martedì 25 ottobre 2016

Moda di carta a Villa Necchi

Il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) presenta a Villa Necchi Campiglio nel cuore di Milano la mostra ''Moda di carta'', aperta da giovedì scorso 20 ottobre fino a fine dicembre 2016.
Trenta abiti realizzati interamente in carta con l'incredibile perizia e talento creativo inconfondibile della pittrice e stilista belga  Isabelle de Borchgrave.
 
Abito di corte di Elisabetta I del 1599
 
 Un'esposizione capace di dialogare con l'architettura e gli spazi di questa splendida dimora progettata da Piero Portaluppi, offrendo un itinerario di visita inedito in un luogo che ha ispirato la pittrice, disegnatrice, stilista e regista belga e che incarna l'eccellenza del design e dell'arte applicata.

In mostra l'illustrazione in carta della storia della moda e dello stile a cavallo tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento – dai tailleur di Dior ai colorati kimono giapponesi – che diventa vera e propria installazione d'arte, coniugando un approccio storico e didattico con il piacere estetico e la curiosità di scoprire le infinite possibilità di una così semplice materia.

Kimono Giapponese del 1700
Dagli abiti da sera di Lanvin e Poiret ai vestiti da giorno di Chanel, saranno in mostra le minuziose riproduzioni di abiti-icona che hanno rivoluzionato il nostro modo di vestire.

Completo da sera di Poiret del 1912
 
Abito Bianco di C.Chanel del 1924
 
Si potrà anche ammirare la fitta plissettatura degli abiti Delphos, disegnati da Mariano Fortuny ispirandosi alle tuniche delle sculture greche, che rappresenta una radicale innovazione nell'abbigliamento femminile, poiché proponeva un indumento estremamente confortevole, privo di busto, e di facile realizzazione, basato su un modello con pochi tagli e cuciture.


Abiti delphos di M.Fortuny  dal 1910 al 1930

Oppure si potrà scoprire la storia del tailleur Bar, modello-manifesto della collezione New Look del 1947 di Christian Dior, che ha dettato le regole di una nuova estetica: dalla giacchina in shantung color crema a falde arrotondate modellate sulle curve del busto alla gonna plissettata e svasata che regala un incedere flessuoso assolutamente inedito.


Taielleur Bar di Dior del 1947
 
Esperienza e maestria dell'artista prendono forma nelle opere esposte, come in una messa in scena surreale, ma svelano anche i loro trucchi, i materiali e le tecniche di lavorazione nella riproduzione del suo variopinto laboratorio, ricreato appositamente nello spazio espositivo del sottotetto della Villa.

Per chi è interessato a visitare la Mostra, Villa Necchi si trova in centro di Milano (zona di Corso Venezia - MM Palestro), in Via Mozart 12/14, ed è aperta dal mercoledì alla domenica, ore 10,00-18,00  fino al 31 dicembre 2016.


martedì 18 ottobre 2016

La Certosa di Garegnano a Milano



Il retro della Certosa
 
Venendo spesso a Milano da Legnano, uscendo a Viale Certosa dall'autostrada dei Laghi, vedo sempre il retro della Certosa con il campanile e la cupola, ma non il frontale. Finalmente ieri sono andato a visitarla.


Entrata nel Cortile della Certosa

Fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, vescovo e signore della città, la Certosa di Garegnano ebbe l'onore, nell'estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. 
 La struttura, che sorgeva a soli quattro chilometri dalle mura cittadine di Milano, nel borgo di Garegnano, venne realizzata col preciso intento di consentire ai monaci che l'amministravano, di vivere in ritiro solitario e pregare anche per l'Arcivescovo il quale, divenuto anche signore temporale, non poteva badare adeguatamente agli aspetti ecclesiastici che il suo ruolo gli imponeva.
I lavori per la costruzione del monastero vennero in gran parte completati dal 1352, anche se la chiesa venne ufficialmente consacrata solo nel 1367. 
Lord Byron veniva a visitarla con Stendhal dal Castellazzo di Bollate, attraversando a cavallo campagne e boschi, e a Garegnano  si fermava commosso davanti agli affreschi di Daniele Crespi nella navata.
Ma alla Certosa, significativa architettura, non sono da ammirare solo le Storie di San Brunone dipinte nel 1629 pochi mesi prima che Daniele morisse nella peste di manzoniana memoria.

La Certosa di Milano
Infatti l’abside e il presbiterio furono decorati già prima, tra il 1578 e il 1582 con ossequiente rigore controriformato dal bergamasco Simone Peterzano che si firmava orgogliosamente “Titiani alumnus”. Inoltre la cappella di destra, appena dopo l’ingresso, fu dipinta un decennio dopo la metà del Settecento da un artista della nostra plaga: Biagio Bellotti. Sulla volta la sua Gloria della Vergine pare quasi un affresco del Tiepolo trasportato in Lombardia.


