mercoledì 21 dicembre 2016

Auguri di Buone Feste


 
 

 
STEFANO di
 
''SEMPLICI CONVERSAZIONI''

augura a tutti gli amici Blogger


 BUONE FESTE!!!

giovedì 15 dicembre 2016

La Madonna della Misericordia a Milano

Trovandomi in Galleria, ieri mattina ho deciso di fare la fila davanti a Palazzo Marino, sfidando il freddo, per vedere un'opera importantissima di Piero della Francesca.
Icona" del Giubileo appena concluso, la preziosa Pala quattrocentesca è esposta per tutto il periodo natalizio. Il dipinto si trova nella Sala Alessi del palazzo, proseguendo quindi un’ormai consolidata tradizione, che vede l’esposizione gratuita, tra dicembre e gennaio, di un’opera artistica particolarmente celebre e importante. L'inaugurazione è stata il 5 dicembre, alla presenza del Cardinale Scola.


Madonna della Misericordia di Piero della Francesca

La Madonna della Misericordia giunge in prestito da Sansepolcro, la cittadina toscana al confine con l’Umbria in cui è nato lo stesso Piero della Francesca. La tavola, infatti, costituisce il pannello centrale di un grande polittico, che oggi, pur privo della cornice originale, è stato ricomposto nel locale Museo Civico.
Il complesso apparato venne commissionato all’illustre concittadino dalla Confraternita della Misericordia, nel 1445. Ma, oberato di impegni e spesso in viaggio, Piero riuscì a consegnare l’opera soltanto quindici anni più tardi.



Madonna della Misericordia

D’altra parte il polittico è davvero monumentale, costituito com’è da più di 20 tavole (per oltre 270 centimetri di base e 330 di altezza), con la raffigurazione dei santi particolarmente venerati nel territorio sansepolcrino (tra i quali san Bernardino da Siena, che fu canonizzato proprio in quegli anni, nel 1450), e la rappresentazione dell’Annunciazione e della Passione di Gesù, fino alla sua Risurrezione.

Da un punto di vista stilistico, colpisce come l’opera presenti elementi “arcaici”, legati cioè alla tradizione tardomedievale, come ad esempio l’impiego dell’oro a far da sfondo alle figure, insieme a soluzioni decisamente moderne e innovative, quindi pienamente rinascimentali, come l’impostazione massiccia delle figure, ispirate evidentemente a Masaccio, e lo “sforamento” di alcuni dettagli nelle tavole contigue, così da creare un effetto di continuità in tutta la composizione.
Il cui “punto focale”, com’è evidente, è costituito proprio dalla pala con la Madonna della Misericordia.


La Vergine appare imponente, di proporzioni decisamente maggiori rispetto alle figure inginocchiate ai suoi piedi. È la “Regina del Cielo”, maestosa, con tanto di corona sul capo, coperto da un velo ricamato. Con mossa solenne, ella allarga le braccia tenendo con entrambe le mani i lembi del suo mantello, in un gesto che si rivela allo stesso tempo d’affetto e di protezione. Il suo volto mostra un’intima concentrazione, gli occhi pudicamente abbassati, ma sulle labbra già affiora un sorriso di gioiosa serenità.
Quattro uomini si prostrano, supplici e adoranti, alla destra della Madonna. Altrettante donne la invocano alla sua sinistra. I visi sono talmente caratterizzati da far pensare a dei ritratti, a delle persone, cioè, legate alla Confraternita della Misericordia o comunque care al maestro. Il personaggio con i capelli rasati e vestito di rosso, all’estremità sinistra per chi guarda, sembra comparire anche in altre opere del pittore toscano. E lo stesso Piero della Francesco, secondo una radicata voce popolare, si sarebbe autoritratto in quel giovane uomo che leva il suo sguardo verso Maria.

Ma non è soltanto la comunità di Sansepolcro a stringersi attorno alla Vergine. Quelle figure, infatti, differenti per età e abbigliamento, e quindi di diversa condizione sociale, laiche e religiose, rappresentano infine l’intero popolo di Dio, che negli affanni della vita e tra le vicende del quotidiano implora la divina misericordia tramite l’intercessione della Madonna.
Figli che, consapevoli delle proprie fragilità, memori delle debolezze del corpo come dello spirito, ancora e sempre cercano la protezione amorevole della Madre, quasi come pulcini che si mettono sotto l’ala della chioccia, secondo un’immagine di premurosa tenerezza evocata da Gesù stesso, così come riporta il vangelo di Matteo.

