giovedì 5 aprile 2018

Arturo Martini, il più importante scultore del '900

Per celebrare Arturo Martini (Treviso 1889-Milano 1947),  il più grande scultore italiano del Novecento, il FAI ha creato, nella sceltissima cornice di Villa Necchi Campiglio, un interessante e inedito percorso che ruota attorno alla sua opera più rappresentativa e grandiosa conservata a Milano: Il monumentale altorilievo della Giustizia Corporativa eseguito nel 1937 per l’atrio al primo piano del Palazzo di Giustizia, progettato da Marcello Piacentini.
È questo un modo per riannodare le fila del complesso e ambivalente rapporto di Martini con la città in cui visse dal 1919 alla fine del 1920 e quindi dal 1933 al ’42 producendovi molte delle sue opere maggiori.

La Giustizia Corporativa - 1937 in gesso
Sono esposti il bozzetto originale in gesso e due grandi altorilievi in gesso al naturale serviti come modelli per il gruppo degli “Intellettuali” e della “Famiglia” e un bozzetto in bronzo del gruppo della “Famiglia”.

 
La Famiglia - 1937 in gesso
Gli Intellettuali 1937 in gesso













La Famiglia -1937 in bronzo
Insieme a questi pezzi sarà possibile seguire, attraverso la riproduzione di tutti gli ingrandimenti, l’interpretazione fotografica che Martini stesso volle dare della sua opera dirigendo personalmente l’illuminazione e gli scatti per il libro ad essa dedicato con la prefazione di Riccardo Bacchelli (edizioni del Milione, 1937). Alcune fotografie di Martini al lavoro durante l’esecuzione dell’opera completeranno la mostra. Un itinerario martiniano attraverso la città permetterà ai visitatori di scoprire le altre opere dell’artista all’Arengario, a Brera, al Museo del Novecento, all’Ospedale Maggiore, ecc.

Tra le più attive fautrici della riscoperta di questo grande artista è stata Claudia Gian Ferrari (Milano 1946-2010), gallerista collezionista e studiosa, che ha donato nel 2008 la sua collezione di capolavori del Novecento al FAI che li ha collocati a Villa Necchi Campiglio, in una raffinata cornice esteticamente ad essi contemporanea. Su quarantacinque pezzi, quattro sono di Martini, tra i quali l’importante capolavoro del periodo di “Valori Plastici” intitolato L’amante morta, 1921. Inoltre le sorelle Grazia e Paola Gian Ferrari hanno donato al FAI, nel 2016, anche l'Archivio Martini della stessa Claudia.
L'Amante morta - 1921 in gesso policromo
La mostra durerà dal 7 marzo al 6 maggio 2018 dalle ore 10.00 alle 17.15. Il prezzo del biglietto non è variato (12 euro adulti, gratuito per gli iscritti FAI).

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