti celtici pagani, sorse una prima comunità di monaci eremiti che dedicarono l’area a Sant’Ambrogio. La leggenda vuole che San Martino di Tours, cacciato da Milano per volontà del vescovo ariano Assenzio, si fosse rifugiato in quest’area prima della dedicazione ad Ambrogio, nel 358.

Anche il grande Arcivescovo Ambrogio amava ritirarsi in questa zona silvestre al di fuori delle mura per comporre versi e meditare. La prima cella eremitica si diceva consacrata da Ambrogio, ma le fonti hanno confermato una datazione addirittura precedente, dei tempi di Martino.
Poco dopo si insediò un primo ordine di benedettini, ai quali, poi, si affiancarono, per volontà del signore di Milano Martino Torriani, i Carmelitani, giunti in città nel 1250: la convivenza durò da quest’anno fino al 1268, quando i secondi costruirono la loro prima chiesa, Santa Maria del Carmine. Nel 1377 subentrarono gli Agostiniani, mentre nel 1389, in parallelo con la costruzione del Duomo, sotto il patrocinio di Gian Galeazzo Visconti, venne rifatta la chiesa, provvisoriamente dedicata ai santi Cosma e Damiano. Tra il 1589 e il 1644 il convento fu tenuto dai Barnabiti e, poi, fino al 1798, dai Francescani riformati.

Con Napoleone, il convento fu soppresso e trasformato in caserma e deposito. Le opere d’arte qui custodite presero la via della Francia, con una sola eccezione, di cui parlerò più avanti.
Dopo la Restaurazione, il convento divenne un ospedale per volontà di Giovanna Romeni e della contessa Laura Ciceri Visconti e, quando il nosocomio si trasferì a Porta Nuova, nel 1840, il complesso fu trasformato in lazzaretto per i colerosi.
 
Quando nel 1852 esso divenne un ospizio per sacerdoti, la chiesa fu restaurata in quattro anni e, nel 1907, fu inaugurata la nuova facciata su Via Peschiera, che ancora oggi vediamo.
La facciata è molto semplice nel suo stile, con una nicchia centrale e due grandi lesene laterali che sorreggono un frontone a timpano triangolare, e, nel complesso, si presenta in uno stile eclettico tendente al neoclassico, e ricorda la soluzione proposta da Agostino di Duccio per San Bernardino a Perugia. Sopra il portale un lunettone semicircolare conferma l’impronta neoclassica della fronte. La struttura del corpo è molto allungata e profonda. Tra la fine della navata e l’inizio del presbiterio, sulla destra, si alza un tozzo campanile.

 
L’interno è a navata unica, con cappelle laterali, e profondo presbiterio separato dalla navata da un arco trionfale. La decorazione è dei primi del ‘900 e presenta elementi floreali come festoni di fiori e frutta e pare essere stata disegnata da un architetto fiorentino attivo anche in zona, Ulisse Stacchini, che, oltre alle case Donzelli sulle vie Tasso e Revere, di lì a poco avrebbe progettato anche la Stazione Centrale. Nel presbiterio si trovano affreschi di un anonimo seicentesco, raffiguranti le storie di San Matroniano, datati 1618.

Una curiosità: Nel 1494, Ludovico il Moro fece dipingere, per l’altar maggiore della chiesa, la famosa Pala Sforzesca, capolavoro del primo Rinascimento milanese e opera di un ignoto maestro che ancora oggi prende il nome dalla grandiosa tavola. Questo dipinto fu l’unico della chiesa a non prendere la via francese, ma a restare a Milano. Destinazione? La nuova accademia di Brera, all’epoca gestita dal grande Giuseppe Bossi, dove ancora oggi la possiamo ammirare in tutto il suo splendore.

mercoledì 1 luglio 2015

PAUSA VACANZE ESTIVE

  
 
 
 
ORMAI E' ARRIVATA L'ESTATE!!!


PERTANTO AUGURO BUONE VACANZE 

  
A TUTTI GLI AMICI BLOGGER CHE MI SEGUONO.
 
 
COME SEMPRE TORNERO' A SETTEMBRE!!!
 
GRAZIE A TUTTI  E CIAO



STEFANO DI SEMPLICI CONVERSAZIONI
 

mercoledì 24 giugno 2015

Il Concilio di Costanza

Era da molto tempo che volevo visitare la città di Costanza in Germania, per scoprire il luogo dove si è svolto il famoso Concilio (1414-1418), addirittura molto prima del Concilio di Trento (1545-1563). Finalmente il week end scorso ho deciso di andare!

