mercoledì 6 novembre 2019

Cavalcare un orso si può solo se.......

Cavalcare un orso? Puoi farlo solo se sei un ''santo'' e guardi al mondo con gli occhi del Vangelo.
Tutti conoscono la storia di San Francesco e del lupo al quale il poverello di Assisi parlò, ma non molti sanno che qualche secolo prima San Romedio riuscì ad ammansire addirittura un orso.
E non doveva essere una bestia mite, visto che aveva appena sbranato il cavallo del monaco e futuro Santo.


San Romedio e l'orso
Romedio era nato nella regione che oggi conosciamo con il nome di Tirolo nel 330, in una famiglia nobile. Dopo aver compiuto un pellegrinaggio a Roma decise di ritirarsi a vita eremitica in una zona dell'odierna Val di Non in Trentino.


Un giorno, ormai vecchio, volle scendere a Trento per incontrare il Vescovo Vigilio, suo amico. Per strada però fu attaccato dall'orso, che incredibilmente, dopo essere stato ammansito, prese il posto del cavallo, ovvero cavalcandolo e portando Romedio fino a Trento.




Oggi il Santuario di San Romedio è un luogo meraviglioso molto visitato, e dà ospitalità a esemplari di orso per diversi motivi, destinati altrimenti a una sorte più triste.

mercoledì 30 ottobre 2019

Mostra Mario Negri, Scultore a Milano



Vieni a visitare la mostra a Villa Necchi Campiglio
dal 30 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020
Il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta a Villa Necchi Campiglio la mostra Mario Negri (Tirano 1916 - Milano 1987), Scultore a Milano, omaggio all’artista che fu interprete originale e significativo della rinascita culturale della Città nel Secondo dopoguerra.
Un’occasione per raccontare lo scultore, ma anche l’artigiano, lo scrittore, il critico, l’intellettuale, nelle sue relazioni con altri colleghi, autori, amici e ispiratori, da Alberto Giacometti a Henry Moore, da Vanni Scheiwiller a Giovanni Testori.
 
 
La mostra è aperta al pubblico
dal 30 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020.

giovedì 17 ottobre 2019

Sabbioneta, città ideale dei Gonzaga

A fine settembre sono tornato a casa definitivamente, dopo una  lunga vacanza!
Quest'anno, come sempre, tra Luglio ed Agosto sono stato in Trentino tra il Lago di Garda e le montagne Dolomitiche, anche perché l'estate è stata molto calda.
A Settembre non sono andato a Roma a trovare la mia nipotina, ma ho fatto un giro culturale tra Mantova, Sabbioneta, Ferrara e dintorni, città che già conoscevo, e anche perchè è sempre bello ritornarci.

Statua di Vespasiano Gonzaga
 
Soprattutto mi sono fermato una intera giornata a Sabbioneta, che in verità non avevo mai visitato! Difatti di questo splendido borgo, in provincia di Mantova, che vi volevo parlare, anche se alcuni di voi lo conoscono benissimo.

Questo gioiello è stato dichiarato nel 2008 con Mantova, ''Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO''. Fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia ed è stata insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano.
La  lunga Galleria del Palazzo del Giardino
Sabbioneta è la prima citta' ideale moderna costruita interamente secondo i canoni Rinascimentali, e prodigiosamente giunta pressoche' intatta sino ad oggi.


Difesa da una cinta muraria a pianta stellare, la rete a scacchiera delle sue vie ospita tutto quanto, a una capitale, si conviene: il Palazzo Ducale, la piazza, il Palazzo del Giardino, la Zecca, il Teatro all'Antica e tutto in forme e ornati degni di un re.

Palazzo Ducale
Il Teatro, ad esempio: Fascinoso d'aspetto e storicamente memorabile, essendo il secondo dei tempi moderni.

Teatro all'Antica
Ancora, tra le meraviglie, i soffitti intagliati in legno di cedro, la galleria-museo lunga ben cento metri, la sorprendente chiesa dell'Incoronata, con la statua di Vespasiano, ritenuta in assoluto tra le piu' belle del secolo.
Soffitto in Legno di Cedro
Ma Sabbioneta e' anche altro. Gli affreschi con le storie di Enea o le vedute di monumenti come il Colosseo, la colonna di Minerva, una scritta esplicita (all'esterno del teatro: Roma quanta ruina fuit ipsa a docet) e altri riferimenti inducono a ritenere che il principe,ancora sotto l'impressione del sacco del 1527, nel costruire la sua capitale abbia inteso recuperare e riproporre in riva al Po i valori di civilta' rappresentati dalla citta' Eterna.