Attorno a quel grembo in cui il Verbo si è fatto carne, attraverso il quale la Salvezza è scesa fra gli uomini, e che per questo Piero della Francesca mostra come ancora “gonfio”, pregno, a ricordare che lei, la Vergine, è la “piena di grazia”, per sempre e da sempre. E quasi a suggerire un’altra emozionante immagine da lui stesso dipinta per la piccola chiesa di Monterchi, la sublime Madonna del parto.
Per questo, alzando lo sguardo verso il ventre di Maria, noi spettatori come gli uomini e le donne oranti accanto a lei, i nostri occhi intercettano un particolare che a prima vista sembra soltanto un dettaglio ornamentale, e che invece ha un’importanza fondamentale: è quella cintura il cui nodo forma una croce. Sì, perché è proprio lì, ci ricorda il nostro pittore, la fonte di ogni Misericordia.

La «Madonna della Misericordia» di Piero della Francesca è esposta dal 6 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017 tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 20 (Ingresso libero).

mercoledì 7 dicembre 2016

Animali in famiglia

Se il 2015 è stato l’anno in cui per la prima volta, da un secolo a questa parte, la popolazione italiana è calata (meno 138 mila unità) e il numero di nascite ha toccato il picco negativo di appena 488 mila bambini, fa ancor più impressione scoprire che alle culle vuote si accompagna invece sempre più il dato di una presenza massiccia di animali domestici nelle nostre case.
Se gli umani residenti sono circa 60 milioni, altrettanti sono gli animali domestici (o da compagnia).


Animali in famiglia
Certo per arrivare a mettere insieme questi 60 milioni bisogna contare 30 milioni di piccoli pesciolini colorati che stanno nei nostri acquari, 13 milioni di canarini e altri uccelli oltre 3 milioni tra piccoli roditori e rettili. Cifre impressionanti e rappresentative di una tendenza, che però ha sicuramente il suo cuore più significativo nei 14 milioni di cani e gatti che vivono nelle famiglie degli italiani, anzi è forse più esatto dire che fanno parte di queste famiglie.
I gatti sono un po’ più dei cani (51,8% contro 48,2%), ma in realtà le famiglie con un cane sono più numerose (21,5%) di quelle con un felino (19,1%), questo perché succede più spesso che ci sia chi di gatti ne ha più di uno.
Sulla base di questa fotografia si può tranquillamente dire che ben più della metà delle famiglie (le stime indicano un 55% circa) ha un animale da compagnia in casa e che comunque un 40% di nuclei famigliari ha un cane o un gatto con cui convive.


Cane e gatti (immagine dal Web)
Il dato è stabile negli ultimi anni, ma in una crisi che ha tagliato tante spese quella per questo tipo di amici non ne ha certo risentito, anzi. Questo perché gli italiani sono convinti che avere un animale faccia bene, generi benessere (soprattutto psicologico), favorisca uno stile di vita sano e piacevole, stimoli anche l’intelligenza e le relazioni. Cioè una sorta di cura che aiuterà a far camminare i pigri, sorridere i depressi, comunicare gli asociali, ringiovanire gli anziani e responsabilizzare i bambini.
Del resto, specie cani e gatti, con le evoluzioni demografiche e urbane degli ultimi decenni, svolgono una vera e propria funzione sociale, causa l’aumento dei nuclei famigliari composti da persone sole, specie tra gli anziani, e la crescita dello stile di vita tipico delle città (grandi e non solo) che non aiuta certo la relazione e la socializzazione.
Dunque ben venga il doversi preoccupare di una bestiola che comunque non mancherà di ricambiare abbondantemente le nostre attenzioni.

Cardellini
Le considerazioni positive sul ruolo degli animali che valgono per gli adulti e gli anziani, valgono anche per i bambini, nel senso che comunque interagire con un cane, un criceto o altro, prendersene cura, rispettarlo aiuta e stimola i nostri figli.
 Nell’evoluzione del nostro rapporto con gli animali, come abbiamo visto sempre più caricato di contenuti sociali, occorre ovviamente evitare eccessi e deformazioni, rispettando la natura di cani, gatti, che anche se vivono e condividono tanti momenti con noi, cani e gatti restano, con le loro esigenze e abitudini.
L’errore, secondo me, è umanizzare e antropomorfizzare l’animale. Questo diventa un problema, perché si sovrappongono i nostri desideri e bisogni ai suoi.
Dunque equilibrio, informazione e conoscenza sono armi importanti e fondamentali per chi possiede un animale. Informazione che aiuta anche nel gestire le spese che la presenza di questi ''animali'' comporta. Spese che, per garantire una migliore alimentazione, stanno aumentando in maniera significativa e costante anche in questi anni difficili per la nostra economia.