 
Costanza (in tedesco Konstanz) è una città universitaria di circa 83.000 abitanti, sulla riva del Lago omonimo, nell'angolo sud-occidentale della Germania, che confina con la Svizzera, ed è situata sul fiume Reno che nasce dalle Alpi Svizzere e scorre attraverso il Lago, dividendo in due la città.
Fu anche la città natale del conte Ferdinand von Zeppelin, costruttore dei famosi dirigibili Zeppelin. Quando si svolse il Concilio la città era importante già dal Medioevo, perché si trovava al centro dei commerci occidentali.

 
Ma ora torniamo al Concilio di Costanza. Esso è il XVI Concilio riconosciuto ecumenico dalla Chiesa cattolica, convocato a Costanza su richiesta del re dei Romani Sigismondo per porre fine allo scisma d'Occidente. Ottenne le dimissioni di papa Gregorio XII e depose gli altri due contendenti.
Fra i suoi primi atti vi fu la condanna per eresia e quindi l'esecuzione di Jan Hus.
Egli fu un teologo e un riformatore religioso boemo, nonché rettore all'Università Carolina di Praga. Promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wycliffe e i suoi seguaci divennero noti come Hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo.


Comunque il motivo scatenante lo scisma, fu la messa in dubbio della validità dell’elezione di Urbano VI (successo a Gregorio XI) avvenuta, sotto la pressione del popolo romano, la mattina dell’8 aprile 1378. Una parte dei Cardinali, ritenendo illegittima l’elezione di Urbano VI, elessero a Fondi, il 20 settembre 1378, un nuovo papa, Clemente VII, che pose la sua residenza ad Avignone.
Lo scisma divise la cristianità occidentale in due obbedienze, quella di Roma e quella di Avignone, cui si aggiunse, nel 1409, l’obbedienza pisana (Concilio di Pisa), che, nel tentativo di risolvere la grave crisi del papato, finì per aggravarla ulteriormente.


Di fatto c’erano tre papi, ognuno con un suo seguito; cosa che, come conseguenza, divise il mondo civile e politico, gli Ordini e le Congregazioni religiose, le Università, gli stessi Santi parteggiavano chi per un papa, chi per un altro.
Di fronte all’impossibilità di riconciliare le parti, si fece strada nei teologi la teoria conciliare, già affermata, in vario modo, nel Medioevo: se un papa cade nell’eresia o nello scisma, può essere deposto da un Concilio, convocato dai Vescovi o da chi abbia sufficiente autorità.
Questa teoria, che aveva motivato il fallimentare Concilio di Pisa, portò alla convocazione, da parte dell’Imperatore Sigismondo del Concilio di Costanza.

Durante  la mia breve permanenza a Costanza, ne ho approfittato per visitare anche l'Isola di Mainau, collegata alla città tramite un ponte. E' un'isola lacustre privata, ed è chiamata anche l'Isola dei Fiori e delle Farfalle. E' molto bella ed è una meta turistica, grazie al clima mite del Lago e della vegetazione molto ricca. Ne è valsa la pena visitarla!




 

mercoledì 17 giugno 2015

Poesie di Tao Yuan - Ming

Ieri mi è capitato di trovare nella mia libreria un libretto di poesie, tradotte dal cinese, di un antico poeta idilliaco Tao Yuan - Ming, considerato uno dei più grandi nella storia della Letteratura Cinese, dal titolo:

 ''POEMA PER LA BELLEZZA DELLA SUA DONNA''
 

Il libretto trovato
 
TAO YUAN - MING nacque nel 365 d. C. e morì nel 427. La sua vita si svolse, quindi, nell'ultimo periodo della dinastia Tsin, che regnava sulla Cina Meridionale, essendo caduta la Cina Settentrionale, all'inizio del IV secolo, nelle mani di tribù straniere.


Ecco tre brevi poesie, da condividere con Voi:

1' Poesia


 

La tua grazia non fu mai superata

Da alcuna donna

E perché un uomo abbandoni ogni cosa

Basta il racconto della tua bellezza.

 

2' Poesia





Sei pura come il fermaglio di giada


Che la tua veste trattiene; sei dolce


Come il profumo d'orchidee nascoste;


Adempi ai tuoi doveri quotidiani


Ma più in alto si leva il  tuo pensiero.




3' Poesia




Potessi diventare l'orlo della tua veste


E circondarti il collo, per potere aspirare la fragranza


Dei tuoi capelli splendidi; ma poi


Quando per coricarti ti spogliassi


Di me, che pena nella notte d'autunno


L'attesa d'essere indossato ancora.