Affreschi a Palazzo Ducale
Comunque Sabbioneta è un sogno e un'idea che Vespasiano Gonzaga ha voluto realizzare in pietra. Suggerisco a chi non l'abbia mai visitata di andarci, anche per mezza giornata!

martedì 8 ottobre 2019

Giornate FAI d'Autunno 2019







Sabato 12 e Domenica 13 Ottobre partecipa alle Giornate FAI d'Autunno e scopri il patrimonio che non ci possiamo perdere.

Torna il weekend dedicato alla bellezza. 700 luoghi del nostro Paese inaccessibili o poco valorizzati da scoprire attraverso occhi nuovi e prospettive insolite.
 
Ti piacerebbe partecipare alle Giornate FAI d'Autunno ma non riesci a trovare le informazioni che ti interessano?
Vai al sito www.fondoambiente.it  e clicca sulle foto per i dettagli delle aperture. Se non trovi quello che cerchi, chiama lo 02.467615399  lunedì/venerdì 9-21,  sabato 9-19,  domenica 9-18.
 
Non aspettare l'ultimo momento!
 
Iscriviti al FAI o rinnova subito la tua tessera! Anche quest'anno tanti vantaggi riservati solo agli iscritti FAI: ingressi dedicati e corsie preferenziali in tutti i luoghi aperti.

venerdì 28 giugno 2019

Buone Vacanze



AUGURO BUONE VACANZE


AGLI AMICI CHE MI SEGUONO.   CIAOOO.!!!



STEFANO DI SEMPLICI CONVERSAZIONI

martedì 18 giugno 2019

City Life: Nuovi Grattacieli a Milano

CityLife è uno dei quartieri più moderni di Milano con tre Torri centrali, che danno anche il nome alla piazza su cui si trovano e alla fermata della metropolitana che porta fino a qui.

Le 3 Torri di City Life
 
Quest’area era precedentemente occupata dalla Fiera Milano City e per dare nuova vita al quartiere, creando uno spazio che valorizzasse l’intera città, si è ricorso ad architetti internazionali per la progettazione degli spazi.
 
Il Dritto
I nomi che hanno contribuito alla progettazione degli edifici presenti a CityLife sono gli archistar Arata Isozaki e Zaha Hadid e Daniel Libeskind. Ognuno ha progettato  una delle Torri presenti qui, che definiscono un nuovo skyline milanese e che sono occupate da centri direzionali di multinazionali.
 

Lo Storto
Le tre Torri, ad opera dei tre diversi architetti sono chiamate in gergo: la torre Isozaki, nota come “il dritto”,    la Torre Hadid, nota come “lo storto” e la torre Libeskind, nota come “il curvo” (ancora in costruzione).
 

Il Curvo

Se vi capita venire a Milano andate ad ammirare questi tre nuovi Grattacieli perché sono esteticamente molto belli, ma anche venire a passeggiare sotto i viali.

martedì 28 maggio 2019

Il Palio di Legnano 2019

Vi ricordo che Domenica 2 giugno si svolgerà a Legnano il Palio delle  otto Contrade.Giunto ormai alla sua 73^ edizione, il Palio di Legnano è l’insieme delle manifestazioni che rievocano gli eventi del 29 maggio 1176, data storica in cui i Comuni, alleati nella Lega Lombarda, sconfissero le truppe imperiali di Federico I, detto il Barbarossa, nella famosa
Battaglia di Legnano.
 
Programma del Palio di Legnano

Già verso la fine del Medioevo si possono trovare tracce di commemorazioni simili, ma il Palio come lo conosciamo oggi, ha origini più vicine a noi. La sua prima edizione risale al 1932, anno in cui fu organizzata una sfilata in costume d’epoca e una gara ippica.

