mercoledì 21 novembre 2018

Corso Venezia a Milano

Corso Venezia, secondo me, è una delle strade più eleganti di Milano, oltre a tante altre!


Caselli di Porta Venezia, oggi

Porta Venezia (già Porta Orientale fino al 1860, Porta Riconoscenza in epoca Napoleonica,
(in milanese, anche Porta Renza, perché Renzo Tramaglino arrivò da Bergamo a Milano da questa Porta) è una delle sei porte principali di Milano, ricavata lungo i bastioni spagnoli, oggi demoliti. Posta a nord-est della città, si apriva lungo la strada per Gorgonzola. Caratterizzata oggi dalla presenza dei caselli neoclassici dell'architetto Rodolfo Vantini(1827-1828) sorge al centro di piazza Oberdan, allo sbocco di corso Venezia.
In passato Porta Orientale identificava inoltre uno dei sei sestieri storici in cui era divisa la città, il Sestiere di Porta Orientale.

E' la via che unisce i due più importanti centri dello shopping milanese da San Babila con il suo quadrilatero della moda, fino a Corso Buenos Aires. 

Caselli di Porta Venezia, com'erano nel 1800
Qui è possibile ammirare il neoclassico Palazzo Serbelloni, oggi sede del Circolo della Stampa e nell’attigua via Palestro la Villa Reale con giardini all’inglese, oggi conservati come uno degli esempi più importanti del periodo neoclassico a Milano.


In corso Venezia si può anche trovare ristoro nei famosi Giardini pubblici di Porta Venezia, dedicati al giornalista Indro Montanelli,  dove si può anche visitare il Museo di Storia Naturale e il Planetario.
                 
Museo di Storia Naturale
Il Planetario di Milano
Inoltre, Corso Venezia è una via molto bella e ricca di palazzi antichi, in prevalenza settecenteschi,da percorrere a piedi per poter ammirare le perle architettoniche presenti lungo tutto il Corso. Palazzi storici, dimore prestigiose dell’antica nobiltà. Nelle facciate sono ben riconoscibili sia lo stile barocco che liberty.
I più importanti sono: palazzo Saporiti, palazzo Castiglioni, Casa Fontana Silvestri e il Seminario Arcivescovile, così come molte vie minori adiacenti.

Casa Fontana Silvestri
Comunque, se vi capita andare in centro di Milano per shopping, vi ricordo che  Corso Venezia fa parte anche del famoso quadrilatero della moda come ho già premesso, ma al tempo stesso vi consente di fare una passeggiata culturale osservando i vari Palazzi nobiliari.

mercoledì 14 novembre 2018

Emigrazione: quando i profughi eravamo noi

Emigranti Italiani (Foto dal Web)
Spesso i Media od alcuni Partiti Politici parlano del problema dell'Immigrazione senza però pensare che, in un recente passato, gli Emigranti siamo stati anche noi.Comunque l'immigrazione in Italia è un fenomeno relativamente recente dalla data dell'Unità del 1861, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca dagli anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia d'Italia nei primi anni del terzo millennio.


 
 
Nave con gli Immigrati (foto dal Web)
La popolazione immigrata non va confusa con la popolazione straniera: la popolazione immigrata è composta da tutti i residenti che sono nati all'estero con cittadinanza straniera, anche se hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana; mentre la popolazione straniera è composta da tutti i residenti che hanno cittadinanza straniera, anche se sono nati in Italia.
Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi. Nel 1973, l'Italia aveva per la prima volta più immigrati che emigrati.

Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo "stabili" e il rimanente "temporanei". Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l'obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani.
Nel 1991 il numero di stranieri immigrati (i primi sono stati gli Albanesi) era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unità, mentre nel 2013  il numero è aumentato a 4,8 milioni, cioè il 7,5% della popolazione totale.

Però l'Italia, come già ho detto prima, è stata un paese di emigrazione e si stima che tra fine Ottocento e oltre la metà del Novecento partirono oltre 24 milioni di persone. (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione.

Emigranti Italiani in America (Web)
Come non immaginarsi gli sguardi persi nel vuoto di chi, nella seconda metà dell’Ottocento, prendeva eroicamente la via del mare, spinto da un sogno di libertà. Politica, religiosa, ma soprattutto economico-sociale.
 
