martedì 24 gennaio 2017

La Foresta dei violini

Ho scoperto che esiste una leggenda in cui si racconta che Antonio Stradivari, famosissimo liutaio cremonese, si aggirava lui stesso a cavallo, tra il Seicento e Settecento, nella foresta di Paneveggio, un'ampia porzione trentina del Parco Pale di San Martino, alla ricerca degli alberi più idonei alla costruzione dei suoi violini.

Stradivari nella sua bottega

La foresta di Paneveggio è famosa per essere uno dei luoghi simbolo del Parco delle Pale.
Dagli abeti rossi che la compongono si ricava ancora il legno di ''risonanza'' usato dai liutai di ogni tempo per la costruzione di casse armoniche, tanto che è chiamata la "Foresta dei violini".
Il legno dell'abete rosso è infatti particolarmente elastico, trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d'organo che creano risonanza.


La foresta di Paneveggio
Per questo gli alberi vengono abbattuti in luna calante, tra ottobre e novembre, quando nel tronco c'è minor quantità di linfa. Gli alberi migliori si riconoscono per gli anelli di crescita molto sottili e perfettamente concentrici, con fibre diritte e fini e scarsa presenza di nodi.
Cosi almeno crescevano nel Sei/Settecento grazie al freddo intenso della Piccola Glaciazione e alla mancanza di fenomeni di degrado e proprio di essi si servirono Stradivari e i liutai cremonesi i cui strumenti raggiunsero il massimo della musicalità.

Dentro la foresta
Oggi è quasi impossibile trovare esemplari così perfetti, ma la richiesta di "abeti di risonanza" non manca e dà vita ad un commercio limitato ma significativo: qualche decina di metri cubi all'anno in parte utilizzati dagli artigiani della fabbrica di tavole di risonanza per pianoforti di Tesero e dai liutai cremonesi, in parte esportati in Giappone, paese leader al mondo nella costruzione di tavole armoniche.


Un violino Stradivari
Per chi vuole visitare il Parco basta arrivare a Predazzo, poi prendere la Strada Statale 50 che sale da Predazzo, costeggia il Lago, ed entra nel Parco Naturale di Paneveggio.
Vi si snoda per circa 15 chilometri. A monte c'è San Martino di Castrozza.
 

4 commenti:

Luigi ha detto...

bello questo post Stefano: ci hai aperto una finestra su tradizioni insospettate!!!

Stefano ha detto...

Grazie Luigi
Questa leggenda l'ho scoperto per caso
parlando con dei miei amici Trentini.
Sono andato quest'estate a visitare
il Parco. Molto bello.
Ciao. Stefano G.

Stefyp. ha detto...

Interessante post, letto con piacere. A proposito del periodo di abbattimento dei tronchi, mi e' venire in mente di aver letto da qualche parte che lo stesso metodo veniva usato, una volta, anche per costruire le navi in legno.
Ciao e grazie, Stefania

Stefano ha detto...

Cara Stefania
Ti ringrazio per essere passata dal mio blog.
Sì e vero quello che tu hai letto! Era l'Arsenale di Venezia che usava anche questo metodo, soprattutto quando dovevano costruire alcune navi in legno pregiato per il Doge. Un caro saluto anche a te.
Stefano G.