L’evento divenne ufficiale e passò alla storia, prima come Sagra del Carroccio, e dal 2006 in poi come Palio di Legnano.
Il Palio ippico delle Contrade è il momento più emozionante e spettacolare della Sagra. E’ una corsa con fantini ingaggiati dalle otto contrade che cavalcano a pelo, come a Siena o ad Asti.



La corsa ippica del Palio delle contrade

Un altro momento caratteristico della Sagra è rappresentato dal Corteo storico. Sono oltre un migliaio i figuranti che indossano costumi e oggetti dell’epoca. Le contrade nel corteo sono seguite dalla Compagnia della Morte comandata da Alberto da Giussano, che la leggenda vuole determinante per le sorti della Battaglia di Legnano.


Il Carroccio
Il corteo è chiuso dal Carroccio, il carro simbolo delle libertà comunali. Sul Carroccio, prima della battaglia, si recitava la Messa. Ancora oggi, nel giorno della disputa del Palio, viene officiata la Santa Messa , seguita dall’investitura dei Capitani delle Contrade, sotto il pennone del Carroccio, dove è posizionata la riproduzione della Croce lobata di Alberto D’Intimiano, Vescovo di Milano. La Croce spetta alla Contrada che si aggiudica la corsa ippica e che per un anno potrà custodirla nella propria chiesa.


La Croce delle Contrade
Vi ricordo inoltre che questa manifestazione è seguita oltre che dai Legnanesi e dalla Rai TV, anche dalle TV Private, in  Streamig da Legnano News, e da tantissimi turisti provenienti da varie città italiane ed estere.

giovedì 16 maggio 2019

Gita a Villa dei Vescovi (Proprietà del FAI)

Vi segnalo una visita particolare in Veneto, in uno splendido paesaggio campestre, a pochi chilometri da Padova, ovvero a Villa dei Vescovi.
 
Villa dei Vescovi
Villa dei Vescovi è una villa situata in località Luvigliano, frazione di Torreglia, a pochi chilometri da Padova, precisamente nei Colli Euganei.
La costruzione risale al Rinascimento e si ispira ad una domus romana. Si può considerarla il primo esempio del nuovo gusto per la riscoperta della classicità romana nell'entroterra della Serenissima.
 
La Galleria Interna
  Edificata tra il 1535 e il 1542 su un terrapieno dei Colli Euganei come casa di villeggiatura del vescovo di Padova, la Villa fu realizzata dal pittore-architetto veronese Giovanni Maria Falconetto, sotto la direzione di Alvise Cornaro, erudito veneziano. Altri grandi architetti succedettero a Falconetto: Giulio Romano, Andrea da Valle, Vincenzo Scamozzi e diversi avvenimenti determinarono il cambiamento del progetto iniziale. Ciò nonostante Villa dei Vescovi ha conservato gran parte dell'ideale architettonico dei suoi creatori.
 
Al piano nobile la dimora è arricchita da un ciclo di affreschi realizzati a partire dal 1542 dal pittore fiammingo Lambert Sustris, molti dei quali evocano fedelmente il sublime paesaggio circostante.

Alcuni dei tanti affreschi
La donazione al FAI della Villa da parte di Maria Teresa Olcese Valoti e di suo figlio Pier Paolo Olcese in memoria del marito e padre Vittorio Olcese, rappresenta un gesto di grande responsabilità civile. ''Regalandola al FAI, l'hanno donata a tutti gli Italiani”.

Villa dei Vescovi ha aperto al pubblico nell'ottobre del 2011, permettendo così ai visitatori di vivere in prima persona questo splendido “osservatorio” sul paesaggio, questo “pensatoio” sospeso nel tempo nel quale è possibile ritagliarsi il proprio spazio per leggere, rilassarsi e meditare.

I Vigneti
C'è anche un'ottima enoteca, dove vendono i vini dei Colli Euganei, prodotti in loco.
Andate a visitarla, chi può, ne vale la pena!

mercoledì 8 maggio 2019

La chiesa più corta di Milano

A Milano, in pieno centro, si trova una chiesa molto particolare. Si tratta della chiesa più corta della città.  Ormai è una Chiesa Ortodossa gestita da Padre Dimitri, il quale la affittò nel 1996 ma era nota come Chiesa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo.