Pesciolini Rossi
Ovviamente, oltre al cibo c’è poi tutto il reparto accessori. Le statistiche segnalano un particolare aumento dei prodotti antiparassitari, segno dell’attenzione per la salute e il benessere delle nostre bestiole.
Poi c'è chi va ben oltre e cerca più di curare l’estetica che la sostanza, spendendo tanti euro per un guinzaglio all’ultimo grido, cappottini e altro.

lunedì 28 novembre 2016

13° Incontro particolare dei Blogger a Milano

Sì, questa volta è stato un incontro particolare perché voluto da Ambra, prima della sua morte.
Già, da quando era uscita dall'Ospedale per la convalescenza, aveva deciso di mettersi in contatto con il Ristorante, vicino ai Navigli, e scegliere il menù. Peccato che non sia riuscita a farcela perchè ci ha lasciato l'11 ottobre di quest'anno.
Meno male che ci sono due altre ''brave donzelle'' del Web, Erika e Sandra, che hanno organizzato bene questo bellissimo incontro, e penso che sia stata cosa gradita ad Ambra aver riunito gli amici Blogger a Milano.

Erika e Sandra con Franco
 
In verità dovevamo essere in tanti come altre volte, ma alcuni blogger  non hanno potuto partecipare per vari motivi personali.

I blogger che hanno partecipato sono stati:

Erika
Sandra e Franco
Luigi
Stefano Giacalone
Maria Cristina
Stefano Davanzo
Maria Raffaela
Carmine
Annamaria
Stefania P. 
Costantino

I Blogger
 
 Sono stato contentissimo rivedere i ''vecchi amici'', ma soprattutto  SANDRA che, come ho detto prima, ha contribuito assieme ad ERIKA all'organizzazione della giornata!!!

Ecco il breve calendario della giornata trascorsa:

Appuntamento alle 10,30 davanti al Piazzale del Cimitero Maggiore di Milano e 
visita alla tomba di Ambra con deposizione di fiori.



Cimitero Maggiore di Milano
 
Alle ore 13,00 siamo andati tutti alla Trattoria Milanese, zona Navigli-Darsena.


Il Ristorante
 
Il  Menu che abbiamo consumato è stato il seguente:
 
Antipasto

salumi misti con gnocco fritto

Bis di primi

tagliolini alla lombarda ( salsiccia e barbera)
risotto giallo alla milanese 
 
Secondo 
COTOLETTA ALLA MILANESE
 
Dolce
MENEGHINA
vino Barbera  acqua, caffè



Il momento del pranzo
Dopo  il lauto pranzo, l'amico/Blogger Carmine ci aveva proposto di andare all'evento ''Re Panettone'', a circa venti minuti a piedi dal Ristorante, ma essendo tardi, si è optato a visitare il famoso Mercatino dell'Antiquariato, lungo l'Alzaia del Naviglio Grande.Il motivo di questa rinuncia era dovuto, affichè alcuni Blogger venendo da lontano, dovevano prendere l'aereo o il treno per tornare nelle proprie città.


Il Mercatino dell'Antiquariato

Vi assicuro che questo 13° incontro con gli amici Blogger è stato da un lato commovente, ma al tempo stesso molto piacevole e divertente come sempre.  
 

mercoledì 16 novembre 2016

L'Abbazia di Novacella

Come già vi ho accennato un mese fa, quest'estate mi sono fermato a visitare l'Abbazia di Novacella, anche se ero diretto a Campo Tures in Val Aurina (Alto Adige) per trascorrere qualche giorno di vacanza.

Oltre ad essere luogo ricco di storia, nella cantina del Convento Agostiniano di Novacella, vengono prodotti ottimi vini (Bianchi e Rossi), da gustare alla mescita od anche da acquistare.