Particolare: Gian Galeazzo dona alla Madonna la Certosa


Interno della Certosa con Affreschi
 
Gli affreschi sono veri capolavori, tanto che la Certosa fu chiamata, la "Cappella Sistina di Milano". 
Il complesso merita una visita, per la pace che ancora il luogo emana. Si trova in una traversa (verso la fine) di Viale Certosa, in Via Garegnano.


venerdì 14 ottobre 2016

Ciao Ambra

 
 
La mia carissima amica e ''blogger'' Ambra non c'è più.
 
Ci ha lasciato martedì scorso 11 ottobre.
 
Ciao cara Ambra, rimarrai sempre nei miei ricordi
 
 soprattutto per la tua simpatia ed il tuo sorriso.

Incontro dei Blogger a Milano
 
 

martedì 4 ottobre 2016

L'Abbazia di San Fruttuoso

A settembre il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) ha organizzato una gita all'Abbazia di San Fruttuoso per ringraziare i Volontari di Villa Necchi.  Essendo un volontario, ho partecipato volentieri con altri amici a questo magnifico evento.
Da Milano siamo partiti alle 7,30 e arrivati a Camogli verso le 10.00. Alle 11.00 abbiamo preso il battello per San Fruttuoso e dopo circa mezz'ora siamo arrivati per la visita speciale dell'Abbazia.


L'Abbazia di San Fruttuoso, di proprietà del FAI, è situata a Capodimonte, in una profonda insenatura della frastagliata costa del Monte di Portofino.
Un piccolo gioiello che ha una storia molto antica e che è stato generosamente donato nel 1983 al FAI da Frank e Orietta Pogson Doria Pamphilj.


Le origini del complesso sono ancora avvolte nel mistero.
Una delle tradizioni più note fa risalire la costruzione dell'Abbazia al secolo VIII, quando Prospero, vescovo di Terragona in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi, scelse la baia per rifugiarsi e costruire una chiesa dove conservare le reliquie del martire Fruttuoso. Il culto del Santo si diffuse presto in tutta la Liguria, tanto che gli si attribuirono speciali funzioni di protezione per i naviganti.

Gran parte dell'attuale Abbazia è databile al X-XI secolo, epoca della ricostruzione voluta dall'imperatrice Adelaide di Borgogna, vedova di Ottone I.
Nella nuova struttura, la Cupola bizantina, sorta nel X secolo in corrispondenza di una sorgente perenne, fu inglobata nella Torre ottagonale. In questo periodo, il complesso di Capodimonte accrebbe il suo prestigio fino ad assumere la giurisdizione su tutto il promontorio di Portofino.
Dal XIII secolo le sorti di San Fruttuoso si intrecciarono con quelle della famiglia Doria, che commissionò il rifacimento dell'edificio, facendo costruire il complesso abbaziale affacciato sul mare con il loggiato a due ordini di trifore.



In riconoscenza dei numerosi interventi di restauro promossi dai Doria, i monaci concessero loro la cripta attigua al chiostro inferiore come sepolcro di Famiglia: ancora oggi sono visibili le tombe in marmo bianco e pietra grigia, databili tra il 1275 e il 1305.


Nel 1467, morto l'ultimo abate regolare, la comunità di benedettini lasciò il monastero, dando così inizio a un inesorabile declino dell'Abbazia, che verrà retta da abati commendatari, appartenenti quasi esclusivamente alla famiglia Doria.
Numerosi lavori mutarono l'aspetto interno ed esterno della Chiesa, che perse le trifore gotiche (rimaste occultate sotto uno strato d'intonaco fino al 1933), mentre l'interno del monastero venne trasformato in abitazione per i nuovi coloni. Il chiostro superiore del XII secolo, ad esempio, venne ricostruito nel XVI secolo su commissione del noto ammiraglio genovese Andrea Doria.


Nel 1915 un'alluvione provocò il crollo della prima campata della Chiesa e i detriti del torrente in piena portati a valle formarono la spiaggia antistante il complesso.
Un restauro promosso dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria, nel 1933, tentò di rimediare ai danni dell'alluvione e ripristinò le trifore originarie della facciata verso il mare.
Fu il primo segnale della rinascita di San Fruttuoso, che ebbe il suo compimento con la donazione del complesso al FAI, avvenuta nel 1983 come già detto.
I primi restauri, eseguiti tra il 1985 ed il 1989, consentirono il recupero dell'assetto originario del Chiostro, dell'Abbazia, delle tombe dei Doria e della Sala capitolare.

Dopo la visita speciale con il Direttore dell'Abbazia, abbiamo fatto un bel picnic con prodotti Liguri nel vicino giardino della stessa Abbazia. Finito il lauto pranzo c'è stato il relax al sole sulla spiaggia di tutti i Volontari. Faceva ancora caldo e qualcuno ha fatto il bagno.



Alle 17,00 malvolentieri abbiamo preso il Battello per Camogli ed infine il Pulman per Milano.
Siamo arrivati intorno alle 20,00, stanchi ma felici.