La Chiesa più corta di Milano
 Padre Dimitri è il punto di riferimento della piccola comunità dell'Europa dell'Est (principalmente russa), che ogni domenica mattina si riunisce presso la chiesetta per partecipare alla celebrazione religiosa.
Normalmente partecipano alla funzione domenicale circa duecento fedeli, mentre durante la settimana, di solito assistono circa trenta - quaranta fedeli. Gli appartenenti a questa comunità sono di religione Ortodossa e sono emigrati a Milano per lavoro.
 
Le dimensioni della chiesa sono davvero ridotte. Dodici metri di larghezza e sei di lunghezza, per un totale di settantadue metri quadri. L'altezza è di dodici metri. L'altare si trova a destra del portone d'ingresso.
 
Quello che vediamo oggi, è la parte superstite della Chiesa Benedettina "san Vincenzo" o Monasterium Novum, molto più grande e lunga dell’attuale, che però fu abbattuta nel 1964.
La facciata della chiesetta è ciò che resta di quell'antico complesso monastico in stile tardogotico.  Dopo l'abbattimento del Monasterium Novum ne restò una piccola parte che fu dedicata al culto di san Vincenzo.
 
Interno Chiesa Ortodossa (fonte Web)
All'interno è possibile ammirare degli affreschi cinquecenteschi del pittore Aurelio Luini, rappresentante dell'ultimo manierismo lombardo. Gli affreschi raffigurano le vicende di san Vincenzo di Saragozza e della Santa martire Orsola di Colonia. È presente, nella volta, anche un affresco di Bergognone, un pittore del Rinascimento, che rappresenta il Cristo Pantocrator.
Altri affreschi si trovano sotto la chiesa, in un salone dedicato alle attività della parrocchia.
 
Questa Chiesa molto particolare si trova in via Giulini (angolo via Porlezza), in pieno centro di Milano e secondo me è da visitare.

martedì 30 aprile 2019

Il mistero del Toro in Galleria

Tutte le volte che passo dalla Galleria Vittorio Emanuele di Milano, dove c'è il famosissimo Toro nel pavimento, mi chiedo sempre perché tanti turisti si fermano e vanno a ''schiacciare le palle di costui''.
 
 
Forse è un rito di portafortuna o di scaramanzia? (schiacciare il malocchio).
Mi ricorda Roma con la Fontana di Trevi. La superstizione vuole che per ritornare a Roma il turista debba lanciare una monetina nella celebre fontana, di spalle e ad occhi chiusi.
 
Anche in questo caso, la soluzione c’è, seppure meno elegante. Si racconta: Chi vuole rivedere Milano non deve fare altro che recarsi nel suo “salotto buono”, ovvero la Galleria Vittorio Emanuele II, il cui pavimento è interamente rivestito di mosaici. Uno di questi raffigura un Toro rampante e il turista dovrà schiacciare i testicoli dell’animale, ruotandoci sopra in equilibrio sul tallone del piede, per garantirsi una seconda visita.
 
 
Simbolo della Galleria Vittorio Emanuele, il mosaico che raffigura un toro, che rappresenta la città di Torino, venne progettato come tutto il complesso monumentale dal famoso architetto  Giuseppe Mengoni che nel 1861 vinse il concorso internazionale per il restyling completo di Piazza Duomo e delle vie adiacenti a Milano.
 


toro galleria
Il mosaico del Toro in Galleria  bucato
Mengoni immaginò e realizzò quello che è diventato il Salotto borghese dei Milanesi, costruendo una Galleria monumentale di raccordo tra piazza Duomo e piazza della Scala, la Galleria Vittorio Emanuele II, che sin dal momento della posa della prima pietra il 7 marzo 1865, suscitò animati dibattiti e polemiche nella cittadinanza. La costruzione della Galleria si concluse il 30 dicembre 1877 ma il povero architetto Mengoni non riuscì ad assistere alla solenne cerimonia d'inaugurazione fissata per il 31 dicembre.
 
Si racconta che la sera prima, forse orgoglioso per il suo progetto concluso o forse in depressione proprio perché al culmine del successo, appena finito di cenare disse di dover andare a controllare qualcosa e dopo essersi infilato la vestaglia, uscì dall'appartamento dove abitava con la famiglia proprio dentro la Galleria, si arrampicò sull'impalcatura più alta precipitando dalla stessa. 
 