Panorama dell'Abbazia con i vigneti
L'Abbazia è un intatto esempio di architettura sacra, che ha magicamente conservato il suo impianto originario, in cui convivono edifici di stile romanico, gotico, barocco e rococò.
Le sue origini risalgono al 1142 quando il Vescovo di Bressanone Hartmann fece del complesso la sede dell'Ordine Agostiniano. Fin dagli albori, Novacella offrì ricovero ai pellegrini in viaggio verso la Terra Santa o in visita alla Roma Papale diventando così in breve tempo uno dei più importanti snodi religiosi e culturali di tutta Europa.

Oggi Novacella, che fa parte del comune di Varna, è la principale meta turistica, culturale e spirituale della località.
Tra i luoghi più suggestivi spicca senz’ombra di dubbio l’Abbazia. Di questo complesso architettonico fanno parte anche la Biblioteca del Monastero, la Via Crucis gotica, il cortile centrale con il Pozzo delle Otto Meraviglie coperto da un'edicola ottagonale e la Basilica.
Inoltre l’Abbazia ospita una scuola privata, una struttura di formazione ed una cantina vinicola nella quale, come ho già detto prima, si può degustare e comperare dell’ottimo vino.



Biblioteca del Monastero
Il Pozzo Ottagonale delle Meraviglie

Davanti all’Abbazia si trova la Cappella di San Michele, detta anche “Castello dell’Angelo” per le sue caratteristiche architettoniche, che ricordano l’omonimo edificio romano.

Cappella di San Michele



La Chiesa del Monastero, in stile tardo-barocco, fu dichiarata Basilica nel 1956.
Interno barocco della Basilica


Esterno della Basilica
All'inizio degli anni settanta, il Convitto di Novacella aprì i battenti a quasi 100 bambini, e al contempo, con la fondazione del centro turistico, vennero poste le basi dell'attuale Centro Convegni.  In questo modo si è potuto stare al passo con la crescente importanza assunta del turismo per l'Abbazia e per tutta la regione.
Questo è confermato anche dal gran numero di visitatori che Novacella accoglie ogni anno, e che hanno la possibilità di conoscerla meglio nel corso di una visita dell'Abbazia
 
Ancora oggi l'Abbazia si sostiene economicamente con la coltivazione e la vendita di prodotti agricoli come erbe aromatiche e frutta e con i suoi vini, che ottengono grandi successi nazionali e internazionali.

martedì 8 novembre 2016

I pittori della luce

Alcune settimane fa sono andato al MART di Rovereto per visitare la mostra:
''I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo''

Manifesto Futurista
L'esposizione, che comprendeva capolavori provenienti dalle Collezioni del Mart e prestigiosi prestiti pubblici e privati, aveva lo scopo di narrare le origini del Divisionismo, che ha svolto un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo, trovando il suo ideale seguito nell'avanguardia Futurista.

Il Divisionismo si afferma nel 1891 a Milano alla Triennale di Brera, con la prima uscita ''pubblica''  di un gruppo di giovani pittori come Segantini, Pellizza da Volpedo, Morbelli, Longoni.

Segantini - Pascoli di primavera


Pellizza da Volpedo - Il quarto Stato
A partire da una rivoluzione visiva derivante dalle scoperte scientifiche sulla scomposizione del colore e incentrata sul potere espressivo della luce, cambiano anche i soggetti dipinti, tesi verso una modernità nei temi raffigurati che spaziano dai contenuti sociali, in un'Italia da poco unita ancora in cerca di una propria identità culturale, a soggetti più lirici legati alla tendenza internazionale del Simbolismo.

Dalla forza rivoluzionaria di questa nuova poetica e sulle sue basi tecniche nasce, all'inizio del '900, il Futurismo, movimento d'avanguardia ideato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti, che irrompe sulla scena artistica nel 1910 con il Manifesto dei pittori Boccioni, Balla, Carrà, Russolo Severini ed altri.


Boccioni - Donna in giardino

Russolo - Profumo
La scomposizione della luce divisionista, associata a quella della forma e a una vocazione alla rappresentazione del movimento e della velocità della vita moderna, capisaldi della poetica futurista, proiettano l'arte italiana nel cuore del dibattito artistico europeo.