Quel sogno portava dritto verso «la Mérica», indirizzato principalmente in Pennsylvania.
Ma quel sogno presto sarebbe stato pervaso dal desiderio del ritorno
I primi contadini partirono con l’obiettivo di trovare “casa” in America. Ma questa convinzione si dissolse appena giunti Oltreoceano. Sbarcati al porto di New York, costretti al periodo di quarantena da trascorrere nell’isolotto artificiale di Ellis Island, l’ombra di quell’immensa statua, che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto inneggiare alla libertà, divenne subito soffocante. 
Il sogno americano andò presto in frantumi. Quel viaggio in America li costrinse a smettere di fare i contadini e di coltivare la terra, rischiando di distruggere quel sapere che avevano accumulato nel loro seppur breve percorso esistenziale.
Come a gran parte degli emigranti del Sud Italia e del Triveneto,  toccarono esclusivamente i duri lavori di costruire le ferrovie, di minatori, di trasportatori e, nel migliore dei casi, di arare i campi.


Gli Italiani avevano così lasciato il loro piccolo borgo, ma risoluti a farci ritorno, non appena nelle loro tasche si sarebbe avvertito il tintinnio del denaro. Cosa che puntualmente si concretizzò agli albori del nuovo secolo. Allora, il denaro accumulato in quegli anni rimasti lontano dal proprio paese venne speso per l’acquisto di un terreno e per la costruzione di una casa nel verde delle campagne.

Alcuni emigranti ritornarono nei loro paesi a fare i contadini. Diventarono viticoltori. Forti di aver conquistato quella libertà, quella dignità che era mancata ai propri genitori. I loro figli potevano finalmente nascere in un podere di proprietà.

Ma i benefici dell’emigrazione si irradiarono anche su chi era rimasto in paese. Crebbero i salari, migliorarono i contratti agrari. Si elevò il livello culturale della maggior parte degli Italiani. 

martedì 6 novembre 2018

Case Milanesi 1923-1973 - Immagini di una città

Vi segnalo che a Milano, negli spazi di Villa Necchi Campiglio (FAI), è stata inaugurata una singolare mostra con immagini di Milano e dedicata soprattutto alle case costruite dal 1923 al 1973 da famosi architetti, che con i loro progetti hanno reso la città un Museo a cielo aperto.
La mostra, organizzata in collaborazione con Hoepli e curata da Orsina Simona Pierini e Alessandro Isastia,  sarà un’occasione per scoprire una selezione delle più note Case Milanesi.


 

Gli approfondimenti sugli interni e sui dettagli consentiranno di “guardare dentro e da vicino” le residenze, mentre quelli dedicati ai materiali permetteranno al visitatore di “toccare con mano” la “pelle” degli edifici.


Una sezione sarà inoltre dedicata agli architetti che hanno progettato le case - Piero Portaluppi (architetto di Villa Necchi), Giovanni Muzio, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti, Aldo Andreani, Gio Ponti, Ignazio Gardella, Figini e Pollini, solo per fare alcuni esempi - di cui si racconteranno i tratti distintivi e i progetti che li hanno resi celebri. Nello spazio espositivo del sottotetto, infine, una grande mappa di Milano, estesa sul pavimento e su cui sarà possibile camminare, permetterà ai visitatori di identificare le case nella topografia della città e di “spostarsi” da una casa all'altra disegnando itinerari e percorsi virtuali.

Nei mesi di apertura della mostra verranno organizzati specifici itinerari guidati in città, accompagnati dai curatori, per poter ammirare dal vivo le case viste in mostra su carta, nonché un ciclo di incontri con gli eredi degli architetti progettisti e con alcuni abitanti illustri che le hanno vissute o che tuttora le vivono.

Inoltre, sabato 24 e domenica 25 novembre è in programma una mostra mercato con le creazioni di aziende e gallerie d’arte, antiquari e designer che hanno dato vita agli interni delle Case Milanesi: uno spaccato sul gusto e le tendenze di quegli anni, dal complemento d’arredo agli accessori fino all'oggetto da collezione.

Periodo della Mostra: dal 24 ottobre 2018 a domenica 6 gennaio 2019
Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10 alle 18
Ingresso con visita alla Villa: Intero: € 13; Studenti: € 5; Ridotto (Ragazzi 4-14 anni): € 4;
Iscritti FAI: € 4
Per informazioniwww.faicasemilanesi.it – Per ulteriori informazioni sul FAI: www.fondoambiente.it
Per informazioni e prenotazioni: Villa Necchi Campiglio, Via Mozart 14 – Milano: tel. 02.76340121; fainecchi@fondoambiente.it