Quello che ne seguì è ancora oggi un giallo che trova l'epilogo in un volo di 32 metri che gli fa trovare la morte vicino al Toro.
Si parlò addirittura di suicidio, forse anche perché giorno prima della sua morte Mengoni avrebbe detto: «La mia missione è compiuta: l’arco è finito» ma la causa più probabile è un fatale incidente.
Una targa apposta all'ingresso della Galleria ricorda il suo creatore, ivi morto prima di poter festeggiare un gioiello invidiato da tutti.

Mosaico del Toro riparato

Nel corso dell'Ottocento/Novecento, il 31 dicembre anche i Milanesi erano soliti compiere il rito attuale dei turisti, come auspicio di fortuna per l’Anno Nuovo.

mercoledì 17 aprile 2019

Buona Pasqua e buone vacanze

 
Oggi parto per le Vacanze Pasquali. 
 
Essendo ormai iniziata la Settimana Santa, 
 
invio a tutti gli amici Bloggers un augurio di
 

BUONA PASQUA 
 
 

martedì 9 aprile 2019

La stanza di Filippo De Pisis

Inaugurata il 3 aprile e si chiude il 15 settembre, la mostra di Villa Necchi Campiglio a Milano è dedicata a Filippo De Pisis.
Una stanza colma di arredi e oggetti preziosi, con quadri alle pareti, quasi tutti di un unico pittore, 25 opere: la stanza di Filippo de Pisis a Roma. La collezione è l’effetto di un sodalizio virtuoso tra i pittori che dipingono e Vittorio Fossati Bellani che ne è l’animatore.

La Tinca 
Questa stanza è tornata a rivivere per questa mostra del FAI, come un’incredibile Wunderkammer, un’insolita ricostruzione che getterà nuova luce sulla figura di Vittorio Fossati Bellani, intellettuale, bibliofilo, scrittore d’arte e mecenate, presentato proprio  attraverso la sua collezione.
La mostra espone opere fondamentali dell’attività artistica di Filippo de Pisis e rievoca il fermento intellettuale di Roma e Milano negli anni trenta.

La stanza di De Pisis a Roma (ricostruzione)
Proveniente da un’agiata famiglia di industriali del tessile, Luigi Vittorio Fossati Bellani, dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria in Germania, torna in Italia e prende parte alla Prima Guerra Mondiale. Al termine del conflitto si trasferisce a Venezia e poi a Firenze, dove stringe amicizia con Marino Moretti, letterato, poeta e scrittore che probabilmente lo introduce a Filippo de Pisis: fin da subito i dipinti dell’artista ferrarese lo appassionano e ne diviene collezionista. Approdato a Roma, si stabilisce in un grande appartamento all’interno di Palazzo Tittoni in via Rasella: la via dell’attentato partigiano contro le forze d’occupazione tedesche che porterà all’eccidio delle Fosse Ardeatine (1944). Questo evento drammatico segna per sempre il destino di Luigi Vittorio Fossati Bellani: coinvolto nei rastrellamenti tedeschi, viene rilasciato, ma dopo alcuni giorni, il 3 aprile 1944, muore.


Il Bacchino
Filippo de Pisis, pseudonimo di Filippo Tibertelli, nasce a Ferrara dove inizia adolescente a scrivere poesie, dedicandosi allo stesso tempo allo studio della pittura sotto la guida del maestro Orlando Domenichini. Nel 1915 incontra de Chirico e il fratello Alberto Savinio a Ferrara per il servizio militare e nel 1917 Carlo Carrà. Conosce e si entusiasma del loro modo di concepire la pittura e, inizialmente, ne condivide lo stile metafisico per poi aprirsi, agli inizi degli anni venti, a nuovi  orizzonti pittorici in seguito a brevi soggiorni a Roma e a Parigi. Inizia a rielaborare un suo stile fatto di suggestioni e soggetti del tutto originali, dove il ''tratto pittorico diventa spezzato quasi sincopato,'' definito da Eugenio Montale "pittura a zampa di mosca". Il 2 aprile 1956 muore a Brugherio.
Fiori con pappagallo
L’esposizione si inserisce nel programma di approfondimento storico e artistico che il FAI ha intrapreso dal 2012: mostre di rigoroso approccio scientifico che hanno l’intento di studiare e valorizzare l’attività di pittori e scultori già presenti a Villa Necchi con una o più opere, partendo da queste per elaborare nuovi percorsi di approfondimento, sempre nel solco dello “spirito del luogo”.
Dopo Alfredo Ravasco, Arturo Martini e Timo Bortolotti l’attenzione è ora posta su Filippo de Pisis, di cui sono esposte permanentemente in villa sei opere: La tinca (1928), La scarpetta rossa (1930), Tre ostriche sull’impiantito (1932), Natura morta con lepre (1942) – donate da Claudia Gian Ferrari – un acquarello, Fiori (1947) appartenuto a Nedda Necchi e Ritratto di giovane (1929) da una donazione privata.
 