È in questo confronto tra due generazioni che si definisce la nascita della pittura moderna in Italia. 
Purtroppo la mostra ormai è finita da metà Ottobre, ma ci tenevo molto a visitarla.

martedì 1 novembre 2016

I palazzi e le chiese di Trento

Ieri 31ottobre Papa Francesco è andato in Svezia per la celebrazione dei 500 anni della Riforma Luterana avvenuta il 31 ottobre 1517.
Martin Lutero affisse le 95 tesi sul portale della chiesa di Wittenberg ed è la prima volta che Protestanti e Cattolici "commemorano" insieme l'evento che avrebbe diviso e insanguinato l'Europa tra persecuzioni e guerre di religione.
Queste divisioni portarono  nel 1545 all'evento storico del Concilio di Trento (1545-1563).

Si dice che il muro divisorio tra Cattolici e Luterani potesse cadere solo a Trento, che in un momento della sua storia ha contribuito a dare al mondo una nuova direzione, ospitando dentro i suoi Palazzi una guerra efferata, senza morti e feriti


Il Concilio di Trento
Il premio per la città è stato un nuovo splendore urbanistico, che ha trasformato un centro alpino di circa 5 mila abitanti in una città regale. E così Trento ha avuto in regalo un cuore fatto di palazzi, chiese e strutture magnificenti dove i Papi e Politici cambiarono il Mondo.
Basta immaginare che una piccola cittadina improvvisamente diventa il centro del mondo e accoglie prelati e politici, ognuno con il suo seguito, centinaia di persone con esigenze molto particolari.
Palazzo Cazuffi-Rella in P.zza Duomo
Il Cardinale Cristoforo Madruzzo, che insieme al Cardinale Bernardo Clesio fu artefice della trasformazione urbanistica di Trento, racconta ad esempio di un vescovo che non si accontentava del palazzo a lui destinato, ma che voleva risiedere nel Castello del Buonconsiglio. Insomma, capricci e reali difficoltà logistiche da risolvere.
Castello del Buonconsiglio
Allora si è pensato di risistemare Trento in modo intelligente, valorizzando i migliori edifici del centro cittadino già esistenti.
Fra le strutture importanti usate per l'ospitalità durante il Concilio c'è da ricordare il Palazzo Roccabruna, che fu sede del Conte di Luna, ambasciatore del Regno di Spagna.

Palazzo Roccabruna
E poi il Palazzo a Prato, bellissima struttura rinascimentale, dove alloggiarono il Cardinale Giovanni Ciocchi del Monte (divenne poi Papa Giulio III), il Cardinale Marcello Cervini (diventato Papa Marcello II) e il Cardinale Reginald Pole (ultimo arcivescovo cattolico di Canterbury e vicino alle posizioni Luterane).


Palazzo a Prato (ora Palazzo delle Poste)
Questi due palazzi sono affacciati accanto alla Chiesa della Trinità, costruita nel 1520, e dove ha preso il via, la processione inaugurale del Concilio verso il vicino Duomo e la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nelle tre Chiese si sono svolte lunghe e varie sessioni del Concilio.
Il Duomo di Trento

Chiesa S. Maria Maggiore (dal Web)

Trento è una città costruita dalla Storia e che di questa, ancora oggi, è testimonianza.
Visitandola, basta andare in via Belenzani e dintorni, per ammirare, ancora oggi, i principali  edifici costruiti in quel periodo.

martedì 25 ottobre 2016

Moda di carta a Villa Necchi

Il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) presenta a Villa Necchi Campiglio nel cuore di Milano la mostra ''Moda di carta'', aperta da giovedì scorso 20 ottobre fino a fine dicembre 2016.
Trenta abiti realizzati interamente in carta con l'incredibile perizia e talento creativo inconfondibile della pittrice e stilista belga  Isabelle de Borchgrave.
 
Abito di corte di Elisabetta I del 1599
 
 Un'esposizione capace di dialogare con l'architettura e gli spazi di questa splendida dimora progettata da Piero Portaluppi, offrendo un itinerario di visita inedito in un luogo che ha ispirato la pittrice, disegnatrice, stilista e regista belga e che incarna l'eccellenza del design e dell'arte applicata.

In mostra l'illustrazione in carta della storia della moda e dello stile a cavallo tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento – dai tailleur di Dior ai colorati kimono giapponesi – che diventa vera e propria installazione d'arte, coniugando un approccio storico e didattico con il piacere estetico e la curiosità di scoprire le infinite possibilità di una così semplice materia.

