giovedì 19 novembre 2015

Orvieto, il vino dei Papi

La rinomanza conquistata dal vino di Orvieto in epoca Etrusca tornò a brillare e a diffondersi, in epoca medievale e rinascimentale, grazie a vescovi, cardinali e papi che soggiornarono più o meno a lungo sulla Rupe e dintorni. Tra i pontefici, Adriano IV, Urbano IV, Martino IV, Clemente VII scelsero Orvieto per sfuggire alle insidie della Roma papale; e negli anni in cui Orvieto fu residenza pontificia, verso Roma venivano spesso inviati fusti del celebre vino destinati a importanti personaggi. Non a caso, il vino di Orvieto comincia allora a essere definito e conosciuto come "vino dei papi".


Durante tutto il Medioevo, il periodo di maggiore ricchezza della città, il vino Orvieto divenne una delle principali risorse per finanziare la costruzione dello stesso Duomo: gli appalti per la costruzione dell’edificio, ma persino le commesse per la realizzazione di opere d’arte e affreschi vennero in parte pagati proprio con il preziosissimo vino. Lo stesso Luca Signorelli, autore del ciclo di affreschi, i bellissimi affreschi che ornano la Cattedrale, aveva richiesto in cambio della propria opera un vitalizio di 1.000 litri di vino di Orvieto ogni anno. Non stupisce quindi che nei bassorilievi del Duomo il tema della vigna e dell’uva siano piuttosto ricorrenti.



L’Orvieto è un vino antichissimo già prodotto dagli Etruschi i quali facevano fermentare i mosti nelle grotte scavate nella rupe tufacea su cui si erge la cittadina. Facevano il vino totalmente a crudo e non conoscevano la cottura del mosto.

Tanti sono gli aneddoti e leggende che raccontano come la qualità del vino di Orvieto sia stata sempre apprezzata nell'antichità.
Si racconta una leggenda che i Barbari, invasa la cittadella umbra, la depredarono di ogni sua ricchezza; ma mentre stavano portando fuori dai templi i preziosi calici donati dai fedeli, improvvisamente l'oro si sciolse, divenne liquido.
In un primo tempo i predatori fuggirono spaventati gridando: ''Aurum vetitum! Aurum vetitum!'' (Oro proibito!), ma poiché il miracoloso oro profumava soavemente, essi tornarono per assaggiarlo, trovandolo di loro gradimento. Dopo molteplici assaggi, i Barbari si gettarono a terra ubriachi, così che gli abitanti della cittadina li fecero tutti prigionieri.
A ricordo del barbarico grido 'Aurum vetitum', il suo vino si chiamò 'Or vieto' (Oro liquido).
Questa leggenda è stata adattata solo al vino perché il vero nome della Città deriva da ''Urbs vetus'', Città antica.


L’Orvieto, inoltre,  venne utilizzato da Garibaldi e dai Mille per brindare prima della loro partenza.
Per tutti questi meriti e per la sua bontà il vino di Orvieto venne ribattezzato da Gabriele D’Annunzio “il Sole d’Italia in bottiglia”.

2 commenti:

Ambra ha detto...

Interessante! Non sapevo nulla di questi aneddoti sul vino Orvieto. Lo bevo anch'io qualche volta. E' effettivamente un ottimo vino profumato.

Stefano ha detto...

Cara Ambra
Ho fatto questo post perché, andando a Roma da mio figlio,
mi sono fermato a Orvieto perché ne vale la pena, e prima di partire
ho comprato alcune bottiglie di vino. Buonissimo!!!
Ti abbraccio