martedì 26 marzo 2019

La Tosa Impudica di Milano

Al Castello Sforzesco di Milano è possibile ammirare un bassorilievo molto particolare scolpito nella pietra. Definito osceno da molti, il bassorilievo rappresenta una giovane donna nell'atto di depilarsi la zona inguinale.
La figura femminile è raffigurata di fronte, in posizione eretta e con le gambe divaricate, con la mano destra solleva la parte anteriore della veste, mentre con la mano sinistra compie l'atto di radersi il pube con una lama.

tosaimpudica

La scultura è stata realizzata durante il medioevo, nel XII secolo e fino al 1848 si trovava nella attuale zona di Porta Vittoria, che a quei tempi era uno degli ingressi principali della città di Milano.
In passato, invece, in quei pressi vi era un’altra porta che fino al 1861 fu chiamata porta Tosa e a seguito dell’unificazione d’Italia fu ribattezzata con il nome di porta Vittoria.
Ad ogni modo, la porta primitiva doveva il nome “Tosa” proprio al bassorilievo, poiché rappresenta una ragazza che in dialetto si dice ''tosa''.
La scultura reca anche un’effigie che purtroppo non è più ben leggibile, ma lascia intravedere le scritte EST PORTA T e CTONSE.
Oggi porta Tosa, la porta orientale delle mura spagnole di Milano, è scomparsa ed è possibile ammirare al suo posto, in piazza Cinque Giornate, l’obelisco celebrativo di Giuseppe Grandi inaugurato nel 1865.

L'obelisco  di Piazza 5 giornate (fonte Web)
La raffigurazione “oscena” cui è stato affibbiato il nome di Tosa Impudica (o Donna impudica), è di difficile interpretazione.
Perché si è scelto di mostrare un'abitudine femminile così intima e personale?
Chi è la donna che lo compie?
Le fonti e gli esperti che hanno studiato il reperto si dividono, poiché non è chiaro il significato di questa scultura.
La depilazione del pube era una pena che era inflitta, nel passato, alle donne tacciate di adulterio e di prostituzione.
 
C'è chi sostiene che la ragazza sia in realtà la moglie di Federico Barbarossa, Beatrice di Borgogna.
La scelta di raffigurarla in questa posa oscena è dettata dall'intento di offenderne il marito, il quale era responsabile di aver fatto radere al suolo Milano.
Altre fonti ritengono che si tratti di Leobissa (imperatrice di Costantinopoli o consorte di Leone, Imperatore romano d'Oriente).
Anche in questo caso, come nel precedente, l'intento era offensivo nei confronti però della donna stessa. Leobissa avrebbe negato ai cittadini milanesi che si erano recati da lei a Costantinopoli, l'aiuto per ricostruire la città distrutta dal Barbarossa, con il quale era imparentata (come moglie o parente?).
 
C’è chi dice che sia un'immagine celtica con funzioni scaramantiche, poiché i Celti erano soliti raffigurare donne che esibivano le parti intime.
Invece c’è chi dice che la statua raffiguri una giovane milanese che all’arrivo delle truppe nemiche del Barbarossa (nel 1162), si sia alzata le vesti scoprendo le zone intime con lo scopo di distrarre i soldati che stavano per invadere la città.