Kimono Giapponese del 1700
Dagli abiti da sera di Lanvin e Poiret ai vestiti da giorno di Chanel, saranno in mostra le minuziose riproduzioni di abiti-icona che hanno rivoluzionato il nostro modo di vestire.

Completo da sera di Poiret del 1912
 
Abito Bianco di C.Chanel del 1924
 
Si potrà anche ammirare la fitta plissettatura degli abiti Delphos, disegnati da Mariano Fortuny ispirandosi alle tuniche delle sculture greche, che rappresenta una radicale innovazione nell'abbigliamento femminile, poiché proponeva un indumento estremamente confortevole, privo di busto, e di facile realizzazione, basato su un modello con pochi tagli e cuciture.


Abiti delphos di M.Fortuny  dal 1910 al 1930

Oppure si potrà scoprire la storia del tailleur Bar, modello-manifesto della collezione New Look del 1947 di Christian Dior, che ha dettato le regole di una nuova estetica: dalla giacchina in shantung color crema a falde arrotondate modellate sulle curve del busto alla gonna plissettata e svasata che regala un incedere flessuoso assolutamente inedito.


Taielleur Bar di Dior del 1947
 
Esperienza e maestria dell'artista prendono forma nelle opere esposte, come in una messa in scena surreale, ma svelano anche i loro trucchi, i materiali e le tecniche di lavorazione nella riproduzione del suo variopinto laboratorio, ricreato appositamente nello spazio espositivo del sottotetto della Villa.

Per chi è interessato a visitare la Mostra, Villa Necchi si trova in centro di Milano (zona di Corso Venezia - MM Palestro), in Via Mozart 12/14, ed è aperta dal mercoledì alla domenica, ore 10,00-18,00  fino al 31 dicembre 2016.


martedì 18 ottobre 2016

La Certosa di Garegnano a Milano



Il retro della Certosa
 
Venendo spesso a Milano da Legnano, uscendo a Viale Certosa dall'autostrada dei Laghi, vedo sempre il retro della Certosa con il campanile e la cupola, ma non il frontale. Finalmente ieri sono andato a visitarla.


Entrata nel Cortile della Certosa

Fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, vescovo e signore della città, la Certosa di Garegnano ebbe l'onore, nell'estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. 
 La struttura, che sorgeva a soli quattro chilometri dalle mura cittadine di Milano, nel borgo di Garegnano, venne realizzata col preciso intento di consentire ai monaci che l'amministravano, di vivere in ritiro solitario e pregare anche per l'Arcivescovo il quale, divenuto anche signore temporale, non poteva badare adeguatamente agli aspetti ecclesiastici che il suo ruolo gli imponeva.
I lavori per la costruzione del monastero vennero in gran parte completati dal 1352, anche se la chiesa venne ufficialmente consacrata solo nel 1367. 
Lord Byron veniva a visitarla con Stendhal dal Castellazzo di Bollate, attraversando a cavallo campagne e boschi, e a Garegnano  si fermava commosso davanti agli affreschi di Daniele Crespi nella navata.
Ma alla Certosa, significativa architettura, non sono da ammirare solo le Storie di San Brunone dipinte nel 1629 pochi mesi prima che Daniele morisse nella peste di manzoniana memoria.

La Certosa di Milano
Infatti l’abside e il presbiterio furono decorati già prima, tra il 1578 e il 1582 con ossequiente rigore controriformato dal bergamasco Simone Peterzano che si firmava orgogliosamente “Titiani alumnus”. Inoltre la cappella di destra, appena dopo l’ingresso, fu dipinta un decennio dopo la metà del Settecento da un artista della nostra plaga: Biagio Bellotti. Sulla volta la sua Gloria della Vergine pare quasi un affresco del Tiepolo trasportato in Lombardia.


Particolare: Gian Galeazzo dona alla Madonna la Certosa


Interno della Certosa con Affreschi
 
Gli affreschi sono veri capolavori, tanto che la Certosa fu chiamata, la "Cappella Sistina di Milano". 
Il complesso merita una visita, per la pace che ancora il luogo emana. Si trova in una traversa (verso la fine) di Viale Certosa, in Via Garegnano.


venerdì 14 ottobre 2016

Ciao Ambra

 
 
La mia carissima amica e ''blogger'' Ambra non c'è più.
 
Ci ha lasciato martedì scorso 11 ottobre.
 
Ciao cara Ambra, rimarrai sempre nei miei ricordi
 
 soprattutto per la tua simpatia ed il tuo sorriso.

Incontro dei Blogger a Milano
 
 

martedì 4 ottobre 2016

L'Abbazia di San Fruttuoso

A settembre il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) ha organizzato una gita all'Abbazia di San Fruttuoso per ringraziare i Volontari di Villa Necchi.  Essendo un volontario, ho partecipato volentieri con altri amici a questo magnifico evento.
Da Milano siamo partiti alle 7,30 e arrivati a Camogli verso le 10.00. Alle 11.00 abbiamo preso il battello per San Fruttuoso e dopo circa mezz'ora siamo arrivati per la visita speciale dell'Abbazia.


L'Abbazia di San Fruttuoso, di proprietà del FAI, è situata a Capodimonte, in una profonda insenatura della frastagliata costa del Monte di Portofino.
Un piccolo gioiello che ha una storia molto antica e che è stato generosamente donato nel 1983 al FAI da Frank e Orietta Pogson Doria Pamphilj.


Le origini del complesso sono ancora avvolte nel mistero.
Una delle tradizioni più note fa risalire la costruzione dell'Abbazia al secolo VIII, quando Prospero, vescovo di Terragona in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi, scelse la baia per rifugiarsi e costruire una chiesa dove conservare le reliquie del martire Fruttuoso. Il culto del Santo si diffuse presto in tutta la Liguria, tanto che gli si attribuirono speciali funzioni di protezione per i naviganti.

Gran parte dell'attuale Abbazia è databile al X-XI secolo, epoca della ricostruzione voluta dall'imperatrice Adelaide di Borgogna, vedova di Ottone I.
Nella nuova struttura, la Cupola bizantina, sorta nel X secolo in corrispondenza di una sorgente perenne, fu inglobata nella Torre ottagonale. In questo periodo, il complesso di Capodimonte accrebbe il suo prestigio fino ad assumere la giurisdizione su tutto il promontorio di Portofino.
Dal XIII secolo le sorti di San Fruttuoso si intrecciarono con quelle della famiglia Doria, che commissionò il rifacimento dell'edificio, facendo costruire il complesso abbaziale affacciato sul mare con il loggiato a due ordini di trifore.



In riconoscenza dei numerosi interventi di restauro promossi dai Doria, i monaci concessero loro la cripta attigua al chiostro inferiore come sepolcro di Famiglia: ancora oggi sono visibili le tombe in marmo bianco e pietra grigia, databili tra il 1275 e il 1305.


Nel 1467, morto l'ultimo abate regolare, la comunità di benedettini lasciò il monastero, dando così inizio a un inesorabile declino dell'Abbazia, che verrà retta da abati commendatari, appartenenti quasi esclusivamente alla famiglia Doria.
Numerosi lavori mutarono l'aspetto interno ed esterno della Chiesa, che perse le trifore gotiche (rimaste occultate sotto uno strato d'intonaco fino al 1933), mentre l'interno del monastero venne trasformato in abitazione per i nuovi coloni. Il chiostro superiore del XII secolo, ad esempio, venne ricostruito nel XVI secolo su commissione del noto ammiraglio genovese Andrea Doria.


Nel 1915 un'alluvione provocò il crollo della prima campata della Chiesa e i detriti del torrente in piena portati a valle formarono la spiaggia antistante il complesso.
Un restauro promosso dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria, nel 1933, tentò di rimediare ai danni dell'alluvione e ripristinò le trifore originarie della facciata verso il mare.
Fu il primo segnale della rinascita di San Fruttuoso, che ebbe il suo compimento con la donazione del complesso al FAI, avvenuta nel 1983 come già detto.
I primi restauri, eseguiti tra il 1985 ed il 1989, consentirono il recupero dell'assetto originario del Chiostro, dell'Abbazia, delle tombe dei Doria e della Sala capitolare.

Dopo la visita speciale con il Direttore dell'Abbazia, abbiamo fatto un bel picnic con prodotti Liguri nel vicino giardino della stessa Abbazia. Finito il lauto pranzo c'è stato il relax al sole sulla spiaggia di tutti i Volontari. Faceva ancora caldo e qualcuno ha fatto il bagno.



Alle 17,00 malvolentieri abbiamo preso il Battello per Camogli ed infine il Pulman per Milano.
Siamo arrivati intorno alle 20,00, stanchi ma felici.