Il Castello Sforzesco
Ad ogni modo la scultura è stata asportata dal luogo di origine per ordine del cardinale Carlo Borromeo, il “castissimo”, come sarà chiamato nel processo di beatificazione ed è collocata stabilmente in una delle sale del Museo del Castello Sforzesco.

lunedì 18 marzo 2019

Le Giornate Fai di Primavera 2019

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 si svolgerà la ventisettesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, la più grande festa di piazza italiana dedicata alla cultura e all'ambiente.
Il FAI invita tutti a partecipare alle Giornate di Primavera per guardare l’Italia come non abbiamo mai fatto prima.

Logo FAI 2019
La manifestazione si è trasformata in una grandiosa festa mobile per un pubblico vastissimo, che attende ogni anno di partecipare a questa straordinaria cerimonia collettiva, appuntamento irripetibile del nostro panorama culturale che a partire dal 1993 ha appassionato quasi 11 milioni di visitatori.
Anno dopo anno le Giornate FAI di Primavera superano se stesse: questa edizione vedrà protagonisti 1.100 luoghi aperti in 430 località in tutte le regioni, grazie alla spinta organizzativa dei 325 gruppi di delegati sparsi in tutte le regioni – Delegazioni regionali, provinciali e Gruppi Giovani - e grazie ai Volontari e ai 40.000 Apprendisti Ciceroni.


Alcuni Volontari a Varese -Villa Panza
Centinaia di siti e migliaia di persone che l’anima del FAI accende, prendendo per mano tutti e accompagnando gli Italiani a specchiarsi nella stupefacente varietà del Paese più bello, aprendo luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend, durante il quale è possibile sostenere la Fondazione con un contributo facoltativo o con l’iscrizione.

Per il 2019, la novità della più grande festa di piazza dedicata ai beni culturali del nostro Paese sarà FAI ponte tra culture, il progetto del FAI che si propone di amplificare e raccontare le diverse influenze culturali straniere disseminate nei beni aperti in tutta Italia. Molti di questi luoghi testimoniano la ricchezza derivata dall'incontro e dalla fusione tra la nostra tradizione e quella dei paesi europei, asiatici, americani e africani.
Ecco perché in alcuni di questi siti e in alcuni Beni FAI le visite saranno curate da oltre un centinaio di Volontari di origine straniera che racconteranno gli aspetti storici, artistici e architettonici tipici della loro cultura di provenienza che, a contatto con la nostra, ha contribuito a dar vita al nostro patrimonio.
Napoli - Palazzo donn'Anna
Ne sono un esempio la Biblioteca Carlo Viganò dell’Università Cattolica a Brescia, un “viaggio” tra le lingue latina, greca, araba e volgare attraverso manoscritti, cinquecentine e opere a stampa che documentano lo sviluppo dell’algebra, dell’astronomia, della fisica e di altre scienze; oppure Piazza Sett’Angeli a Palermo, un libro aperto dove leggere la storia millenaria della città; o ancora il Gabinetto Cinese di Palazzo Reale a Torino, rivestito con pannelli di lacche provenienti dalla Cina; per arrivare fino a Venezia, con la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone, che ancora oggi mantiene vivo il legame spirituale e culturale tra i Dalmati e Venezia.       Ecc. ecc. ecc...

Milano - Villa Necchi Campiglio
L'Elenco completo dei luoghi aperti sono su:
www.giornatefai.it  o contattando il numero 02/467615399


Gli iscritti alla Fondazione, e chi si iscriverà al FAI in occasione della manifestazione, potranno godere di ingressi dedicati e accessi prioritari.

mercoledì 13 marzo 2019

Verga e Capuana: Scrittori e Fotografi veristi

Domenica scorsa ho visitato una mostra fotografica particolare alla Biblioteca Civica di Castellanza (VA), dal titolo: ''Scritture di Luce - Letteratura e Fotografia nella Sicilia di Ieri e di Oggi''.
Sono fotografie più che descrizioni, e con il Verismo di Giovanni Verga e Luigi Capuana capita spesso che la scrittura abbia fotografato la realtà. Nuda, cruda, luminosa o cupa che fosse.
Prendi don Pietro il Gobbo de ''Le paesane'': avido, sbilenco e ripugnante.
A Capuana basta un clic per descriverlo: ''La gobba l'aveva nel cuore''.

Libro della Mostra

Ignoravo che Capuana e Verga fossero anche bravi fotografi!

La mostra racconta perché i due Veristi fossero così abili con la penna a immortalare attimi, sguardi, atteggiamenti.
Semplicemente perché amarono davvero la fotografia e la loro Sicilia fu fonte inesauribile di ispirazione per i personaggi e le inquadrature.
In un percorso a ingresso libero, la mostra fotografica di Capuana e Verga, ai quali sono accostati gli scatti di Claudio Argentiero, da oltre 20 anni impegnato nella documentazione del territorio e dei suoi mutamenti. Due scrittori e un fotografo: per i primi la fotografia restò un hobby.

Contadini

''Certamente quello spirito di osservazione acuto e penetrante servì loro dietro alla macchina fotografica, come davanti ai taccuini'', spiegano i curatori.
L'esposizione realizzata da Roberto Mutti con la collaborazione dell'Archivio fotografico italiano, Casa museo Luigi Capuana di Mineo, fondazione 3M, Famiglia Meneghina-Società del Giardino, fondazione Verga e della Statale di Milano, è un viaggio nella letteratura siciliana di fine Ottocento. A dialogare con gli scatti di Argentiero sono alcune celebri foto degli stessi Capuana e Verga.

Mineo, paese di Capuana 
In questa mostra si possono osservare lettere autografe e manoscritti, edizioni rare delle opere dei due romanzieri.
Verga e Capuana si scrivevano e parlavano anche di fotografia: così si scopre che fu proprio Capuana ad avviare Verga alla passione per i clic. Questi ci sapeva fare: dal ritratto al paesaggio, amava sperimentare e vedeva la fotografia come strumento scientifico.
''No, non sono sfuggito al contagio fotografico e vi confesso che questo della camera nera è una mia segreta mania'', si legge in una lettera di Verga per il quale l'obiettivo era puntare sulla dimensione del quotidiano. ''Bisogna che tu faccia o mi procuri gli schizzi e le fotografie di paesaggio e di costumi per il mio volume di Novelle Siciliane'', chiede Verga al «collega» Capuana.


Vizzini, paese di Verga
Accanto ai documenti di allora, ecco la Sicilia di oggi, vista da Argentiero che rilegge i medesimi luoghi ripresi dai Malavoglia o dai Roccaverdina, grazie ai commenti della scrittrice Silvana Grasso che ha curato un volume su questo dialogo per immagini attraverso il tempo.

Questa mostra documentaria, molto interessante, domenica prossima chiuderà i battenti.

giovedì 7 marzo 2019

Il Carnevale Ambrosiano

Il Carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione Cristiana e in particolare in quelli di rito Romano. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi.
In particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del Carnevale è l'uso del Mascheramento.


Maschere

La parola 'Carnevale' deriverebbe dal latino carnem levare ("eliminare la carne") oppure da carnualia  ("giochi campagnoli"), poiché indicava il banchetto, dopo i giochi mascherati, che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno (Mercoledì delle Ceneri) con l'inizio  della Quaresima.

Il Rito Ambrosiano, osservato nella maggior parte delle chiese dell'Arcidiocesi di Milano e in alcune delle Diocesi vicine, inizia il periodo Quaresimale con la prima domenica di Quaresima. Praticamente l'ultimo giorno di Carnevale è il sabato, quattro giorni dopo rispetto al Martedì grasso in cui termina il Carnevale, dove si osserva il rito Romano.

Si narra che all'origine di questa usanza ci sia stata una richiesta specifica di Sant'Ambrogio, che in pellegrinaggio a Roma, quindi lontano da Milano, abbia chiesto alla popolazione di attendere il proprio rientro per poter dare inizio alle celebrazioni della Quaresima in città.
La popolazione meneghina lo aspettò prolungando il Carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri, che nell'Arcidiocesi Milanese si svolge la prima domenica di Quaresima.

Carnevale Ambrosiano (fonte Web)
Verosimilmente potrebbe essere dettata dal prolungarsi di guerre o carestie o pestilenze o dalla transizione dal Calendario Giuliano al Calendario Gregoriano avvenuta solo nel 1582.
La verità risiede nel computo dei giorni, dovuti alla differenziazione fra i termini penitenza e digiuno in senso stretto. Questo era il computo originale della primitiva Quaresima in tutti i riti.